Un pomeriggio a Pulau Ubin

L'isola di Singapore dove il tempo si è fermato
28/10/2008 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

I battelli (bumboats) che portano a Pulau Ubin

Sono a casa, lunedi' di festa. Gli indu' celebrano Deepavali, il ritorno della luce. Io celebro ... il fatto che sono a casa dal lavoro, forse. Per una di quelle combinazioni cui dovrei ormai essermi abituato, non c'è football americano in tv: c'è tutti i lunedì mattina, in diretta (si tratta dell'incontro della domenica sera), oggi niente. Leggo un capitolo di "Galactic Pot Healer", di Philip K.Dick. Giornata sonnolenta, col cielo che minaccia pioggia. Potrei andare in palestra e sprecare la giornata completamente, anche se le mie spalle e la mia schiena mi ringrazierebbero. No, grazie. Penso a Pulau Ubin, un'isola di dieci chilometri quadrati, a nord-est di Singapore, che mi avevano raccomandato i colleghi, tempo fa. Controllo su GoogleMaps: diciotto chilometri da qui, in bici. Il cielo continua con le sue minacce, e inizio a pensare che, forse, non tutte le escursioni devono includere l'infradiciarmi di pioggia e sudore. Il sito della SBS Transit, azienda di trasporti, dice che prendendo due autobus, il 158 e poi il 2, arriverò a Changi Village, da dove potrò poi prendere un traghetto per Pulau Ubin. Un'ora e venti di viaggio, due dollari di autobus piu' due e mezzo di traghetto, il tutto moltiplicato per due, si può fare. Dieci minuti buoni di dubbi sull'obiettivo da prendere, poi metto nello zaino il 10-20mm e il 500mm; non riuscirò a fare molte foto normali, ma magari una immagine speciale salterà fuori.

Scendo dal 158 ad una fermata di Sims Avenue. I cartelli che elencano il numero degli autobus che si fermano a ciascuna fermata è grande ma, essendo piazzato dopo la pensilina, risulta spesso difficile da leggere, se non quando l'autobus riparte; quello di questa fermata era più visibile della media. Durian City, potrebbero ribattezzare questa zona di Singapore: ci sono molti negozi e banchi, lungo la strada, che espongono centinaia di esemplari di durian, un frutto che conosco solo per il fetore che emana; il sapore dicono sia squisito, ma l'odore non invita. Dopo qualche minuto arriva il 2 e salva le mie narici. E' un bus a due piani, mi catapulto al piano di sopra, ma i quattro sedili vicino al parabrezza sono occupati. Pazienza, non scatterò foto, almeno ho un libro da leggere. Sedendomi, batto la fronte sul soffitto, che è più basso di quanto la mia memoria ricordi. Inizia a piovere. Considerato che non fa caldo, sono su un mezzo pubblico, ho un libro da leggere e ora pure piove, mi chiedo se questa non sia Torino. La pioggia si fa intensa. Quando raggiunge il suo capolinea a Changi Village, l'autobus si svuota in un momento, e portici e mercati coperti, presenti ovunque a Singapore, sono benvenuti. Evito una seconda capocciata contro il soffitto e inizio ad esplorare l'area: palazzi come in tutto il resto di Singapore, ristoranti e chioschi alimentari ovunque, il solito 7-11, e un buon numero di negozi d'articoli per la pesca.

Trovo l'imbarco dei traghetti. Il "traghetto" è una bumboat, un piccolo battello capace di ospitare dodici passeggeri e due membri d'equipaggio. Le procedure d'imbarco non danno l'idea di essere molto formalizzate: i conduttori dei traghetti cercano semplicemente dodici persone in partenza, le chiamano, e poi si fanno dare due dollari e mezzo a testa. Partiamo, il mare è lievemente mosso, non mosso abbastanza da causarmi problemi di stomaco. Due immagini sacre cattoliche (col Sacro Cuore) sono di fianco al conduttore. In dieci minuti sbarchiamo a Pulau Ubin.

"Pulau" significa isola in indonesiano e in malese; "ubin" significa granito, e Pulau Ubin era la fonte principale di granito per tutta Singapore, in passato. Ora l'economia locale si affida soprattutto al turismo. Pulau Ubin è coperta da foreste, e vi si trovano alcuni dei pochi kampong (villaggi) tradizionali rimasti a Singapore. Ci sono progetti per la costruzione di case popolari sull'isola, a me pare un suicidio economico, ancor prima che ecologico: ci sono tante aree, sull'isola principale di Singapore, che sarebero adatte alla costruzione di nuove aree residenziali.

Il primo impatto con i famosi "kampung" dell'isola non è entusiasmante: il villaggio è composto da baracche in legno e metallo ondulato, uno stile che ricorda le baracche degli orticelli abusivi lungo le strade italiane. Bevande fredde in vendita (la pioggia si è ridotta a poche gocce, la temperatura è salita e l'umidità si fa sentire), tanti ristoranti a gestione familiare specializzati in pesce, vari noleggiatori di biciclette. Rinuncio a fare acquisti di qualsiasi tipo, e a noleggiare una bici, in modo da essere più libero di andare ovunque, anche fuori dalle strade dell'isola. Ci sono molti turisti, compresa una comitiva italiana composta da tre-quattro madri con i loro figli, tutti in bici. Esco dal villaggio, in un paio di minuti non si vedono più case. Qualche minuto dopo sono sotto alcuni alberi e sento animali che si chiamano (o forse si sfottono a vicenda per la sconfitta della squadra del cuore). Sono scimmie, stanno saltando da un albero all'altro. Monto il 500mm sulla mia macchina fotografica; ottima scelta per quanto riguarda la lunghezza focale, riesco a riempire il mirino quando inquadro i primati. Cambio posizione una dozzina di volte, alla ricerca dell'angolo migliore e dell'illuminazione sufficiente per scattare qualche foto. Purtroppo il cielo scuro, la coltre degli alberi, la scarsa luminosità (8) dell'obiettivo e la velocità delle scimmie mi rendono impossibile produrre immagini che non siano mosse, sfocate o sottoesposte, anche usando una sensibilità equivalente a 1600 ISO. La prossima volta porterò il 55/200mm, più luminoso e autofocus. Foto a parte, rifletto un momento: anni fa, sul Nivolet, alcuni tra i miei migliori amici passarono un pomeriggio strisciando sul terreno per riuscire a fare qualche foto decente alle marmotte nell'alpeggio sopra il rifugio Savoia. Se qualcuno m'avesse detto che, vent'anni dopo, mi sarei ritrovato a comportarmi in modo simile per delle scimmie, gli avrei consigliato di bere meno grappa.

Riprendo la passeggiata, ma l'orologio mi dice che si è fatto tardi. Ritorno al villaggio, mi imbarco e ritorno a terra. Sbarcando dal traghetto a Changi Village, i passeggeri vengono sottoposti a controllo personale e del bagaglio tramite metal detector. Strano, vengono controllati solo i viaggiatori in arrivo e non quelli in partenza ...

La prossima volta che visiterò Pulau Ubin cercherò di andare a Chek Jawa, zona umida ricca di anemoni, stelle di mare, spugne di mare e varani.



Argomenti: Singapore, isole, Wanderlust, foto, isole di Singapore
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