Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: Atlanta
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Atlanta
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel febbraio 2006)
I colleghi USA con cui lavoro qui ad Atlanta sono una novita' rispetto a quelli con cui ho passato cinque anni a Stanwell, in Inghilterra: non hanno tutti quanti lo stesso taglio di capelli (detto "hog aircut" per quelli piu' tozzi e "taglio fatto in casa" per tutti), portano camicie e maglie di tutti i colori e non si limitano a colori spenti ("
Colours are for fags", dicono spesso gli inglesi, sia uomini che donne) o a camicie bianche o porpora; e questa liberta' di vestire americana, e questa mancata liberta' britannica, non derivano da un
corporate dress code: sia nei cinque anni passati in Inghilterra che nelle poche settimane trascorse finora negli USA, l'unico limite posto agli "informatici" e' quello di evitare magliette e scarpe da ginnastica, se possibile (e, qui negli USA, anche i jeans). Ma onestamente, in Inghilterra c'erano colleghi che avevano violato anche quei due tabu' e, pur potendo venire in ufficio vestiti come volevano, riuscivano ad essere spenti come un mozzicone di sigaretta. L'unico un po' brillante era Raji, un collega indiano - non informatico, faceva il tuttofare - che veniva in ufficio con magliette degli Iron Maiden e che se ne ando' insultando tutti i capi, salvo poi scrivere una richiesta di referenze un mese dopo essersene andato.
Quindi, i colleghi statunitensi si vestono meglio pur avendo qualche liberta' in meno nello scegliere i capi d'abbigliamento. Interessante, ma parliamo delle colleghe, ora: le colleghe statunitensi dai 20 ai 50 anni curano molto piu' il loro aspetto rispetto alle loro omologhe inglesi. E sembrano impegnate a dimostrare falso il cliche' sugli americani obesi: sono tutte magre, alcune con dei fisici mozzafiato (magre e con curve), ed in generale fanno tutte esercizio fisico.
I colleghi sono (alcuni) lievemente piu' robusti (
*), ma non ho visto le 'beer bellies' (panze da birra) comuni a magri e grassi, che sono invece lo standard in Inghilterra. Inoltre, non essendoci un pub ad ogni isolato, ed essendo gli americani nati col didietro incollato al sedile dell'auto, quando escono la sera escono in auto: se si va al bar, si va in auto, si beve qualche birra, e poi si torna a casa. Siamo stati con alcuni colleghi da Frankie's, uno
sports bar, giorni fa: sulle pareti decine di televisori che mostravano tanti sport differenti, con prevalenza per il football americano (il Superbowl era imminente) ed il college basket. Cameriera alta, con piglio deciso e brillante, e molto pettoruta; e le porzioni abbondanti non erano solo per i miei occhi: le
Buffalo Wings che avevo ordinato erano tante e piccanti, e .. chiariamo subito che non sono "ali di bufalo" ma "ali di pollo cucinate nello stile della citta' di Buffalo, NY". Alla fine della serata, nessuno era ubriaco o anche solo alticcio, e quando siamo andati via erano
gia'le 23 passate, ora in cui i
ciucatun, in Inghilterra, hanno gia' scritto in fronte "Ho bevuto tre pinte di troppo e il pub sta chiudendo".
Direi che a parte il cibo (stasera mi aspetta un'altra spesa al supermercato Kroger, speriamo di trovare roba buona e di spendere meno della settimana scorsa, erano 230 dollari, contiamo di scendere a 200 stavolta), l'organizzazione in azienda (lenta e macchinosa nel migliore dei casi, assente negli altri), la carenza di mezzi di trasporto (le nostre bici arriveranno tra una decina di giorni), lo scarso rispetto dei pedoni (marciapiedi che si interrompono bruscamente, verde pedonale che dura pochi secondi, auto che non si fermano per lasciarti passare), in generale mi piace stare qui.
Ovviamente, anche i soldi hanno il loro peso, ma non come starete pensando: la mia paga non e' aumentata, spostandomi negli USA, e se riusciremo a ritornare in Europa (o altrove, non si sa mai...) senza perdere soldi in quest'avventura americana, andra' gia' bene. Per ora, la casa in cui vivevo in Inghilterra e' occupata da uno squatter, e sono in attesa che lui diventi ricco (come cuoco, come scrittore di gastronomia, o come vincitore di qualche lotteria) per chiedergli di pagare l'affitto. Non ho mai avuto i soldi e la pazienza per acquistare una casa in Italia, ma se la casa in Inghilterra riuscisse a pagarsi il mutuo da sola (
**), potrei persino pensare a comprarne una anche dalle parti di Atlanta... pensiero bizzarro.
*: Un paio di mesi dopo aver scritto questo pezzo, la ditta ha assunto due colleghi che, in totale, pesavano trecento chili. Resta valida la prima impressione: meno obesita' del previsto.
**: No, la casa in Inghilterra non e' mai riuscita a coprire le rate del mutuo con l'affitto. Anzi, in questo momento l'affitto copre meta' della rata del mutuo. Lo dico casomai qualcuno volesse comperare una casa in Inghilt...
Tags: Atlanta, vivere in Inghilterra, vivere negli USA
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel luglio 2007)
Un giorno qualsiasi all'aeroporto Hartsfield-Jackson di Atlanta, USA. Soldati in divisa mimetica ritornano a casa dal loro
tour of duty in Iraq o in Afghanistan. Molti sono giovani, ancora adolescenti, e sorprendentemente minuti, lontani dall'archetipo del Marine dalla mascella d'acciaio e dal fisico atletico. Magrolini, pochi tra loro arrivano al metro e settantacinque, nonostante gli stivali d'ordinanza; hanno zaini non enormi ma che sulle loro spalle paiono giganteschi.
Quando i soldati arrivano all'area aperta al pubblico, vengono accolti da applausi, che continuano per molti minuti, fino all'ultimo soldato. Sono accolti da parenti, ma molti applausi arrivano da sconosciuti, persone che sono in attesa del proprio volo, o che aspettano l'arrivo di un parente o di un conoscente. Gli statunitensi saranno forse troppo patriottici (e noi italiani lo siamo troppo poco), ma non c'e' bisogno di essere nazionalisti, militaristi o fascisti per apprezzare il ritorno a casa di ragazzi che potrebbero essere i compagni di scuola dei tuoi figli, i figli del vicino di casa, i commessi del supermercato dove fai la spesa.
Non condivido la politica estera americana, ma un pochino li apprezzo, questi passanti che preferiscono usare qualche minuto del loro tempo per applaudire altre persone, anziche' starsene li' a leggere un giornale, o a rimpinzarsi di patatine e Coca Cola.
Tags: Atlanta, forze armate, Stati Uniti
[Atlanta, 2007]
Uno vive all'estero, e finisce col sentire la mancanza di tante cose. Alcuni sentono la mancanza dei vecchi amici con i quali sono cresciuti, ad altri manca il brasato della zia e le torte ai fiori di zucca della nonna. Altri ancora hanno nostalgia delle loro montagne o del loro mare. Io avevo nostalgia del limoncello, che negli USA viene venduto a prezzi (al bicchiere) vicini a quelli dell'uranio, per cui ho deciso di preparare qualcosa che mi facesse sentire in Italia: limoncello fatto in casa. Trovare l'alcool per uso alimentare e' stato facile (e costoso), trovare dei limoni che non avessero la buccia coperta di cera un po' meno: nella maggior parte dei
supermercati di Atlanta la frutta viene trattata con una cera lucidante per rendere la superficie del frutto brillante e liscia come una perla. Alla fine abbiamo trovato alcuni chili di limoni con superficie non trattata presso Trader Joe's (vedi link precedente), e abbiamo preparato il limoncello. E dopo una lunga attesa...

Perfetto limoncello
made in USA.
Tags: Atlanta, bere, italianità, nostalgia, vivere negli USA
[Una delle mie prime impressioni sugli Stati Uniti, da appunti del febbraio 2006.)
Siamo ad Atlanta dal trentun gennaio, e ieri sera siamo andati per la prima volta a fare la spesa. Una camminata di 35 minuti, erano gia' quasi le sette e mezza quando siamo arrivati al supermercato Kroger, e abbiamo quindi pensato di cercare un ristorante e cenare, prima di fare acquisti. Ne troviamo uno, entriamo e la cameriera inizia a riempirci di smancerie. Porta il menu, accompagnato da un bicchiere d'acqua e dal pane (wow ... pane! Dopo cinque anni senza, in Inghilterra, ecco un ristorante che lo porta!), e parla parla parla. Oltre all'eccessiva dose di complimenti, c'e' qualcos'altro di strano, in lei, ma non riesco a capire cosa. Ordiniamo, e lei commenta che le nostre scelte sono tutte eccezionali, ottime, ben fatte, tipo "Great choice sir, a really amazing dish, our ravioli with mushrooms!" (quei ravioli erano, per dimensioni, simili ai baccelloni de l'Invasione Degli Ultracorpi ... fortuna che erano solo una decina, altrimenti non sarei riuscito a mangiare il secondo). Ogni volta che passa nei dintorni, chiede se siamo soddisfatti e se stiamo trascorrendo una serata fantastica. Beh, no, non proprio fantastica: sto tornando a temperature normali solo ora, perche' con una temperatura esterna non lontana dallo zero sono uscito con camicia leggera leggera e giacca (la canottiera sarebbe stata tanto utile...) e son stato all'aperto mezz'ora buona, ma non glielo dico.
Tornando a temperature normali s'e' forse svegliato anche il mio spirito d'osservazione, e riesco finalmente a definire cosa c'e' di strano nella cameriera: la bocca. E' a forma di cuore. Sul serio. Sospetto che sia andata in una clinica e si sia fatta iniettare del collagene per deformare le labbra a forma di cuore. Non mi stupirebbe, nei miei primi giorni di lavoro ho gia' visto piu' ragazze siliconate, in ufficio, che nel resto degli ambienti lavorativi in cui sono stato in passato. La chirurgia plastica, qui negli USA, non si fa per diventare piu' belli, ma per avere un 'competitive advantage' nella ricerca di un lavoro e nel suo mantenimento.
Arrivati al secondo avevo la vocina alla Blade Runner che mi diceva "Ecco bocca-di-cuore che si avvicina...
devo evitare il contatto visivo, altrimenti verra' qui immediatamente, devo guardare solo il mio piatto, guardare solo in basso, evitare di averla nel mio campo visivo ... NO! TROPPO TARDI! ECCOLA CHE ARRIVA DI NUOVO! "Yes, it's all wonderful, thanks!". Solo al momento di pagare abbiamo capito che il nome del ristorante era "Hugs and kisses", e che percio' e' stata probabilmente un'esperienza estrema, col personale tenuto a comportarsi cosi', e magari con chirurgia estetica pagata dalla direzione del ristorante.
In questi primi giorni ad Atlanta, per fortuna non tutti sono sembrati cosi' falsi (per ordini aziendali, ma pur sempre falsi). Gli autisti dei pullman, per esempio, sono di stampo ben diverso: "Ti avevo detto che la macchinetta non da' il resto... devi mettere ESATTAMENTE i soldi del biglietto, altrimenti sei fottuto". Beh, sembrano eccezioni: quasi ovunque pare che il sorriso faccia parte dell'uniforme e debba essere indossato durante tutto il turno di lavoro. Se non sorridi continuamente i tuoi capi pensano che tu abbia un atteggiamento negativo nei confronti del lavoro/clienti/esistenza, e a quel punto sei da eliminare...
Facciamo la spesa da Kroger. Abbiamo un paio di carrelli pieni, e chiamiamo un taxi per tornare a casa con la nostra spesa. Il tassista arriva dopo oltre mezz'ora ("cinque minuti, e' a cinque minuti dal supermercato", ha detto la centralinista dell'azienda dei taxi quando l'ho chiamata durante la nostra attesa); e' messicano, sul sedile di fianco a lui siede la sua fidanzata, e nel bagagliaio - enorme - ha poco spazio, e' pieno di cose sue e, soprattutto, ci sono casse grandi quanto la Puglia, collegate alla tv piazzata sul cruscotto, su cui sta seguendo il concerto di un Vasco Rossi messicano (coi baffetti, ma somiglia a Vasco). In meno di dieci minuti siamo a casa, con la nostra spesa che riempie il frigo e con il pop del Vasco messicano che ancora ci risuona nelle orecchie.
Tags: Atlanta, ristoranti, taxi, vivere negli USA
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2006)
Siamo andati di nuovo in visita all'edificio federale nel centro di Atlanta, a ritirare il nostro Social Security Number. Prima sorpresa: una volta convinta mia moglie a leggere le istruzioni di GoogleMaps passo passo e per intero, siamo andati in centro lisci lisci, senza problemi. Seconda sorpresa: per lo stesso percorso, abbiamo impiegato meno tempo di quello che avevamo impiegato le scorse due volte, con una collega locale alla guida (e non e' che sono passato col rosso o cose simili). Arrivati in centro, l'enorme custode del solito parcheggio da dieci dollari l'ora ci dice che non c'e' posto, per cui ne abbiamo trovato uno da 3.75 USD per tutto il giorno e me ne sono rallegrato, alla faccia del parcheggiatore. Arrivato in cima al parcheggio multipiano, in un edificio fatiscente covo di homeless e magari anche di spacciatori, si gode un bel panorama della citta'. Circa 35 gradi Fahrenheit, fa freschino. Il palazzo e' fatiscente, c'e' una sola rampa ad una corsia (e curva) sia per salire che per scendere, ma ci va bene e non incontriamo nessuno. Ci va bene anche che non incontriamo nessuno sulle scale pedonali, ci sono vestiti buttati in tutti gli angoli, sigarette e ... mancano le siringhe, ma avete capito lo spirito del posto. L'edificio vicino al parcheggio ricorda il palazzo in cui sparano a Serpico, nell'omonimo film.

Pagare il parcheggio non e' facile, si tratta di piegare le banconote fino a renderle larghe due centimetri, e poi infilarle una per una in una fessura col numero del posto auto utilizzato. Sistema automatico? Macche', le banconote restano li' e si vedono da fuori, con un paio di pinzette avrei potuto diventare ricco. La macchina non rilascia nessuna ricevuta / etichetta, per cui un ipotetico controllore si troverebbe a doverne aprire il frontale, segnarsi i vani numerati in cui ha trovato le banconote o monete, e poi andare a controllare se ci sono macchine parcheggiate in vani per cui non e' stato fatto il pagamento. Dopo che mia moglie m'ha visto insultare la "macchina" ("armadio con fessure numerate" sarebbe un nome piu' adatto), decidiamo che io continuero' a combatterci, lei andra' a ritirare i nostri SSN (
Social Security Number)col suo e col mio passaporto. Cinque minuti dopo che se n'e' andata, dopo che ho capito il funzionamento del sofisticato dispositivo e ho completato il pagamento, la raggiungo. Quasi.
Senza passaporto, patente e carta d'identita' non bastano per entrare nell'edificio, devo essere accompagnato da un pistolero di servizio, mi dicono. Mi fanno comunque passare per il metal detector. Passato, nessuno mi degna d'attenzione. Segnalo ad un agente che io, veramente, starei aspettando di essere 'escorted' al 28o piano. Mi fanno ritornare nell'area che precede il metal detector. Dopo che altre quattro persone vengono depositate in tale area (quello d'aspetto piu' normale somigliava a Mike Tyson da incazzato), arriva un'agente (donna) che ci fa ripassare dal metal detector e ci accompagna con tutta calma verso il 28o piano, e la vocina interna mi dice "Vedrai che tua moglie scendera' mentre tu salirai, e sarete daccapo". Invece no, e' ancora in coda, solito posto (tre volte in due settimane...). Quando mi riconsegna il passaporto, ottengo di essere liberato dalla presenza della mia 'guardia del corpo personale' ... ok, condivisa con altri quattro, ma il 20% era mio, ed era tanto, nel sud degli USA si mangia cibo ipercalorico, e in abbondanza. Aspettiamo un bel po' (quasi un ora ... un impiegato comunale standard avrebbe fatto fuori il doppio delle persone, e anche di piu' se dotato di mitraglietta), arriva poi il nostro turno, e salta fuori che esistono altre tre persone col nome e cognome di mia moglie, nel database dei SSN, e il sistema scoppia, quando ci sono duplicati. La mia mandibola e' ora sotto le scarpe: quando mai si usano nome e cognome come identificativi unici di un record in un database? Chi gli ha sviluppato il sistema informatico, Ciccio per il database e Franco per l'interfaccia utente? Conclusione: dobbiamo tornare domani, devono sostituire i criceti bruciati con altri nuovi, senno' il server non riparte.
Sembra quell'episodio delle dodici fatiche di Asterix e Obelix ambientato nel palazzo romano: gli imperi crollano per la burocrazia, che ti toglie tempo e voglia di agire, e non per colpa delle religioni o delle invasioni barbariche...
Torniamo all'auto, parcheggiata al terzo piano dell'edificio che ha visto tempi migliori. A Serpico non hanno sparato (e se gli hanno sparato, nessuno ha chiamato l'ambulanza), Kojak non sta in cima alle scale d'emergenza col chupa chupa a guardare Starsky e Hutch che inseguono un sospetto, mentre Callahan non lo aspetta al varco proclamando "Non so se ho sparato cinque o sei colpi, in tutto questo casino ho perso il conto anch'io." Ce ne ...
Tags: Atlanta, documenti, edifici, foto, vivere negli USA
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2006)
Le ferie: io ho ottenuto di averne venti giorni all'anno, passando da un'ufficio inglese ad uno americano della ditta per cui lavoro, ma i neoassunti della filiale americana hanno solo cinque giorni di ferie all'anno, e cinque erano stati offerti inizialmente anche a me. Che si abbiano cinque o venti giorni, le ferie sono fruibili solo dopo averle maturate: io sono qui da 22 giorni, percio' sono autorizzato a prendere 1,3 giorni di ferie, al momento.
E forse dovrei prenderle per visitare il Social Security Office (again), visto che non m'hanno ancora mandato il 'pezzo di carta' ufficiale con il Social Security Number (simile al codice fiscale italiano), e per visitare l'impiegato della Bank of America a cui devo ancora dare il mio SSN, ma che non risponde mai al telefono (no comment sul customer support, hanno una serie di vicoli ciechi, nelle opzioni telefoniche).
Due giorni fa ho chiamato il SS Office, e prima di parlare con qualcuno mi sono trovato a passare per il solito labirinto di "Dial #1 if you want to inform us of a mishap, dial #2 if you are not happy with Google's behaviour in China, dial #3 if you want to request support for an invasion of Bolivia" (ok, queste opzioni non c'erano, ma la varieta' era tale che queste non sarebbero state fuori posto). Ad un certo punto, mi e' stato chiesto da una voce memorizzata di descrivere il mio problema: 'My Social Security Number has not been delivered', e la voce ha risposto con un 'We believe you might want to talk about (segue qualcosa di incongruente col problema, tipo 'tax returns for year 2003'), is that right?'; ho risposto 'No', e la voce ha risposto che le dispiaceva, e m'ha chiesto di descrivere nuovamente il problema. Ho progressivamente semplificato la descrizione, ed ogni volta l'interpretazione del problema era errata, ed al mio 'No' seguiva una risposta piu' umiliata e spiacente, del tipo 'We are extremely sorry for our inability to fully comprehend the details of your problem. Please rest assured that we consider your problem as our problem, and that we will do whatever it takes to give you a satisfactory reply.'. Alla fine, dopo che la voce ha interpretato in modo corretto il problema, sono stato messo in collegamento con un'impiegata che non aveva la minima idea del mio problema, e che pertanto ha ripetuto le domande del messaggio automatico. Alla fine, capito che il mio problema era che non avevo ancora ricevuto la mia tessera ufficiale col Social Security Number, m'ha detto che era presto per reclamare, e che otto giorni di attesa sono normali: si deve protestare a partire dal quattordicesimo giorno.
Stamattina ho notato che la macchina del caffe' (americana, per fare il caffe' all'americana) fa il rumore che mi sarei aspettato dallo scarico della vasca da bagno. Questo forse spiega sia la lentezza nello svuotamento della vasca che il caffe' poco saporito. Houston, we have a problem... parafrasando Elio e Le Storie Tese, "Ho la vasca da bagno che fa contatto con la caffettiera".
Ieri ho compilato alcuni moduli per l'assunzione.
Come, non sono ancora assunto? Mah, in effetti un contratto scritto e firmato non ce l'ho, anche se la sede USA mi sta pagando dal primo gennaio 2006. Questi moduli sono cosi' complicati e diabolici che, dopo aver finito di compilarli, mi sentivo cosi' in forma che avrei affrontato un 740. Non che sia un'impresa, la dichiarazione dei redditi in Italia, ma dopo cinque anni in Inghilterra, con burocrazia ridotta al minimo, ho perso l'abitudine.
Tags: Atlanta, documenti, Stati Uniti, vivere negli USA
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2007)
Dopo due anni passati negli Stati Uniti, mi pare giunto il momento di parlare di qualcosa d'importante per chi vive negli Stati Uniti: i supermercati. Ecco una breve rassegna delle catene di supermercati statunitensi, per come le conosco io. Come siano le altre filiali di questi supermercati, nel resto degli USA, non so: i miei commenti vanno riferiti solo alle filiali dell'area di Atlanta, e in particolare Atlanta nord (Sandy Springs e dintorni).
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Wal-Mart: enorme, il piu' economico, vasta scelta per quasi tutto, ma l'acqua minerale non ce l'hanno, per esempio. Wal-Mart ha una reputazione di squallore e di prezzi piu' bassi
a qualsiasi costo, quindi dando poca importanza alla qualita'. Reputazione meritata, tanto che ho avuto varie volte l'impressione che molti clienti si vestissero male appositamente per andare da Wal-Mart; in realta' e' soprattutto un supermercato dove si puo' trovare tutto o quasi, compresa una vasta scelta in fatto di attrezzature sportive e da campeggio (comprese armi da fuoco, non esposte), tante cornici per fotografie, molti capi d'abbigliamento a basso costo. Ampia sezione abbigliamento, ma e' meglio soprassedere su taglio e qualita' dei capi (questo vale per voi che avete buon gusto: io ci ho comperato degli economici e robusti pantaloni da montagna).
Aperto 24 ore su 24.
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Kroger: se Wal-Mart ha la reputazione d'essere il supermercato piu' squallido, Kroger sembra puntare a soppiantarlo: prezzi bassi, e molti articoli in cui la qualita' passa in secondo piano rispetto al prezzo; persino le pubblicita' televisive di Kroger fanno uso di attori brutti o appositamente imbruttiti (acne diffusa, capelli in disordine, vestiti sgualciti), ma non in modo ironico. Come in tutti gli altri supermercati elencati in questa pagina, anche da Kroger ci sono tutti o quasi gli alimenti e gli articoli che un cliente medio puo' desiderare, compresa una vasta selezione di vini (tra i vini italiani sono presenti soprattutto i classici Chianti e Pinot Grigio) e dolci freschi, ed una vasta area del supermercato e' dedicata al cibo
kosher.
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Publix: si rivolge ad un tipo differente di clienti, disposti a spendere di piu'. Supermercati piu' piccoli rispetto a Kroger e Wal-Mart, cassieri piu' gentili, "impacchettatori" sempre presenti e gentili (e con la targhetta "Niente mancia, basta un grazie" sul grambiule). Molto cibo organico.
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Target: enorme (nella versione 'Super Target') e 'generalista' (dalla vite al vitello), abbigliamento decente; tra i supermercati menzionati finora, l'unico altro che vende abbigliamento e' Wal-Mart; da Target i prezzi sono un po' piu' alti e la qualita' anche. Poco cibo esotico, abbastanza cibo organico, vini poco costosi ma selezione limitata; in compenso, tante bici e articoli sportivi, un'ampia area dedicata ai mobili, molti videogiochi per PC e consolle. Una numero inusuele di cassiere bone, lo dico per dovere di cronaca, me l'ha fatto notare mia moglie, io non bado mai a queste cose... ;)
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Whole Foods: solo alimentari. Soprattutto cibo organico e straniero, la selezione di formaggi e' tra le piu' vaste che io abbia mai visto; pochi vini ma particolari (uno dei pochi supermercati USA con vini sardi, tra l'altro), soppressata e coppa disponibili (bresaola no, che ingiustizia); il piu' costoso dei supermercati citati in questa pagina, con una disposizione dei prodotti che non segue lo standard degli scaffali paralleli ma che crea invece delle 'nicchie' dedicate a prodotti provenienti da specifiche aree geografiche. Sara' per questo layout, o per una coincidenza, ma Whole Foods e' anche il supermercato in cui m'e' capitato piu' spesso di conversare con persone che non avevo mai visto prima, e di vedere altri clienti che si scambiano pareri riguardo al cibo in vendita.
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Harry's Farmers Market: "Whole Foods on steroids", direbbero gli anglosassoni: si tratta di una versione maggiorata di Whole Foods, e anche se hanno nomi differenti, fanno parte dello stesso gruppo. Solo Wal-Mart e Super Target sono piu' vasti. Nonostante il nome, i contadini non ci sono, nel supermercato; in compenso, la selezione di vini di tutto il mondo (tra cui barbera, barbaresco, bonarda, brunello ... e mi limito alla B), formaggi (qualcuno in piu' rispetto a Whole Foods), pasta, carne, pesce, e soprattutto verdura, e' la piu' ampia a disposizione qui. Peccato sia un po' lontano (ad Alpharetta, nord di Atlanta);
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Ingles: catena diffusa nel sud-est degli USA, soprattutto fuori dalle grandi citta'. Piu' diffuso nel nord della Georgia che nell'area di Atlanta, ha una vasta selezione di prodotti che vengono proposti come genuini, e utilizza soprattutto fornitori locali, il che e' degno di rispetto, anche per motivi ecologici. Vista la localizzazione g...
Tags: acquisti, Atlanta, Stati Uniti, vivere negli USA
Il fotografo Scott Kelby, nel suo blog, parlando del ritorno da un viaggio in Louisiana, racconta un aneddoto che fara' rabbrividire chi vola con
attrezzatura fotografica. Dopo aver spiegato che il suo bagaglio consiste in una borsa fotografica Think Tank contenente una Nikon D3, una D300S, uno zoom 200-400mm e altri due obiettivi (tra cui un fish-eye) e molti accessori, Kelby scrive
(...) ci sono voluti due voli sia all'andata che al ritorno. Uno, un volo locale, su un piccolo jet Delta, l'altro su un Boeing 757, sempre con Delta. Sul jet piccolo, lo spazio sotto il sedile e nel vano bagagli sopra il sedile era cosi' ridotto che ho dovuto affidare la mia borsa fotografica al check-in. All'andata tutto bene. Al ritorno, dopo essere atterrati ad Atlanta, ho osservato le operazioni di scaricamento della stiva. Un nastro trasportatore e' stato portato fino all'aereo, ma anziche' portarlo al livello della stiva, e' stato alzato fino a tre piedi (91cm) dall'altezza della stiva, e il dipendente Delta dentro l'aereo ha fatto rotolare i bagagli fuori dalla stiva, con un salto (di quasi un metro) fino al nastro trasportatore. Ho visto bagagli colpire il nastro e ribaltarsi, e ho visto la mia borsa fotografica, etichettata FRAGILE, subire lo stesso trattamento. (In seguito) Ho aperto la borsa e, ad una prima ispezione visiva, niente sembra essersi rotto.
Kelby nota poi che il nastro trasportatore del veicolo e' idraulico (quindi non costa piu' fatica, alzarlo di piu') e puo' essere alzato fino al altezze superiori a quella della stiva di un aereo. Si dichiara quindi "perplesso" e deluso per il fatto che Delta lasci trattare cosi' il bagaglio dei passeggeri (tantopiu' se marcato "fragile").
La
morale di questo aneddoto? Scegliete la vostra borsa fotografica in base alla robustezza e non, per quanto possibile, al prezzo. Usate una borsa fotografica che sia
ben al di sotto delle dimensioni massime consentite per il bagaglio a mano, in modo da minimizzare il rischio di doverla stivare. Se il vostro stipendio dipende dalle vostre foto, assicurate la vostra attrezzatura fotografica.
Tags: Atlanta, attrezzatura fotografica per viaggi, bagagli danneggiati, bagaglio a mano, Delta

Quando mi trasferii in Georgia (quella negli USA, non lo Stato ex sovietico), due anni fa, notai su una mappa un piccolo villaggio chiamato
Turin, nella contea di Coweta, a sud-ovest di Atlanta. Poco piu' di centocinquanta anime, secondo
Wikipedia.
Vengo dalla Turin italiana, decisi di vedere la Turin americana. A Sandy Springs, sobborgo a nord di Atlanta, imbocchiamo la
285, la tangenziale di Atlanta. Arrivati a sud-ovest di Atlanta, lasciamo l'autostrada e, con strade sempre piu' piccole, arriviamo a Turin. Posto tetro, sembra uscito da
The Gift o da
Un tranquillo weekend di paura ("Deliverance", girato da queste parti). Un'officina, una bottega dove si riparano televisori, l'ufficio postale, una stazione di servizio e poco altro. Meno di un villaggio, ma molto religioso: tre chiese per 165 abitanti, la Torino italiana dovrebbe avere oltre diciassettemila luoghi di culto, per essere all'altezza della sua omonima statunitense.
Chiese a parte, non mi stupirei se ci fossero alti culti non ufficiali, a Turin in Georgia: in puro
stile appalachiano le case hanno un'aria cupa e poco curata, sovrastate da alberi che le rendono umide; nelle tre visite in paese non ho mai visto nessuno in giro.
Qualcuno DEVE esserci, a Turin: qualcuno deve essersi accorto che c'e' qualcosa che sta accadendo in un'altra Turin (benche' i commentatori sportivi statunitensi, durante le Olimpiadi del 2006, parlassero sempre di "Torino" e mai di "Turin"), visto che, davanti ad una casa semi-diroccata con bandiera confederata e quella degli USA e fumo che esce dal camino c'e' un diorama con tante Barbie nude, piu' altri pupazzi vari, che rappresenta i Giochi Olimpici Invernali: sovrastato da un lenzuolo con scritto "Turin 2006", mostra le Barbie (anni '70/'80, direi) impegnate in attivita' olimpiche.
A dire il vero, sul lato sinistro del diorama c'e' Venom (il gemello stronzo di Spiderman), che sta molestando una Barbie da dietro. O forse la sta tenendo per evitare che cada e si faccia male, potremo dirlo con certezza solo dopo aver visto la moviola, i TIR - formato americano - che passavano sulla strada sconsigliavano indagini piu' approfondite, e il fatto che non ci fosse un redneck con una doppietta, sulla sedia a dondolo, sotto il portico della casa, mi faceva pensare che il redneck fosse andato dentro a caricare la doppietta.
Creepy.
Tags: Atlanta, da paura, foto, Georgia, Torino
I libri possono essere uno spunto per un viaggio, e i film
Storia. Libri. Film. Gli spunti per fare un viaggio, lungo o breve, sono ovunque. Oggi parleremo delle localita' in Georgia (Stati Uniti) in cui sono stati girati alcuni film. Magari, se capitate da quelle parti, potrebbe incuriosirvi visitare uno di questi posti.
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Via col vento: che mi piaccia o meno (ahem ... meno), e' un film storico ed e' stato girato ad Atlanta;
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Un tranquillo weekend di paura (Deliverance), girato nella zona delle Tallulah Gorge, sul fiume Chattooga, tra South Carolina e Georgia, e Rabun County;
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Radici (Roots), serial televisivo di trent'anni fa, girato a Savannah;
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Il grande freddo (The Big Chill), con William Hurt, Kevin Kline, Jeff Goldblum, Tom Berenger, Glenn Close e altri degni attori, girato ad Atlanta (e in South Carolina);
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Forrest Gump: scene girate ad Atlanta, Savannah e Beaufort County (il Vietnam del film);
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La figlia del generale
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Il principe delle maree (Prince of Tides), film voluto, diretto, prodotto e interpretato da Barbra Streisand, in cui Nick Nolte giganteggia. Girato a Beaufort County;
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Glory, con Morgan Freeman, Denzel Washington e Matthew Broderick, girato a Savannah;
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Storie di ordinaria follia, di Marco Ferreri: con Ben Gazzara e Ornella Muti rapata a zero, girato in parte (pare) intorno a Coastal Empire;
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Quella sporca ultima meta (The Longest Yard): l'originale di Robert Aldrich con Burt Reynolds, Eddie Albert e Ed Lauter; girato nella Georgia State Prison a Reidsville;
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Il promontorio della paura (Cape Fear), l'originale del 1961 con Gregory Peck e Robert Mitchum: girato dalle parti di Savannah;
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Il dono (The Gift), con Cate Blanchett, Keanu Reeves, Giovanni Ribisi, Greg Kinnear, Hilary Swank: girato a Effingham County, con scene girate a Springfield, Savannah, Thunderbolt e Guyton;
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G.I. Jane, con Demi Moore: il Sud America di questo costoso spot pubblicitario per i Marines era in realta' Hunting Island State Park, vicino a Beaufort;
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Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (Fried Green Tomatoes): girato nell'area di Atlanta;
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Qualcosa di cui... sparlare (Something to talk about), con Julia Roberts, Dennis Quaid e Robert Duvall: girato a Jasper County, Beaufort, Savannah e Perry;
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A spasso con Daisy (Driving Miss Daisy): con Jessica Tandy, Morgan Freeman e Dan Aykroyd, girato presso The Mansion, Druid Hills;
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Mio cugino Vincenzo (My Cousin Vinny): benche' la storia sia ambientata in Alabama, il film e' stato girato in parte a Monticello;
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Il bandito e la madama (Smokey and the bandit) con Burt Reynolds e Sally Fields, girato a Redan (Stone Mountain) e sulla Highway 316;
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Hazzard (The Dukes of Hazard): il telefilm originale e' stato girato a Covington;
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Independence Day: scene girate a Blue Ridge;
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Mosquito Coast: girato in parte a Cartersville e Rome;
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Mezzanotte nel giardino del bene e del male (Midnight in the Garden of Good and Evil), di Clint Eastwood, con John Cusack, Kevin Spacey e Jude Law: girato a Savannah.
Altre due destinazioni interessanti per gli amanti del cinema sono Smyrna e Braselton.
Smyrna, a due passi da Atlanta, e' la citta' natale di Julia Roberts.
Braselton e' famosa per essere stata acquistata da Kim Basinger all'apice della carriera e poi rivenduta ad un imprenditore dopo la bancarotta dell'attrice, causata dalla rifiuto di prendere parte al film
Boxing Helena.
Una versione lievemente di questa lista era stata pubblicata nel 2006 su
www.nonsolo.affari.to/news/215.
Tags: Atlanta, cinema, Stati Uniti

Stalattiti su un palazzo vicino al centro di Atlanta, Georgia, USA. Al momento in cui la foto e' stata scattata, la temperatura era di circa 1°C; nel giro di un paio d'ore sali' a 17°C.
Foto scattata nel febbraio 2006. Niente ghiaccio ad Atlanta, oggi, a meno che lo cerchiate in un freezer: temperature tra i 15°C e il 26°C, oggi.
Tags: Atlanta, foto, meteo, Stati Uniti
"
Ma dai, vai ad Atlanta ... gennaio o no, il costume da bagno ci vuole!"
"
Devo partire per Londra, dovro' portare il cappotto?"
"
Singapore ... fara' caldo, in questa stagione?"
Tipiche frasi che si sentono in discussioni relative a viaggi, e che rieccheggiano i dubbi di Toto' e Peppino, che
vanno a Milano col colbacco temendo il
freddo nordico. Abbiamo quindi pensato di porre a confronto le temperature di alcune citta'. La scelta e' stata fatta in base a criteri molto parziali: si tratta di citta' in cui chi scrive ha vissuto, o di citta' in cui vivono amici e lettori di questo
blog: Ancona, Atlanta (USA), Londra (GB), Torino e Singapore. I dati in tabella vengono da
www.weatherbase.com, e non sono stati alterati per tenere conto dell'umidita'; la
temperatura percepita potrebbe quindi essere differente e probabilmente superiore, in alcuni casi.
Ecco la tabella:

La prima cosa che salta all'occhio sono i 27°C di temperatura media su base annuale a
Singapore, con medie mensili che non si discostano che di un grado. Non c'e' quindi bisogno di preoccuparsi di portare abiti pesanti a Singapore: non ci sono (mai state) le stagioni, li'.
Torino e Londra: temperature simili, e 2°C di differenza su base annuale: la capitale subalpina ha temperature invernali piu' basse nei mesi invernali piu' freddi, e Londra ha temperature piu' costanti lungo l'anno. Torino va da una minima mensile di 2°C in dicembre e gennaio ad una massima mensile di 22°C in luglio, entrambe a 10 gradi dalla media annuale di 12°C. Londra ha una minima mensile di 3°C in gennaio e febbraio, una massima mensile di 16°C in luglio e agosto; quindi -7 e +6 rispetto alla media annuale di 10°C.
Ancona ha una media annua (13°C) superiore di un solo grado a Torino, che si riflette nelle temperature mensili nel corso dell'anno; solo nei mesi di novembre e dicembre le due citta' si separano nettamente, con Ancona 5 gradi piu' calda (o meno fredda, visto che parliamo di temperature basse) di Torino.
Atlanta ha una media annuale di 16°C, con il mese piu' freddo, gennaio, a 5°C, ed i piu' caldi, luglio e agosto, a 26°C. Per esperienza personale posso dirvi che lo scorso anno, in maggio, ho visto 41°C, andando in auto da Atlanta a Canton, Georgia, e solo una provvidenziale pioggia e' riuscita a riportare la temperatura entro livelli piu' sopportabili (36°C, quasi fresco, a confronto...).
Visto che si parla di aneddoti meteorologici, eccone altri:
- Nell'aprile 1987 sono tornato da una settimana a Londra abbronzato; la temperatura londinese era di 22°C;
- La settimana dopo, a Torino ha nevicato parecchio;
- Nei cinque mesi che ho finora trascorso a Singapore non ho ancora avuto modo di pensare "Che bel tempo, quasi quasi vado a fare una passeggiata";
- A Londra (vabbe', Englefield Green ...
vicino a Londra), nel gennaio del 2001 o 2002, sono andato a comprare il giornale in sandali e senza calze. E sono freddoloso.
- A Torino, lo stesso giorno, c'erano 12°C in meno: +6°C a Londra, -6°C a Torino;
- A Singapore e ad Atlanta, di sera, la temperatura non scende che di poco. Anche se non amate l'aria condizionata, finirete col doverla usare.
- Nel febbraio 2008, ad Atlanta, ho visto -6°C e -7°C, alle otto di mattina. E faceva freschino sul serio.
- Ad Atlanta, il 14 febbraio 2006, la temperatura e' salita da 1°C a 17°C in due ore. Da freddo gelido a piena primavera in centoventi minuti.
- Se andate ad Atlanta o Singapore per lavoro, soprattutto per riunioni, un maglioncino potrebbe servirvi, in fin dei conti: l'aria condizionata viene usata per creare un clima differente, non per rendere piu' sopportabile quello esistente, in queste due citta' (e nel resto degli USA).
Enough. Troppi aneddoti. Buon viaggio e godetevi il caldo / freddo / quel che troverete!
Tags: Atlanta, classifiche, Europa, meteo, Singapore
Siete in viaggio e vedete posti per voi nuovi e meravigliosi, o anche solo carini. Aprite il vostro zaino, impugnate la macchina fotografica ... e qualcuno in divisa vi vede, viene verso di voi e vi informa che non potete fare foto. E' successo a me, e' successo ad altri, e succedera' sempre piu' di frequente, temo. Camminando per strada nel centro di Atlanta, negli USA, io ed un amico abbiamo iniziato a scattare foto dei grattacieli di fronte a noi, lui con una Nikon D80 e obiettivo 18-135mm, io con una compatta digitale Fujifilm. Nel giro di mezzo minuto, una persona in divisa, ma non un poliziotto, si avvicina a noi e chiede che cosa stiamo facendo. Abbiamo le macchine fotografiche puntate verso l'alto, in direzione del bel
Westin Hotel, quindi stiamo sicuramente cucinando uno stufato o leggendo le opere complete di Lev Tolstoi... rispondo semplicemente che stiamo scattando delle fotografie di Atlanta. La guardia ci chiede chi siamo, e rispondiamo che siamo dei turisti. La guardia fa ancora alcune domande, noi rispondiamo pazientemente anche se irritati (e congelati: gli eventi sopra descritti si svolsero nella primavera del 2007, in giorni molto freddi), e finalmente capisce che non siamo un pericolo per la sicurezza nazionale, e se ne va. Solo un caso fra i tanti capitati a me e a conoscenti.
Come sia nato il nesso fotografia-terrorismo mi sfugge. Bruce Schneier scrive su
The Guardian:
The 9/11 terrorists didn't photograph anything. Nor did the London transport bombers, the Madrid bombers, or the liquid bombers arrested in 2006. Timothy McVeigh didn't photograph the Oklahoma City Federal Building. The Unabomber didn't photograph anything; neither did shoe-bomber Richard Reid. Photographs aren't being found amongst the papers of Palestinian suicide bombers. The IRA wasn't known for its photography. Even those manufactured terrorist plots that the US government likes to talk about -- the Ft. Dix terrorists, the JFK airport bombers, the Miami 7, the Lackawanna 6 -- no photography.
Se foste voi, a voler organizzare un attentato terroristico, ve ne stareste in mezzo ad una piazza, magari con una reflex e un paio di obiettivi? In bella vista?
Tags: Atlanta, diritto di fotografare, fotografia, polizia, sicurezza
Un viaggio lievemente differente dai soliti, preziosissimi giorni e settimane che interrompono la nostra routine e ci danno nuovi stimoli. No, questo e' un viaggio diverso. Dopo due anni vissuti ad Atlanta, domani mi trasferiro' per lavoro a Singapore. Notizie e foto relative agli USA probabilmente diminuiranno, su questo sito, mentre aumenteranno i miei
articoli relativi al sud-est asiatico.
Tags: Atlanta, Singapore, Stati Uniti, viaggio
E' lunedi' mattina, siamo arrivati ad Atlanta sabato pomeriggio senza i nostri bagagli, lasciati all'aeroporto di Caselle (TO) a causa di un guasto al sistema dei nastri trasportatori dell'aeroporto.
Il servizio bagagli dell'aeroporto di Atlanta, gestito da Delta Airlines, ci ha detto che sarebbero arrivati domenica e che ci sarebbero stati consegnati entro lunedi' o martedi'. A meta' mattinata accendo il mio cellulare, che ha la batteria quasi scarica (ed il caricabatteria e' nei bagagli che non abbiamo ancora), e trovo un messaggio in segreteria. Qualcuno sta cercando di consegnarmi i bagagli, ma il numero che hanno lasciato e' incomprensibile. Chiamo quindi il numero verde del servizio bagagli dell'aeroporto Hartsfield-Jackson di Atlanta, e un gentile impiegato fa da tramite con la ditta che sta eseguendo la consegna (l'outsourcing e' ovunque). Dicono che la prima possibilita' di consegnare e' andata, per oggi, e che proveranno a consegnare piu' tardi, tra le diciotto e le ventidue.
Puntualmente, alle venti e trenta, un furgone pick-up arriva con le nostre valigie. Mi sembrano piu' leggere del solito, immagino che qualcosa sia sparito (il genepy? La biancheria sporca? Maschere da immersione da dodici euro?). In realta' le valigie sono intatte, non manca niente, e non c'e' niente di rotto neppure dentro.
Un sentito grazie, quindi, a Sagat, Air France, Delta Airlines e all'aeroporto Hartsfield-Jackson, per aver rimediato in tempi brevi e a costo zero al problema verificatosi a Caselle. Se eravate a Caselle sabato 11 agosto, e siete stati vittime dello stesso problema, scriveteci e fateci sapere se e come e' stato risolto.
Tags: aeroporti, Atlanta, bagagli smarriti, Delta, linee aeree
Aeroporto di Caselle (Torino), sabato 11 agosto, ore sei e un quarto di mattina. In partenza con Air France per Parigi, la coda ai pochi sportelli aperti si allunga, sembra ci sia un problema coi bagagli. Tutti i bagagli: si diffonde la voce che tutti i nastri trasportatori siano fuori uso. Le nostre valigie non verranno caricate nella stiva dell'aereo su cui saremo, verranno invece inviate in seguito. Molti passeggeri si lamentano: da Parigi prenderanno altri aerei che li porteranno in vacanza negli Stati Uniti o altrove, e non c'e' speranza che i loro bagagli riescano a raggiungerli, visto che passeranno poche notti nella stessa citta'. Altri passano all'azione: chiedono che i bagagli che hanno gia' superato il check-in vengano loro restituiti; spostano poi gli oggetti piu' importanti nel bagaglio a mano e passano le loro valigie ai parenti che li hanno accompagnati all'aeroporto.
Noi partiamo, lasciando i bagagli ad un paziente impiegato dell'aeroporto di Caselle (o dell'Air France?), che riesce a farli confluire nel mucchio, in attesa che il nastro trasportatore riprenda a funzionare. Ci spiega che, arrivati alla nostra destinazione, dovremo contattare il servizio bagagli dell'aeroporto e segnalare il problema avuto.
Cosi' facciamo, in serata, arrivati ad Atlanta, USA. Forniamo il codice a barre dei nostri bagagli (e' sul retro del biglietto), e ci viene detto che arriveranno domani, e che ci verranno portati a casa (viviamo qui) entro i due giorni successivi. Riceviamo un numero di pratica, e andiamo a casa piuttosto fiduciosi.
[continua]
Tags: aeroporti, Atlanta, bagagli smarriti, linee aeree, reclami e rimborsi
Sono in auto, fuori da un albergo vicino all'aeroporto Hartsfield-Jackson di Atlanta. Sono le cinque e mezza del pomeriggio. Sto aspettando un amico di amici, che arriva da Milano e rimarra' negli USA per qualche mese. Mia moglie e un'amica sono all'interno dell'aeroporto. Il volo, Delta DL0075 da Milano, e' atterrato da quasi due ore, come da email inviatami dal servizio Trak-a-Flight dell'aeroporto:
DL 75 From Milan On Jan 28 2007 3:39PM Gate: E9 Status: ARRIVED
Utile, avere un hotel con una connessione wireless a disposizione dei visitatori proprio fuori dall'aeroporto. Comunque, l'amico dall'Italia e' finalmente passato attraverso tutte i passaggi burocratici dell'
aeroporto piu' attivo del mondo.
Se volate verso Atlanta, ricordate che:
- i computer vanno rimossi dalla borsa in cui sono contenuti, al momento del controllo a raggi X;
- i bagagli verranno controllati DUE volte; dopo il secondo controllo, li ritirerete all'uscita dell'aeroporto (usate il treno interno, e scendete all'ULTIMA fermata);
- se qualcuno viene a prendervi all'aeroporto, dite loro di arrivare per lo meno un'ora e mezza dopo l'orario di atterraggio previsto per il vostro volo.
Tags: aeroporti, Atlanta, bagagli smarriti, Stati Uniti
Anche se non sempre sono ben accetti. Quello visibile nell'immagine e' un simpaticone che ha attirato l'attenzione col fracasso che faceva ("uno scarafaggio che fa rumore? E quanto pesa, un paio di chili???") cercando di arrampicarsi sulle veneziane del mio appartamento atlantino.

Uno degli incursori della 51a Brigata Scarrafoni di Atlanta Mi dispiace dirlo, ma se con ragni ed altri insetti mi era possibile mantenere un atteggiamento quasi trappistico, con gli scarafaggi non c'e' verso di arrivare alla cattura senza soppressione: si muovono in fretta ed in modo piuttosto imprevedibile (paiono intelligenti, non semplicemente reattivi), e alla fine la manganellata letale arriva, come si diceva nelle piazze negli anni '70. A proposito di anni '70: leggendo le dichiarazioni di
Mario Placanica riportate da Repubblica, carabinieri e poliziotti vengono incitati alla violenza da superiori e colleghi proprio come negli anni '70 durante la repressione dei movimenti universitari. Il passato non passa mai.

Detto tutto. Una settimana fa, alle otto di mattina, c'erano 0,5 gradi. Ora siamo intorno alla mezzanotte e abbiamo 19,6 gradi. Sapevo che Atlanta e' una citta' calda, ma qui si esagera ... gli scarafaggi, che per trentasette anni ho visto in fotografia, qui li vedo ogni due-tre giorni, quando uno di loro riesce ad entrare; e viste le dimensioni, non c'e' verso che passino sotto la porta che da' sul balcone, nonostante ci sia un 'gap' di quasi due centimetri: quelle bestiacce sono piu' grosse, quindi secondo me si calano dal camino oppure hanno fatto un duplicato della chiave.
Ultimi giorni d'estate, e finalmente il Sud degli Stati Uniti si sta rinfrescando. Dopo un'estate passata intorno ai 38 gradi, alzarsi la mattina e trovare sedici gradi, alle sette, fa piacere. Non fa freddo, tutt'altro, perche' qui ad Atlanta l'umidita' e' tale che anche a queste temperature si andrebbe volentieri in piscina, ma ... e' un bel miglioramento rispetto ai picchi toccati durante luglio e agosto, ed e' finalmente un tempo adatto a girare in auto da uno stato all'altro a finestrini aperti, senza l'aria condizionata: dalla Georgia al Tennessee, per esempio; o da Atlanta a Savannah, verso est, per tuffarsi nell'Atlantico, oppure verso l'Alabama e l'ovest, per percepire, ad ogni confine passato, l'aumentare degli spazi a disposizione e l'avvicinarsi di atmosfere e posti da Vecchio West.
Domani, Oktoberfest a Helen, Georgia, vicino alle montagne nel nord dello stato. Si prevede birra in quantita' e passanti vestiti in Lederhosen, i tipici pantaloni tirolesi in pelle lunghi fin sopra il ginocchio. E mangeremo cioccolata, forse, nella famosa cioccolateria chiamata
Hansel & Gretel.
Tags: Atlanta, destinazioni, feste, meteo, Stati Uniti
Siamo stati in auto a Savannah, per il fine settimana. Si tratta di una bella citta', che si annuncia differente dalle altre citta' gia' nelle strade che portano in centro: a sole due corsie, completamente all'ombra grazie agli alberi che, da entrambi i lati, le coprono completamene con i loro rami.
Fu teatro di una delle piu' sanguinose battaglie della guerra civile americana, e venne offerta come regalo di Natale dal generale Sherman al presidente Lincoln. nel 1864. I tanti film girati a Savannah hanno contribuito a rendere la citta' familiare in tutto il mondo, soprattutto Mezzanotte nel Giardino del Bene e del Male, con Kevin Spacey.
Sabato sera eravamo nel bar di un ristorante di Savannah, bella citta' sulla costa atlantica della Georgia. Una tv trasmetteva una gara di Formula Indy. Ecco alcuni nostri commenti (miei e dei due amici inglesi con cui aspettavo che si liberasse un tavolo) a voce abbastanza alta da farci sentire dai presenti:
- Stanno mostrando la gara al rallentatore, perche' non la trasmettono a velocita' normale?
- Guarda che distanza c'e' tra il fondo della vettura e l'asfalto! Non devono neppure alzare l'auto, se qualcuno deve infilarcisi sotto per controllare qualcosa!
- Queste auto della Formula Indy sono alte e corte... ricordano le Formula 1 degli anni 80!
- Andranno ad olio di colza?
- Ma non si annoiano, a correre negli ovali? Io gia' non la reggo piu', questa noia, ed e' solo il secondo giro!
E con questo, abbiamo verificato che la gente, a Savannah, e' molto paziente!
Perche' insistere con questa tortura televisiva? Beh, a Savannah c'era un tale caldo che la voglia di muoversi passava immediatamente. E stavamo aspettando che si liberasse un tavolo al ristorante, dove ho poi provato, tra le altre cose, il "French Parmesan". Sottilette Kraft, direi ... E dopo aver chiesto tre volte se la minerale italiana che avevano era grossa o piccola ("Yeah, it's a big bottle"), mi son ritrovato con una bottiglia da mezzo litro...
La sera prima, sempre a Savannah, siamo stati in un posto chiamato Daiquiri Club. Avete presente Animal House, quando i ragazzi del circolo Delta Tau entrano in un locale affollato, e sono gli unici bianchi? Stessa cosa. Non la prima volta che succede, ma stavolta c'era piu' tensione nell'aria, ci saremmo aspettati un drive-by shooting, se non fosse per la presenza di vari poliziotti, che hanno ad un certo punto chiuso il locale, controllato qualcosa, poi hanno lasciato rientrare tutti.
Nel pomeriggio di sabato siamo stati in spiaggia, e ho scoperto:
- che probabilmente si puo' camminare fino all'Irlanda... ero ad un centinaio di metri dalla riva e ancora stavo con testa e spalle fuori dall'acqua
- che non si puo' nuotare a piu' di 50 iarde dal bagnasciuga (un bagnino mi ha fatto ritornare entro l'area consentita)
- le bagnine bone sono probabilmente sulla costa del Pacifico
- la spiaggia era ottima: bella sabbia, non troppo "fluida", piuttosto compatta, invece
- ci siamo visti una rissa tra due ragazze sui vent'anni, sedata da bagnini e poliziotti (i secondi con panza da paura e quads)
- ho ri-capito che, pur amando soprattutto la montagna, devo andare al mare almeno ogni anno (piu' volte).
- togliere la sabbia dai vestiti e' una rottura di scatole quando capita tutti i giorni, ma se capita cosi' raramente, fa quasi piacere
Ritornare ad Atlanta non e' stato piacevole ...
Tags: Atlanta, destinazioni, mare, Stati Uniti
"C’erano dei libri come ‘Sulla strada’ di Kerouac: ‘partimmo John, Dean e io, sulla vecchia Pontiac del babbo di Dean, e facemmo tutta una tirata da Omaha fino a Tucson’. Poi lo giri in italiano e fa: ‘partimmo sulla vecchia millecento del babbo di Giuseppe, e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Perago’. Non e’ la stessa cosa, gli americani ci fregano con la lingua"
[Francesco Guccini]
E' vero, il mito della strada e' una creazione americana, e ambientato fuori dagli Stati Uniti perde qualcosa. L'America e' lunghi rettilinei nel deserto, e poi una polverosa stazione di servizio ogni tanto, col distributore di Coca Cola o Pepsi sotto il portico, e ripartire e arrivare dopo il tramonto in una citta' che potrebbe anche essere interessante, ma sei troppo stanco e ti fermi invece al primo motel con l'insegna al neon febbricitante. Provateci in Italia ... se ti si ferma l'auto sull'Appennino, magari sembrera' di essere in un deserto, ma la civilta' non sara' troppo lontana.
E' venerdi' sera, 14 luglio (anniversario della Bastiglia: buone feste cugini francesi!).
Sto per partire da Atlanta, in Georgia, per andare a Savannah, nello stesso Stato ma sulla costa atlantica, dove passero' il weekend. Secondo
GoogleMaps, sono 260 miglia e dovrebbero volerci cinque ore e quarantuno minuti per percorrerle. 416 chilometri, speriamo di impiegare meno tempo, si tratta di 73 chilometri all'ora... mentre il limite e' di solito di 70 MIGLIA all'ora, in autostrada, cioe' 112 km/h. Vediamo se quattro ore bastano ...
Non e' un viaggio lungo, ma il percorso che seguiremo passera' attraverso il centro-sud della Georgia, che ha probabilmente meno attrazioni turistiche di Verrua Savoia (*). Anche se guideremo prima verso sud e poi verso est (allontanandoci quindi dal West e dal mito della frontiera), sara' il primo viaggio ragguardevole da quando sono arrivato negli USA, sei mesi fa. In futuro vedro' di puntare ad ovest, anche se la vecchia Route 66 non e' piu' importante come una volta. Ma ci saranno altre occasioni per tornare a parlare del mito del viaggio (e della strada), magari parlando di Wanderlust, un recente film americano che per ora ho visto solo a meta'.
Savannah sembra una citta' interessante e rilassata: una storiella su questa citta' e sulle sue vicine Atlanta e Charleston (South Carolina) dice che "Ad Atlanta, la gente ti chiede per prima cosa 'che lavoro fai?' A Charleston ti chiedono 'di chi sei parente, chi conosci?', e a Savannah la prima cosa che ti chiedono e' 'che cosa vuoi da bere?'".
(*)
Verrua Savoia: comune piemontese situato tra Chivasso e Crescentino
Tags: Atlanta, auto, destinazioni, Stati Uniti, strade
Mia sorella e' andata a vedere short track e pattinaggio maschile individuale con mia nipote. Il giorno dopo, la bimba (3,5 anni) ha detto "C'e' lo zio sul giornale!". Era Plushenko, un pattinatore russo. Non so neanche che faccia abbia; la mia suppongo. Amici mi dicono che abbia i capelli disordinatamente lunghi e unti e un naso spropositato; forse e' arrivato il momento per una plastica facciale, o quantomeno per una visita al barbiere.
Altri amici sono andati a vedere il curling, l'hockey ed altre competizioni serali ed al coperto; tutti soddisfatti, ed e' un bel risultato: parliamo di persone capaci di scrivere una lettera di protesta ad un giornale per un congiuntivo sbagliato.
Il vedere la Mole, e piazza Vittorio, e il Colle dei Cappuccini, ed il resto, in tv, tutti i giorni, molte volte al giorno (molti sponsor sono americani, alcuni per le Olimpiadi, altri per la nazionale USA), e' esaltante, per me: come vedere la mia citta' al centro del mondo (ahem ... E' PROPRIO COSI'). Mi immagino qualche barot, con camicia a quadretti, gilet rosso, giacca marrone, occhiali con cordino e lenti bifocali, lamentarsi per la gente, il rumore ed il traffico, ma c'e' sempre la voce fuori dal coro, ed in questo caso non ci badero'.
La ciliegina sulla torta e' il fatto di vedere scritto e di sentire sempre il nome della citta' pronunciato 'Torino' anziche' 'Turin', anche al di fuori del trademark 'Torino2006' visibile negli spot pubblicitari degli sponsor. Forse dovrei incacchiarmi perche' in torinese il nome della citta' e' Turin, ma ... let's not find excuses for a fight.
Il medagliere e' interessante: quando gli USA erano in testa per la classifica ufficiale, i media americani NON li mostravano in testa, in quanto usavano il numero totale di medaglie per determinarla.
La classifica ufficiale, visibile su torino2006.org e sul sito della BBC in questo momento, e':
1. Germania 9 8 5
2. Austria 8 5 3
3. USA 7 7 4
Quella della CNN e di altri media americani e':
Nazione Oro Argento Bronzo Totale
DEU 9 8 5 22
USA 7 7 4 18
NOR 2 8 8 18
Come detto piu' sopra, se ora la classifica Made in USA e' piu' pro-USA di quella ufficiale, fino a pochi giorni fa era il contrario. L'attibuire priorita' al numero totale di medaglie, e solo poi al numero di ori /argenti/bronzi, puo' essere parte di un complotto americano basato sulla fiducia nella capacita' di vincere piu' medaglie di tutti.
Un po' di delusione per alcune medaglie possibili e mancate (la Kostner, il fondo), e tanta attesa per lo slalom di sabato 25, in cui una bella medaglia da Giorgio Rocca farebbe piacere. "Bella" significa oro e basta: con tutte le vittorie di quest'anno in Coppa del Mondo, non ci si puo' aspettare di meno.
Tags: Atlanta
Diario di bordo del capitano CP, anno astrale 2006, giorno 12/02/2006 (sono indietro col diario), vascello Chevrolet con un fetentissimo cambio automatico:
L'astronave Chevrolet ha raggiunto il buco nero chiamato Turin: 156 anime, tre chiese, sembra uscito da The Gift o da Deliverance (girato da queste parti), e ti succhia via la voglia di vivere; gli abitanti devono essersi accorti che c'e' qualcosa che sta accadendo in un'altra Turin (benche' la tv parli sempre - bene! - di "Torino"), visto che, davanti ad una casa semi-diroccata con bandiera confederata e quella degli USA e fumo che esce dal camino c'e' un diorama con tante Barbie nude, piu' altri pupazzi vari, che rappresenta i Giochi Olimpici Invernali: sovrastato da un lenzuolo con scritto "Turin 2006", mostra le Barbie (anni '70/'80, direi) impegnate in attivita' olimpiche.
A dire il vero, sul lato sinistro del diorama c'e' Venom (il gemello stronzo di Spiderman, come nelle migliori soap operas), che si sta facendo una Barbie da dietro.

O forse la sta tenendo per evitare che cada e si faccia male, potremo dirlo con certezza solo dopo aver visto la moviola, i TIR - formato americano - che passavano sulla strada sconsigliavano indagini piu' approfondite, e il fatto che non ci fosse un redneck con una doppietta, sulla sedia a dondolo, sotto il portico della casa, mi faceva pensare che il redneck fosse andato dentro a caricare la doppietta.
Mia moglie ha guidato l'auto: l'aveva gia' fatto sabato in strade piu' tranquille, l'ha fatto di nuovo ieri. Non le piace guidare avendo altri veicoli dietro, ma le ho fatto notare che stava andando veloce a sufficienza da non rallentare nessuno. Se la cava bene, considerando che non ha guidato per dieci anni, e direi anzi che sclera meno di me col cambio automatico (che infatti e' lo standard, a Taiwan). Per me, in situazioni d'emergenza, il primo istinto continua ad essere di scalare le marce, ma con quell'auto significa passare da D(rive) a N(eutral) a R(everse), e non e' molto salutare per il motore (che infatti s'e' lamentato assai le due volte che ci ho provato). Mi sa che e' piu' facile far volare un Harrier all'indietro...
Venendo agli aeromobili, il vedere due Bell Cobra passarci sopra la testa, nei boschi vicino a Sharpsburg, mi ha fatto tornare in mente che ci sono altre cose interessanti da vedere, oltre alle Barbie e ai boschi, cosi', al ritorno verso casa, mia moglie ha acconsentito a fare una deviazione verso Dobbins, a nord-ovest di Atlanta, dove risiede una base militare dell'USAF. Quando finalmente ci siamo arrivati (il traffico delle 17-19 della domenica sera e' lo stesso in tutto il mondo, temo ... non c'era tanta coda quanto sulla Savona-Torino, ma abbastanza da rallentarci), la base non l'abbiamo notata finche' non siamo passati di fianco ad un B29 piazzato in un parcheggio. Tanto di cappello ... non ne avevo mai visto uno dal vivo.
Tags: foto, Georgia
Sono costretto a menzionare la religione (crisi mistica in arrivo, probabilmente). Nel weekend abbiamo noleggiato un'auto (una "piccola" Chevrolet, 2200cc e 145 HP), e siamo andati in giro a ovest e sud-ovest di Atlanta, con l'obiettivo di visitare Turin, un piccolo villaggio in quell'area.

Beh, a parte Turin (un buco con 156 anime, case semi-diroccate e poverta'), ci ha impressionato il numero di chiese presenti ovunque.

Una metodista ... poi una battista ... poi un centro di culto dei testimoni di Geova ... poi ogni tanto una cattolica (di solito con annessa scuola) ... poi altre chiese meno note ... e poi si ricomincia con una metodista. Persino a Turin, che ha cosi' pochi abitanti, ci sono quattro chiese visibili, e magari altre nascoste.

Colgo l'occasione per 'dispel' (come si dice in Italiano? Smentire? Dimostrare falso? Sono qui da sole due settimane, e gia' mi dimentico la mia lingua... ) un 'mito' sugli USA: il limite delle 55 miglia orarie. Sulla tangenziale di Atlanta ("Er grande raccordo anulare"), col limite delle 55 miglia, io ho guidato fino a 75 miglia per ora (mph), e mi sono tenuto sulle due corsie di destra, senza mai usare le due "veloci", occupate da veicoli che andavano ad almeno 80 mph. Non c'erano i bolidi che passano sulle autostrade italiane a 200 all'ora, e non per mancanza di soldi: di Porsche ce n'e' sempre in abbondanza, qui...
Tags: foto, Georgia, Torino
Sono appena stato in centro Atlanta, nello stesso edificio federale che visitai la settimana scorsa per ottenere il mio Social Security Number. Intanto, una parola per l'impiegata allo sportello: la settimana scorsa scrissi che non sembrava molto sveglia e che era difficile comunicare con lei, stavolta ho notato la maglietta 'Deaf Cruises' che indossava: ho provato a parlare con movimenti piu' ampi della bocca, e a guardarla sempre negli occhi, e non ci sono stati equivoci. Ci sono stati anche diversi sorrisi apparentemente sinceri, e nessuna traccia di formali "God bless you" o "Have a nice day".
Dicevo di Atlanta: merita sicuramente una visita il suo acquario, che si vanta d'essere il piu' grande del mondo. Una collega che l'ha visitato la settimana scorsa dice d'aver apprezzato soprattutto le balene beluga. E m'ha suggerito di non visitare Savannah il giorno di San Patrizio (17 marzo), perche' gli studenti si ubriacano e mettono a ferro e fuoco la citta'. Le ho detto "Ma noi veramente contavamo di visitarla in pieno giorno", lei ha risposto che non fa differenza, ci sono sempre casini (e a volte morti) quel giorno. Wow.
Riflettevo ieri (e altre migliaia di volte in passato) sul fatto che ad ogni trasferimento all'estero, la mia qualita' della vita scende di uno o piu' gradini. Trasferendomi in Inghilterra ho vissuto due anni in una casa condivisa con altri, e in cinque anni non sono riuscito ad avere un bagno col miscelatore dell'acqua. Pareti verniciate bene e di fresco? Le avevo ora, e me ne sono andato. Coll'arrivo negli USA sto facendo a meno dell'auto, sto complicando infinitamente la mia situazione bancaria e fiscale, e sto perdendo soldi per la casa inglese che non ha ancora un inquilino. Tornando alla qualita' della vita, da Settimo a Stanwell Moor ad Atlanta sono aumentati progressivamente gli spifferi d'aria e i rumori (qui abbiamo un riscaldamento a ventilatori che sembra d'avere un F104S col postbruciatore in sala...). E i vicini non hanno ancora iniziato a spararsi, quello si' che fara' rumore...
La vasca da bagno ha lo scarico lento. Il lavandino del bagno ha lo scarico lento. Sono lenti non perche' non piacciano a Celentano, ma perche' non sono in grado di smaltire rapidamente l'acqua che contengono. Una doccia da dieci minuti richiede quei dieci minuti piu' altri venti per smaltire l'acqua presente nella vasca. Situazione simile col lavandino.
Ieri ho installato il modem ADSL della ditta per mia moglie, perche' possa lavorare da casa (spostandoci ad Atlanta, siamo sempre in ufficio all'ora sbagliata per contattare l'Estremo Oriente, siamo tredici ore indietro rispetto a Taiwan). Risultato? Ho lavorato un'ora per usare il mio router wireless anziche' il modem fornito da AT&T, poi ho deciso di tenere il laptop di mia moglie connesso a quel modem, e col mio di connettermi alla rete wireless di qualche vicino: la nostra connessione e' molto piu' lenta di quella dei vicini...
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