Internet e il sogno dei soldi facili

Breve storia dello scorso trentennio informatico
30/08/2007 | Autore: Claudio @ VL | 4 commenti

Un mio sito su un mio computer (l'iBook G3 e' del 2001, lo comprai nel 2012, la foto e' del 2021)Ho ricevuto il mio primo computer in regalo per Natale, nel 1983. Da quel momento, ho sempre avuto un computer in casa. A fine 1996, dopo anni di macchine vecchie e con sistemi operativi obsoleti (DOS 3, DOS 4, GeoS) sono passato a un PC con Windows 95. Nel 1997 ho realizzato i primi siti per me e poi per conoscenti, e nel 2000 ho lanciato un sito di web hosting, colpito come tutti dalla febbre di Internet e dei facili guadagni che prometteva di portare; si trattava di www.affari.to. Nel giro di un anno, il mio sito ospitava oltre 20.000 siti gratuiti. Ovviamente non contavo di fare solo beneficienza: agli utenti del servizio di hosting gratuito proponevo anche l'hosting a basso costo, con maggiori funzionalita'.

Zero. Nessuno, dei 10.000 utenti che avevano creato un sito presso www.affari.to, decise di far uso dei servizi a pagamento, che pure non erano costosi: 1 Euro al mese per il servizio base, e 10 Euro al mese per il servizio ultra-mega-fanta-spettacolare. Magari non abbastanza spettacolare, col senno di poi.

In quell'occasione imparai un'importante lezione, talmente importante che me ne dimentico continuamente: se attiri utenti con un servizio gratuito, e' difficile trasformarli in clienti disposti a pagare anche poco. In altre parole: la differenza tra zero (gratis) e uno (sterlina, euro, dollaro) e' superiore alla differenza tra 1€/$/£ e 10€/$/£.

Per ricapitolare: entrate zero, uscite pari a 50 dollari all'anno (per il dominio .to) più una quarantina di sterline all'anno per l'hosting del mio sito, che pur senza produrre entrate, riceveva cosi' tante visite da costarmi un capitale in banda passante.

Chiusi il servizio di hosting nel 2002. Il sito venne rimpiazzato da un mini-sito di annunci economici che avevo creato per vendere un ciclomotore Ciao con miscela auto-rigenerante, un letto inutilizzato e un monitor quattordici pollici di terza mano. Quel mini-sito era precedentemente ospitato su www.vendotutto.affari.to , e visto che riceveva un paio di nuove inserzioni al giorno, gli diedi l'onore di rimpiazzare il sito di hosting su www.affari.to .
No, neppure stavolta contavo di fare beneficenza: c'erano anche li' dei servizi a pagamento, e - miracolo! - qualcuno ne usufruiva, ogni tanto. E continua ad usufruirne anche oggi, nel 2007, dopo vari restyling del sito.

Nel frattempo, al di fuori della stanzetta in cui codifico i miei siti linea per linea con Textpad, si sono susseguiti cambiamenti che hanno avuto conseguenze anche sui miei siti.

Nel 1999 la parola del giorno era "portale", e tutti volevano un portale. A cosa dovesse dare accesso non si sa ancora oggi. Altre parolone che negli anni successivi sarebbero diventate importanti, e che furono pronunciate dagli Apostoli della Rete, furono Y2K, New Economy, B2B. Da pronunciarsi con l'aria di uno che e' stato illuminato dalla Verità Immanente.

Nel 2000 le aziende erano pronte a buttare soldi dalla finestra (e a importare tanti web developer dall'estero) pur di avere un bel sito Internet.

Nel 2001, con la fine della bolla speculativa del mercato dot-com, i budget si sono ristretti, le aziende dot-com si sono rese conto che pagare uno sviluppatore Flash per giocare a ping pong e lavorare nei ritagli di tempo non era vantaggioso, e ai project manager hanno chiesto di produrre siti che portassero vantaggi, e non soltanto una "presenza" in Rete.

Il rispetto dello standard CSS ha omogeneizzato l'apparenza di molti siti: i Cascading Style Sheets venivano usati per imitare tabelle dalla maggioranza degli sviluppatori, pochi osavano tentare qualcosa di differente (e per farlo di solito copiavano idee da www.csszengarden.com. Poi, per fortuna, e' arrivato MySpace, e tutto questo sfoggio di ordine, precisione, facilita' d'uso dei siti e' stato spazzato via: avete mai provato ad esplorare un tipico sito ospitato da MySpace, ottimizzato per una risoluzione di 6000x2000 pixel? Un bel monitor 2 metri per 2 metri magari basterebbe... Dopo Geocities nei tardi anni '90 e MySpace ora, quale sarà "Il Posto" in cui tutti vorremo essere tra due o tre anni?

Poi il Verbo di Jakob Nielsen si diffuse, la grafica ed il testo si restrinsero per andare incontro all'utente medio della Rete, che mediamente non riesce a leggere più di due frasi durante una visita di durata media ad un sito medio, in una giornata media, probabilmente di mercoledì.

Nel frattempo siamo arrivati al 2007. Le ore di lavoro dedicate ai siti (dopo quelle passate in ufficio) sono sempre almeno due al giorno, 365 giorni all'anno. La speranza che "scatti qualcosa", e che di colpo uno dei miei siti diventi popolare e inizi a produrre profitti, sta gradualmente dissolvendosi, nonostante l'aumento di visitatori (e di messaggi nel forum di www.viaggi.affari.to e www.animali.affari.to ). Quasi quasi vendo il computer e vado su una montagna...



Argomenti: guadagnare, siti Internet, lavoro, informatica, vita da nerd
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Commenti (4)Scrivi


11/07/2021 12:31:48, Jonathan65
Con il senno del 2021 la cosa che fa arrabbiare è i "pischelli/e"della generazione Z si sono inventati un lavoro come l'Influencer, che l'unica competenza che devi avere è quella di essere bravo a fare selfie e comunicare bene il prodotto da pubblicizzare, con l'obbiettivo di massimizzare i profitti. forse loro ci sono riusciti perché a differenza di noi sono cresciuti con la consapevolezza che tutto è vendibile basta farlo apparire bello e desiderabile, noi siamo cresciuti con il pensiero di come un prodotto debba essere tangibile, reale ed oltre ad essere vendibile deve essere di qualità, l'alta cosa che probabilmente ci ha fregato è stata l'illusione della fruibilità universale di internet, abbiamo visto internet come uno spazio comune dove tutti avrebbero ricevuto un beneficio. Se ci fossimo inventati noi il lavoro d'influencer, con le competenze teoriche e pratiche della nostra generazione, ora saremmo miliardari, vuoi mettere come smontavamo un Piaggio Ciao noi e lo rimontavamo facendolo diventare un bolide da MotoGP se avessimo fatto i selfie su quei Ciao noi sarebbe stato un successo che Ferragni levati!
11/07/2021 19:12:56, Claudio @ VL
Vorrei darti ragione, amico gabbiano, ma devo, DEVO fare il bastiàn cuntràri e difendere gli influencer, almeno un poco:

1) Autodifesa. Sono stato definito uno dei "migliori blogger e influencer della rete", e non da Libero o dal New York Post, ma da Mamma Rai, seppure in versione online e 'ggiovane, in questa occasione, anni fa.

2) Uno su mille ce la fa. Essere bravo a fare i selfie non basta, parlare/scrivere tanto non basta, "postare" tanti aggiornamenti non basta, e me ne accorgo di persona (e anche tu, se segui ViaggiareLeggeri su Twitter, Facebook e Instagram): per ogni influencer di cui ti raccontano il successo ce ne sono diecimila che hanno una dozzina di seguaci.

3) If you can meet with Triumph and Disaster / And treat those two impostors just the same... Il successo in rete e' relativo ed effimero. Quattro anni dopo quest'articolo (da novembre/dicembre 2011), ci fu un'eruzione di commenti nel forum di ViaggiareLeggeri, per motivi estranei alla popolarità e alla competenza tecnica e di marketing del sottoscritto: alcuni utenti abbandonarono Tripadvisor e trovarono rifugio qui, avevano cose da dire e volevano dirle subito. Duro' fino all'estate del 2012, quella popolarità, poi le conversazioni si spensero e i nuovi utenti se ne andarono altrove: il forum di VL era troppo "libero" per alcuni, troppo poco per altri.

4) Se fossi stato capace di inventare Facebook, l'avrei inventato. Parafrasi di una delle frasi più famose di The Social Network. Se non ho inventato un social network popolarissimo, o un sistema di messaggistica di successo, o anche solo il sito italiano più popolare nel settore dei viaggi, e' perché non ne sono stato capace. Non e' colpa dell'arbitro, del vento contrario, della tintoria che non mi aveva portato il tight, non cè stato un terremoto, una tremenda inondazione, o le cavallette. Non l'ho fatto, e invidio chi ha creato un servizio mirato, di aspirazioni limitate (pubblicare micro-articoli lunghi al massimo 140 caratteri, far comunicare online gli studenti di un’università) e l'ha fatto crescere. Spesso ci vuole una dedizione maniacale all'obiettivo, per raggiungere risultati.

5) ... un prodotto debba essere tangibile, reale. A parte che il Si' di mia madre l'ho guidato ma non l'ho elaborato, e che la limatura della testa del Califfone di mio nonno porto' risultati pessimi, e che le marmitte (Proma e SiTo) che installai sul Motron GL4 facevano troppo baccano o troppe nubi oleose, devo dire che vivo di cose astratte più che concrete. Certo, negli ultimi due anni sto iniziando ad apprezzare la bellezza delle piante (anche le più sgalfe, come i tre carciofi che crescono in giardino da una sola pianta) che ho tirato su a partire dai semi, ma in generale non ho mai pensato che le cose concrete fossero necessariamente più importanti di quelle incorporee. Nel '97 usai questo difetto / pregio persino durante una selezione interna per progettisti CAD. Dissi che ero adatto al ruolo per la mia capacita' di astrarre...

6) L'albero che ho davanti mi impedisce di vedere la foresta. Per fare gli influencer non serve neppure essere un perfezionista e un tecnologo. Serve riuscire a vedere cos’è che manca, cos’è che il potenziale pubblico cerca, dov’è la nicchia in cui la tua creazione può prosperare. Spesso i "tecnici" (uso questo termine per comprendere tutti quelli che si occupano del "come" fare qualcosa) vedono il dettaglio (l'albero) da risolvere/ottimizzare, e non riescono a vedere il quadro generale della situazione (la foresta). Per dire: l'area dedicata agli autori di Calcio.affari.to, Il Mio Giardino, Terzo E Lungo ha comportato molte ore di lavoro, ma visto che da dieci anni sono l'unico ad utilizzarla, avrei potuto cavarmela inserendo gli articoli dei blog direttamente nel database...

Cacchio, li ho difesi anche troppo, 'sti influencer. Non ti stupire se più tardi troverai in questa pagina un mio commento con settecentomila punti CONTRO la categoria!

Ti saluto, per ora
28/07/2021 15:39:50, Anonimo
Che vadano a lavorare in fabbrica, gli influencer. Non c'era già abbastanza gente che guadagna senza far niente?
04/08/2021 14:25:33, Claudio @ VL
Caro anonimo,
La mia difesa d'ufficio degli influencer l'ho fatta, e voglio chiarire che, nonostante il punto 1 della risposta a Jonathan65, NON mi sento parte della categoria.

Quel che dici mi fa tornare in mente quando lavoravo in fabbrica, e credo di poterti garantire che nessuno dei circa 500 colleghi che ho avuto (tre turni, sette anni in reparto) rifiuterebbe il "passaggio di categoria" da operaio a influencer...

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