Venerdi' sera a Londra, tra Leicester Square e Giappone

Cosa fanno gli italiani alla fine della settimana lavorativa? Non so. Ecco cos'ho fatto io due venerdi' fa.

20 novembre 2015 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 12'

E' arrivato il venerdi' sera, finalmente. Cosa fanno i duecentocinquantamila italiani che vivono a Londra?

Si danno appuntamento per trovarsi tutti e duecentocinquantamila in Trafalgar Square, Piccadilly Circus, Leicester Square e Covent Garden alle sei del venerdi' pomeriggio, perche' gli manca l'Italia.
Probabilmente no, ma ce ne sono tanti, di nostri connazionali, nel centro di Londra. Io ho appuntamento con mia moglie e con una sua amica giapponese, che come lei studia l'italiano. Sono in anticipo di qualche ora, per cui me ne vado a zonzo.

National Gallery, Trafalgar Square. Le vedete le persone nella foto? Tutti italiani.

Scendo dal treno della Piccadilly Line a Leicester Square, raggiungo Trafalgar Square per fare un giro alla National Gallery, ma stasera ho voglia di camminare, entro ed esco in pochi minuti. Trafalgar Square e' piena di turisti, sono davvero tante le comitive di italiani. Perche' puoi solo individuare la nazionalita' delle comitive, non puoi farlo coi singoli individui, a meno che non parlino da soli.

Come viaggiano gli italiani a Londra?




Come ci arrivano gia' lo sappiamo: con un volo Ryanair o EasyJet. Ma quando sono a Londra, come vanno in giro? Probabilmente con lo stesso mezzo di trasporto con cui mi hanno portato in giro i professori delle superiori durante la mia prima gita nella capitale britannica: con la metropolitana.

Che se ci pensi, quando sei a Londra e hai pochi giorno, o magari solo piu' poche ore per vedere la citta', infilarsi in un treno che corre in un tunnel sottoterra non e' il modo migliore per vedere qualcosa. Si', ti porta in fretta da qualche parte (salvo intoppi), ma ti toglie le deviazioni, le variazioni, le improvvise decisioni tipo entrare in una libreria seminascosta, percorrere John Carpenter Street perche' ti piace il nome. Con la metropolitana puoi solo andare da una stazione all'altra, e tutto quel che c'e' in mezzo te lo perdi.

Cosa comprano gli italiani a Londra?


Vanno nei negozi specializzati o da Harrods a comprare confezioni di te' esotiche. Comprano giacconi Burberry, ignari dei chav coi quali condividono questa passione (OK, i chav in completo Burberry sono scomparsi da qualche anno da Londra, fisicamente estinti, ma se vai fuori citta' ne trovi ancora).



Comprano cappelli e abbigliamento nuovo e usato nei mercatini, Comprano maschere di Guy Fawkes (Anonymous) da V Per Vendetta per se' e per gli amici in Italia, perche' senza non sei un vero alternativo.

Cappelli. Perche' in Italia i negozi non li vendono.


Cosa non capiscono di Londra, gli italiani?


Ogni cosa sembra un pelino differente rispetto all'Italia, all'inizio. La prima volta che vedono le auto fermarsi quando loro sono sul bordo della strada, di fronte al marciapiede, non si fidano. "E' una trappola, io inizio ad attraversare e questi mi travolgono". Poi capiscono che i guidatori, in Gran Bretagna, si fermano sempre quando c'e' un pedone che vuole attraversare, dopo le prime due o tre prime strisce pedonali abbracciano lo stile britannico al punto che attraversano senza aspettare che le auto si fermino.

Anche la varieta' di ristoranti e' di solito una novita': ristoranti giapponesi, ristoranti cinesi e ristoranti vietnamiti non sono accorpati, come a volte capita in Italia: sono specializzati in una cucina tipica, e basta. E ci sono i ristoranti taiwanesi, quelli nepalesi, quelli lituani, e di tanti altri Paesi la cui cucina non e' famosa. Il che importa poco: il 95% degli italiani a Londra va comunque a mangiarsi una pizza, come se Londra fosse un'estensione di Ottaviano o di Monfalcone, in cui fai le stesse cose che faresti a casa, ma ... vuoi mettere, farle a Londra???

Poi ci sono le piccole cose, quelle che noti quando sei ospite di qualcuno a Londra, o dopo che ti ci sei trasferito. Tipo il fatto che nel letto c'e' il lenzuolo di sotto ma di solito non c'e' quello di sopra, per cui se tiri su il piumone fino al naso ti ritrovi coi piedi scoperti. E sciacquare i piatti con cura viene visto da tanti inglesi come uno spreco d'acqua, e l'ospite italiano si adattera'.

Ma c'e' una cosa che stupisce subito e continua a stupire anche dopo: la spazzatura sui marciapiedi, la sera. Perche' lo fanno, i londinesi? A volte si fa persino fatica a camminare.

Anvedi quante statue ce stanno a Londra, me pare Roma!


Londra e' piena di statue e sculture, come capita spesso alle ex capitali di un impero (vedi Roma). Sono li' per ricordare i caduti delle guerre condotte dall'impero britannico per conquistare o per liberare altre Nazioni. Questa, vicino a Trafalgar Square, rappresenta Edith Cavell, non l'avevo mai notata e mi ha incuriosito. Infermiera e probabilmente agente dell'intelligence britannica durante la Prima Guerra Mondiale, fucilata dai soldati tedeschi in Belgio nel 1915 per aver aiutato centinaia di soldati alleati a fuggire.

La statua riporta una versione edulcorata ("Patriotism is not enough, I must have no hatred or bitterness for anyone")) delle sue ultime parole ("Patriotism is not enough. It is not enough to love one’s own people, one must love all men and hate none"). Parlare di amore per tutta l'umanita' durante una guerra... non facile.

La mia camminata continua. Vado a nord fino a Euston Station, poi torno giu' in centro passando per il quartiere Bloomsbury, mi fermo un una bella libreria che vende libri usati, passo per Chinatown e arrivo alla stazione della metro di Leicester Square, dove incontro Kyoko (nome di fantasia), dopo qualche minuto arriva anche mia moglie.

Una giapponese, una taiwanese e un italiano. Cosa mangeremo?

No, non siamo stati in questo pub. Ma pubblico la foto perche' mi piace lo stesso.

Mangiamo giapponese: cena da Tokyo Diner


Ai confini di Chinatown troviamo il ristorante suggerito da Kyoko, Tokyo Diner. Sembra piccolo, e fuori ci sono tre comitive in coda per entrare. Fuori dal ristorante, sulle vetrate, annunci di ricerca personale. Come scopriro' poi visitando il sito del locale, il titolare assume solo personale che parli giapponese, e questo limita di parecchio il numero di possibili candidati, perche' non ci sono molte persone disposte a spostarsi da una Nazione ricca e con stipendi e costo della vita alto (il Giappone) ad un'altra Nazione ricca e con stipendi e costo della vita alto (l'Inghilterra, e specialmente Londra) per andare a fare il cameriere.

Ordiniamo tre bento box, due bicchieri di vino e una birra. Chiedo a Kyoko di mettere alla prova la cameriera, che e' inglese ma dovrebbe parlare giapponese. Kyoko esita, i giapponesi temono l'imbarazzo (subito e causato) piu' degli inglesi. Poi dice due parole alla cameriera, che risponde in giapponese convoluto ma corretto.

Di cosa parlano gli italiani (perlomeno io) a cena? Dell'eccentricita' giapponese


Siamo in un locale giapponese con un'amica giapponese, e mia moglie viene da una Nazione che ha un forte legame col Giappone, per cui iniziamo a parlare di Tokyo. Sulla parete di fianco al nostro tavolo c'e' una mappa della capitale nipponica, e Kyoko ci mostra dove viveva, dove andava a scuola, dov'era l'universita'.

Parliamo di famiglia. Kyoko ha due fratelli piu' vecchi, due ragazzoni alti quasi un metro e novanta. Kyoko spiega che i ragazzi giapponesi primogeniti devono stare attenti, quando si mettono con una ragazza, perche' e' al primogenito che spetta badare ai genitori, quando questi diventano anziani. E trattandosi di una Nazione piuttosto tradizionalista, e' poi alla moglie che spetta questo compito. Capita spesso di sentire di coppie che si mollano, dice Kyoko, quando la ragazza scopre che il ragazzo e' primogenito o figlio unico.

Chiesa di St Martin-in-the-Fields, Trafalgar Square Che non c'entra niente col ristorante in cui abbiamo cenato, o con le conversazioni sul Giappone, ma questo monolite e' bello.


Gli stranieri sono strani, giusto? Per cui le chiedo di raccontarci qualcosa di strano sul Giappone. Sta pensando di trasferirsi altrove in Europa, e ci dice che per vivere e lavorare in Olanda non dovrebbe essere necessario un visto, per i cittadini giapponesi, o quantomeno dovrebbe essere piu' facile ottenerlo per l'Olanda che altrove, grazie ad un vecchio trattato commerciale tra la Compagnia Olandese delle Indie orientali e l'impero giapponese.

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Le racconto io qualcosa di curioso che lessi sulla leggendaria longevita' dei giapponesi. Era il 2010, e lessi che qualcuno, in Giappone (il governo, il ministero delle pensioni, un giornale, o magari il commissario Zenigata) s'era messo a cercare i famosi ultracentenari giapponesi, e aveva scoperto che tanti di loro non erano usciti di casa da venti o trent'anni, altri risiedevano presso edifici demoliti da tempo e in cui nel 2010 c'erano parcheggi e supermercati, e altri ancora erano usciti di casa "tempo prima" (qualche decennio fa) per fare una passeggiata, e non erano piu' rientrati; altri ancora avrebbero avuto centocinquant'anni, se fossero stati ancora vivi. E i loro discendenti non ne avevano dichiarato il decesso o la scomparsa, continuavano a riceverne la pensione. Mi fece pensare che il Giappone non e' cosi' lontano dall'Italia, questa notizia.

(Notizia pubblicata originariamente dal New York Times. La BBC parla di 230.000 ultracentenari giapponesi scomparsi.)

Restiamo su argomenti tristi, forse perche' si avvicina il momento di chiedere il conto. Per prevenire suicidi, nelle stazioni ferroviarie giapponesi sono stati piazzati degli specchi, lungo i binari. Dissuaderanno, o forniranno un'opportunita' di narcisismo in un momento cosi' tragico? Se non bastano, c'è sempre il fattore economico: quando ti butti sotto un treno, il traffico ferroviario viene fermato, e i rimborsi che le linee ferroviarie devono pagare ai passeggeri in caso di ritardo vengono addebitati alla famiglia del suicida.

Saltando a tutt'altro argomento, mia moglie chiede a Kyoko dell'uniforme scolastica che portava quando andava a scuola, e la nostra amica giapponese ci spiega che il cappello degli scolari funge anche da cuscino su cui sedersi. Credo di non aver capito, ma ci portano il conto e non ho tempo di riflettere. Ottantacinque sterline, dividiamo in tre, io e mia moglie paghiamo ne paghiamo cinquantacinque.

Usciamo, non piove e non fa freddo. Restiamo dalle parti di Leicester Square.

Tentazioni.

Dopo cena un po' di vino


Entriamo da The Cork And Bottle, un wine bar in Cranbourn Street dove siamo gia' stati in passato. Si scende da una scala a chiocciola in un locale al piano seminterrato che ricorda una cantina, con alcove con tetto a volta curvo, con mattoni a vista. Il locale e' moderno e pulito, il personale educato (non capita dappertutto!) e solerte.

Come in passato, anche stavolta mentre attendiamo che si liberi un tavolo mi avvicino al bar e chiedo se hanno dei vini piemontesi che inizino con la lettera B. Barbera, Barbaresco, Barolo. O quantomeno F, come Freisa. Il barista conosce barolo e barbera, ma non ne ha al momento, e non ha idea di cosa siano barbaresco e freisa. Ordino una bottiglia di negramaro, vino pugliese. Ci fanno accomodare. Ordiniamo una selezione di formaggi.

Parliamo di relazioni personali. Kyoko stava con un italiano ma ora e' libera, e mia moglie vuole presentarle qualcuno. Magari uno dei miei amici.

"Un altro italiano? Ma non e' bastato il precedente?", e mia moglie risponde "Sta studiando italiano, meglio trovarle un italiano". Ragionamento che non fa una grinza, immagino.

Continuiamo a parlare dopo aver ordinato delle fette di torta, siamo di buon umore. Paghiamo il conto, cinquantaquattro sterline da dividere in tre. Usciamo e ci separiamo alla stazione della metro.



Epilogo con luci lampeggianti


Scendiamo dal treno della Piccadilly Line a Osterley, dove avevo parcheggiato l'auto (sei sterline... ladri). Guido verso casa sulla "London Road", la A4 che diventa la A30, poi prendo la strada che segue il perimetro sud dell'aeroporto di Heathrow. Luci lampeggianti alle mie spalle, e' un'auto della polizia. Accendo le luci d'emergenza e proseguo fino alla prima stazione di servizio, non ci sono altri posti per fermarmi, prima.

"Are you aware of the speed limit?", dice. Stavo facendo quarantadue, forse quarantacinque miglia all'ora su un tratto di strada col limite dei quaranta. "Yes, and you are right, I was breaking the speed limit", rispondo, e chiedo se c'e' una multa in arrivo. Mi preoccupa di piu' il rischio di un test alcolimetrico, anche se, mentre bevevo, ho mangiato e ho bevuto acqua. Niente test, e niente multa: uno dei due agenti e' in auto con la mia patente, probabilmente sta verificando se ho precedenti.

Mi rilascia una copia del form 5090, Stop and Search con la descrizione del controllo. Che poi c'e' stato solo lo "stop": nessun tipo di "search" (ricerca o perquisizione) e' stato effettuato nei confronti della mia auto o della mia persona. Ripartiamo, in cinque minuti siamo a casa.

"Eravamo troppo felici, capita sempre qualcosa, quando sei troppo felice", dice mia moglie. Gia', l'universo cerca di riequilibrare le cose. E a volte utilizza la polizia.


Di Claudio @ VL, 20 novembre 2015 | Tempo lettura 12' | 0 commenti | Scrivi
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