Blog, argomento: antropologia spicciola 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento antropologia spicciola

Le finestre delle case olandesi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 09/04/2012 alle 22:15 | 0 commenti  | Permalink
Le finestre delle case olandesi
Heiloo e' una citta' olandese come tante: tranquilla, piena di bici, con laghetti e canali. Ci vivono imbianchini e manager di multinazionali, maestre e contadini, programmatori e pensionati. Vi vivono ventimila persone, e nel giro di tre giorni imparerete a conoscerne una ventina, se appena appena uscite di casa. Ma basta anche solo starsene sulla divano: a Heiloo, e probabilmente in buona parte dell'Olanda, le case hanno grandi finestre che occupano la facciata e il lato posteriore del soggiorno. Sono finestre che non si aprono, hanno solo una piccola apertura per la ventilazione. Sono finestre che, soprattutto, non vengono coperte da tende. Chi passa in strada, davanti alla tua casa vede tutto quello che succede in salotto, se ne ha voglia. Quando i vicini passano davanti casa tua pedalando, ti salutano vigorosamente; tu ricambi, e quando poi esci di casa in bici fai lo stesso. Tre giorni a Heiloo a casa di amici e gia' ci sono passanti che attaccano discorso, sempre in un buon inglese.

Queste finestre spalancate sul salotto e sulla vita dei vicini sono, mi e' stato detto, un modo per controllare che tutto vada bene. Concetto difficile da concepire per noi italiani, ma anche per l'inglese medio, con tende serrate e cannocchiale puntato sulla casa dei vicini.







Tags: antropologia spicciola, cartoline, Olanda

Cosa significa essere irlandesi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 15/03/2012 alle 12:07 | 0 commenti  | Permalink
L'Irlanda e' stata per decenni una Nazione amata dagli italiani che hanno avuto la fortuna di visitarla, salvo poi diventare meno gradita negli ultimi tempi, grazie ad una certa linea aerea low cost. Esistono comunque molte similitudini tra italiani e irlandesi, secondo me, e forse ne vedrete anche voi leggendo il resto di questo brano.

Il quotidiano irlandese The Irish Times ha chiesto ai suoi lettori di dare una definizione di irlandesita', di cosa significhi essere irlandesi. Sono arrivate molte risposte, spesso divertenti. Eccone una selezione.

Essere irlandese significa...
... conoscere tutte le puntate di Father Ted a memoria (Lorna McGinley)
... rispondere a "How are you?" con "How are you?". Gli stranieri non lo concepiscono, e insistono col dirti davvero come stanno (Fiona McCann)
... avere le efelidi (Niall)
... non avere la minima idea di come si parli irlandese (Raheen Jackson)
... avere debiti che non potrai mai ripagare senza fare altri debiti (Niamh Redmond)
... tua madre di da' il benvenuto dicendo "Sai chi e' morto?" (Ellen Power)
... dire preghiere a scuola tutti i giorni anche se sei ateo (Frankie Fitzgerald)...

Tags: antropologia spicciola, Irlanda, sondaggi, stereotipi

In Inghilterra, casa pulita uguale vita spesa male

Scritto da ViaggiareLeggeri, 29/12/2011 alle 06:59 | 2 commenti  | Permalink
Questa targhetta vista in un negozio del Lake District dice "Una casa pulita e' il sintomo di una vita sprecata".

Una casa pulita...


Durante la prima visita in Gran Bretagna, molti italiani storcono il naso di fronte alla pulizia (o alla sua mancanza) nelle case che visitano). Credo che la foto spieghi la situazione: posto di fronte alla scelta tra pulire la casa e fare un viaggio, una bevuta al pub o divertirsi con gli amici, un inglese di solito non ha dubbi: la pulizia della casa ha la priorita' minore di tutto il resto. E chi dedica la propria vita a tenere pulita la propria casa e', per un inglese (perlomeno, per l'inglese che ha preparato questa targhetta), uno che spreca la propria esistenza.

Anche perche' tra l'uomo e la polvere, vince sempre la polvere.

Tags: abrasioni superficiali, antropologia spicciola, foto, Gran Bretagna

Tutti insieme (non) appassionatamente

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/12/2011 alle 12:05 | 0 commenti  | Permalink
Dante: Tu odi la gente!
Randal: Ma adoro le adunate.
[Clerks, 1994]

Qualcosa non quadra. In teoria, il viaggiatore del XXI secolo e' un intenditore ben informato, capace di trovare online destinazioni incantevoli e sorprendenti. In pratica, finiamo sempre per ritrovarci nei soliti posti. Guardate questa foto, per esempio. E' stata scattata nel villaggio di Oia a Santorini, e mostra la folla in attesa del tramonto.

Santorini, la folla in attesa del tramonto


Francamente, il tramonto non era eccezionale, quella sera. La folla, invece, lo era: gente in attesa del tramonto su ogni balcone, scalinata, muretto e gradino di Oia. Piu' che un tramonto, pareva fosse previsto un incontro con un'astronave aliena.
Viene da pensare a The Beach, film di Danny Boyle con Leonardo Di Caprio e Tilda Swinton. Nel film, Di Caprio raggiunge un'isola segreta, un paradiso nascosto, grazie a indicazioni frammentarie. Pochi sanno che quel posto incredibile esiste, anzi, tanti neppure credono che esista, e raggiungerlo - e lasciarlo - e' un'avventura. Pochi ci arrivano, meno ancora se ne vanno.

E' L'Avventura,volendo abusare delle maiuscole.

La realta', invece, somiglia parecchio al tran tran quotidiano. Arrivati a Santorini, ...:

1) Parcheggiare scooter (noleggiato) in parcheggio sovraffollato;
2) Percorrere a piedi la via principale di Oia seguendo la folla (si va tutti nella stessa direzione);
3) Trovarsi sul lato giusto della collina di Oia alle diciannove e trenta (non si sa mai, se la folla del punto 2 seguiva un buontempone, rischiate di trovarvi tutti in un bar senza vista sul mare);
4) Sedersi. Scoprire che non si vede niente, c'e' di mezzo il famoso mulino visibile in tutti i ventisei milioni di fotografie del tramonto a Santorini. Cercare un posto a sedere migliore. Da li' vi ritroverete a fotografare il mulino;
5) Preparare macchina fotografica o iPhone per fotografare il tramonto;
6) Scattare foto;
7a) (Per quelli che sono li' con una/uno appena conosciuta/o) Proclamare che quel tramonto ti scioglie il cuore, che non ne hai mai visto uno simile; disinvoltamente, verificare presenza profilattici nel portafoglio;
7b) (Per quelli che sono li' con marito/moglie/partner di lungo corso) Affermare che non ne valeva la pena e che avreste fatto meglio a mangiare due domato keftedes al residence, tra un salto in piscina e l'altro. Gesti d'assenso.

L'avventura e' altrove, probabilmente.

Tags: abrasioni superficiali, antropologia spicciola, foto, Grecia

La notte dei falo' si avvicina. E Guy Fawkes ...

Scritto da ViaggiareLeggeri, 04/11/2011 alle 22:24 | 3 commenti  | Permalink
Fuochi d'artificio. E' da giorni che le serate inglesi sono allietate da spettacoli pirotecnici organizzati da enti locali e da privati cittadini. Un po' lo si fa per Halloween, un po' per Bonfire Night, che e' domani, ma si sa che queste cose iniziano almeno una settimana prima (vedrete a Capodanno!).

Pessima foto dei fuochi d'artificio davanti a casa mia


Bonfire Night, la notte del falo', e' un evento dedidato ai falo' e ai fuochi artificiali. In Gran Bretagna la si festeggia il 5 novembre, che e' anche la Notte di Guy Fawkes; in Irlanda del Nord si celebra l'11 luglio ed e' nota come L'Undicesima Notte; in Irlanda le celebrazioni avvengono il 23 giugno e vanno sotto il nome di St John's Eve, tradizione condivisa con parti della Scandinavia.

Sinceramente, qui in Inghilterra la notte del 5 novembre e' nota piu' che altro come Notte di Guy Fawkes.

Ma cosa si celebra?


La maschera di Guy Fawkes - Foto di James Harrison da Wikipedia Negli anni passati in Inghilterra ho sentito varie spiegazioni. Nel 1605 Guy Fawkes tento' di far saltare in aria la Camera dei Lord con una serie di cariche esplosive ("Gunpowder Plot"). Secondo i miei amici inglesi, si celebra o il fatto che Gawkes abbia fallito, oppure il fatto che ci abbia provato. Ciascuna credenza mostra un lato del carattere inglese (e piu' in generale britannico): la solidarieta' per il perdente (Guy Fawkes che non riesce nel suo intento) e la passione per chi prova a fare cose al di la' della norma (Guy Fawkes che prova a fare l'inconcepibile, far saltare in aria Re e governo). Possibile anche una terza interpretazione: che si festeggi il fatto che il governo e' sopravvissuto. In effetti questa era la motivazione ufficiale della festa, tra il 1605 (subito dopo il fallito attentato) e il 1859: il fatto che il Re fosse sfuggito ad un tentativo di assassinio.


Dove ho gia' visto questa faccia?


Guy Fawkes - noto anche come Guido Fawkes - e' anche un viso conosciuto, a quattrocento anni dalla sua morte: grazie al film V per Vendetta, la maschera di Guy Fawkes e' diventata il simbolo delle proteste anti-globalizzazione e anti-establishment.

Tags: antropologia spicciola, feste, foto, Gran Bretagna, storia

Abitudini che resistono: la pubblica gogna

Scritto da ViaggiareLeggeri, 03/11/2011 alle 07:09 | 0 commenti  | Permalink
Negli Stati Uniti, quando un cliente paga con assegni a vuoto, lo si mette alla gogna in pubblico. Un bel cartello lungo la strada, e via. Il cartello dice "Bad checks" (assegni a vuoto), e poi elenca i nomi di tre clienti che hanno emesso dei "bad checks".

Gogna pubblica nel Tennessee


Fotografato vicino a Tupelo, Tennessee.

Tags: antropologia spicciola, foto Stati Uniti, Segnaletica e cartelli, Stati Uniti

Quanto costa mangiare e bere a Cipro

Scritto da ViaggiareLeggeri, 01/11/2011 alle 13:58 | 0 commenti  | Permalink
I prezzi di alcuni pasti a Cipro, accompagnato da osservazioni personali.

Lo scontrino del Ristorante Zeus Cena allo Zeus Restaurant di Paphos: 32,80 euro. Ottimo branzino, lunga attesa per il kebab, che non era niente di speciale. Un bicchiere a testa di liquore omaggio della casa.



Lo scontrino del ristorante Dos Pesos Cena al ristorante messicano Dos Pesos: 38,85 euro. Eccellente fajita di pesce, buone le carnitas. Ho tradito la classica Corona per una birra locale, l'impeccabile Keo. Clientela piu' giovane e piu' rumorosa che negli altri ristoranti visti a Paphos. Solito liquore omaggio al termine della cena.



Lo scontrino dell'Oasen Italian Greek Restaurant Pranzo all'Oasen, ristorante greco-italiano sul lungomare di Paphos: 16,25 euro. Avevamo considerato una "casa del milkshake" e persino un KFC, poi ci siamo seduti ad un tavolo di questo ristorante lungo il mare (ma senza vista sul mare, per quanto paradossale possa sembrare). Se avete fame e non c'e' nient'altro di aperto, scegliete questo ristorante, altrimenti cercate altrove. Qui il "milkshake" costa quasi il doppio del "frappe'" nel menu, ed e' poco saporito. La taramosalada... beh, difficile fare errori con quella!



Lo scontrino del cocktail bar del Tasmaria Hotel Cocktails al bar dell'hotel Tasmaria, Cipro: 18 euro. Il Tasmaria e' un hotel sulla via principale di Paphos, a Cipro. Semplice e non molto moderno in alcuni dettagli (l'arredamento in primis), si fa perdonare per la bella piscina, il personale cordiale e attento e il cocktail bar. Caroline, una bella 'expat' inglese, prepara cocktail con precisione e senza darsi arie, chiacchiera volentieri, e comprende anche chi parla un inglese imbarazzante, alla "de cat iz on de teibol". Ottimo il suo Zombie, tanto che non mi sarei fermato a due.
Nota finale per gli scapoli: clientela femminile sensazionale, considerato che la bassa stagione ha allontanato molti turisti.



Lo scontrino del Martelli Restaurant Cena al Martelli Restaurant di Paphos: 34,68 euro. Devo averne letto una recensione positiva da qualche parte, forse sulla rivista di bordo della easyJet, e questo mi ha spinto a cenare qui: volevo dimostrare che avevano torto. E invece...

Abbiamo mangiato calamari, una "pizza Venezia" e del formaggio halloumi alla griglia: l'halloumi era buono in quanto grigliato, ma piuttosto spugnoso (come sempre succede con questo tipo di formaggio); i calamari erano ottimi e abbondanti, e la pizza Venezia eccellente e persino eccessiva. Il nostro cameriere mi aveva messo in guardia: "prendi la piccola, la media e' enorme". Aveva ragione, ne avanzo meta' che mi viene inscatolata come takeaway.

"Avevi ragione, mi sarebbe bastata una pizza piccola, ma... il cliente ha sempre ragione, e quando ha torto, paga in contanti per i suoi sbagli". Il cameriere cipriota (Stavros? Stelios? Stereotipos?) annuisce, capisce che non sto cercando di fregarlo. Ha un passo torvo, e cammina parallelo al manager del ristorante, a due file di tavoli di distanza. Mi ricorda Roberto, una ex guardia carceraria con cui lavorai anni fa: aveva cambiato mestiere, ma le vecchie abitudini - e il vecchio passo - erano rimasti immutati. I clienti, per lui, erano elementi inaffidabili da guardare a vista. Ma le similitudini finiscono li': il cameriere che e' di ronda di servizio questa sera, nonostante l'andatura, e' molto affabile e, come detto, onesto.

Porzioni enormi. Persino il liquore omaggio - ouzo, per me - e' eccessivo, ma stoicamente non mi lamento e lo finisco.

Tags: antropologia spicciola, Cipro, foto, ristoranti

E in Inghilterra mangiano ancora i gelati

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/10/2011 alle 14:01 | 0 commenti  | Permalink
La temperatura e' scesa sotto i venti gradi, a Londra e dintorni, e di notte abbiamo meno di dieci gradi, ma nel piccolo villaggio in cui vivo il furgone dei gelati continua a fare il suo giro, e i bambini, in pantaloncini corti tutto l'anno - a volte anche con la neve - vanno a comprare il gelato. Questi inglesi!

Il furgone del gelataio a Stanwell Moor


Tags: antropologia spicciola, foto, Gran Bretagna

Ritratti di escursionisti

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/10/2011 alle 10:36 | 4 commenti  | Permalink
Vicino ai Bagni di Afrodite, a Chrysochou Bay. A tavola, pranzo in un bel ristorante dopo un'escursione per "divers" e "snorkelers". Sono l'unico italiano, mia moglie l'unica asiatica.

Achmet, il giovane comandante della barca, Britney e Karissa, le due guide subacquee, sono professionali nelle precauzioni e vivaci come animatori. Dopo la prima immersione, durante uno spuntino a bordo,Karissa inizia con due bambine una "mexican wave" (ola), che in un attimo si estende a tutti i presenti. Britney e' statunitense, West Coast, viso delicato e corpo plasmato dall'acqua, riservata; Karissa, greco-cipriota, e' un peperino che rassicura chi ne ha bisogno (Tess preoccupata per la temperatura e la profondita' dell'acqua), che non si ferma mai, e che parla l'inglese degli inglesi, senza inflessioni greche. Al ristorante mangiano in un tavolo separato dalla lunga tavolata degli escursionisti.

Seduta di fronte a noi una coppia sulla quarantina, lui belga, lei colombiana. Si parlano in francese e spagnolo, lei non parla molto l'inglese, lui si' ed e' una sagoma, parliamo di immersioni e dei francesi, di lingue e di cibo, di Di Rupo e di Berlusconi. Ipotizziamo complotti in cui politici si fingono gay per nascondere d'essere dei "tombeur de femme" e viceversa.

Due amici, lui dello Zimbabwe (e non ditegli che e' vicino al Sudafrica), lei del Minnesota, che ha lasciato a otto anni per andare a vivere a Milano, poi in Svizzera, poi altrove. Ora di anni ne ha quarantatre, somiglia a Jennifer Connelly, e parla un ottimo italiano. Le ragazzine sedute di fronte a lei le chiedono degli Stati Uniti, lei sembra conoscere meglio il resto del mondo. Lui somiglia ad Art Garfunkel.

Lui, lei e la loro figlia quindicenne Lydia con una sua compagna di scuola. Inglesi di Croydon, a sud di Londra. Le due ragazze si sono incontrate per caso durante questa vacanza a Cipro, e Tess s'e' aggregata a Lydia per questa giornata di snorkeling. Tess e' simpatica, ingenua, curiosa di tutto. A pranzo e' entusiasta di trovarsi in una comitiva cosi' cosmopolita, "Italiano? Omigod, anch'io ho sangue italiano, un ottavo, voglio imparare l'italiano!", "Il Belgio e' la mia nazione preferita! Siamo state a Ypres, sei mesi fa, con la scuola, a vedere i monumenti ai caduti, poi siamo andati a comprare dolcetti al cioccolato!", "Hai quarantatre anni? Come mia madre! Ma non le somigli per niente, sei cosi' sportiva, tu!", "La tua macchina fotografica e' cosi' cool, avrai fatto foto eccezionali sott'acqua".
Parla continuamente Tess, tanto che la madre di Lydia, molto piu' pacata, l'apostrofa spesso con "Too much information!", quando dice piu' del necessario. Ma il suo entusiasmo ti fa sentire importante, anche se vieni da una minuscola citta' dello Zimbabwe e non sei uno che si da' delle arie.

Una coppia inglese sui trentacinque anni con due figlie piccole. Lui e' di corporatura normale ma con una "beer gut" sproporzionata, tanti tatuaggi su schiena e polpacci, compresa una data del 1931, un codice postale e uno slogan di una squadra di calcio di Leicester. Lui si immerge con le bombole, lei resta a bordo a badare alle bambine; la piu' piccola, ancora col succhiotto, corre da tutte le parti sul ponte della barca, la piu' grande, otto anni, aiuta tutti: quando riemergo dalla prima nuotata e' lei a porgermi la manina per aiutarmi a risalire sulla barca. La piu' piccola si chiama Heidi, "come la bambina delle montagne". Ci guarda incredula quando le diciamo che c'e' un cartone animato famoso in tutto il mondo dedicato a quella bambina: non ne esiste una versione inglese.

Due ragazze tedesche, alte e flebili come fenicotteri. Sono in vacanza con la nonna, sulla sessantina, molto atletica. Le due ragazze fotografano ogni parte della barca con una compatta digitale e non parlano con nessuno. La nonna si gode il sole, fa snorkeling con loro.

Fa caldo, ma si sente che l'estate sta finendo, di notte fa fresco, i turisti incontrati nei primi giorni sono gia' ripartiti, c'e' la sensazione di cose che finiscono. Forse e' solo perche' questa vacanza a Cipro volge al termine, e tra pochi giorni saremo di nuovo al lavoro.



Tags: antropologia spicciola, appunti di viaggio, Belgio e belgi, Cipro

Maieutica socratica nelle mappe cipriote

Scritto da ViaggiareLeggeri, 20/10/2011 alle 20:34 | 2 commenti  | Permalink
Maieutica socratica nelle mappe cipriote
Se sei un turista in visita a Cipro, non ti aspettare di essere imboccato con le informazioni che cerchi, sarebbe troppo comodo. A Cipro non si fa cosi'.

Il sistema cipriota prevede l'uso del metodo maieutico, reso popolare da Socrate: anziche' darti informazioni, il Cyprus Tourism Office (CTO) fa in modo che sia TU, turista, a partorire il sapere che cerchi.

Prendiamo questa mappa, per esempio. E' a Nicosia, capitale cipriota. Probabilmente non riuscirete a studiarne i dettagli con questa foto, per cui vi dico subito io cosa manca: il classico "tu sei QUI", che sia una freccetta, un cerchio rosso, un asterisco, qualcosa, qualsiasi cosa. Invece niente, la mappa non vi dice dove siete, per cui sarete voi ad impararne a memoria i dettagli: i nomi delle vie, gli angoli in gradi tra una via e l'altra. Dopo cinque minuti di studio, la vostra comitiva si sparpagliera' per andare a leggere i nomi delle vie dei dintorni, e quando vi ritroverete saprete non solo la vostra posizione sulla mappa, ma anche qualche frase in greco, la ricetta dell'halloumi, e la canzone vincente dell' X-Factor locale. Sempre che non vi troviate di fronte a questa mappa di notte, nel qual caso ripescherete dalla vostra memoria tutto quel che sapete dell'astronomia, pur di capire dove siete e come ritornare alla vostra auto.

Solo un caso? Noi di ViaggiareLeggeri crediamo di no. Il CTO vuole davvero che siate voi a generare la conoscenza che cercate. E per confermare la nostra ipotesi, vi invitiamo ad andare al bel municipio di Nicosia. Sul marciapiede dal lato opposto della strada, di fronte al cancello del municipio, un cartello indica la presenza di un ufficio informazioni per i turisti. C'e' una freccia, pare semplice, trovare quell'ufficio, nella zona pedonale di Nicosia. C'e' poi un secondo cartello che vi invita a svoltare a sinistra, un terzo che vi portera' in un vicolo, poi le indicazioni finiscono: quell'ufficio informazioni non esiste. Ma prima di arrivare a questa conclusione girerete per venti minuti, pensando che vi sia sfuggito un cartello. Quando finalmente vi darete per vinti, saprete tutto quel che c'e' da sapere sulla capitale cipriota, e anche di piu': a che distanza inizia la zona turca, quali ristoranti hanno i prezzi migliori, dov'e' il museo motociclistico, come si chiama l'anziano custode della chiesa maronita, che vi ha raccontato tutto dei suoi nipoti che studiano a Bologna.

Ancora non siete convinti? Andate a Troodos, sulle montagne cipriote. Provate a seguire i cartelli che indicano il Visitors Centre. Non sarete soli: nelle pinete intorno a Troodos si aggirano decine di escursionisti che si sono incautamente fidati di quei cartelli, e che vagano nei boschi ormai senza piu' ricordare la loro ricerca iniziale: c'e' chi ha imparato il verso di ogni animale della pineta, chi ormai conosce tutti i sentieri del monte Olimpo, e chi ha raggiunto la fase del Nirvana in meno di due ore e cammina per i boschi in trance, rincorso dai figli preoccupati che non sanno dove ricaricare l'iPhone.

E tutto cio' grazie a Socrate.





Tags: antropologia spicciola, cartoline, Cipro, orientamento

Prime impressioni su Cipro

Scritto da ViaggiareLeggeri, 15/10/2011 alle 22:15 | 2 commenti  | Permalink
Quattro ore di volo da Londra, meglio portare un libro o un cuscino, la prossima volta. I sedili EasyJet paiono piu' comodi di quelli Ryanair; personale di bordo giovane, professionale e abbastanza dotato di humour, come i colleghi della low cost irlandese.

All'arrivo all'aeroporto di Paphos, al controllo passaporti abbiamo perso mezz'ora perche' i "controllori" pensavano che i cittadini taiwanesi avessero bisogno del visto d'ingresso; con noi e' stata fermata un'altra coppia mista - lei taiwanese, lui inglese - che e' venuta a Cipro per un matrimonio (d'una coppia cipriota-taiwanese). I due poliziotti dell'immigrazione si consultano, alla fine riescono a completare la nostra pratica e quella dell'altra coppia nello stesso momento.

Il trasporto dall'aeroporto all'hotel e' compreso nel pacchetto. Il tassista che ci porta all'hotel e' alto e magro come un chiodo, oltre i cinquanta e con coda di cavallo, mi ricorda alcuni ex hippies inglesi che conosco. E' di Sheffield e guida una Mercedes "estesa", tre file di posti, come se non esistessero limiti di velocita'.

Arriviamo all'hotel Tasmaria in mezz'ora. Ci accoglie la manager Caroline, altra expat inglese. Le storie che ho letto sulla scarsita' d'acqua (su Factbook, applicativo per smartphone di solito affidabile) sono false, dice, mentre e' vero che ci sono stati problemi elettrici, nei mesi scorsi, a causa di un'esplosione che ha fatto tredici morti e che ha danneggiato la piu' importante centrale elettrica dell'isola: anni fa, la marina cipriota fermo' un cargo russo che trasportava esplosivi e ne sequestro' il carico. Che venne depositato all'aperto, probabilmente in un'area sorvegliata, ma esposto al sole, e mesi fa gli esplosivi fecero l'unica cosa che sanno fare: esplosero.

Catherine ci consiglia un paio di posti con connessione WiFi, che in albergo non e' disponibile, alcuni ristoranti dove cenare e far colazione (siamo in bassa stagione, la cucina dell'albergo e' chiusa), e ci suggerisce la tessera giornaliera dei bus di linea, che costa solo due euro.

Saliamo in camera, che e' piuttosto spartana (ah ah, spartana... Cipro e' di cultura greca... dai, fate finta di ridere). Non c'e' la tv, e anziche' un letto matrimoniale ci sono due letti ad una piazza affiancati, come da nostra prenotazione (il letto matrimoniale costava un extra sostanzioso). Siamo in un miniappartamento con self catering, abbiamo quindi una cucina con forno funzionante (immagino) e con un frigo a mezz'altezza vuoto ma capiente. In bagno, un adesivo ricorda si clienti che la carta igienica non va gettata nel wc ma nel cestino, come d'altronde succede a Santorini e nei vecchi edifici di Taiwan. E altrove, immagino.

Per pulizia, personale, quiete e clientela, l'hotel ci fa un'ottima impressione, molto migliore rispetto all'hotel a Malta in cui, qualche anno fa, trascorremmo una spiacevole settimana. L'analogia Cipro-Malta e' sensata: isole del Mediterraneo di dimensioni simili, entrambe ex colonie britanniche, entrambe classiche destinazioni turistiche per i sudditi di Elisabetta Seconda. L'hotel in cui stemmo a Malta, pero', aveva una clientela molto differente, il classico "Club 18-35"; invece qui in hotel a Cipro e, come vedremo piu' tardi, nei locali di Paphos, mia moglie e io potremmo passare per dei ragazzini, nonostante abbiamo vent'anni per gamba: sara' la bassa stagione, ma la media sembra sui sessant'anni, con molti clienti oltre la settantina. Tipico degli inglesi, fare quel che vogliono fare senza farsi ostacolare da stronzate come l'eta'.

Usciamo dall'albergo, andiamo al San Marino, un ristorante a poche centinaia di metri in direzione sud. Ordiniamo una birra a testa, due taramosalate (impasto di uova di pesce), del pescespada e afelia (cubetti di carne di maiale aromatizzata, credo con menta). I camerieri e gli altri clienti sono romeni, solo il ristoratore e' cipriota. Mangiamo bene, spendiamo 32 euro e in omaggio arrivano un bicchiere di Tia Maria e uno di brandy. A me, che gli alcolici cosi' forti li uso solo per insaporire il gelato... ma mi fa meno effetto del previsto, forse sono piu' mitridatizzato di quanto credo.

Andiamo via, il ristoratore promette (minaccia?) di offrirmi un bicchiere di un tipico e fortissimo liquore tipico cipriota, la prossima volta. No, grazie, la prossima volta che verro' a mangiare qui mi mettero' il naso finto con baffoni e sopracciglia alla Groucho Marx, per non farmi riconoscere.

Nei pub, nei ristoranti e nei locali dove si balla, lungo la via principale di Paphos, vedo solo settantenni, ma sono in forma come dei ventenni: ballano, ridono, giocano a biliardo, alcuni bevono alcolici, altri hanno bottiglie d'acqua, alcuni sono in coppia, altri in comitive. Il "senso della famiglia" e' meno forte negli inglesi che negli italiani, ma questo permette loro di sbatter fuori di casa i figli a vent'anni anziche' a quaranta, e consente loro di andarsene in vacanza anziche' stare a casa a b...

Tags: antropologia spicciola, appunti di viaggio, Cipro, destinazioni

Tripadvisor e il problema delle recensioni

Scritto da ViaggiareLeggeri, 15/10/2011 alle 07:15 | 3 commenti  | Permalink
Una vivace discussione su Tripadvisor, nel forum, sta toccando vari argomenti interessanti. Tripadvisor e' un gigante dell'industria della vacanza con 900 dipendenti, e' di proprieta' di Expedia Inc. (che possiede anche Hotels.com, e se non vedete il conflitto di interessi, siete italiani), e pubblica recensioni di hotel, pacchetti soggiorno e destinazioni turistiche inserite dai lettori del sito. La premessa sembra valida, eppure...

Tripadvisor ha il potere di spostare clienti da un'azienda all'altra. Ovvio, se uno legge che l'hotel in cui voleva andare e' stato recensito negativamente, e' difficile che non si facca influenzare da quel che legge. Ed e' anche umano e prevedibile che le aziende citate desiderino influenzare questo potere, e che non siano disposte a lasciarsi danneggiare da una o piu' recensioni negative. Cosa fanno per risolvere il problema?

Le aziende, grandi e piccole, praticano il Reputation Management (e la sua versione online): quando vengono a conoscenza dell'esistenza di critiche che possono danneggiarne la reputazione, agiscono in modo da rimuovere, sminuire o rendere difficilmente visibili tali critiche. Quella di far bandire un utente non e' neppure la loro soluzine ideale: le aziende che subiscono una recensione negativa, o anche solo un piccolo, insignificante commento che ne parli in termini non lusinghieri, non si fermerebbero al "bannamento": se potessero farvi causa per ogni critica, lo farebbero.

Le grandi aziende spesso affidano ad agenzie esterne il compito di contrastare le critiche negative online, e il risultato e' quello descritto su questa pagina: migliaia di recensioni e commenti pieni di lodi sperticate, tutti inseriti non da clienti ma da persone che scrivono per le aziende recensite. Le aziende piu' piccole, che non hanno un budget per il reputation management, si affidano ad amici, collaboratori e dipendenti. Persino a noi e' capitato, quando un dipendente Myair in incognito ha iniziato a difendere la sua azienda nel nostro forum spacciandosi per qualcuno altro...

E' anche umano e prevedibile che i clienti insoddisfatti cerchino in ogni modo di raddrizzare una vacanza andata storta, e che finiscano coll'usare Tripadvisor come leva per ottenere rimborsi, sconti o regali. Questo porta frequentemente al "feedback blackmail": il cliente minaccia l'albergatore con lo spauracchio di una recensione negativa, e l'albergatore offre qualcosa (uno sconto, un'upgrade, una bottiglia di gin).

In soldoni: leggete Tripadvisor? Continuate a leggere. Scrivete su Tripadvisor? Continuate a scrivere. Ma per favore non aspettatevi che tutto quel che c'e' su quel sito sia vero.

Tags: antropologia spicciola, siti Internet, Tripadvisor

Dieci momenti imbarazzanti in viaggio

Scritto da ViaggiareLeggeri, 05/10/2011 alle 10:23 | 0 commenti  | Permalink
Sei in viaggio, stai visitando posti spettacolari, hai incontrato persone simpatiche, e ... capita qualcosa cosi' imbarazzante da farti venir voglia di scavare una buca e nascondertici dentro. O di buttar dentro alla buca il tuo compagno di viaggio.

1) Sto attraversando in moto la Francia per andare in Irlanda. Mi fermo a dormire nel campeggio di Nuits St. George, non lontano da Digione. Conosco una comitiva composta da francesi, danesi e inglesi, mangiamo e beviamo qualcosa insieme, poi andiamo in un villaggio vicino e visitiamo la discoteca campagnola locale, dove un immigrato italo-francese mi offre varie birre. Rientriamo in campeggio verso l'una piuttosto alticci (fortunatamente il guidatore designato e' astemio), vado a dormire dopo una sana vomitata. Il mattino dopo non trovo il portafoglio. Non c'e' da nessuna parte, senza quello non ho i soldi per pagare neppure il campeggio, ma soprattutto non ho documenti. Sono nei guai.

Passo la giornata ripercorrendo il percorso della sera prima, accompagnato dagli amici francesi (inglesi e danesi sono partiti). Andiamo anche al consolato italiano a Digione, ovviamente chiuso (e' domenica), e nel pomeriggio, ritornato al campeggio senza avere un'idea su come risolvere la situazione, ritrovo il portafoglio. Era al fondo del sacco a pelo, dove l'avevo messo per sicurezza, per evitare di perderlo. Quando lo dico ai miei neo-amici francesi loro, giustamente, mi sollevano e mi portano allo stagno del campeggio, dove mi gettano nella parte piu' fangosa. Beh, me lo sono meritato.

2) Sono in taxi a Taipei (Taiwan), il tassista parla un inglese decente e ha voglia di parlare. Mi chiede di che nazionalita' sono. Alla mia risposta, mi chiede se e' vero che la liberta' di stampa in Italia e' limitata come ai tempi di Mussolini. Il commento mi irrita, right or wrong it's my country come dicono giustamente gli statunitensi, e gli rispondo che sono situazioni molto differenti. Mi dice che ha letto delle domande fatte a Berlusconi da un giornale, mi chiede se SB ha risposto. Non credo, gli rispondo. "Ah, come Xyz (un politico taiwanese) che poi e' finito in galera!", dice. No, non proprio, purtroppo.

3) Sono da amici a Taoyuen (Taiwan), c'e' una partita di baseball in tv, ma per rispetto verso l'ospite, il padrone di casa cerca - e trova - una partita di calcio. Sono lontano dallo schermo e non vedo i nomi delle squadre, dopo pochi secondi vedo un portiere colpito da un oggetto, credo un razzo. Altri razzi gli cadono vicino. Intorno a me ci sono commenti preoccupati per la salute del portiere. Mi avvicino alla tv: la partita e' Inter-Milan, per la Champions League. Un amico mi chiede se succedono spesso cose del genere nel calcio italiano. Un altro menziona uno scooter lanciato dagli spalti a Milano, anni fa. La partita nel frattempo e' sospesa, e una mano pietosa cambia canale, si ritorna al campionato taiwanese di baseball, per fortuna.

4) Anno 1989, sto visitando il villaggio di Ambleside, nel Lake District inglese. Negli ultimi dieci giorni non ho pronunciato neppure una parola in italiano, a parte le conversazioni telefoniche con la mia famiglia in Italia, e mi manca un po' il suono della nostra lingua. Vedo una comitiva di vacanzieri italiani che cammina davanti a me. Mi avvicino ad uno di loro, e alla frase "Scusate, che ore sono?", detta da me in italiano con lieve accento torinese, i connazionali rispondono con le memorabili parole "Sorry, no English! Sorry, no English!". Sei italiano, vai in Inghilterra, qualcuno ti si rivolge in Italiano e rispondi cosi'?

5) Per far capire quanto sia (o fosse) facile riconoscermi come italiano. Quando visitai Londra per la prima volta, nel 1987, entrai da solo un una pasticceria e acquistai delle paste. Non feci conversazione, mi limitai a indicare quel che volevo dicendo "this one", "that one", "that one too". Al momento di pagare mi sposto di fronte alla cassa, e il negoziante dice, testuali parole: "Ma sei di Torino?". Era italiano, e la mia cadenza torinese era facilmente identificabile anche solo dicendo due parole in inglese. Boia faust!

6) Isole Perhentian, in Malesia. Siamo a cena in un ristorante molto rustico, sulla spiagga, e a qualche tavolo di distanza c'e' una comitiva italiana, credo di Roma. Hanno ordinato tutti pizza (ovvio, si va dall'altro capo del mondo cercando di evitare di conoscere cose nuove, no?), e ora si stanno lamentando con il ristoratore perche' le loro pizze non sono esattamente come quelle che fa il pizzaiolo all'angolo vicino a casa loro.
...

Tags: abrasioni superficiali, antropologia spicciola, liste

Il turista americano

Scritto da ViaggiareLeggeri, 05/04/2011 alle 15:08 | 0 commenti  | Permalink
Heathrow, Terminale 5, stazione della metropolitana. Sono in coda alla biglietteria per acquistare una Oyster Card, davanti a me una sola persona, un americano tra i cinquanta e i sessanta. Una ragazza si avvicina alla biglietteria, si ferma per un momento di fianco all'americano per leggere un avviso sul vetro della biglietteria. L'americano, continuando a parlare con l'impiegato al di la' del vetro, indica alla ragazza di mettersi in coda dall'altra parte, dietro a me.

Il bigliettaio starnutisce. L'americano gli dice che non puo' mettere la mano davanti alla bocca, visto che con quella mano porge biglietti, tessere e denaro ai passeggeri: deve invece starnutire sul braccio, idealmente avvicinando la bocca all'incavo del gomito, in modo da non starnutire in giro e soprattutto non sulle mani.

In entrambi i casi l'americano aveva ragione; eppure, in entrambi i casi avrebbe potuto esprimersi in modo differente, evitando di ricadere nel cliche' dell'americano arrogante.

Tags: antropologia spicciola, Stati Uniti, stereotipi, trasporti pubblici

Ryanair ha danneggiato la reputazione dell'Irlanda?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/03/2011 alle 08:02 | 0 commenti  | Permalink
Gli irlandesi, con i danesi, erano considerati fino a pochi anni fa i "napoletani del nord". Allegri, rumorosi, gioviali, simpatici. E' possibile che Ryanar sia riuscita, col suo personale - sottopagato e sempre sotto pressione - e le sue politiche, a cambiare in peggio la reputazione dell'isola di smeraldo? Sul forum e' comparso tempo fa il seguente "pensiero":
Ho sempre odiato gli Irlandesi, le considero delle persone fredde, prive di sensibilit? e umorismo... povere persone lobotomizzate senza nessuna espressione ... e cos? sono anche nel caso della Ryan Air.

Se avessi letto questa frase dieci anni fa, o venti, avrei avuto una sola risposta: questo non ha mai visto un irlandese. Ora, invece, tanti italiani hanno l'occasione per vedere irlandesi sui voli Ryanair, in condizioni che non mettono in luce le loro qualita' migliori. Peccato. Non bastera' un articolo in un blog a contrastare gli stereotipi negativi, ma possiamo provarci.
Quelli che seguono sono gli stereotipi piu' diffusi sull'Irlanda, in base a ricerche fatte su Google:

L'Irlanda e' famosa per i suoi cavalli di razza.
L'Irlanda e' famosa per la sua pioggia.
L'Irlanda e' famosa per i suoi gnomi.
L'Irlanda e' famosa per i Pub.
L'Irlanda e famosa per la birra.
L'Irlanda e' famosa per il tempo non proprio invitante.

E questi sono gli stereotipi piu' comuni sugli irlandesi. Come vedete, niente a che vedere con la "freddezza" e la "mancanza di umorismo", anzi, tutt'altro:

Gli irlandesi sono famosi per il loro senso dell'ospitalit?.
Gli Irlandesi sono famosi per il loro contributo letterario al mondo
Gli irlandesi sono famosi per essere gente calorosa e ospitale
Gli irlandesi sono famosi per la cordialit?
Gli irlandesi sono famosi per le loro freddure e per i loro limerick.
Gli irlandesi sono famosi per essere un popolo accogliente e caloroso
Gli Irlandesi sono famosi per i loro folletti,
Gli irlandesi sono famosi per il calore e per l'ospitalit?,
Gli irlandesi sono famosi per la loro cordialit?
Gli Irlandesi sono famosi per la loro cordialit? e ospitalit?
Gli irlandesi sono famosi per essere ottimi oratori
Gli Irlandesi sono famosi per la Birra e il Rock

Non ho avuto l'opportunita' di visitare l'Irlanda, negli ultimi anni (diciamo negli ultimi diciannove anni...), c'e' qualcuno che c'e' stato di recente e ha qualcosa da dire sulla sua esperienza in Irlanda?




Tags: antropologia spicciola, Irlanda, Ryanair, stereotipi

Cubetti di ghiaccio al vino

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/02/2011 alle 08:00 | 6 commenti  | Permalink
Paese che vai, usanza che trovi. E questa pare un'usanza poco nota, anche se ho avuto modo di conoscerla una trentina d'anni fa.

Cubetti di ghiaccio fatti col vino


Si tratta di cubetti di ghiaccio fatti col vino. Li faceva mio nonno quand'ero piccolo, per metterli nel suo vino, nelle calde giornate dell'estate piemontese. Mettere normali cubetti di ghiaccio fatti con l'acqua nel suo Barbera gli sarebbe sembrato un crimine.

I cubetti di ghiaccio al vino mi sono tornati in mente mesi fa, sul volo che da Roma mi ha riportato temporaneamente a Torino, dopo quasi dieci anni di vita all'estero. Parlando dell'onnipresenza del vino nella vita quotidiana in alcune regioni (soprattutto Piemonte e in Veneto), ho spiegato come il vino venga usato anche per "pucciare" il pane, ho parlato di come l'inglese medio, posto di fronte ad una bottiglia di vino, vada immediatamente a prendere dei boccali adatti, mentre da noi il vino viene bevuto nei primi bicchieri a disposizione. Infine, tra lo stupore dell'assistente di volo Alitalia e del mio vicino di sedile, ho raccontato dei cubetti di ghiaccio del nonno. L'uovo di Colombo, ma pare che non siano in tanti ad averci pensato: non ho mai trovato nessuno che facesse cubetti di ghiaccio cosi'.


Tags: antropologia spicciola, foto, Piemonte, vino

2000-2010: cose diventate obsolete

Scritto da ViaggiareLeggeri, 20/02/2011 alle 08:00 | 0 commenti  | Permalink
Il popolare blog Huffington Post ha pubblicato tempo fa una lista di venti cose che sono diventate obsolete nel primo decennio del nuovo millennio. Tra queste, alcune sono rilevanti anche per chi viaggia. Eccole, con alcune mie aggiunte:

Le agenzie di viaggi: da un lato la proliferazione di siti come Kayak, Orbitz, Travelocity, Hipmunk, che hanno reso possibile ai consumatori di trovare tariffe convenienti e prenotare facilmente i loro viaggi, dall'altro la diffusione di siti e applicazioni che permettono ai viaggiatori di pianificare personalmente i propri itinerari, hanno cambiato radicalmente l'industria dei viaggi. Per molti, il periodo in cui si contattava un'agenzia di viaggi per prenotare voli, trovare alberghi e organizzare esotiche escursioni e' tramontato.

La separazione tra lavoro e vita privata: la disponibilita' di smartphones e computer portatili leggerissimi, accoppiata con l'onnipresenza di connessioni Internet wireless, ha reso possibile essere "always on", cioe' sempre online. Se sia un piacere, una tortura o un'evoluzione accettabile del nostro modo di vivere lo lascio dire a voi, ma e' indubbio che, per molti, la parola "vacanza" non corrisponde piu' ad un periodo in cui non si pensa al lavoro per giorni: anche in vacanza a Rotorua, tanti si metteranno a controllare la posta elettronica, prima di andare a dormire.

Le librerie: lo so, non si tratta di qualcosa intrinsecamente legati ai viaggi, ma per me, visitare una libreria a Taipei, o a Londra, oppure ad Agrigento, e' un piacere grazie al quale mi pare di imparare qualcosa in piu' del posto che visito (e prima ancora d'aprire un libro). Per esempio, vedere decine di ragazzi e ragazze seduti sul pavimento delle librerie Eslite, a Taiwan, impegnati a leggere come fossero in una biblioteca - e senza che nessuno li disturbi - e' uno spettacolo che continua a stupirmi.

Orologi da polso. Impossibile, per me, viaggiare senza avere al polso il mio orologio con bussola. Pare invece - come confermato anche da un'altro articolo dello stesso blog - che l'attuale generazione di teenager americani sia affollata di giovani che non hanno mai indossato un orologio da polso. E perche' dovrebbero, dopotutto, visto che hanno continuamente il loro cellulare davanti al naso?

Mappe. Obsolete anche quelle, secondo l'articolo dell'Huffington Post. I dispositivi GPS diventano sempre piu' economici, piccoli e portatili, sono presenti nelle nostre auto e nei nostri cellulari, e ormai utilizziamo mappe digitali sia per attraversare un continente che per andare al ristorante.

Chiedere indicazioni stradali: vedi alla voce Mappe. Pratica in via d'estinzione a causa dell'onnipresente GPS.

Perdersi: vedi, ancora, alla voce Mappe. Se in passato ci si poteva perdere senza alcuno sforzo, ora e' necessaria la consapevole decisione di spegnere il navigatore satellitare dell'auto o del cellulare, per riuscire a godere della possibilita' di pronunciare la frase "Non ho idea di dove sono".

Macchine fotografiche a pellicola. Uccise dalla fotografia digitale, un rischio che Cesco Ciapanna - l'editore di Fotografare - paventava dai primi anni Ottanta. Ora, durante un viaggio con la macchina digitale in mano, facciamo cinque o dieci volte piu' foto che con la macchina a pellicola, senza pero' mostrarle a nessuno.

La proiezione delle diapositive al ritorno dalle vacanze. Se come me usavate diapositive anziche' negativi, i vostri amici probabilmente ricordano ancora con terrore il momento in cui, di solito verso meta' settembre, ricevevano il vostro invito per andare a vedere "qualche diapositiva". Di solito la proiezione finiva a notte inoltrata, con gli amici che non riuscivano piu' a fingere interesse di fronte alla ventesima immagine di un gabbiano scozzese.

Alcuni di questi oggetti e di questi comportamenti mi mancano. La scomparsa di altri mi lascia indifferente. E voi, quali sono le vostre opinioni? Ci sono altre cose che sono scomparse dalla vostra vita di viaggiatori, negli ultimi dieci anni?

Tags: agenzie viaggi, antropologia spicciola, liste, orientamento

Educata minaccia inglese

Scritto da ViaggiareLeggeri, 13/02/2011 alle 10:53 | 0 commenti  | Permalink
Educata minaccia inglese
"Ai trasgressori verra' chiesto di andarsene". Pare quella vecchia battuta sul "bobby" londinese che, correndo dietro ad un ladro, grida "STOP, oppure grido di nuovo STOP!"...



Tags: antropologia spicciola, cartoline, Gran Bretagna, leggi e regole

Inghilterra: come ti preparano per un colloquio di lavoro

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/02/2011 alle 08:30 | 1 commenti  | Permalink
Dopo qualche anno passato in giro per il mondo a fare il webmaster e a produrre applicativi online, mi ritrovo di nuovo a casa, in Inghilterra, nella condizione che gli inglesi chiamano between jobs, e che noi italiani, piu' prosaicamente, descriviamo come "disoccupazione". Un CV decente e buone esperienze professionali in tre continenti mi hanno portato a ricevere una dozzina di telefonate da agenzie di selezione personale (non interinale) per varie opportunita' d'impiego in zona Londra ovest e dintorni. Dovrei avere un colloquio con un'azienda, nel centro di Londra, tra qualche giorno, e l'agenzia che mi ha procurato l'incontro mi ha mandato un prontuario di cose da fare e da evitare. Utile, immagino, per un diciottenne senza esperienza di lavoro, ma lievemente ... ridicolo in alcune sue raccomandazioni. Eccolo:
  1. Always arrive early, look smart and make eye contact with a firm hand shake; you show that you have good customer facing skills and can handle pressure situations

  2. It is imperative to arrive early to calm yourself and get a feel of the environment

  3. Make polite conversation with whoever leads you to your interview room, e.g. about the weather, ?nice offices?, location, etc

  4. The most important impressions made about you are made within the first 10 seconds of an interview

  5. An employer needs to know they can work with you and that you can become part of their team; so be yourself, be real and be approachable

  6. Know what your short and long term goals are in relation to a new post

  7. Things like career opportunities, training potential and technical growth are as important as your day to day role and working environment

  8. Prepare questions for the interview, which will help you decide whether or not to accept, if you are offered the job

  9. Be knowledgeable and interested in the company concerned

  10. Be prepared to discuss your weaknesses, but try and turn it into a positive

  11. Have questions in mind that you are going to ask at the end of the interview

  12. Ask the interviewer if they are unsure about any of your skills so that you have time to discuss these and prove your strengths, literally ask the client ?do you have any concerns??

Il primo punto e' parecchio ottimistico: ho visto persone arrivare a colloqui di lavoro con me (che li intervistavo), capaci di parlare guardandomi negli occhi, dotate di vigorose strette di mano, e che sono poi andate in crisi in momenti di pressione.

Punto tre: "ricordati di chiaccherare con chi ti accompagna nella stanza in cui si svolgera' l'intervista"!

Punto 4: come dicono gli anglosassoni, "You never get a second chance to make a good first impression".

Il sesto punto e' una delle cose sul quale da almeno vent'anni ho ripetute discussioni con colleghi e amici, per l'ipocrisia che lo permea. L'azienda s'aspetta che diciamo "desidero trovare un impiego che mi fornisca l'opportunita' per una crescita professionale" blah blah blah ... l'intervistato deve spiegare quali sono i suoi obiettivi, e deve evitare accuratamente di dire spiacevoli verita': "vorrei lavorare per voi perche' ho un mutuo da pagare", "ho scelto quest'azienda perche' e' vicina a casa", "appena ho visto la ragazza/il ragazzo alla reception ho capito che questa ditta e' fatta per me".

Il settimo punto potrebbe essere riscritto cosi', in italiano: "Anche se vi offrono un lavoro che fa schifo in un ambiente terribile, tappatevi il naso e tirate avanti, magari vi offriranno di partecipare a qualche corso, oppure potreste prendere il posto di qualcuno in posizione migliore".

Il decimo punto pone un dilemma: parlare dei propri punti deboli e "rigirarli" per presentarli come lati positivi, oppure semplicemente glissare su quegli argomenti? Se siete stati in prigione per aver menato un superiore, potreste dire che "affrontate il vostro lavoro con passione", se avete trascorso vent'anni nello stesso impiego senza sbocchi direte che "attribuite la massima priorita' alla fedelta' all'azienda", se siete stati licenziati perche' passavate ore al telefono con le vostre varie fidanzate potreste sempre tirare fuori la scusa che voi "prendete esempio dalle massime cariche dello Stato".

E come dice il punto due, ricordatevi di arrivare presto e di farvi un'idea dell'ambiente di lavoro. E soprattutto, prendete nota della posizione delle uscite d'emergenza, non si sa mai come puo' finire un colloquio di lavoro...

Tags: antropologia spicciola, Gran Bretagna, lavoro, liste

Emigrazione esistenziale

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/10/2010 alle 13:45 | 0 commenti  | Permalink
L'articolo di Wikipedia sulla emigrazione esistenziale e' interessante per i punti di contatto tra viaggiatori e "migratori esistenziali" (migranti? Emigranti? Migrazione? Emigrazione? Boh). Lo riassumo di seguito.

Il concetto di emigrazione esistenziale deriva da ricerche fenomenologiche (Madison, 2006) sulle vite di migranti volontari i quali hanno scelto di lasciare la loro Nazione d'origine per vivere da stranieri in un'altra Nazione. Secondo Madison, questo tipo di emigrazione non e' da assimilare a migrazioni economiche, semplice "desiderio di viaggiare" (wanderlust), esilio, o emigrazione forzata. "Emigrazione esistenziale" e' un tentativo di esprimere qualcosa di fondamentale sull'esistenza attraverso l'abbandono della propria patria e la trasformazione in uno "straniero".

Lo studio di Madison ha toccato temi che comprendono l'importanza del tentare di esprimere il proprio potenziale, l'importanza di liberta' ed indipendenza, l'apertura verso esperienze del mistero della vita, l'apprezzamento per differenze e "estraneita'" come stimolo alla consapevolezza individuale e all'ampliamento delle proprie prospettive. I soggetti presi in esame dalla ricerca hanno indicato una vistosa preferenza per cio' che e' strano e straniero rispetto a cio' che e' convenzionale e familiare.

Cosi' come il nuovo concetto di "emigrazione esistenziale", la ricerca di Madison propone anche una nuova definizioe di "home" (sia casa che patria) come interazione; la "sensazione di essere a casa" nascerebbe quindi da specifiche interazioni con cio' che ci circonda, e tali interazioni potrebbero avvenire ovunque e in qualsiasi momento. Questa definizione e' in contrasto con la comune definizione di "casa" come luogo geografico fisso, costante (stabile nel tempo e nello spazio). La ricerca pone inoltre in discussione le consuete definizioni di essere/sentirsi a casa, le sensazioni di estraneita' ed integrazione.

La ricerca di Madison che ha portato all'idea di emigrazione esistenziale mette in guardia sull'impatto psicologico della crescente globalizzazione. Non esistono molte ricerche sull'impatto della globalizzazione sulle esperienze individuali quotidiane, ma la ricerca in oggetto suggerisce che la il concetto di "casa" si stia affievolendo nella comunita' umana, che quindi starebbe entrando in un'era di "global homelessness".

Anche l'eventuale ritorno alla "casa originale", alla casa da cui ci si e' allontantati all'inizio del proprio personale percorso di migrazione, si trasforma in un'ennesima migrazione e non in un ritorno: se l'arredamento, i colori dei muri, gli animali domestici sono cambiati, la "casa originale" risultera' un luogo differente rispetto a quello da cui ci si era mossi; se, viceversa, nella "casa originale" tutto o quasi e' rimasto immutato, come in un tempio al tempo che fu, il farvi ritorno non dara' comunque la sensazione di un ritorno a casa, evidenziera' invece la distanza tra le esperienze accumulatesi nella memoria del migrante esistenziale, e i conseguenti cambiamenti nella sua visione del mondo (nelle piccole come nelle grandi cose: dalla fame nel mondo al verso della carta igienica in bagno), rispetto all'apparente immutabilita' della "casa originale". Eraclito avrebbe probabilmente commentato che la casa, nella sua stasi apparentemente eterna, e' morta.

Io, invece, rifletto su quanto sia cambiata la casa in cui nacqui tanti anni fa, dopo l'ennesima botta negli stinchi camminando al buio. Probabilmente e' arrivato il momento di ripartire.

Tags: antropologia spicciola, migranti, Wanderlust

Provate a spiegare all'estero cosa succede in Italia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/10/2010 alle 07:12 | 1 commenti  | Permalink
Nel corso di un convegno Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, ha detto "E' difficile andare in giro per il mondo a spiegare cosa succede in Italia". Grazie, non ci voleva un manager plurilaureato per capirlo, ma mi fa piacere vedere che c'e' arrivato anche Marchionne. Nell'ultimo decennio, che ho trascorso all'estero, sono stato spesso coinvolto in conversazioni sull'Italia; in alcune occasioni ci sono stati da sfatare degli stereotipi, spesso mi sono state fatte domande spiacevoli, imbarazzanti o curiose. Ecco una selezione di quelle conversazioni, svoltesi a volte in Italia e a volte all'estero, conversazioni che a volte toccano la situazione politica italiana, altre volte riguardano invece in generale l'immagine che l'Italia da' di se' all'estero.

L'anno era il 2004, ero in taxi a Taipei (Taiwan). Il tassista mi chiese di che nazionalita' fossi. Alla mia risposta, mi chiese se fosse vero che la liberta' di stampa in Italia era limitata, "come ai tempi di Mussolini"...

2006, Londra. Un amico cuoco si trasferisce in Inghilterra per lavorare a Londra, la sua citta' preferita. E' la seconda volta, passa qualche settimana con noi. Parliamo dei datori di lavoro che ha incontrato finora da queste parti, e dice che lavorare per un boss inglese va bene, ma se il ristorante e' invece italiano, dimenticati d'essere pagato per intero, dimenticati d'essere pagato per tempo, e se fai un periodo di prova dimenticati anche d'essere pagato. Ipse dixit.

Milano, intorno al 2005. Entro nell'ufficio di un conoscente, che sta parlando con un ospite, il direttore di una filiale straniera della ditta per cui lavoro. Ci salutiamo, invito a riprendere la conversazione, abbiamo una riunione insieme ad una quarta persona tra un quarto d'ora. La conversazione riprende, il collega straniero ascolta pazientemente una lunga serie di lamentele sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, poi chiede a me cosa ne penso. Condivido la critiche, rispondo. Lo straniero ci chiede "Com'e' che non incontro nessun italiano che voti o anche solo apprezzi Berlusconi, eppure continuate ad eleggerlo?". Beh, "the empty can rattles the most", gli rispondo. Chi e' soddisfatto parla meno di chi e' insoddisfatto.

A Taoyuen (una citta' taiwanese) guardo la tv con amici e parenti taiwanesi. Cambiando canale ci troviamo di fronte ad una partita di calcio, e immediatamente vediamo oggetti gettati dagli spalti, poi uno dei due portieri viene colpito da un razzo. Penso a quali possano essere le nazionalita' dei tifosi delle due squadre, visto che non sono abbastanza vicino alla tv per leggere i nomi delle squadre. Intorno a me vedo facce preoccupate. Mi avvicino alla tv e scopro che si tratta di Inter-Milan, in Champions League. Quello colpito e' Dida, il portiere milanista. Qualcuno mi chiede se succedano spesso cose del genere nel calcio italiano. Qualcun altro menziona uno scooter lanciato dagli spalti a Milano, io spiego che era piccolo, piccolissimo, un ciclomotore, e che i tifosi non avevano neppure dato fuoco al carburante, mi pare. La partita nel frattempo e' sospesa, e una mano pietosa cambia canale, si passa al baseball, per fortuna.

Atlanta, USA, Pasqua 2006. Sono ospite al pranzo pasquale di una famiglia americana, ci sono altri colleghi. Il marito della padrona di casa, un sessantenne proprietario di capannoni, che a tutta prima potrebbe sembrare il tipico statunitense del Sud grosso, grasso, repubblicano e provinciale che non sa nulla di quel che accade fuori dalla sua contea, mi fa una domanda che mi lascia basito: "Credi che Berlusconi abbia perso le elezioni per l'appoggio che ha dato alla politica estera statunitense?".

Singapore, giugno 2010, in un pub lungo Boat Quay. Sul megaschermo del pub c'e' Italia-Slovacchia. Qui dentro tutti tifano per gli underdog, gli slovacchi sfavoriti dal pronostico e dalla classifica FIFA. La nazionale italiana dorme fino a meta' del secondo tempo, poi si sveglia. Nel pub, molte voci chiedono (non a me, che non sono identificabile come italiano nonostante indossi una maglietta azzurra) "Non potevano svegliarsi prima, questi italiani, anziche' puntare come sempre allo zero a zero?". Vecchia storia, la nostra propensione al minimo risultato col minimo sforzo.

Taoyuen (Taiwan), agosto 2010, a casa di parenti. Mio cognato legge il giornale, chiede a sua sorella, mia moglie, di tradurmi quello che dice: "Il giornale dice che il vostro primo ministro e' stato beccato con delle prostitute ed e' nei guai". Gli rispondo che no, non e' una cosa recente, e che non capisco come mai sia sul giornale oggi. Lui replica "Non e' una storia recente? Vuoi dire che si e' gia' dimesso per lo scandalo?". No, gli spiego, non s'e' dimesso perche' lo scandalo e' stato relativamente piccolo, tanti pensano che un Presidente...

Tags: antropologia spicciola, Italia, italianità, Silvio Berlusconi, stereotipi

Staccionate coperte di reggiseni, arriveranno in Italia?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 14/07/2010 alle 13:50 | 1 commenti  | Permalink
"Cara, m'e' sembrato di vedere una ventina di reggiseni di fianco alla strada"
"Sara' stato un miraggio. C'era Pamela Anderson, dentro?

Avevo letto su Wikipedia della Cardrona Bra Fence, una staccionata nella campagna del Central Otago, regione della Nuova Zelanda, su cui ignoti passanti avevano iniziato ad appendere reggiseni, fino ad arrivare alla bella cifra di 7.400 reggipetti appesi nel 2006. Una decorazione del genere sarebbe di scandalo in molti posti (in Italia, per esempio), ma anche in Nuova Zelanda qualcuno ebbe da ridire, per cui la staccionata viene periodicamente ripulita con rimozione della svergognata biancheria. La famigerata staccionata si trova qui.
"No, giuro, erano proprio reggiseni!

Stavamo guidando verso l'area dei ghiacciai della Nuova Zelanda, eravamo a pochi minuti dal villaggio di Fox Glacier, sotto l'omonimo ghiacciaio, a centinaia di chilometri da Cardrona, e stava calando la sera, per cui l'ipotesi di un miraggio sembrava credibile. Invece... anche qui, una staccionata e' stata coperta di reggiseni. Poche decine, per ora, ma potrebbero aumentare.
La misteriosa staccionata di Fox Glacier

Una staccionata cosi' solleva inquietanti interrogativi:

- E' un segno dell'incombente fine del mondo?
- Si tratta di una campagna pubblicitaria di una marca di reggiseni?
- Questa moda delle staccionate coperte di reggiseni arrivera' anche in Italia?
- Girano senza reggiseno, ora, le ragazze e donne che hanno depositato i reggiseni sulla staccionata?
- La soluzione del mistero e' come sempre a Rennes-Le-Chateau?

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antropologia spicciola, foto, misteri, Nuova Zelanda

In motel a Fox Glacier

Scritto da ViaggiareLeggeri, 14/07/2010 alle 12:58 | 0 commenti  | Permalink
Siamo a Fox Glacier, villaggio di circa trecento persone vicino all'omonimo ghiacciaio. Da qui partono escursioni a piedi e in elicottero verso il Fox Glacier e in elicottero verso il ghiacciaio Franz Joseph. Noi siamo arrivati qui la sera di martedi' 13 luglio, e contiamo di dormire qui tre notti. Abbiamo trovato il motel che volevamo - il Matheson - con camere libere e con il prezzo che la guida Lonely Planet indicava, 85 dollari a notte. Salti di gioia, ci avevano detto che era difficile trovare camere qui, in questa stagione. Abbiamo poi cambiato stanza passando a una da 95 dollari, che aveva anche i fornelli e non solo il microonde. Dieci dollari extra al giorno per la connessione Internet, ma visto che m'e' appena arrivata una traduzione, non potevo farne a meno.
La camera e' bella, moderna, come il bagno. La proprietaria del motel ci fornisce informazioni precise sulle escursioni disponibili in paese e sulle varie ditte che le offrono.

In paese ci sono tre-quattro caffe', un pub/ristorante stile saloon americano, quattro ditte che organizzano escursioni in elicottero, ma un solo negozio dove acquistare cibo (a parte la stazione di servizio che forse vende qualcosa). Andiamo a fare acquisti - dopotutto abbiamo scelto la camera con fornelli per poter cucinare e risparmiare - e nel negozio incontriamo una numerosa comitiva asiatica, che si rivelera' essere taiwanese, proveniente da una citta' a pochi chilometri da quella in cui vivono i miei suoceri.Verrebbe da dire "com'e' piccolo il mondo", ma ... non ho ancora incontrato italiani in viaggio, in Nuova Zelanda (non che li abbia cercati). Per quanto riguarda i turisti taiwanesi, abbiamo incontrato tante comitive di giapponesi e di coreani, e molte scritte nelle due lingue in vari musei e aree turistiche, quindi la Nuova Zelanda pare essere - soprattutto con la sua isola meridionale e in particolare con le sue montagne - una destinazione molto gradita ai turisti asiatici che amano la natura e che hanno un portafogli piuttosto gonfio.

Tags: alberghi, antropologia spicciola, Nuova Zelanda

Nella penisola di Otago a caccia di pinguini

Scritto da ViaggiareLeggeri, 08/07/2010 alle 16:15 | 2 commenti  | Permalink
Penisola di Otago, vicino a Dunedin, Nuova Zelanda, verso le sei di sera.

- Vai a chiederlo a quei due che sembrano esperti.
- No.
- Daiii... vai!
- No, secondo me ne sanno quanto noi, cioe' zero.
- Ma sono seduti su quella roccia da un pezzo, sicuramente sanno a che ora arrivano i pinguini!
- Capisco che i pinguini possano essere animali abitudinari e magari arriveranno in questa baia ogni sera alle sei, come dice la guida che hai in tasca, ma non ci metterei la mano sul fuoco, sulla loro puntualita'. Cosa sono, pinguini svizzeri?

I due seduti sulla roccia girano la testa. Forse sono ornitologi svizzeri. Mia moglie insiste.

- Allora chiedilo a quella famiglia che sta vicino al cartello, sono li' da un pezzo!
- Te lo ripeto: secondo me, delle trenta-quaranta persone che sono intorno a questa baia, ce ne saranno due o tre, che sono qui perche' sanno cosa vogliono. Gli altri hanno visto la folla e avran pensato che se c'e' gente, allora qualcosa sta per succedere. Come il tizio a cui sanguinava il naso.
- Il ... cosa?
- Un tizio ha una perdita di sangue dal naso. Se ne sta col naso puntato in alto per evitare di sanguinare e di sanguinarsi addosso. Arriva altra gente, lo vedono col naso per aria, e iniziano a guardare in alto. Arriva altra gente, vede gente guardare in cielo, e anche questi iniziano a guardare, qualcuno tira fuori le macchine fotografiche.
- E allora?
- Mai fidarsi delle masse.
- Io vado a chiederlo a quella famiglia.

Due minuti dopo...

- Allora, scoperto qualcosa? Cosa stanno osservando o aspettando?
- Dicono che non lo sanno, ma che qualcosa dev'esserci, se non noon ci sarebbe questa folla.
- Ah, ecco. Scommettiamo...
- Cosa?
- ... che appena quella famiglia, che e' la comitiva piu' vicina all'acqua e quindi e' visibile da tutti, beh, appena inizieranno a muoversi per tornare alla loro auto, ci sara' come minimo un altro paio di gruppo che se ne andranno?
- Vediamo.

La famiglia se ne va a passo di gambero, fanno due passi verso il parcheggio e poi tornano indietro di un passo. Temono che, appena si saranno allontanati, arriveranno i pinguini, le foche monache, i leoni di mare, delfini balene squali orche e l'astronave di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo. Esattamente quello che temiamo tutti quanti.Poi la logica ha il sopravvento, o forse e' il freddo, oppure e' il fatto che oramai siamo gli ultimi, qui. Fa cosi' buio che se i pinguini arrivassero non ce ne accorgeremmo. Usiamo i presunti ornitologi svizzeri e la loro torcia, che vediamo in lontananza, per raggiungere l'auto.
Quando siamo arrivati al parcheggio, a cento metri dalla baia e trenta metri piu' in alto, sentiamo un suono come di ... boh, forse sono pinguini che stanno sbarcando in spiaggia, in fila per due. ma se anche fossimo a mezzo metro da loro non li vedremmo.

- Saranno gli spettri dei pinguini passati, che fanno questo suono?

I fantasmi dei pinguini?


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Singapore e le sigle: KL, JB, HK, HCMC

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/12/2009 alle 05:21 | 0 commenti  | Permalink
In quarant'anni non ho mai sentito nessuno, parlando, usare le iniziali "ST" per parlare di Settimo Torinese, o "CM" per Cologno Monzese, o "TI" per Termini Imerese. Per iscritto, forse, ma mai nel corso di conversazioni. E anche in Inghilterra, quando si parla di Staples Corner (lungo la M25, la "tangenziale di Londra") o di Stanwell Moor o di Englefield Green, non si dice "SC", "SM" o "EG": si usano i nomi per intero.

A Singapore, invece, i nomi delle citta' vengono ridotti a sigle anche quando si parla: Kuala Lumpur e Johor Bahru (Malesia) vengono sempre pronunciate KL e JB, Hong Kong diventa HK, Ho Chi Minh City (ex Saigon, capitale del Vietnam) e' sempre HCMC. E Singapore stessa viene spesso chiamata SG, nelle conversazioni che si svolgono qui.

Tags: antropologia spicciola, modi di dire, Singapore

Gente a Pingtung

Scritto da ViaggiareLeggeri, 25/08/2009 alle 07:41 | 0 commenti  | Permalink
Gente che mangia e ride a Pingtung, Taiwan
Pingtung (Taiwan) di sera, gente che cammina, mangia e ride. Mangia, soprattutto. Prima di entrare nel ristorante del pesce-martello abbiamo comprato del cibo da alcune bancarelle nel centro, e dopo essere usciti dal ristorante io ero pieno, ma il resto della comitiva si e' fermato in una dozzina di banchetti differenti per comprare un po' di questo, un po' di quello, e mangiare il tutto. Pingtung ha molti negozi di articoli per il surf e relativo abbigliamento, e lo stile ricorda un po' quello di altri paradisi per surfisti: molto rilassato, poca fretta, parecchia gente amichevole.

Tags: antropologia spicciola, foto, Taiwan

L'uomo sul tetto

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/06/2009 alle 07:41 | 0 commenti  | Permalink
Un uomo passa la giornata sul tetto di una casa, vicino a Taoyuan, isola di Taiwan. Fa caldo, e l'uomo si protegge dal sole con un ombrello. Guarda in direzione della ferrovia, forse lo pagano per tenere il conto dei treni che passano. O per scacciare gli uccelli che si avvicinano al tetto. Magari e' li' durante una pausa della sua giornata lavorativa, e guardare la gente che cerca di indovinare perche' l'uomo stia sul tetto e' il suo passatempo...




Tags: antropologia spicciola, Asia, foto Taiwan, Taiwan, Taiwan dal finestrino

Spazzatura a Singapore: la raccoglie Ronald

Scritto da ViaggiareLeggeri, 14/03/2009 alle 15:57 | 0 commenti  | Permalink
Ronald McDonald, il bidone della spazzatura umano, o quasi
Singapore, come saprete, e' una citta-stato ossessionata dall'ordine e dalla pulizia, e anche Ronald, il pupazzo di McDonald's, fa la sua parte: nonostante i tanti cestini, ci sono molti passanti che preferiscono buttargli la spazzatura in grembo.

Foto scattata di fianco a Plaza Singapura, un centro commerciale su Orchard Road.

Tags: antropologia spicciola, Singapore

L'inglese che entro' in mare a mani vuote e ne usci' con un tavolo d'acciaio

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/03/2009 alle 07:40 | 0 commenti  | Permalink
Siamo a Sentosa, l'isola molto turistica e poco esotica a sud di Singapore. Mia moglie ed io, accompagnati dal nostro ex collega Dan in visita a Singapore, siamo in spiaggia e ci godiamo il caldo. Dormicchiamo. Oltre trenta gradi, siamo alla fine di gennaio ma sarebbe lo stesso se fossimo alla fine di febbraio, agosto o novembre: di pomeriggio la temperatura scende raramente sotto i trenta gradi, a Singapore, e spesso supera i trentacinque, in qualsiasi mese.

Abbiamo un'isoletta artificiale di fronte a noi, e dietro le centinaia di navi che transitano negli Stretti di Singapore ogni giorno. Dan ed io andiamo a nuoto sull'isoletta, che sara' ottanta metri per trenta, a dir tanto. Camminiamo in spiaggia, parlando dei bei vecchi tempi a Londra, del periodo meno bello che abbiamo trascorso entrambi ad Atlanta, e del suo nuovo lavoro che lo porta a viaggiare tra Leeds, in Inghilterra, e Sydney, in Australia. E' curioso come, lavorando insieme, si e' spesso prossimi allo scannarsi, e col tempo, invece, si arriva a tollerare anche comportamenti che ci parevano insopportabili e a capire chi ci pareva incomprensibile. I "bei tempi a Londra" sono stati anni cosi', in cui momenti di prossimita' intellettuale tra persone di nazionalita' differenti si alternavano con periodi di reciproca intolleranza. Sembrano passati secoli, da quel periodo.

Esplorato ogni metro quadrato della piccola isoletta, torniamo verso la "terraferma", l'isola di Sentosa. Entriamo in acqua, e dopo cinque metri l'acqua inizia ad essere troppo profonda per toccare il fondo: la traversata e' lunga una trentina di metri, non c'e' corrente ne' pericoli, e non paiono esserci motivi per preoccuparsi. Ma succede qualcosa di imprevisto: Dan rovista sul fondo, prima coi piedi e poi, immergendosi, con le mani. Dopo qualche secondo riemerge, le braccia appesantite da qualcosa che e' ancora sott'acqua. Ecco che emerge il mistero: sul fondo, Dan ha recuperato il piano di un tavolino in acciaio, tondo, un metro e mezzo di diametro, lievemente ossidato.

Non gli dico di lasciarlo dov'e': entrambi abbiamo un pizzico di quell'attitudine da hessiani miglioratori del mondo che porta a prendere decisioni poco pratiche, poco ragionevoli. Propongo invece all'ex collega di passarmi un'estremita' del tavolo, che ad occhio pesera' una decina di chili, in modo che si riesca entrambi a nuotare con un braccio solo. "Mi dispiacerebbe doverti tirare una mazzata sulla capoccia per salvarti dall'annegamento", gli dico. Lui persiste nel nuotare portando da solo questo grosso disco d'acciaio. Non e' un'impresa, forse, ma non e' facile nuotare cosi'.

Dan arriva a riva, e porta il tavolino fin sotto alla torretta dei bagnini. Non ci sono cassonetti ne' altri luoghi per depositare la spazzatura, nei dintorni; sara' per questo che qualcuno ha abbandonato il tavolino in mare? Parla coi bagnini, e lascia loro in consegna il tavolino.

Tags: antropologia spicciola, Gran Bretagna, Singapore

I tassisti di Singapore

Scritto da ViaggiareLeggeri, 11/02/2009 alle 06:16 | 0 commenti  | Permalink
I tassisti di Singapore si comportano in modo interessante. Esci dall'ufficio e sali in un taxi, chiedi all'autista di portarti al condominio Costa X, lui guida per mezz'ora e alla fine ti ha portato al condominio Costa Y, in tutt'altra zona. Ammette l'errore, ti porta al condominio giusto, e al momento di farti pagare rinuncia ad usare il tassametro (che nel frattempo e' arrivato a 22 dollari) e ti chiede "Quanto ti fanno pagare, di solito, per questo percorso?". Gli dici quattordici dollari, si scusa ancora per l'errore e accetta con gratitudine i soldi.

Domenica mattina, si va al molo d'imbarco per le isole del sud, decidiamo di prendere il taxi anziche' bus, metropolitana e poi un altro autobus. Un tassista e' in attesa, fuori dal condominio. Gli chiediamo quanto costera', piu' o meno, andare fino al Marina South Pier, lui dice dieci dollari. Andiamo. All'arrivo, controlla il tassametro: segna sette dollari, che paghiamo molto volentieri, con un risparmio del 30% sulla spesa preventivata.

Fa piacere, non essere pelati da un tassista esotico.

Tags: antropologia spicciola, Singapore, taxi

Stranieri e Natale a Torino

Scritto da ViaggiareLeggeri, 25/12/2008 alle 07:00 | 0 commenti  | Permalink
Torino, le cinque del pomeriggio, vigilia di Natale. In Piazza Castello il traffico scorre senza troppi intoppi, rallentando per far passare i pedoni di fronte a via Roma. I pedoni passano col verde, col giallo e col rosso. Tra i tanti pedoni, solo una ragazza si ferma al semaforo rosso. I suoi occhi hanno un taglio straniero. "Are you from the Philipphines?", le chiedo. "Yes, I am!", dice. "I thought so. Bye, and have a merry Christmas!". "Thanks!", dice, e si dirige verso via Garibaldi.


Stranieri che venite in Italia: tante volte verrete accusati di portare con voi criminalita', mancanza di igiene, abitudini "incivili", cibi dagli odori "strani" e religioni inaccettabili. Per favore, continuate a darci il buon esempio come fa la ragazza che rispetta i semafori.

Fotografia scattata in Piazza San Carlo; sulla sinistra, immagini della mostra "Figli degli altri - Percorsi fotografici delle seconde generazioni a Torino", di Ilaria Turba, a cura della Fondazione Giovanni Agnelli.

Tags: antropologia spicciola, feste, foto, Italia, Torino

Bagaglio a mano e borsette da donna

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/12/2008 alle 13:01 | 0 commenti  | Permalink
L'argomento caldo del giorno sono le borsette da donna: possono essere portate a bordo in aggiunta al bagaglio a mano consentito, sui voli Ryanair? Se ne parla qui e qui nel forum.

Il sito Ryanair parla di un solo bagaglio a mano. Ma le borsette vanno considerate "bagaglio"?

Le borsette da donna godono di uno status particolare: alcune donne sembrano credere che la borsetta debba essere considerata parte del corpo umano, come un braccio o una gamba. Ne ho viste di scandalizzate e di infuriate quando qualcuno in uniforme ha chiesto loro di esaminare il contenuto delle loro borsette. Da marito, mi chiedo come possano, molte donne, aver bisogno di una dozzina di queste "estensioni del corpo umano". Poi apro il mio armadio e vedo lo zaino fotografico normale, lo zaino fotografico piccolo, lo zainetto per escursioni domenicali, lo zaino per andare in ufficio, lo zainetto piatto per andare a scrivere articoli in un caffe' con Internet wireless, lo zainetto fatto apposta per trasportare la borsetta di mia moglie, lo zaino etnico taiwanese, lo zainetto tascabile, lo zaino trasformabile in giacca impermeabile, lo zaino multi-compartimento per raccogliere campioni di rocce e piante, lo zaino per trasportare il gatto malaticcio dal veterinario, lo zainone da centoventi litri per fare trekking nel sud-est asiatico...

Ma quale che sia lo zaino che ho in spalla, al momento di imbarcarmi in aereo so che non e' invisibile e che verra' contato come bagaglio a mano.

Tags: antropologia spicciola, bagaglio a mano, Ryanair, zaino

Singapore pulita

Scritto da ViaggiareLeggeri, 14/11/2008 alle 06:30 | 0 commenti  | Permalink
Spazzatura a Singapore
La scritta sul bidone della spazzatura dice "Singapore litter free", cioe' "Singapore senza spazzatura", con sottinteso un "mantieniamola cosi'". Singapore e' pulita non solo a confronto con altre grandi citta' asiatiche: e' pulita quanto una citta' europea pulita, se questo puo' essere un termine di paragone. Pare Zurigo. Un collega di lavoro, malese di nascita ma residente a Singapore per lavoro da molti anni, dice che la pulizia di Singapore non deriva da una particolare disciplina e pulizia di chi vive sull'isola, ma dalla presenza di tanti addetti alla raccolta rifiuti che sono continuamente impegnati a pulire tutto il possibile e l'immaginabile. Questa foto e' stata scattata alle otto e mezza di un sabato mattina, quando gli addetti alle pulizie non avevano ancora raggiunto l'area di Tanjong Rhu lungo il fiume, area in cui tante famiglie e tanti gruppi di amici si ritrovano per mangiare e bere e godere del panorama, di sera, abbandonando poi i loro rifiuti sul prato.

Tags: antropologia spicciola, ecologia, Singapore

Il vero prezzo della fotografia digitale

Scritto da ViaggiareLeggeri, 30/10/2008 alle 06:42 | 2 commenti  | Permalink
Coppia in vacanza in una splendida isola greca. Mattinata trascorsa in un villagio di pescatori a scattare foto, assaggiare cibo e fare piccoli acquisti. Pomeriggio in spiaggia, lei prende il sole e nuota, lui nuota per cinque minuti, poi torna a riva a prendere la sua reflex digitale. Cammina nell'acqua fino ad uno scoglio, si arrampica per qualche metro - giusto per evitare ondate sulla sua costosa macchina fotografica - e inizia a fotografare le montagne dietro alla spiaggia, le barche dei pescatori al largo, i granchi, le lattine di bibite sul fondo. Lei saluta dalla spiaggia. Lui ricambia con una mano, con l'altra le scatta una decina di foto. Lei entra in acqua e nuota verso lo scoglio, lui fa fuori l'equivalente di due rullini per documentare quegli epici trenta metri di bracciate. Quando lei gli propone di nuotare insieme, lui risponde con il classico "Cinque minuti, dammi solo cinque minuti e ti raggiungo". Lei si allontana. Dopo un quarto d'ora, lui nota la cupola blu di una tipica chiesetta locale che sbuca da un promontorio non lontano. Scatta una decina di foto alla chiesa, poi entra in acqua e si dirige verso il promontorio. Lei alza la testa dal libro di Vargas Llosa che sta leggendo, lo vede camminare nell'acqua con la reflex sopra la testa, e si rimette a leggere. Dopo tre quarti d'ora lui ritorna con un sorriso stampato in faccia e la nuca arrossata dal sole.

Lui prende una bottiglia dalla loro borsa e riempie i loro bicchieri d'acqua ancora fresca. Beve. L'ora del tramonto si avvicina, e sull'isola c'e' un villaggio da cui si vede il sole tramontare in mare, vicino ad altre isole. Lui e lei rimettono le loro cose in due borsoni e si incamminano verso il parcheggio. Lo scooter affittato per la settimana li aspetta, c'e' tempo a sufficienza per raggiungere quel villaggio e trovare l'angolo migliore per fare qualche foto al tramonto.

Qualche ora piu' tardi, dopo alcune centinaia di foto nel villaggio, il rientro in albergo, la doccia e una cena, lui scarica le fotografie della giornata sul computer portatile. Che fortuna aver comprato una scheda da quattro giga, con una da due non avrei avuto spazio a sufficienza, dice. Guarda, le dice, queste te le ho scattate mentre ti allacciavi il casco questa mattina, salendo sullo scooter. Che bella la chiesetta, vero? Lei gli dice che lo aspettera' al bar vicino alla piscina.
Due ore dopo, lei e' al terzo daiquiri, e
...

Tags: antropologia spicciola, compagni di viaggio, foto, fotografia, viaggiare leggeri

Gomiti a posto!

Scritto da ViaggiareLeggeri, 13/10/2008 alle 10:45 | 0 commenti  | Permalink
Un bracciolo particolarmente desiderabile, due passeggeri, nessuna voglia di cedere anche solo un millimetro di spazio. Ecco le premesse di un simpatico giochino utile per prepararsi a voli particolarmente affollati: www.elbowwars.com.Gomiti al lavoro in questo simpatico videogioco

Il gioco e' ambientato in un cinema, ma si tratta di una situazione simile a quelle che si incontrano in aereo.

Tags: antropologia spicciola, linee aeree, umorismo

Tanti italiani in vacanza a Tioman, in Malesia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 08/08/2008 alle 15:30 | 2 commenti  | Permalink
Un quasi-tramonto a Timan
Ci sono tanti italiani, in vacanza al Berjaya Tioman resort dell'isola di Tioman, in Malesia. Il geek solitario e un po' sovrappeso sempre connesso ad Internet col suo sub-notebook taiwanese. La coppia romana che passa il tempo al telefono con l'Italia. Le due coppie campane che passano le serate giocando a biliardo. La coppia che e' in vacanza insieme per l'ennesima volta, e nessuno dei due si decide a chiudere la storia che non porta da nessuna parte. Le cinque amiche bolognesi (come faranno a resistere in giubbotto di jeans all'equatore?). Il bambino con cadenza genovese che chiede questo e quello alla mamma, che gli risponde in italiano ma con accento straniero e aspetto asiatico, forse malese o tailandese. Il Signor Palestrato E Signora, entrambi con occhiali da sole tanto ampi e vistosi che, piu' che proteggere gli occhi di chi li indossa, sembrano gridare 'Guardatemi!'. Le due amiche con linea perfetta e grandi sorrisi, che non resterebbero sole a lungo in una spiaggia italiana.

Quasi meta' dei vacanzieri su quest'isola sono italiani, seguiti dai francesi e dai taiwanesi; uno statunitense con call-girl asiatica, alcune coppie nordiche, una simpatica famiglia tedesco-russa. Com'e' che Tioman e' una destinazione cosi' popolare, in Italia?

Tags: antropologia spicciola, Asia, destinazioni, italianità, Malesia

"Rough Ian" e Ambrogio Fogar: no, non si somigliano

Scritto da ViaggiareLeggeri, 06/02/2008 alle 19:07 | 0 commenti  | Permalink
Un'amica italiana ha suggerito un'analogia tra le imprese di Ambrogio Fogar e la camminata da Finisterre a Istanbul di Rough Ian (di cui ho scritto ieri su www.nonsolo.affari.to/news/667) .

Piano coi paragoni. Non dico che Fogar fosse Superman e Ian una merdaccia, o viceversa, ma ...non mi pare facciano cose simili, e non credo vadano alla ricerca delle stesse cose.

Ambrogio Fogar era un altro genere di viaggiatore. Ian e' un programmatore (e come tale poco dotato per la comunicazione tra esseri umani) (e lo dico da programmatore) con una lieve forma di daltonismo (se avete visto il suo sito magari l'avrete intuito), alto quasi un metro e novanta e pesante circa 125 chili, che viaggia a piedi quando l'essere senza lavoro glie ne da' la possibilita'. Non uno sportivo, non uno alla ricerca di avventure estreme, non uno interessato ai record (lode a lui per questo). Non ha legami familiari che lo tengano a casa, e' silenzioso fino a che non beve (poi inizia a raccontare di sua zia che odia i tedeschi per via del Blitz, e di quando vide un italiano viaggiare, per ordine della mamma, con una forma di formaggio nello zaino), contrario alla pratica sportiva, alle pulizie di casa, e a qualsiasi movimento che non sia l'andare al pub, come dice lui stesso sul suo sito. Conoscendolo personalmente, direi che del viaggiare a piedi lo attirano, soprattutto, i bassi costi, i tempi lunghi, l'essere "lontano da".

Sulle differenze tra attitudine italiana e inglese nei confronti dei viaggi e delle avventure.

Non sono gli Ambrogio Fogar (e i Reinhold Messner, o i Patrick de Gayardon, o i Ranulph Fiennes), secondo me, che rappresentano il carattere di una nazione. Quelle sono eccezioni, cacciatori d'adrenalina e di esperienze intense, e possono nascere anche in un Paese di sedentari che non sanno cosa sia un fuso orario. Ian e' invece un uomo molto "medio", con i suoi pregi e i suoi problemi, le sue contraddizioni (un nemico dell'attivita' fisica che fa 4.000 km a piedi), e che rappresenta bene l'inglese medio, pronto ad andare a vivere in Bulgaria se la vita a Slough costa troppo, o a trasferirsi dal'altro capo del mondo se la sua ditta glie ne da' la possibilita'. La minoranza sparuta di italiani disposti a fare lo stesso viene probabilmente da famiglie che hanno saputo stimolare la curiosita' dei figli fin da piccoli, hanno proposto loro un mondo che aveva piu' opportunita' e cose interessanti che pericoli, e han detto loro di fare cose, anziche' parlarne.

E con questa frase, arrivata dopo oltre 2500 caratteri, mi sono tagliato la lingua (o le gambe) da solo...

Tags: antropologia spicciola

Per dare il bianco ci vuole un esperto, per tagliare del legno ci vuole un esperto...

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/01/2008 alle 15:00 | 0 commenti  | Permalink
Le case dei miei conoscenti, in Italia, sono bellissime: possono essere piccole, a volte, ma sono sempre curate e decorate con una cura maniacale. La mia casa in Inghilterra, in cui ho vissuto per qualche anno e che e' ora affittata, aveva qualche tocco di italianita', ma era in tutto e per tutto una casa inglese. Il che significa che poteva essere seguita e mantenuta in buona parte da un proprietario normale, con poca predisposizione per il bricolage. Al contrario delle case italiane, in cui ci vuole uno specialista per qualsiasi cosa.

Lavori in corso, 2004I mobili della casa inglese li abbiamo comprati alla Ikea e un mobilificio locale. Tutti componibili. Tutti montati da me, compreso l'enorme armadio della camera da letto. Compreso il bel tavolo Ikea, enorme, che vorrei un giorno rivedere, perche' ho il presentimento che diventera' piu' bello col tempo.

Ci sono poi tante cose che possono essere imparate e che, una volta messe in pratica, magari non daranno subito risultati eccezionali, ma ti renderanno orgoglioso. Quando ho verniciato la camera da letto e' stato un macello: sono andato avanti per settimane e il risultato finale e' stato scarso. La camera da letto piccola e' venuta gia' meglio. E quando ho verniciato la cucina, ho finito in due giorni (certo, la stanza era piu' piccola, ma non e' solo per quello che ho finito in fretta) e con un risultato che mi ha fatto felice. Avrei fatto anche sala e area-scale, ma visto che avevamo una vacanza in vista (Grecia) e un dirimpettaio imbianchino, abbiamo fatto fare il lavoro da lui. La conclusione e' che ho scoperto di poter verniciare una o piu' stanze senza catastrofi e imparando, nel contempo, a rimuovere da solo i termosifoni, la moquette e altro. Un po' come quando imparai a sostituire la cinghia della distribuzione della mia moto (Morini 3 1/2): certo, avrei potuto farlo fare da altri, ma era un'occasione per imparare qualcosa, e spendere quattrocentomila lire per sostituire un pezzo che ne costa (a me, al dettaglio) venticinquemila, mi sembrava uno sproposito. Allo stesso modo, se una persona avesse ora bisogno, per esempio, di un sito Internet, potrebbe chiedere ad un professionista (me, per esempio), e pagarlo per il lavoro, ma potrebbe anche decidere di fare da se', risparmiare e allo stesso tempo imparare. Lo stesso vale anche per la falegnameria (per esempio, in Inghilterra ho comprato il piano-cucina in bel legno e l'ho poi sagomato io per adattarlo al forno): il fare qualcosa e godere dei frutti del lavoro ci riporta ad un tempo in cui chi produceva fruiva dei beni prodotti. Un bel cambiamento, se avete lavorato in una catena di montaggio.

La differenza tra fare da se' e far fare ad un professionista sta nel risultato finale. Ma se e' il processo, che vi interessa, raccomando di fare da soli.

Gli statunitensi, che domanda!

Scritto da ViaggiareLeggeri, 05/01/2008 alle 08:00 | 0 commenti  | Permalink
Nel titolo del mio post di ieri chiedevo "Chi apprezza e onora il cibo di piu', statunitensi o inglesi?".
La risposta e', evidentemente, gli abitanti degli USA. No, non tutti e trecento milioni. Ma quelli che conosco io, quelli che vedo io in giro, quelli che fanno parte del tessuto sociale in cui vivo, qui ad Atlanta, dedicano piu' tempo, attenzione e passione al cibo rispetto alle persone che conoscevo, vedevo o incontravo per caso in Inghilterra. Se li' il cibo era una perdita di tempo da consumarsi il piu' in fretta possibile, qui e' una passione (a volte eccessiva), un pericolo (per le ragazze cultrici della linea), un premio e un momento di pausa e di conversazione.

Chi apprezza e onora il cibo di piu', statunitensi o inglesi?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 04/01/2008 alle 07:50 | 0 commenti  | Permalink
La conversazione seguente si svolge negli Stati Uniti, ad Atlanta:

Mark: What the heck are you doing, Ron? Eating at your desk? You have been close to Dan for too long!
Dan: Hey, eating at the desk is merely a sign of efficiency!
Mark: No, it messes your desk, your stomach and does not give you the break you need and deserve.

Delle tre persone coinvolte (Mark, Dan e Ron), due sono statunitensi e uno inglese. Quale sara' l'inglese?

La risposta domani, su questo sito.

Ugly Italians come gli Ugly Americans?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 02/01/2008 alle 19:00 | 0 commenti  | Permalink
Ugly Italians, e non per scarsa bellezza. I Terribili Italiani, si potrebbe dire, quelli che ti fanno vergognare d'essere italiano.

Ci sono statunitensi che viaggiano con zaini decorati con la foglia d'acero della bandiera canadese. Lo fanno per evitare di essere trattati come americani, ma non solo per i rischi fisici che l'essere cittadino USA comporta in certe parti del mondo: vogliono evitare di essere visti come i "soliti arroganti ed ignoranti americani"; temono di essere considerati Ugly Americans. Il sito della CNN riporta alcuni suggerimenti per i viaggiatori per evitare passi falsi ed essere considerati arroganti ed ignoranti. Sono regole basilari dell'educazione, e spiace vedere che, come gli americani, anche noi italiani dovremmo leggerle con attenzione.

Come identificare un italiano in viaggio? Volume sempre parecchi decibel sopra il necessario, vestiti in modo altrettanto chiassoso, incapaci di rispettare una coda, vittime di una cospirazione internazionale ("A noi italiani ci odiano perche' abbiamo siamo i migliori") appena incontrano una complicazione o un ostacolo burocratico.
Molti italiani in arrivo negli USA si lamentano dei problemi incontrati con funzionari poco svegli o addirittura malvagi; a me capita di trovare solo funzionari simpatici, pronti alla battuta, rapidi, precisi ed educati, siano essi WASP, ispano-americani o italo-americani del New Jersey. L'ultimo e' stato un addetto all'immigrazione all'aeroporto JFK di New York: aveva appena respinto un italiano che si aveva scavalcato una coda e rimandato in coda una coppia mista italiano/russa, in quanto l'italiano pretendeva di passare senza aver compilato i moduli relativi a soggiorno e merce importata (e ci teneva che tutti sentissimo quel che diceva, a giudicare dal volume); arrivato il nostro turno, abbiamo trovato il funzionario estramamente educato e simpatico, e abbiamo discusso della storia di Sciacca (era il suo cognome) e della sua famiglia (pugliese, nonostante il cognome), mentre svolgeva le procedure d'immigrazione.

Il giorno dopo, dentro l'Empire State Building, lunghe code: due comitive di dieci persone ciascuna, in diversi momenti dell'ascesa, finiscono divise. Una accetta la situazione, ed il secondo "troncone" del gruppo resta dietro a noi senza farsi sentire, fin quando non dico loro di passare pure, sapendo che erano insieme a quelli immediatamente davanti a noi; entrambi i 'tronconi' del gruppo ci ringraziano. L'altra comitiva, pochi minuti piu' tardi, si trova nella stessa situazione. Dopo venti secondi alle nostre spalle, ed evidenti segni di (loro) nervosismo, passano sotto alle catenelle che delimitano la fila, spintonando varie persone e facendo cadere le catenelle stesse; una volta riuniti ai loro amici, si lamentano dell'incivilta' degli americani (se si fossero guardati intorno, avrebbero notato che non c'erano americani nel raggio di una decina di metri).
Uno dei due gruppi era francese. Nessun premio per chi indovina da quale Nazione venisse l'altro.

Venendo allo stile italiano, non e' ben rappresentato dalle ragazze (e anche da tante quaranta-cinquantenni d'assalto) italiane che abbiamo incontrato durante questo viaggio, sia in Italia che in Francia che a New York. Che fine hanno fatto praticita' ed eleganza? Stivaloni lunghi che vanno bene per andare a pescare, jeans aderenti che si vede se hanno fatto depilazione alla francese o alla brasiliana, piumino cromato, faccia allampadata che pare siano state in vacanza sul Sole, cappello stile David Crockett con coda di opossum sovradimensionata.

"Stile italiano"? Non fatemi ridere.

E non e' solo all'estero, che ci comportiamo cosi'. La rissa a Madonna di Campiglio tra romani e bresciani. Le scene viste durante visite a castelli e fortezze sulle Alpi, con connazionali che rallentano le code per il biglietto perche' vogliono avere - a quarant'anni e senza presentare la carta d'identita' - lo sconto pensionati, o perche' - alla stessa eta' e sempre senza documenti - esigono lo sconto studenti (si', si tratta delle stesse persone). Il manager in carriera che, sbarcato all'aeroporto di Caselle da venti minuti, sbraita contro l'aeroporto e contro chi lo ha fatto aspettare per i suoi bagagli.

Se quando viaggiate preferite non attaccare discorso con comitive di vostri connazionali, se quando vi chiedono di dove siete rispondete 'Europei', 'Mediterranei', o magari persino 'Occitani', per evitare di dire che siete italiani, fatecelo sapere. Raccontate le vostre esperienze di viaggio nel nostro forum, potreste aiutare qualche ugly italian a migliorare.

Tags: abrasioni superficiali, antropologia spicciola, Italia, Stati Uniti

Gli Stati Uniti, un mondo meraviglioso

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/12/2007 alle 11:00 | 0 commenti  | Permalink
Gli USA sono un mondo meraviglioso: un conoscente mi ha detto che, nella ditta in cui lavora, qualcuno si e' rivolto alle Risorse Umane perche' s'e' sentito un rutto in ufficio. Due suoi colleghi australiani - che lavorano negli USA - sono stati chiamati dall'ufficio HR (*)per un'investigazione su un potenziale caso di molestie sessuali che - secondo il mio conoscente - pare una trappola, visto che nessuno dei due puo' aver molestato nessuno. E uno dei due sopracitati australiani e' stato richiamato per turpiloquio: un bel fuck off detto ad alta voce, in ufficio, anche se per scherzo. E uno dei due, pare, era stato al centro di una lawsuit annunciata e poi ritirata da un suo ex collega (48enne), che si era ritenuto insultato dal commento "Hey, you're not very young!".

Un mondo meraviglioso, appunto.





(*) HR: Human Resources. Risorse Umane. Ufficio del Personale.

Economia idrica all'americana

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/12/2007 alle 07:00 | 0 commenti  | Permalink
Ad Atlanta da quasi due anni, ancora mi stupisco degli sprechi. Raccolta differenziata molto limitata, tanto che una sera, recandoci al supermercato Kroeger di Roswell Road con borse piene di bottiglie di vetro vuote, ci e' stato detto di buttarle pure col resto della spazzatura: plastica, metallo, organico, carta e cartone.

Un anno fa, ho notato irrigatori automatici che bagnavano marciapiede e strada toccando appena appena l'erba che era il loro bersaglio; segnalato il problema al residence che aveve fatto installare gli irrigatori, non sono state intraprese azioni correttive fino a quando io ed un collega, entrambi costretti a camminare sulla strada anziche' sul marciapiede a causa degli irrigatori, abbiamo contattato un ufficio del comune.

In tutti i ristoranti che abbiamo visitato in Georgia, appena ti siedi ti portano un bicchierone da un litro d'acqua di cui una buona parte andra' sprecata. Fa piacere, ma moltiplica per tutte le cene servite ad Atlanta e vedrai che cifra...

Ora, il colpo di grazia: il nostro residence ha deciso che le nostre bollette dell'acqua diventeranno a prezzo fisso anziche' proporzionate al consumo: ottima mossa per disincentivare la riduzione degli sprechi. Se prima uno ci pensava due volte, prima di lasciare l'acqua aperta durante la rasatura mattutina, ora non c'e' piu' neppure lo stimolo del risparmio economico, a far chiudere l'acqua.

Forse e' semplicemente un modo per far emergere i veri ecologisti: se risparmiare l'acqua non ti fa risparmiare denaro, eppure lo fai, vorra' dire che non e' il vil denaro a spingerti.

Tags: antropologia spicciola, ecologia, Stati Uniti

I pellegrini del Mayflower e l'etica americana

Scritto da ViaggiareLeggeri, 26/11/2007 alle 22:06 | 0 commenti  | Permalink
Cenare in Arkansas e scoprire che per bere devo passare il confine e rientrare in Oklahoma, perche' la citta' di Van Buren, Arkansas, in cui si trova il ristorante, e' in una "dry county" in cui bere alcolici non e' consentito. Ripenso a Footloose e a quante cose gli Americani amano vietarsi.

Se i pellegrini del Mayflower se ne fossero rimasti a casa, avrebbero avuto sulla cultura britannica un impatto paragonabile a quello avuto su quella, nascente, statunitense? Non credo. E se quella nave avesse deviato verso nord, forse ora avremmo fondamentalisti cristiani in Groenlandia, e Stati Uniti un po' meno rigidi.

Padoa-Schioppa ha ragione sui bamboccioni

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/10/2007 alle 16:10 | 0 commenti  | Permalink
Giorni fa, il sito di Beppe Grillo ha ospitato una risposta al ministro Padoa-Schioppa. La risposta, tentando di dimostrare l'impossibilita' di mettere in pratica cio' che il ministro auspica (lasciare la famiglia e vivere da soli), mostra solo quanto siamo lontani dall'idea di fare sacrifici per ottenere cio' che desideriamo.

L'autore della lettera sul blog di Grillo, pur con stipendio basso e buon senso dell'umorismo (caratteristiche che me lo rendono simpatico), pare persino piu' viziato e bamboccione di me ... per lasciare casa vuole acquistarne una immediatamente. Niente alternative? Io sono stato in affitto in due posti, prima di comprare casa.

In neretto le frasi da beppegrillo.it:

La dovr? arredare (la casa), ovviamente, mica posso dormire per terra....


Mi consenta... dormire per terra si puo'. Magari non per anni, ma un materasso sul pavimento e' una soluzione comune, chieda ad amici italiani (operai, laureati, programmatori) che si sono trasferiti all'estero. E se l'abbiamo fatto noi, con moquette amazzoniche a pochi centimetri dal naso, puoi farlo anche tu.


Per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 4 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini... il minimo indispensabile. Mi conosco, mi sapr? adattare.



Divano a due posti? Letto matrimoniale? Tv? La prima casa in cui ho abitato, dopo aver lasciato la casa di famiglia, la condividevo con altri due colleghi (e con un ulteriore coinquilino, per un certo periodo). Uno di loro aveva una vecchia e scalcinata Opel pagata meno di 500 sterline, l'altro viaggiava da passeggero e con i mezzi pubblici. La tv era forse a colori, forse in bianco e nero, certo minuscola, con funzionamento a giorni alterni e antenna in fil di ferro fatta in casa.

Il divano che avevamo era cosi' pulito che qualsiasi mamma media italiana l'avrebbe distrutto col napalm, a patto di arrivare prima dell'ufficio d'igiene interessato a metterlo sotto sequestro. Di sedie, in cucina, ce n'erano tre.

Il giardino lo ripulii io con minima collaborazione da parte di uno dei coinquilini, l'erbaccia era alta a sufficienza da farci temere di trovare carcasse di cani. Il letto (singolo e mediocre) lo comprai nuovo, pagando 40 sterline piu' 40 per il materasso. L'auto ce l'avevo gia', e la tenni. Fino a che non mi misi con la ragazza che poi divento' mia moglie, non andai al cinema, e anche il pub - passatempo nazionale in Inghilterra - lo frequentavo una volta alla settimana. Niente ristoranti. La mountain bike la comprai di seconda mano, con garanzia scritta di incassare almeno il 50% del prezzo pagato al momento di restituirla (casomai avessi perso il lavoro e avessi lasciato l'Inghilterra).

Torniamo alla casa, visto che e' quello il tema. Non era a due passi dal lavoro, e questo ridusse il costo dell'affitto. Gli impianti luce, gas e acqua erano vecchi e qualche guasto l'abbiamo dovuto affrontare. La casa aveva due camere da letto e un mini-studio, talmente mini che dopo una settimana li' mi trasferii nell'inutilizzato mini-salotto (tre metri per cinque) che quindi divento' la mia "casa". La casa era freddina e buia, e riscaldarla - senza termosifoni - costava un capitale. Il bagno era uno solo e malandato. La cucina era malmessa. Eccetera eccetera eccetera...

Se persino io sono riuscito ad adattarmi ad uno standard di vita inferiore a quello che avevo a 'casa di mamma', credo che chiunque possa farcela. Tra l'altro, lo standard si abbassa ogni volta che si trasloca all'estero, nel mio caso: nel 2006 sono stato trasferito negli USA, e l'appartamento in cui mia moglie ed io viviamo ora e' piu' piccolo della nostra casa in Inghilterra e anche della casa in cui vivemmo insieme prima di comprarne una. E' piu' buio, con isolamento termico e acustico inesistente, in un'area in cui camminare o andare in bici significa rischiare la pelle a causa del traffico (e dei marciapiedi ridicoli). Ma e' quel che possiamo permetterci senza dover chiedere aiuto o fare debiti.

Bamboccioni veri o presunti, se volete davvero vivere per conto vostro, preparatevi a qualche sacrificio in piu'...

Italiani in vacanza: continuiamo a farci riconoscere

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/08/2007 alle 17:08 | 0 commenti  | Permalink
Savona, coda di auto in attesa d'imbarco per la Corsica. Con un po' di stupore, notiamo che la maggior parte delle vetture ha targa francese, non italiana: che costi meno imbarcarsi a Savona che a Nizza? Le auto in alcune corsia iniziano ad essere imbarcate. Nella corsia tredici, di fianco alla nostra, un fuoristrada di marca tedesca e' vuoto, la fila sale sul traghetto fino a quella vettura, chi e' dietro attende. Finalmente arrivano due giovani coppie, ragazzi benestanti e allegri; salgono a bordo dell'auto come se non ci fossero decine di auto in attesa, dietro, e con calma, scherzando e accendendosi sigari, accendono il motore e si avviano verso il traghetto. Dietro, la coda segue pazientemente. Il fuoristrada passa di fianco a noi e ne leggiamo la targa. Speriamo non siano ... Speriamo non siano ... Lo sono. Italiani.

Continuiamo a farci riconoscere.

Sul traghetto, un'ora piu' tardi. Noccioline a disposizione sul bancone del bar, vicino al barista Ugo, che ha l'aria navigata di uno che potrebbe aver lavorato all'Harry's Bar di Venezia, al bar del Moulin Rouge di Parigi, o in locali frequentati dalla Legione Straniera e da caratteri alla Corto Maltese. I clienti ordinano da bere, prendono qualche nocciolina e si siedono ad uno dei tanti tavoli vuoti. Una bella coppia si siede al tavolo vicino al nostro; lui si alza quasi subito, va al bar e ritorna con l'intera scodella delle noccioline: che gli altri clienti si arrangino.
Un accento del nord-est tradisce la nazionalita' della coppia: sono italiani.

Continuiamo a farci riconoscere.

Tags: antropologia spicciola, italianità

Gli albergatori italiani non hanno bisogno di clienti?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/05/2007 alle 13:39 | 0 commenti  | Permalink
Italians, il forum di Beppe Severgnini sul sito del Corriere della Sera ha pubblicato oggi un messaggio dal titolo "Turismo: gli albergatori fanno ben poco per attirare nuova clientela". Vi si legge di come una potenziale cliente, con famiglia al seguito, abbia cercato di prenotare due camere in alberghi in Alto Adige, dal martedi' alla domenica, senza riuscirvi, a causa di un onnipresente "spiacente, solo settimana intera". Stesso problema per prenotare un weekend "lungo" sulla riviera romagnola: prenotazione rifiutata.

Da clienti, chiediamo agli albergatori: preferite la speranza che arrivi un cliente e prenoti per la settimana intera, oppure la certezza di un cliente che prenota per quattro-cinque giorni? E rifiutate le prenotazioni anche da clienti stranieri, che si trovano a dover prenotare con largo anticipo e quindi, di fronte al vostro "Provi a chiamare poco prima della partenza", si trovano a dover cambiare destinazione, pena il rischio di non avere un letto in cui dormire?

La discussione e' aperta... se lo desiderate, rispondete nel nostro forum.

Tags: alberghi, antropologia spicciola, Italia, prenotazioni

Pagare tutti, pagare il giusto: tifosi "costretti" a pagare il biglietto del treno

Scritto da ViaggiareLeggeri, 11/04/2007 alle 16:41 | 0 commenti  | Permalink
Pare impossibile, ma e' cosi': per un tifoso che segue una squadra di calcio, pagare il biglietto del treno e' un optional. E' percio' da accogliere con entusiasmo la notizia che 130 tifosi che si recavano a Torino per assistere a Juventus-Napoli sono stati multati e costretti a pagare il biglietto. Cio' ha comportato un ritardo di un'ora per gli altri passeggeri presenti sul treno, ma certe lezioni vanno date.

Tollerare 130 passeggeri "a sbafo" significa dire a tutti gli utenti (compreso tu che leggi e io che scrivo) che rispettare le leggi e' superfluo, che tra condoni, perdoni e "chiudiamo un occhio", nessuno paga cio' che deve. Imporre le leggi esistenti e' l'unico modo per educare una Nazione, cosa di cui abbiamo ancora parecchio bisogno.

Tags: antropologia spicciola, biglietti, calcio, sicurezza, treni

Passeggeri superstiziosi, e una linea aerea cambia simbolo

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/02/2007 alle 05:40 | 0 commenti  | Permalink
La linea aerea Brussels Airlines ha scelto un logo con 13 pallini disposti in modo da comporre la lettera B. Peccato che passeggeri americani e italiani si siano lamentati per la reputazione porta-sfortuna del numero 13. Il logo e' quindi stato modificato in modo da utilizzare 14 palline.

Fortunatamente, Brussels Airlines non vola verso la Cina, dove il numero 14 e' considerato menagramo. Questa storia - pubblicata sui siti CNN e BBC) illustra perfettamente il problema delle peculiarita' locali: se un'azienda ha clienti di tutto il mondo, fara' bene a studiare con cura prodotti e servizi in modo da non compiere errori grossolani. Parallelamente, se viaggiate in tutto il mondo, farete bene a non dare per scontato che i comportamenti che adottate in Italia siano accettati ovunque. Qualche esempio?

- Se siete in Cina o in Paesi con alto numero di "cinesi della diaspora" (Malesia, Indonesia), e ricevete il biglietto da visita del vostro interlocutore, non ficcatelo immediatamente nella tasca di dietro dei pantaloni: quel biglietto viene visto come un'estensione della persona, per cui prendetelo con attenzione (meglio se con due mani), leggetelo e POI mettetelo in tasca;

- In Cina, non lasciate i chopstick (bacchette) infilati nel piatto e puntati verso l'alto: in quella posizione ricorderebbero i bastoncini d'incenso usati per celebrare i morti. Posateli invece in orizzontale, su un lato del piatto;

- Negli USA, ma anche in Inghilterra, abbassate di un paio di decibel il tono della vostra voce: parlare piu' forte di tutti (in un ristorante, per strada, nei negozi) non e' visto come sintomo di buona educazione... e noi italiani abbiamo la reputazione di sembrare sempre incavolati, visto che parliamo a volume mediamente piu' alto di tutti; la settimana scorsa ho dovuto rassicurare diversi conoscenti americani che hanno assistito ad una conversazione tra due miei amici italiani: i due amici erano d'accordo, ma parlavano cosi' forte e avevano espressioni cosi' "intense", che i conoscenti USA temevano stesse per scoppiare una rissa.

- In tutto il mondo: non crediate che gesticolare vi aiuti sempre a comunicare cio' che desiderate. A volte viene completamente frainteso, o non compreso. In Inghilterra, nel 2001-2002, la direzione della polizia di Londra ha dovuto diffondere delle istruzioni (per i poliziotti) che spiegavano che, nel caso dei turisti italiani, il gesticolare non rappresentava una manifestazione di aggressivita' (mentre normalmente sarebbe stato interpretato in questo modo).

Gli esempi sono infiniti...

Tags: antropologia spicciola, linee aeree

Passeracei in picchiata suicida

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/02/2007 alle 12:00 | 0 commenti  | Permalink
La settimana scorsa vari uccelli si sono schiantati contro la finestra del mio ufficio, ad Atlanta, e un altro volatile (falco? sparviero?) e' arrivato quasi tutte le volte nel giro di pochi secondi, a portarsi via lo stordito pennuto. Che spettacolo. Eccolo, il rapace: appollaiato su un albero a una quindicina di metri da me. In ufficio ci chiediamo cosa porti questi uccelli a prendere di mira un punto specifico della vetrata, alta tre metri e larga una decina. Continuano a centrare una piccola area, al di qua della quale lavora il mio collega Dan.

Come Dan dice spesso, "I attract birds" (birds e' il termine slang per ragazze, nell'inglese britannico).

Alta domanda che ci stiamo ponendo e' come mai tutto sia iniziato la settimana scorsa. Cambiamenti nella vetrata? Magari la posizione del sole che produce riflessi particolari? Improbabile, gli schianti avvengono sia di mattina che di pomeriggio, quindi con posizione del sole differente. Un'ipotesi di Jorge, collega di origine venezuelana, e' che le bacche, che sono comparse pochi giorni fa sui rami delle piante fuori dalla finestra, attirino gli uccelli piu' piccoli, cui quelli piu' grossi danno poi la caccia.

Alston, in Inghilterra: bel paese, ma con una sola donna ogni dieci uomini

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/08/2005 alle 11:00 | 0 commenti  | Permalink
Alston e' un bel villaggio di mille abitanti nei monti Pennini, in Cumbria (Inghilterra). Le citta' piu' vicine sono a 30 chilometri. E non ci sono ragazze. Recenti statistiche mostrano che ad Alston la proporzione tra giovani uomini e giovani donne e' di dieci a uno.

La Alston Moor ReGeneration Society e' stata istituita da un gruppo di ragazzi di Alston, vent'anni o poco piu' ciascuno, per portare nuove ragazze nel villaggio. La societa' ha un sito, www.villagesincrisis.tk, e sta provvedendo a pubblicizzare la loro opera nel nord dell'Inghilterra con annunci. Alcuni esempi:

"Sei donna e single? Stanca di sopportare uomini noiosi, insensibili, brutti, pigri e poveri? Sei in cerca di emozioni?"

"Ecco cosa Alston ti puo' offrire: l'uomo medio nel nostro paese e' single, atletico, intelligente, curato, con un gran senso dell'umorismo, con veicolo proprio e in molti casi con casa e terreno di proprieta'".

"Confrontalo con l'uomo medio della tua area e' capirai che sei stata fortunata a notare questo annuncio."

I giovani di Alston non stanno certo con le mani in mano, in attesa che caschino donne dal cielo. E dimostrano di amare il posto in cui sono nati. Buona fortuna a loro!

Tags: antropologia spicciola, Gran Bretagna

Incontrarsi nel ventunesimo secolo: la ricerca di un partner secondo NetRatings

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/08/2005 alle 19:57 | 0 commenti  | Permalink
Nielsen//NetRatings, azienda leader nella ricerca di mercato, ha pubblicato i risultati della sua indagine sulla caccia al partner nel 21º secolo. Un utente di Internet su tre e' pronto ad usare la Rete per incontrare un potenziale partner.

Internet e' il terzo metodo piu' popolare per ottenere un appuntamento. Metodi tradizionali come il conoscere nuove persone tramite i propri amici o in locali (pub, night, discoteca, etc.) sono ancora in cima alla classifica, ma il pubblico (perlomeno quello britannico, analizzato in quest'indagine) usa sempre di piu' Internet per il proprio "dating game".

I metodi piu' popolari per ottenere un appuntamento:

1) Tramite amici: 53%
1) Pub / locali: 53%
3) Lavoro: 33%
3) Annunci personali online / siti per incontri / chat / forums: 33%
5) Agenzie incontri: 7%
6) Annunci personali (su riviste): 6%
7) "Speed dating": 5%
8) Altro: 3%
9) Appuntamenti telefonici: 2%

In Gran Bretagna, l'utilizzo di servizi terzi per fare nuove conoscenze non viene piu' stigmatizzato. Persiste comunque la tendenza a negarne l'utilizzo. Tra i vantaggi della Rete, la possibilita' di conoscere persone in specifiche localita' senza fatica, ed il costo (pubblicazione di annunci online, abbonamento a siti di incontri, etc.) inferiore rispetto a quello dell'uscire ogni sera in cerca di un incontro.

Tags: antropologia spicciola, Gran Bretagna, vivere in Inghilterra

Sparisce il disinvolto playboy da spiaggia, calano le avventure estive?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 14/08/2005 alle 13:00 | 0 commenti  | Permalink
Secondo uno studio della rivista Riza Psicosomatica, sette italiani su dieci evitano approcci con il sesso opposto in spiaggia.
Timidezza e insicurezza sarebbero i motivi di questo "ritrarsi" di fronte a potenziali avventure, e il culto dell'apparenza fa le sue vittime: due italiani (maschi) su dieci si sentono in imbarazzo in costume da bagno, e anche tra gli altri serpeggia l'ansia da confronto col vicino d'ombrellone piu' prestante. Solo un italiano su tre e' a proprio agio in costume (trattasi appunto del ragazzone muscoloso che vedete sotto l'ombrellone di fianco al vostro, pronto a lanciarsi atleticamente in acqua, e vorreste tanto che per una volta il mare lo trattasse come fece con Mose', aprendosi di fronte a lui, e facendogli prendere una spanciata sul fondale ricco di granchi).
Cellulari, Settimana Enigmistica, sodoku, computer portatili e palmari sono gli schermi che l'italiano medio usa per evitare di trovarsi faccia a faccia con l'imprevisto batticuore portato da uno scambio insistito di sguardi.

Una nota positiva c'e': perlomeno le donne italiane sembrano diventate capaci di accettarsi come sono, senza diventare vittime dell' insicurezza ... voi che ne dite? Le vostre opinioni sono benvenute nel nostro forum.

Secondo lo studio per ben 7 italiani su 10 l'approccio balneare e' diventato un tabu', confessano di sentirsi a disagio nel fare conquiste sulla spiaggia, dove trionfa invece la timidezza e l'insicurezza.

Tags: antropologia spicciola, italianità, mare

Usare l'asciugamano per prenotare uno sdraio non e' lecito

Scritto da ViaggiareLeggeri, 09/08/2005 alle 00:10 | 0 commenti  | Permalink
Turisti tedeschi e britannici finiscono spesso col litigare in Spagna (meta preferita per entrambi) in quanto i Tedeschi "prenotano" gli sdrai usando i propri asciugamano.
Ora un avvocato tedesco ha rivelato che questa modalita' di prenotazione non ha basi legali ne' nel sistema legale spagnolo ne' in quello tedesco.

L'avvocato - Ralf Hoecker - ha consultato tomi relativi alle leggi tedesche e spagnole per verificare se i turisti siamo autorizzati a prenotare gli sdrai usando un asciugamano, e la rimozione di tale asciugamano da parte di un altro turista costituisca reato. Non ha trovato nessuna menzione di questo problema, ed e' giunto quindi alla conclusione che prenotare con un asciugamano non e' vincolante, e che se qualcun altro lo rimuove non e' un crimine.

Pare che i Tedeschi abbiano la reputazione di essere degli "occupa-sdraio", in Gran Bretagna, ma non pare facciano niente di male, se posano un asciugamano su uno sdraio mentre vanno a pagare.

Basta comunque che la discussione non degeneri: danneggiare l'asciugamano di qualcun altro mentre lo rimuovete e' vietato.
Avete mai avuto discussioni, in spiaggia, a causa di uno sdraio? Discutetene con noi nel Forum.

Tags: antropologia spicciola, Germania, Gran Bretagna, mare, Spagna

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