Nuova Zelanda, Birdwatching

Da Katikati a Miranda: villaggio degli Hobbit, Firth Tower e ornitologi sbadati

di ViaggiareLeggeri, 26 luglio 2010 | Tempo lettura 5' | 0 commenti | Commenta

Usciamo dal Motel Katikati alle dieci, ora fissa per il check-out in tutti i motel neozelandesi che abbiamo utilizzato finora. Decidiamo di andare a Matamata, in cui Peter Jackson ha ambientato il villaggio degli Hobbit, lo Shire, nella sua trilogia del "Signore degli Anelli"; dopo il completamento dei film, le "casette" degli Hobbit sono state rimosse solo in parte, lasciando quindi un'area che i cultori di Jackson - e di Tolkien - paiono apprezzare molto. Purtroppo, una volta arrivati a Matamata, troviamo che neppure le tondeggianti colline sono visibili senza partecipare ad una visita guidata: sessantacinque dollari a persona, e francamente ne abbiamo viste tante, di colline tondeggianti coperte d'erba che piu' verde non si puo', per cui facciamo a meno di questa visita. Poco fuori Matamata c'e' la Firth Tower, una folly fatta costruire da un imprenditore neozelandese nel 1882 (lo capisco benissimo: a me farebbe piacere acquistare una villetta e poi tirare su in giardino una torre da cui vedere un panorama a 360 gradi); pagando un biglietto di cinque dollari e' possibile visitare la torre e altri edifici - scuola, chiesa metodista, ufficio postale, stalla per tosatura pecore - che permettono di imparare qualcosa sul passato di quest'area (dal 1880 agli anni Settanta). Mia moglie e' rimasta colpita dalla frequenza con cui i pastori metodisti venivano sostituiti (sara' stata una diocesi poco ambita), io ho trovato ulteriori testimonianze della diffusione dell'aereo - piu' ancora che dell'auto - come mezzo di trasporto nella Nuova Zelanda del passato.

Pranziamo con due panini a testa, poi andiamo a nord. Ho letto che a Miranda, un villaggio sulla costa del Firth of Thames, vicino alla penisola di Coromandel, e' possibile osservare molti uccelli migratori. Arriviamo al Miranda Shorebird Centre verso le quattro e mezza del pomeriggio, l'ornitologo - no, non e' uno svogliato o incompetente ragazzino capitato li' per caso - ci dice di passare sul ponticello marcato dalla bandierina gialla, e di seguire il sentiero fino al capanno d'osservazione, ci vorra' mezz'ora per arrivarci. Seguiamo le indicazioni, e dopo quaranta minuti percorsi a passo sostenuto su un sentiero che non offre niente da osservare, arriviamo al capanno: ma tra noi e il capanno c'e' una barriera elettrificata... passiamo sotto, e fuori dal capanno parliamo con una famiglia di Christchurch: loro sono andati al centro, come noi, ma hanno poi ignorato le indicazioni dell' "esperto" e hanno guidato fino ad un bel parcheggio a dieci minuti dal capanno, dieci minuti da percorrere su un sentiero che si snoda tra alcuni stagni pieni di uccelli migratori, e che porta dalla parte giusta della barriera elettrificata ... Mia moglie ed io ci guardiamo, forse abbiamo detto qualcosa che l'ornitologo del centro ha gradito poco, oppure e' lui che ignora l'esistenza del parcheggio, sta di fatto che questa passeggiata inutile ci ha fatto arrivare al capanno a tramonto avvenuto.

Scatto qualche foto, ma la luce e' poca. Decidiamo di ritornare all'auto, questa volta passando per il parcheggio, in modo da raggiungere la strada in fretta cosi' da non dover camminare al buio nel fango. Lampioni non ce ne sono, ma abbiamo una torcia e c'e' la luna piena, per cui riusciamo a vedere bene la strada. Di auto non ne passano molte, forse una ogni dieci minuti, ma va bene cosi', non abbiamo intenzione di fare l'autostop. Finalmente arriviamo al parcheggio del Miranda Shorebird Centre, sono le sei e mezza, tutte le luci sono spente. E' ora di cercare una sistemazione per la notte, e impostiamo il navigatore satellitare verso il Miranda Holiday Park. Sarebbe bastata una mappa dell'area - che abbiamo - e un po' d'attenzione ai cartelli stradali, ma pazienza. Arriviamo all'Holiday Park, che come gli altri parchi del genere e' un campeggio con aree per campervan, caravan, roulotte, probabilmente anche tende da campeggio, e - cosa che interessa a noi - dispone di self-contained units, cioe' di "casette" o "miniappartamenti", con cucina-camera da letto-bagno. Il prezzo e' di centotrentanove dollari a notte, sbarro gli occhi e il simpatico gestore propone uno sconto fino a centoventi. Mantengo gli occhi sbarrati, in passato s'e' dimostrato un mezzo di negoziazione valido (certo, le volte in cui l'ho usato come strumento persuasivo durante un'appuntamento con una ragazza, non e' che abbia portato a grandi successi...); il gestore ci propone un'altro tipo di stanza, senza cucina e bagno (sono a disposizione quelli comuni), con un letto a castello doppio e uno singolo (quindi la stanza puo' accogliere fino a sei persone), al prezzo di trentatre' dollari a testa, quindi sessantasei, quindi poco piu' della meta' dell'altra proposta. Prendiamo l'altra.

Usciamo, andiamo a cercare del cibo da cucinare, ma al vicino paese di Ngatea negozi e supermercati sono chiusi, e anche i takeaway hanno abbassato le serrande per oggi. Promemoria: in Nuova Zelanda (ma anche a Staines o Slough in Inghilterra, per esempio) i negozi chiudono alle cinque e mezza, e anche i supermercati non sempre fanno orari lunghi: mangiare dopo le sette puo' essere un'impresa. Non ci resta che un Subway, una specie di fast food americano specializzato in enormi sandwich. Ordiniamo, mangiamo e ... piccolo intermezzo: entrano nel locale due ragazze che sono come pesci fuor d'acqua. Alte, belle, bionde ed eleganti, una con una minigonna cortissima (eppure elegante); ci sono altri sei-sette clienti, nel Subway, e tutti - clienti-donna compresi - hanno gli occhi sbarrati in direzione di queste ragazze, che come direbbe Di Pietro, "non c'azzeccano", non c'entrano niente, con il villaggio di Ngatea. Saranno modelle russe.

Torniamo al campeggio, e appena arriviamo puntiamo subito verso la fontana d'acqua termale, temperatura sui cinquanta gradi, vista sul cielo stellato, un piccolo paradiso dopo una bella giornata.



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