Morire in guerra e' roba da anziani


11/07/2007 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Due giorni fa, sull'Atlanta Journal Constitution (il piu' diffuso quotidiano locale di Atlanta) e' stata pubblicata una lettera in cui un sessantaduenne lettore raccomandava che fossero gli ultrasessantenni, non i ventenni, ad essere mandati al fronte.

L'autore delle lettera spiegava che chiunque abbia goduto per sessant'anni o piu' del privilegio di vivere negli USA dovrebbe sentirsi grato dell'opportunita' di combattere e morire per la Patria. Elencava poi una serie di vantaggi, a volte pure condivisibili (mandare a combattere e a morire uno che ha ancora cinquant'anni di vita davanti a se' oppure uno che ne ha solo piu' una decina non e' una scelta difficile), altri molto pratici e al limite del cinismo: la pensione di questi combattenti-pensionati verrebbe bloccata, visto che i soldati percepirebbero lo stipendio da soldati; e i prevedibili decessi al fronte limiterebbero la futura spesa pensionistica nazionale senza danneggiare la forza lavoro attiva.

Ho dovuto leggere la lettera due volte per essere sicuro che l'autore non stesse prendendo per i fondelli i lettori. Era serio. Se da un lato vengono in mente gli ultimi giorni del Terzo Reich, in cui anziani e ragazzini combattevano insieme nel Volksturm, d'altro canto ci sono motivi per cui, oggi, ha senso mandare in guerra persone che in passato sarebbero state considerate troppo giovani, troppo vecchie o fisicamente inadatte al combattimento. Per esempio, la diffusione sempre piu' capillare degli UAV (Unmanned Air Vehicle, cioe' velivoli senza pilota), come l'MQ-9 Reaper.


Argomenti: guerre, umorismo, vivere negli USA
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