Di solito, quando sono in aereo, cerco di dormire. Prima leggo qualcosa, poi scrivo note per questo sito sullo smartphone, poi guardo un film e infine mi addormento. Questo nei voli intercontinentali. A volte, pero', ignorare abitudini e sonnolenza puo' essere proficuo. Guardando fuori dal finestrino si vedono spesso cose interessanti, anche volando a ottocento chilometri all'ora a dieci chilometri da terra. I fiumi indiani. Le isole malesi. Il golfo di Napoli di notte. Le coste delle isole greche. Le Alpi. Le montagne dell'Asia centrale, come in questa foto.
Alzate la tendina e buttate un occhio fuori dal finestrino, ogni tanto.
Il mese scorso, il tentativo di visitare alcune delle piu' belle cime del Lake District occidentale non e' andato a buon fine. Due scarponi poco affidabili hanno costretto il vostro corrispondente dalla perfida Albione a rinunciare a raggiungere Haystacks e a fermarsi invece a High Stile (807 metri), scendendo poi da Red Pike verso Buttermere con uno scarpone riparato alla bell'e meglio e l'altro definitivamente danneggiato. E' stato comunque un bel giro, e magari qualche foto potra' invogliarvi ad intraprendere questa stessa passeggiata.
Dopo la prima delle due escursioni sul Monviso, quella al Monte Meidassa, sono sceso in macchina attraverso la Val Varaita, passando dal colle dell' Agnello e nel Parco del Queyras fino a Briancon, arrivando alla Casse Déserte al tramonto, momento in cui quei panorami gia' particolari diventano stupendi.
Il Parco del Querays e' una zona poco nota, certo meno famosa di altri parchi alpina ma non meno spettacolare, e soprattutto e' stata mantenuta inalterata: non vi si incontrano scempi edilizi e neppure ingorghi di pullman alla domenica pomeriggio....
Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso.
Il 19 agosto 1955 ho attaccato il Dru,
e durante i successivi cinque giorni,
la durata della mia avventura solitaria,
è come se fossi vissuto su un altro pianeta,
come se fossi penetrato in un'altra dimensione sconosciuta,
come se fossi entrato in uno stato mistico e visionario
in cui l'impossibile non esiste
e tutto può riuscire.
Se ti è nato il gusto di scoprire non potrai che sentire il bisogno di andare più in là. Al Monte Bianco comunque sono sempre ritornato anche dopo tanti anni, e l'ho fatto come si può tornare a un padre per dialogare, con tutto l'affetto e i ricordi che un figlio cerca nei propri genitori.
Mellbreak (54°33'20"N 3°19'08"W - mappa) e' una collina del Lake District occidentale, brulla e isolata. Di forma allungata, Mellbreak e' parallela a Crummock Water, uno dei laghi dell'omonimo distretto. Data la sua morfologia, la collina ha non una ma due cime, quella meridionale alta 512 metri e quella settentrionale alta 509 metri; tra le due c'e' una larga sella paludosa. La cima settentrionale offre un panorama migliore, ma non fidatevi della mia parola: andate, visitatele entrambe, e giudicate voi.
L'ascensione a Mellbreak e' avvenuta con un gruppo eterogeneo di escursionisti: il sottoscritto, decente "capra" da montagna; mia moglie, motivata e tenace ma poco allenata; una coppia inglese, entrambi molto esperti (lui si stava allenando per una settimana in montagna in Norvegia), e il loro figlio di otto anni, un bambino estremamente pacato, razionale e al contempo portato per l'attivita' fisica (gioca a rugby, a tennis, fa kayak). Competenze escursionistiche a parte, il gruppo era eterogeneo anche per le nazionalita': taiwanese, ungherese, inglese (2) e italiana.
Durante la salita ...
Avevo in programma il giro del Monviso in 2 giorni e mezzo, ma problemi alla vecchia Panda mi costringono a rinunciare: a Barge, prima di iniziare la salita in valle Po, inizia a non funzionare bene. Il giorno dopo, trovato un meccanico e riparato il Pandino, decido di salire in due escursioni separate due cime oltre i tremila metri in compagnia di Ira, la mia cagnolona di oltre 10 anni.
Monte Meidassa, 3105 m . + Buco di Viso + Colle delle Traversette
All'alba arrivo al Pian del Re, dove inizia il sentiero....
Ci sono sentieri scoscesi, sentieri ripidissimi (come quello che porta a Mellbreak), sentieri potenzialmente mortali (se affrontati senza preparazione). A volte i sentieri hanno fondo terroso, altre volte sono in pietra, possono esserci gradini. Possono scorrere in aree senza punti di riferimento e senza panorami degni di nota, in mezzo a rovine e alpeggi, oppure su una "sella" che porta da un picco ad un altro, con viste spettacolari in ogni direzione.
E poi ci sono sentieri che fanno paura. Eccone uno.
Wasdale e' uno dei punti di partenza migliori per l'ascesa verso Scafell Pike e Scafell, i due punti piu' alti dell'Inghilterra. Parcheggio a pagamento (5,40 sterline) del National Trust, per mangiare e dormire e' possibile utilizzare il Wasdale Head Inn, al fondo della strada asfaltata.
Zaino carico, hai marciato per oltre quattro ore sui picchi piu' belli del Lake District, ora sei a High Stiles, e stai marciando bene. E si apre la suola di uno dei tuoi scarponi: staccata dalla punta dello scarpone destro fino all'inizio del tacco. Se continui la camminata con i tuoi amici li rallenterai, col rischio di non riuscire ad arrivare al pianoro dove dovete pernottare (Haystacks) e di non completare il giro pianificato, 42 chilometri in due giorni.
Quindi contatti amici a valle, concordi un punto d'incontro a valle, a Buttermere, e chiedi che ti portino della colla da calzolaio (stanno facendo spesa), se la trovano, e tutti gli scarponi di riserva lasciati al cottage che usate come "base" per questa settimana di vacanza. Fissi temporaneamente la suola con un laccio d'emergenza, saluti gli amici con cui hai trascorso quest'inizio di giornata, concordi di raggiungerli dopo aver riparato o sostituito gli scarponi, e torni indietro di qualche centinaio di metri fino a Red Peek, un bel punto panoramico in cui inizia un sentiero che porta a Buttermere.
E a meta' del sentiero ti si stacca la suola del secondo scarpone!
Da quel punto fino alla fine, il sentiero e' fatto di pietre molto scivolose. In quel momento scopri che, persa la suola Vibram, la superficie inferiore dei tuoi scarponi LaSportiva e' bianca e scivolosissima, sembra vetroresina,solo molto liscia: basta appoggiare il piede sinistro per perdere l'equilibrio.
Nuova politica, quindi: non appoggiare la punta dello scarpone destro, tenuta insieme con una stringa; non appoggiare per primo il piede sinistro, pena una scivolata sul sentiero costeggiato da rovi e crepacci, e posarlo solo su rocce piatte, e senza caricarlo con tutto il mio (modesto) peso.
Non il modo migliore per procedere speditamente o in sicurezza. Riesco ad evitare di scivolare, ma arrivo all'appuntamento a Buttermere parecchio in ritardo e con le gambe a pezzi: sono sceso da Red Peek facendo equilibrismo, non alpinismo. Addio escursione.
E a voi, e' mai capitato di distruggere due scarponi - non danneggiati in precedenza - nel giro di poche ore?
Stiamo per partire per una camminata verso Haystacks, circa 40 km in due giorni. Campeggeremo su una "cima" (Haystacks, appunto). Due uomini e un bambino di otto anni, tra le prevedibili (giustificate?) proteste della madre. Zaini carichi, anche il pupo portera' qualcosa.
Albergo Gran Paradiso, a Noasca (TO), nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. L'ennesima, ennesima conferma che spendere poco non vuol dire mangiar male, e che spendere tanto non vuol dire mangiare bene: abbiamo mangiato bene, in due, spendendo 25 euro.
Fa freddo. Tanto freddo. O almeno cosi' pare: in realta', anche se siamo in pieno inverno a 1667 metri di quota, anche se ci sono stalattiti che scendono dalle grondaie del rifugio, non si sente cosi' tanto freddo, se ci si premura di indossare scarponi decenti e un abbigliamento da montagna adeguato.
Foto scattata col cellulare, abbiate pazienza, la qualita' e' quella che e'...
... vuol dire che l'inverno si avvicina. Venerdi' scorso la strada era gia' chiusa, e al Pian della Mussa, in una vallata vicina, stava nevicando vicino al rifugio Citta' di Cirie'.
A titolo indicativo, per raggiungere il lago di Malciaussia dal punto in cui la strada viene chiusa, subito dopo l'abitato di Margone, sono necessari dai quaranta ai cento minuti, in assenza di ghiaccio e neve. Quaranta camminando da soli a passo spedito, cento camminando in comitiva.
La foto e' stata scattata alcune settimane fa, prima della chiusura invernale della strada.
Piccolo lago prima del Lago Rosset, in direzione del Col Rosset. Si parte a piedi da uno degli ultimo tornanti che dal Passo del Nivolet porta alla "piana" del Nivolet, si segue il sentiero, che porta vicino ad un alpeggio e sotto una piccola cascata, infine si raggiunge un primo laghetto (foto), poi il Lago Rosset, infine - dopo una bella serie di tornanti - si arriva al Col Rosset. Da li', volendo, si scende poi in Valle d'Aosta, verso il Rifugio Benevolo. Volendo.
Al Nivolet' (anche noto come Nivule') ci si arriva da Torino in auto (o bici, o moto, o pullman), prendendo la strada statale 460, passando da Rivarolo, Cuorgne', Pont Canavese, Locana, i terribili tornanti di Noasca, Ceresole, il Passo del Nivolet ...
I terribili tornanti di Noasca sono chiamati cosi' dal Millenovecentottantasei, o forse era l'Ottantasette, periodo in cui varie missioni di esploratori settimesi si scontrarono con questi quattro tornanti, a cavallo di valorosi ciclomotori neppure elaborati, e arrivarono decimati ai duemilaseicento metri del Passo del Nivolet. Si narra di un motorino Girelli (no, non Garelli, proprio Girelli) abbandonato in cima a una montagna, di un Ciao che costrinse il suo guidatore a pedalare in tutte le curve, di un Motron GL4 che esauri' la benzina al momento di scendere e che arrivo' al primo benzinaio grazie al traino di un amico.
Si narra anche di innumerevoli amici e parenti svogliati che, trascinati sul Nivolet da questi ex esploratori negli anni successivi, rimasero a bocca aperta di fronte alla vista dall'alto dei laghi Serru' e Agnel, ipnotizzati dalle innumerevoli marmotte, sbalorditi davanti alla "piana" del Nivolet, estasiati dai pasti (e dal panorama) al rifugio Citta' di Chivasso, spossati e felici dopo aver raggiunto il Col Rosset, incuriositi di fronte alle serpentine amazzoniche del fiume che scorre sulla piana, turbati scoprendo degli auguri in cima ad un monte il giorno del loro compleanno...
Insomma, andateci, al Nivolet. Il Rifugio Citta' di Chivasso, sul passo del Nivolet e con vista stupenda, e' aperto ancora fino al weekend del 19 settembre. Il Rifugio Savoia, vicino ai laghi sulla piana del Nivolet, dovrebbe essere aperto fino al 25 settembre.
Il monte Maunganui e l'omonima cittadina si trovano vicino a Tauranga, nella Bay of Plenty, a duecento chilometri da Auckland. Come mi ha scritto un ex collega neozelandese che lavora negli USA, "Raccomando caldamente Mount Maunganui. E' sull'angolo nord-orientale dell'isola settentrionale, ed e' il posto in cui i neozelandesi vanno quando vogliono stare in un posto in cui non ci siano turisti. E' piuttosto tranquillo, tranne che a Natale, la maggior parte dei giri organizzati non fa cosi' a nord nell'area orientale dell'isola.
L'ex collega aveva ragione, ci sono pochi turisti, in compenso ci sono parecchi neozelandesi: i caffe', i gastro-pub e le gelaterie sul lungomare erano pieni, domenica pomeriggio. Mount Maunganui e' un monte su una piccola penisola che si percorre a piedi in un'ora; la cima del monte si raggiunge anch'essa in circa un'ora seguendo il sentiero principale, oppure meno (o parecchio di piu' se non si e' in forma) seguendo uno dei percorsi alternativi, piu' ripidi e diretti. Dalla cima del monte si gode un bel panorama, nella foto si vede l'istmo che collega il monte alla terraferma.
Sei ore di cammino sul ghiacciaio Fox e dintorni, compresi ottocento gradini nella foresta di fianco al seracco. A parte ogni altra considerazione sullo stato di salute e di forma fisica necessario per una passeggiata del genere e, piu' banalmente, della cura necessaria per scegliere correttamente scarponi, calzettoni, quale e quanto abbigliamento indossare, quest'escursione ci ha mostrato come il sentiero su un ghiacciaio non sia "scolpito nella roccia", e cambi di giorno in giorno a seconda dello scioglimento del ghiaccio, di crolli e della comparsa di mulini (cavita' a spirale). In vari momenti, i partecipanti all'escursione (tre tedeschi, tre irlandesi, mia moglie ed io) hanno osservato Pete, la nostra guida, scavare gradini o allargare passaggi per consentirci il transito. In un caso, un passaggio tra due pareti verticali di ghiaccio s'e' rivelato parecchio impegnativo: la foto mostra un punto in cui il passaggio si restringe fino ad offrire spazio solo ad un piede per volta. Il padre della famiglia tedesca, che pure non era per niente grassso, ha avuto qualche problema a passare, e anche la signora irlandese, con molti strati di capi d'abbigliamento, non e' passata con facilita'.
"Pensa se fossero venuti qui Michael e Mark!", ha detto mia moglie sul pullman, al ritorno: Michael e Mark sono due nostri ex colleghi statunitensi, circa trecento chili in due. Il passaggio nel ghiaccio sarebbe stato troppo stretto anche se fossero stati parecchio piu' magri (non dimentichiamoci che sono raccomandati tre-quattro strati di abbigliamento caldo, piu' uno strato d'abbigliamento antivento e impermeabile.
"Avrebbero fatto causa agli organizzatori dell'escursione, di sicuro, come fanno spesso gli americani."
Bastera' mica, guardare un ghiacciaio Fox dall'alto e dal basso, no? Bisogna anche vederlo da vicino, cosi' - seguendo il suggerimento della titolare del motel, accolto entusiasticamente da mia moglie che, come lei, aveva fatto un'escursione di un paio d'ore sul Fox tanti anni fa - prenotiamo una gita da sei ore sul ghiacciaio. Sei ore, saremo sufficientemente in forma? Avremo l'attrezzatura giusta?
Dopo la camminata
Eravamo sufficientemente in forma, per fortuna, come ho scritto nel resoconto della camminata. Piu' degli altri escursionisti presenti, oserei dire.
Per quanto riguarda l'attrezzatura, eravamo a posto: gli organizzatori dell'escursione ci hanno fornito scarponi e ramponi (i miei scarponi non erano compatibili con i ramponi) e copripantaloni impermeabili. Ho indossato dei pantaloni lunghi leggeri della Karcher, sotto, e il solito pile Kiwi comprato in un negozio legato agli All Blacks. Non ho avuto freddo, anzi...
Prima volta in elicottero. Prima volta su un ghiacciaio, anche se in effetti eravamo vicino - su neve - e non sul ghiacciaio stesso. Prima volta che volo per diporto anziche' per raggiungere la destinazione di un viaggio.
L'elicottero, un Aerospatiale AS350 pilotato da "Steve", s'e' rivelato comodo e poco rumoroso, nonostante fossimo stati messi in guardia sul "rumore assordante anche indossando le cuffie"; probabilmente chi ci ha avvisati non ha mai assistito - ed ascoltato - una gara di motociclismo dal vivo. Steve chiede se abbiamo impegni urgenti o se gradiamo un volo un po' piu' lungo del previsto... does the Pope shit in the bushes?, come dicono gli anglosassoni? Certo che gradiamo! E cosi' ci regalano una dozzina di minuti di volo in piu' del pattuito.
Nota per i fotografi: i finestrini dell'elicottero, benche' puliti, non sono ideali per chi desidera fare foto: un po' i riflessi, un po' i graffi nel plexiglass, chi usa i grandangoli spinti si ritrovera' spesso con tre quarti d'immagine sporcata da difetti vari.
Oltre a Steve, a bordo ci sono mia moglie, due altre passeggere ed io. Steve manovra in modo molto fluido, e io che soffro di motion sickness anche in bicicletta, mi sento benissimo, come del resto gli altri passeggeri. Arrivati sulla montagna, abbiamo dieci minuti per andare in giro (senza allontanarci troppo dall'elicottero), fare foto e farcene scattare da Steve, per un "diplomino" che ci verra' consegnato all'atterraggio. C'e' il sole e non c'e' vento, la temperatura non sembra bassa, c'e' un paletto con un nastro rosso attaccato: spero non l'abbia piazzato qualcuno sceso da un elicottero, perche' noi siamo turisti, non "conquistatori" della montagna.
Il ritorno ci mostra ancora meglio il ghiacciaio Fox e la piana in cui si trova il villaggio omonimo (Fox Glacier Township).
Dopo l'atterraggio riceviamo il 'diplomino' menzionato sopra, e un minibus ci riaccompagna al motel.
Arrivi alle porte del Paradiso. E' da tanto che desideravi andarci, e ora sei li', a un passo dall'ingresso. E scopri che per avere accesso a tutte le aree del Paradiso non basta essere stato buono, ma che devi anche pulirti le unghie. Cosa fai, rinunci perche' non ti va di pulirti le unghie?
240 NZ$ per persona per mezz'ora di volo in elicottero sui ghiacciai Fox e Franz Josef, piu' una sosta di dieci minuti sul ghiacciaio Franz Josef. Puo' sembrare uno sproposito, ma l'analogia col Paradiso (tirata per i capelli, certo) e' per cercare di spiegare che, dopo essere arrivato ai piedi di una montagna a sedicimila chilometri dall'Italia, un amante della montagna non puo' rinunciare a godersela in tutti i modi possibili, anche se significa tagliare altri costi (motel economico anziche' panoramico, cena takeaway anziche' ristorante tipico, connessione Internet ogni tanto anziche' ogni sera).
Come ho detto, una volta arrivati alla zona dei ghiacciai neozelandesi, guardarli dal basso col naso per aria pareva uno spreco e una rinuncia stupida: non credo avro' un'altra possibilita' per visitare la Nuova Zelanda.
E' passata una settimana dal ritorno a Singapore, e ritorno a parlare dei giorni trascorsi in Valle d'Aosta durante le ferie natalizie. In particolare delle terme di Pré-Saint-Didier. Prima di partire da Singapore, mia moglie ha prenotato tre giorni in un hotel di Saint-Pierre, senza fare programmi precisi su dove andare e cosa vedere.
Arrivati a Torino, nei giorni precedenti alla partenza per la Valle, ci siamo sentiti raccomandare da varie persone le terme di Pré-Saint-Didier. Incuriositi, abbiamo provato a prenotare una visita. Anzi, mia moglie - che non e' italiana - ha provato, ma di fronte alla "versione inglese" del sito delle terme ha rinunciato: meta' in italiano e meta' in inglese, con una pagina dei prezzi vuota (casomai un anglofono fosse riuscito ad arrivarci, visto che "Listino prezzi centro termale" non e' una frase molto inglese), con una pagina "Online Shop" comprendente due campi senza didascalia e un pulsante senza testo ... mi fermo qui, ma, da programmatore di applicazioni web (o sviluppatore di siti Internet, che dir si voglia) non posso fare a meno di pensare a quanti clienti stranieri avranno rinunciato a visitare le terme dopo aver trovato un sito fatto a meta'.
E la versione italiana non e' meno convoluta: dalla homepage si trova solo un "Acquista e regala" che corrisponde al "Prenota" che un cliente normale si aspetterebbe di trovare. Cliccando su "Acquista e regala" si arriva ad una pagina che richiede l'inserimento di un nome utente e di una password. Nessuna indicazione sul perche' debbano essere necessarie tali credenziali, ma pazienza: a sinistra c'e' un "Registrati" che sara' il passo necessario per prenotare, immagino. Su quella pagina si trova poi un bel modulo che chiede varie informazioni, compreso il codice fiscale. Codice fiscale? Non lo conosco a memoria e neppure lo porto con me, non lo uso da anni, e la situazione non e' migliore per gli stranieri capaci di usare la versione italiana del sito delle terme: il codice fiscale non esiste, all'estero: per dire, la cosa piu' simile che hanno residenti statunitensi - il social security number e' un numero che viene tenuto segreto, e uno non andrebbe certo a fornirlo ad un sito che si occupa di leisure (tempo libero) come questo.
Alla fine, mia moglie ha telefonato, ha iniziato a parlare inglese e, dopo alcuni momenti di panico dall'altra parte della cornetta, mi ha passato il telefono per completare la prenotazione. Ho prenotato a suo nome e ho fatto notare che non esiste alcun codice fiscale a suo nome. Prenotazione fatta, ma ... a cosa serve Internet, se un'azienda moderna e con soldi sufficienti per farsi realizzare un sito si trova poi a dover prendere prenotazioni via telefono?
Siamo quindi andati alle terme, dopo il tramonto, in una sera di fine dicembre; cnsiglio di andarci di giorno, in modo da poter vedere il panorama circostante. La coda all'ingresso era molto lunga, e il prezzo di 48 euro a testa m'e' sembrato un po' caro. Anzi, sorprendentemente caro, visto che di solito, in Asia, vado alle terme spendendo al massimo una quindicina di euro a testa. E con acqua differente...
Entrati alle terme, l'eccessivo affollamento e' ovunque: coda per ottenere accappatoio e ciabatte, coda per trovare un armadietto libero, coda per fare la doccia prima, coda per tutto. Curiosamente, uscendo troviamo che quasi tutti fanno la coda per andare nell'affollatissima vasca principale all'esterno, e che quasi nessuno va nell'altra, piu' piccola (una decina di metri di diametro); ci andiamo noi, e ci sono solo altre quattro persone. Coppie. Ecco un'altra sorpresa: se in Asia - mi riferisco soprattutto a Taiwan - le terme sono un'abitudine quotidiana per tutti i membri di una famiglia, a Pré-Saint-Didier, qui e ora, le famiglie sono poche, gli anziani pochissimi, e le coppiette avvinghiate costituiscono la maggioranza dei clienti. La neve intorno alla vasca, e quella che ci cade in testa, crea una bella atmosfera. Ma l'acqua non sembra avere caratteristiche particolari, a parte l'essere bella calda, come dev'essere: niente odore solforoso. Quest'acqua non mi trasmette nessuna sensazione di "termalita'". Il fatto che non siano stati pensati ripostigli/attaccapanni o altre soluzioni per accappatoi e asciugamani, vicino alle vasche esterne, e' una mancanza secondaria; l'assenza di sagomature per sedersi sott'acqua, nel profilo della piscina, e' una mancanza piu' seria, e non facilita il relax.
Rientriamo. Coda nei corridoi, incroci con viabilita' complessa. Gente che cerca di capire come uscire. Vediamo varie stanze, vari trattamenti, e raggiungiamo l'uscita che porta all'altra vasca esterna, piu' grande della precedente. Bella, ed e' la destinazione di tutte le code di gente che abbiamo visto: troppo affollata per essere rilassante. Noto poi come l'acqua non sia particolarmente calda, tutto sommato: non ho quel...
Kota Kinabalu e' una citta' del Borneo malese. E'a circa duemila chilometri da Singapore, ha un'aeroporto, mezzo milione di abitanti, ed e' un posto caldo ed umido come Singapore, dove vivo (umidita' all'88% oggi, e' una giornata un po' secca...). La citta' deriva il proprio dal Monte Kinabalu, la piu' alta vetta del sud-est asiatico, coi suoi 4.095 metri. E le parole "Kota Kinabalu" mi ronzano in mente e mi appaiono ovunque, da quando le ho lette per la prima volta un paio di mesi fa su una rivista di viaggi.
Forse quel che mi ha colpito e' che sul monte Kinabalu si trova la via ferrata piu' alta del mondo. "Via ferrata", in italiano, fa parte della terminologia alpinistica internazionale. Sarebbe bizzarro, per un torinese che ha vissuto per tanti anni con lo sguardo rivolto alle Alpi (e che ogni tanto ha avuto anche il piacere di camminare su quelle montagne), ritrovarsi a percorrere una via ferrata - la piu' alta del mondo, poi! - in Malesia.
Cosi' tante destinazioni, cosi' pochi giorni di ferie... nessuno, infatti, da qui a Natale. Kota Kinabalu dovra' aspettarmi almeno fino all 2010.
Trovarsi in montagna a Taiwan, a 1900 metri di quota, con la testa - e i piedi - tra le nuvole. Bello.
Shei-pa National Park, Taiwan. Si tratta di un parco nazionale situato nella parte centrale dell'isola di Taiwan, vicino a picchi come il Hsuehshan (3.886 metri) e Dabajian Mountain (3.490 metri). Montagne vere, quindi, poco piu' basse delle nostre Alpi. La montagna piu' alta di Taiwan e' Yushan, 3.952 metri.
A Taiwan ci sono oltre 150 montagne alte piu' di 3.000 metri. Considerato che i turisti occidentali sono accolti sempre con molto calore (quelli provenienti dalla Cina un po' meno), una visita alle montagne taiwanesi e' altamente raccomandabile. Se poi, tornati a valle, volete perdervi in uno dei tanti centri commerciali informatici di Taipei, fate pure ... l'ho fatto anch'io.
Sapevo che Taiwan ha varie montagne alte oltre 3000 metri, e almeno una vicina ai 4000. Ma sapere in via teorica e' una cosa, sperimentare personalmente e' un'altra, ed e' bello, dopo il caldo costante e l'umidita' di Singapore, trovarmi a 1800 metri di quota, in una baita rivestita d'odoroso pino, col tramonto alle cinque quando il sole scompare dietro alle montagne vicine; le nuvole sotto, non solo sopra. E finalmente ritrovare l'alternarsi di caldo e freddo.
Negli ultimi giorni ho pubblicato varie cose relative alla montagna. Concludo questa settimana, e offro i miei auguri di buone vacanze chi a sta per partire, con una foto scattata in montagna qualche anno fa sul Col Rosset, nell'area del Nivolet.
Ieri ho pubblicato una foto del monte Thabor, ed ho accennato alla bellezza delle montagne che abbiamo a portata di mano. Oggi parliamo di due destinazioni montane che meriterebbero piu' visitatori: le aree del Nivolet e del Moncenisio.
- Col del Nivolet: l'omonimo passo e' una delle strade asfaltate piu' alte d'Europa (circa 2610 metri). Si trova nella Valle Orco, in Piemonte, venti chilometri oltre la ridente cittadina di Ceresole Reale ("ridente" davvero: e' un posto dove si ride molto, spesso davanti ad uno spezzatino o ad un bicchiere di genepy), situata a 1620 metri di quota nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Giunti sul passo del Nivolet, raggiungibile in auto, si gode della vista delle montagne piemontesi, a sud del passo, e valdostane, a nord. Sul passo stesso c'e' il rifugio Citta' di Chivasso, con 38 posti letto, una veranda con vista sul piano del Nivolet, un gran gestore, Alessandro ("credo che il suo ormai sia un record inarrivabile, da venticinque anni è sul colle, in primavera per lo scialpinismo e in estate per gli escursionisti che giungono da ogni parte d'Europa", come mi ha scritto un membro del CAI di Chivasso), e buon cibo. Tanti gli itinerari per le escursioni (), e panorami spettacolari in ogni direzione (non fate come quella coppia che, arrivata in cima al Nivolet, circondata da montagne e laghi, mi chiese "Qual'e' il punto panoramico?"... "Aprite gli occhi e guardatevi intorno!", risposi).
- Forte di Varisello, lago del Moncenisio e diga del Moncenisio (anche "Varisella" o, in francese, "Variselle"): arrivando da Susa (TO) con la statale 25, la diga sembra semplicemente un mucchio di ghiaia. Proseguendo, si arriva a capire la vastita' del lago e si capisce che la "ghiaia" e' solo a copertura della diga. Il lago e' sovrastato dal forte di Varisello, impressionante per posizione e struttura, meno per il decadimento che sta subendo per incuria (non italiana, per una volta: e' in territorio francese) e gli effetti degli agenti atmosferici che, a 2100 metri di quota si fanno sentire.
Sia il Moncenisio che il Nivolet sono visitabili con escursioni di un giorno partendo da Torino.
La strada del Moncenisio (S.S. 25) porta in Francia, a Lanslebourg e poi a Modane (a sud) o in Val d'Isere (a nord), ed e' anche possibile rientrare in Italia dal passo del Piccolo San Bernardo (a nord) o col tunnel del Frejus (a sud).
La strada del Nivolet (S.S. 460) e' invece chiusa poco dopo il rifugio Savoia, sul piano dopo il passo del Nivolet, per cui NON contate di andare ad Aosta passando di li'.
Una foto del monte Thabor, poco oltre il confine italiano. Inviata da Zanardo, la pubblico perche' mi mancano le montagne, qui nella piatta Singapore, perche' e' una bella foto, e per ricordare a chi va in vacanza lontano, a chi passera' ore in aereo oppure litigando con una compagnia aerea, a chi proprio non va in vacanza e ... a chi ancora non sa dove andare in vacanza, che spesso ci sono bei posti da visitare e belle montagne a due passi da casa. Questo monte e' appena oltre il confine italo-francese, che fino al 1947 passava sulla sua cima.
Domani parleremo ancora di montagne.
[Nota: la foto e' di Zanardo, il testo e' stato composto dal webmaster del sito]
Escavatore in azione a Ceresole Reale (TO), nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Foto scattata il due gennaio 2009, due settimane dopo che due valanghe hanno travolto alcune case e bloccato la strada.
A Ceresole Reale (TO), il 16 dicembre, sono cadute due valanghe. Questa foto e' stata scattata il due gennario 2009, poco oltre il centro di Ceresole. La strada era troppo scivolosa per continuare in auto con le sole due ruote motrici di una pur eroica Panda, quindi abbiamo parcheggiato e abbiamo proseguita a piedi, sul lago, in direzione della Borgata Villa. Camminare sul lago di Ceresole non e' facile d'estate (a meno di avere poteri speciali, nel qual caso tanto varrebbe trasformar tutta l'acqua del lago in vino!), abbiamo colto percio' l'occasione per farlo con la neve (sprofondando per un metro).
Neve in quantita' e gente in quantita', sul colle del Lys, a cavallo tra la valle di Susa e le valli di Lanzo. La strada che sale dalla val di Susa e' relativamente pulita e, pochi giorni fa, si saliva anche senza catene (da portare comunque a bordo); dalle valli di Lanzo, invece, l'accesso era lievemente piu' problematico, anche a causa del minor traffico che "pulisce" meno la strada.
Sarebbe anche bello se ci fossero piu' gabinetti pubblici e meno macchie gialle sulla neve, sul colle.
Edificio fotografato sulle colline del Canavese, in Piemonte. Piu' precisamente a Burolo, sulla Serra, quella lunga collina orizzontale che vedrete andando da Torino verso Ivrea (grazie a Giovanni per la segnalazione della localita').
Air France non crea problemi, per scattare foto in aereo, al contrario di Alitalia. Ed e' quantomeno curioso che una macchina fotografica a bordo provochi reazioni estreme, da "Certo che puo' scattare foto, ci mancherebbe!" a "ci vuole far cadere tutti?". Verrebbe da chiedersi quanto siano vecchi gli aerei che usa Alitalia...
Foto: le Alpi, fotografate da un volo AF Parigi-Torino, dicembre 2008.
Uno guida per ore da Atlanta verso nord, in direzione Gatlinburg, dove la dolce meta' ha prenotato una mountain cabin (l'equivalente statunitense di una baita, a volte piccola, a volte enorme). Si procede in direzione nord sulla Interstate 85, trafficata ma non troppo. Poi, dopo Clarkesville, sulla strada 441, la strada si restringe e inizia a salire, il traffico si fa piu' lento e pesante, la pioggia inizia a cadere. Siamo in Tennessee, nelle Great Smoky Mountains, sempre coperte da una coltre di umidita'.
Poi arriviamo a Gatlinburg, e ... rimpiangiamo il traffico e le ore di guida: credevamo di arrivare in un paesino con meno di quattromila abitanti e a circa quattrocento metri di quota, circondato dalle montagne. Niente avrebbe potuto prepararci per quello che abbiamo trovato: la strada principale del paese, intasata di traffico, illuminata come fosse la strip di Las Vegas, circondata a destra e a sinistra da attrazioni per famiglie di che dimostrano come Bill Bryson avesse ragione, quando disse che Gatlinburg e' impegnata nello stabilire nuovi limiti in fatto di cattivo gusto. Ci sono infatti, a Gatlinburg:
- Uno spettacolo permanente di fantasmi
- Un museo di auto usate in film e programmi tv
- Il museo delle cere dei personaggi holliwoodiani
- La casa dei misteri di Gatlinburg
- Il mini golf di Davy Crockett
- Avventure coi fantasmi
- Labirinto degli specchi
- Il museo delle saliere
- Una "casa dei ragni giganti"
- Mini golf con caccia al tesoro
- Il "Cooters' Garage", per gli amanti del telefilm Hazzard
La lista potrebbe non sembrare abbastanza di cattivo gusto, ma tutte queste "attrazioni", con luci al neon e mostri che si sporgono sulla strada principale, portano ad un risultato che lascia con l'amaro in bocca: viene infatti da vomitare.
Ricordate che parliamo di un villaggio quasi di montagna, dal quale uno si potrebbe aspettare cibo genuino, musei che descrivano e illustrino la storia di queste montagne e delle persone (e animali) che le hanno abitate, punti di partenza per escursioni. Niente di tutto cio'. Gatlinburg ricorda quelle citta' che, nei disaster-movies americani, e' teatro di qualche selvaggia vendetta della Natura nei confronti dell'uomo, speculatore per natura: la citta' distrutta in Dante's Peak, per esempio.
Il consiglio della redazione: Gatlinburg? Evitatela!
- Ho visto pochissime persone che conosco, in giro a Settimo Torinese. Di ex colleghi della SIV/Pilkington, solo un collega del controllo qualita', una collega di linea e un manutentore.
- Ho visto tre-quattro Porsche a Torino e due a Settimo Torinese. Ben piu' del solito, di solito in Italia non ne vedo proprio. Chi ha soldi continua a farne, forse. O magari ha deciso di sfoggiarli piu' che in passato.
- Ho visto cieli grigi e poche occasioni per belle foto. O forse sono viziato dai cieli americani.
- Ho visto che la semplicita' non fa piu' parte del bagaglio stilistico delle ragazze (e di molte donne) italiane. Sembrano quasi tutte uscite da un reality show, vestite alla "Se me s'avvicina un produttore televisivo, lo trombo, pur d'avere un lavoro in tivu'".
- Ho visto un artigiano che lavora in un supermercato effettuare una piccola riparazione rifiutando di farsi pagare, tanto era piccola. E un ottico riparare un paio di (costosi) occhiali senza farsi pagare.
- Al Panorama di Settimo, ho visto in vendita una Nikon D50 a 750 euro. La Nikon D50 e' introvabile, ora, negli USA, in quanto e' fuori catalogo da molti mesi, ma l'ultimo prezzo a cui l'avevo vista in giro ad Atlanta, circa sei mesi fa, era 450 dollari, equivalente a circa 300 euro. Meno di meta' del prezzo di Panorama.
- Ho comprato Fotografare, la rivista di fotografia edita da Cesco Ciapanna. La stessa onesta' che aveva nel 1978 ce l'ha ora nel 2008. Non so se sia merito di Ciapanna, o della redazione, o d'altro: li ringrazio comunque per la loro rivista.
- Ho visto la fortezza di Bard (Valle d'Aosta) adattata a museo delle Alpi. Bello, peccato che 1) non si veda molto della fortezza e non s'impari molto della sua storia, durante la visita (a meno che non mi sia sfuggita una parte del museo), e 2) c'e' molta enfasi sulla 'cultura alpina', nel museo, ma prima di vedere testimonianze e oggetti legati alle alpi trentine, vorrei vedere qualcosa di valdostano...
- Siamo andati a Fondo (Val Chiusella, in Piemonte) per la solita passeggiata invernale fino a Tallorno. Peccato che il l'ottimo ristorante di Fondo fosse chiuso (venerdi', chiusura settimanale, scegliete un altro giorno se andate a Fondo, mangiare in quel ristorante merita la visita!).
Secondo Repubblica.it, nel periodo marzo 2006-novembre 2006 l'Italia e' stata visitata da 32,2 milioni di stranieri, con crescita dei turisti in visita a Roma, Venezia, Milano e Firenze, e lieve calo invece nelle localita' marittime e montane.
Riguardo all'analisi di Repubblica, ci sentiamo di fare un chiarimento: se si parla di "Roma, Venezia, Milano e Firenze", la cultura conta fino a un certo punto; dopo anni di vita all'estero e contatti con stranieri, possiamo affermare che ben pochi stranieri sono interessati a Milano per la cultura: e' lo shopping il selling point di questa citta', e l'esistenza del Duomo o dei musei milanesi e' quasi ignota all'estero.
Resta valido il discorso di fondo: il nostro mare e le nostre montagne sono belli ma se un viaggiatore deve scegliere tra la Sardegna e il Mar Rosso, o tra le Dolomiti e i Carpazi (o la Cappadocia)... bye bye Italia. Costi alti, poca cura del cliente e scarsa varieta' di attrattive sono le accuse rivolte piu' spesso alle nostre risorse turistiche.