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Nuovi nomadi, un fenomeno americano?

di ViaggiareLeggeri, 22 aprile 2009 | Tempo lettura 4' | 0 commenti | Commenta

Gli Stati Uniti sono stati creati da gente col desiderio di viaggiare, o come minimo la disponibilita' a prendere baracca e burattini ed andarsene verso nuovi lidi: non c'e' troppo di che stupirsi, quindi, che un milione di americani vivano da nomadi. Due sembrano essere i fattori che spingono un numero sempre maggiore di statunitensi a vendere (o magari solo affittare) le loro case e vivere "on the road". Uno e' l'invecchiamento dell'americano medio.

"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e sto invecchiando. Perdo i capelli, dimentico le cose, e l'osteoporosi inizia a manifestarsi. Pero' almeno viaggio."

L'altro e' la crisi economica attuale. Prima si aspettava di raggiungere la pensione per iniziare a viaggiare con costanza.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e viaggio con Costanza, una ventenne tutta curve. Mi sa che rischio un infarto."

La crisi economica globale ha fatto perdere il lavoro a tanti americani. Perdere il lavoro non e' una novita' ne' una tragedia, al di la' dell'Atlantico, ma la situazione e' diversa, ora: se tutte le ditte licenziano e nessuna assume, i nuovi lavori dovranno arrivare da direzioni differenti, oppure non ci saranno. Mettersi in viaggio per qualche mese, in attesa che la situazione economica migliori, diventa quindi un'opzione quasi ragionevole.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e ho perso il lavoro. Ho venduto la mia casa e ho deciso di viaggiare. Ora sto andando in Patagonia in treno piu' pullman. Conto di tornare a Denver tra un anno, sperando che questa crisi economica passi, nel frattempo. Stando via per dodici mesi in Paesi col costo della vita inferiore a quello della mia citta' dovrei riuscire a cavarmela senza consumare tutti i miei risparmi."

"Ragionevole" e' un termine molto relativo. Cio' che e' ragionevole nella cultura americana puo' esserlo meno in quella italiana.
"Salve, sono Mario Rossi, l'italiano medio, e ho perso il lavoro. Ho venduto la mia casa e ho deciso di viaggiare. Stavo per prendere un treno per Lisbona per poi andare a Gibilterra e da li' in nord Africa, ma i miei parenti hanno chiamato un'ambulanza e mi hanno fatto internare, dicendo che 'solo un pazzo venderebbe una casa, di questi tempi'. Lo psicologo dell'ASL ha confermato. Ora non posso piu' viaggiare."

Mollare tutto e viaggiare? Ci sono quelli che non sanno stare fermi troppo a lungo nello stesso posto: loro non hanno bisogno di ragioni per viaggiare continuamente. Gli altri faranno bene a meditare, prima. A loro sono destinate le seguenti riflessioni.

- Portate con voi pazienza e senso dell'umorismo: vi serviranno nell'incontro con culture differenti.
- Non affezionatevi troppo alle vostre cose: se va bene le consumerete, se va male verranno perse o rovinate.
- Non aspettatevi di farvi capire a gesti in Russia, o di parlare spagnitaliano in Ecuador: imparate una lingua, magari due.
- Piu' facile fare i nomadi se avete un lavoro che puo' essere svolto ovunque, o se sapete inventarvi il lavoro adatto al luogo in cui vi trovate.
- Alternate destinazioni in cui farete solo i turisti (bellissime, isolate, pre-tecnologiche) con altre in cui lavorare.
- Badate alla vostra salute. Sonno, pasti, sforzi: alcune delle cose cui badare
- Se viaggiate con famiglia/amici/compagna(-o), ritagliatevi dei momenti solo vostri.
- Non correte in aereo da un posto all'altro. Viaggiate come viaggiano i locali e vedrete di piu' spendendo di meno.
- Non createvi aspettative: quello che altri hanno fatto, della propria vita "on the road", non e' quel che farete voi.
- Non createvi aspettative irrealizzabili: la vita da nomadi non e' necessariamente una vita in vacanza. Qualche soldo dovrete guadagnarlo, ogni tanto (e se riuscite a farne a meno, scriveteci e diteci come!).
- Mantenete un indirizzo fisico, anche se vendete la vostra casa: quello di un familiare, per esempio, o di chiunque sia disposto a sfogliare la vostra posta per segnalarvi qualcosa di urgente.

Non e' mai troppo tardi. Pur non essendo un vero "nomade", chi scrive ha vissuto per oltre trent'anni nella stessa casa, poi e' andato a vivere all'estero, e da quel momento ha vissuto in tre continenti.



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