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Abitudini straniere: la "doggy bag" al ristorante

di ViaggiareLeggeri, 09 ottobre 2010 | Tempo lettura 3' | 0 commenti | Commenta

Una delle cose di cui noto la mancanza, ora che sono di passaggio in Italia, e' la mancanza delle doggy bag.

Negli ristoranti degli Stati Uniti, ordinare cibo in eccesso non porta alle classiche scene tipo "Dai, finisci quel filetto, che e' costato un occhio!". E' da tempo diffusa, infatti, la pratica del "doggy bag", la "borsa per il cane", che in realta' non ha niente a che vedere con i nostri amici a quattro zampe: si tratta della consuetudine di impacchettare il cibo avanzato in contenitori ermetici, in modo che possa essere consumato a casa. Il termine "doggy bag" (oppure "doggie bag") permetteva in origine di fingere che il cibo fosse destinato al cane (e agli altri animali domestici) dei clienti, anziche' ai clienti stessi. Oggigiorno, se un cliente chiede la "doggy bag", viene dato per scontato che il cibo sia per lui o lei, e non per il cane.

L'operazione di impacchettamente - in contenitori di polistirolo - viene eseguita dal personale del ristorante e non comporta sovrapprezzi. Ricordo un ristorante thailandese/cinese di Atlanta nel quale, eccezione alla regola, il ristoratore lasciava ai clienti il compito di preparare la doggy bag. Se volete evitarlo, e' su Buford Highway...

Immagino che gli chef potrebbero considerarla una cattiva idea: il cibo verra' riscaldato e forse, a casa, non sara' buono come quand'era fresco, sul tavolo del ristorante. C'e' poi un'obiezione da dietrologi italiani: "Io gli preparo la doggy bag, e quello poi torna e mi fa causa dicendo che gli ho dato cibo avvelenato". Beh, se negli Stati Uniti, dove ci si fa causa per qualsiasi cosa, sono riusciti a far funzionare il sistema della doggy bag per decenni, pare difficile credere che sia impossibile fare lo stesso qui. Non apprezzo tutte le idee che arrivano dagli USA, ma considerato che il cliente paga per del cibo che potrebbe non riuscire a consumare, mi sembra lecito dare al cliente la possibilita' di consumare tale cibo a casa.

Di questi tempi, sprecare una pietanza, soprattutto se costosa, mi pare uno sperpero inaccettabile sia dal punto di vista economico che ecologico, e mangiare cibo quando si e' gia' satolli mi pare un'idea poco salutare.

Riuscira' mai, l'abitudine del doggy bag, ad arrivare in Italia? E' gia' arrivata e non me ne sono accorto? Se avete commenti, accomodatevi, il form per i commenti e' piu' sotto in questa pagina.



Nota: quest'articolo e' basato su un mio articolo pubblicato presso chef.affari.to/news/506/Abitudini-straniere-la-doggy-bag-dei-ristoranti-americani.



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