Lavorare in una start-up inglese - 1

Una giornata di lavoro in una start-up inglese
02/09/2016 | Autore: Claudio @ VL



Nove in punto, dice l'orologio di Waitrose dall'altro lato della A30. E' l'ora del daily stand-up del team di programmatori, ma Peter, lo scrum master, non è ancora arrivato.

"Lo stand-up va fatto inesorabilmente alle nove, chi c'è c'è", dice sempre Peter, quindi iniziamo senza di lui. Tomas, Grigor, Josip ed io ci alziamo ... e vediamo Peter che esce dalla piccola stazione ferroviaria, dall'altro lato della strada, e si dirige verso l'ufficio. "Lo aspettiamo?", chiede Tomas. "Lui non gradirebbe", e inizio a descrivere quello che ho fatto ieri, gli ostacoli che ho incontrato, e quel che conto di fare oggi. Poi passo la parola ad un collega, facciamo il giro, e Peter arriva trafelato quando Josip, sloveno, l'ultimo dei quattro, sta iniziando.
Applichiamo la filosofia Agile e la metodologia Scrum per gestire lo sviluppo dei progetti informatici dell'azienda, il che significa che ogni giorno iniziamo con lo stand-up, una riunione fatta in piedi (cosi' si è invogliati ad essere sintetici per poi tornare a sedersi) in cui si parla per non più di cinque minuti ciascuno, senza produrre un verbale della riunione. Come farà lo scrum master (il facilitatore, o meglio: il Sacerdote del Culto dello Scrum), che poi è anche l'Head of IT (quindi responsabile dei nostri progetti e della nostra permanenza in azienda), a sapere a che punto siamo? Ma il Dogma dello Scrum non si discute, senno' sei uno che crea problemi.

Benvenuti nel mondo delle start-up.

Nello stand-up si riassume quel che ciascuno ha fatto il giorno prima, e quel che ciascuno farà oggi. Non è lo scrum master a decidere, a dire ai programmatori cosa devono fare: sono loro, autonomamente, a decidere su quale nuova funzionalità lavorare, o quale bug risolvere, prelevandoli dal backlog di cose segnalateci dal resto dei colleghi. Visivamente questo si traduce in un tabellone attaccato ad una parete, con le colonne "To do" (cose - bug, nuove funzionalità, pagine - da fare in questo "sprint" e non ancora iniziate), "In progress" (cose iniziate), "QA" (Quality Acceptance, cose fatte e in attesa di approvazione da parte del product owner), "Done" (fatto, approvato, in attesa di essere trasferito sul server "live") e "In Production (lo stadio finale: soluzione approvata e trasferita sul server "live", quindi accessibile a visitatori e/o clienti del sito aziendale). All'inizio dello "sprint" si piazzano dei post-it nella colonna "To do", su ciascun foglietto c'è un compito da eseguire. Ogni programmatore ne prende uno e lo sposta nella colonna "In progress", inizia a lavorarci su, e poi - se tutto va bene - il post-it avanza progressivamente, fino a raggiungere la colonna "In Production".

Ciascun programmatore ha un cestino della spazzatura


Finisce il nostro stand-up, sono le nove e venti. Peter ha qualche minuto prima della prossima riunione, che è un altro stand-up, questa volta con gli altri manager. Noi, gli altri, quattro web developer, ci mettiamo a lavorare, perché senza architetti la casa non puoi progettarla, ma senza i muratori (del web) non la puoi costruire. La nostra "casa" da costruire è il sito dell'azienda, una start-up del settore finanziario, fondata da Vic, sincero e diretto ragazzone inglese che era stato tra i fondatori, quindici anni fa, di una delle finanziarie più redditizie della City. E ora, stufo di partecipare continuamente a riunioni, ha deciso di spendere "qualche soldo" per ritrovarsi di nuovo, a quarant'anni o giù di li', in un'azienda nuova, in quella fase eccitante in cui tutti lavorano sodo, spalla a spalla, non solo per il bonus di fine anno, ma per la sensazione di fare qualcosa di nuovo, di eccitante, a volte persino rivoluzionario. Più facile crederci se hai vent'anni, ovvio, ma anche se sei più avanti con gli anni, l'entusiasmo è spesso contagioso.

Cos'ho fatto ieri?


Ieri ho finito di sistemare un paio di bug sul sito aziendale, quello fatto con Wordpress che dovrebbe essere una soluzione che fa risparmiare tempo e risolve problemi, e invece da' tanto lavoro, il che magari è un bene. Oggi mi ritrovo con un "debito tecnico" da ripianare: dovrei diventare l'esperto interno nell'uso di Behat, un'applicazione per testare automaticamente le nostre applicazioni secondo l'approccio BDD (Behaviour-Driven Development), ma come sempre a monte c'è una montagna di pre-requisiti da soddisfare, sia per Behat che per il resto dell'ambiente in cui scriviamo il nostro codice.

Ah, non solo. Ieri c'è stato un vivace scambio di opinioni tra due programmatori (****)su una scelta tecnica, che è rimasto su livelli civili ... ma solo per un pelo. Il mese scorso, in una situazione simile, si era arrivati ad alzare la voce: Grigor insisteva col non applicare una restrizione ad un campo di una tabella di un database, Trevor voleva assolutamente quella restrizione, Grigor voleva invece che fosse implementata nelle nostre applicazioni, non nel database. Dopo aver cercato di convincere l'altro della validità della propria opinione si erano rivolti a me per avere un terzo voto e dirimere la questione. Ero completamente d'accordo con Trevor, non possiamo prevedere quale applicazione, in futuro, creata da noi o da un'azienda che lavora con noi, inserirà dati incompleti in quella tabella perche' la persona che l'ha creata non sapeva che doveva tenere conto dell'assenza di un NOT NULL nel database... Grigor rifiuta il mio voto e chiede a Peter di darci il suo parere. Peter rifiuta: uno dei dogmi della metodologia di lavoro scrum è che le decisioni vanno prese dal team di programmatori, e lo scrum master non deve influenzarle. Per cui ci chiudiamo tutti e quattro - Grigor, Trevor, Peter ed io - in sala riunioni per due ore, e alla fine ne usciamo con Peter raggiante perché abbiamo raggiunto un accordo (neanche avesse risolto una crisi internazionale), Trevor che ha ceduto per amor di quiete e per non passare per ostruzionista, Grigor soddisfatto ma non troppo per l'assenza di un plebiscito, visto che io che ho mantenuto il mio voto contrario. Divertente: Grigor, uno dei colleghi polacchi, voleva un voto "bulgaro".

Trevor è qui con un contratto a termine. E' inglese e maturo (63 anni), dovrebbe conoscere la storia nazionale britannica, ma evidentemente non si ricorda che la politica dell'appeasement e del quieto vivere di Chamberlain (e Daladier) nel 1938 non porto' nessun risultato. Verrà poi lasciato a casa la settimana seguente.

Poco fa ho parlato di "sprint" e di "product owner": in questo contesto, il "product owner" è la persona responsabile per uno degli strumenti aziendali: c'è un product owner per il sito aperto al pubblico (è il responsabile del marketing), ce n'è un altro per l'area riservata in cui vengono eseguiti calcoli legati agli investimenti del cliente (in questo caso è il Managing Director), e un altro ancora per un progetto futuro di cui non si parla apertamente. Il product owner è il "cliente interno" del team dei programmatori.

Lo "sprint", invece, è il periodo di due settimane (dieci giorni lavorativi) in cui una serie di bug e funzionalità dovranno essere risolti.

Prima ho accennato a una cosa chiamata "Behat": è uno dei tanti strumenti che fanno parte della galassia di strumenti che dobbiamo utilizzare nel nostro lavoro di webappdev. E ora ve li elenco, questi pezzi del nostro ambiente digitale di lavoro, in ordine sparso e senza spiegarvi il significato di ogni parola, cosi' facciamo prima.
Apache, MySQL, PHP, HTML, CSS, Javascript, Symfony, Doctrine, Bootstrap, JQuery, Angular, Sass, Less, Behat, Gherkin, Cucumber, Selenium, SOAP, REST, Gulp, Grunt, Node.JS, NPM.


Quando funziona, la porta impiega un paio di secondi per decidere di aprirsi. Ma spesso non funziona. E le start-up non sono mai ai piani bassi: come minimo ti troverai al quinto piano, e tre-quattro volte alla settimana dovrai fare le scale, con l'ascensore d'epoca fuori servizio.

(Gherkin? Cucumber?? Programmare in PHP è diventata una cosa per vegetariani!)

E dire che durante il colloquio, in gennaio, la lista si fermava a Javascript! Lavoro in questa start-up finanziaria da gennaio (***), e nonostante le code per arrivare in ufficio lungo la "statale" A30, è bello poter andare al lavoro dirigendosi lontano da Londra, col traffico più intenso in direzione opposta.

Siamo a Sunningdale, poche migliaia di abitanti pieni di soldi


Ci sono due concessionari auto, e quello che vende Rolls Royce è il più abbordabile. Nei charity shops del villaggio ci sono abiti di Armani e gioielli veri, non la chincaglieria che trovi a Staines e Slough. E ci sono, a Sunningdale, due calzolai vecchio stile. DUE, come dire un bacino di mille abitanti a testa. Entrambi sembrano boutique di lusso, e si vede che il loro giro d'affari è legato a clienti che fanno riparare scarpe da migliaia di sterline.

E per vedere la gente di Sunningdale e dintorni basta fare un giro a Waitrose, l'unico supermercato del villaggio, di fronte al nostro ufficio e di fianco alla stazione. Settantenni - uomini e donne - con la faccia fresca dei ventenni, grazie a cosmetici e attività fisica. Quarantenni in tuta sportiva col fisico da urlo (tra l'una e le due del pomeriggio, se volete dare un'occhiata). Lamborghini, Maserati e tante Porsche nel parcheggio.

Il posto più adatto per una start-up finanziaria con grandi aspirazioni è Londra, ma se parte del tuo business si svolge offline, via telefono o faccia a faccia, ha senso trovarsi in una zona piena di milionari. Tipo Sunningdale, appunto.

Facciamo un passo indietro: come ho trovato questo lavoro?


All'inizio di gennaio un'agenzia mi ha contattato. "Agenzia" non significa "agenzia interinale": è un'agenzia di selezione del personale, come ce ne sono a migliaia a Londra. Mi chiedono di fare un test online di conoscenza di PHP e Javascript, lo faccio in un'ora e mezza, ottengo un buon punteggio (81/100) e viene fissata una data per il colloquio. Incontro Peter e Clive, che mi fanno (poche) domande tecniche, e molte su interessi personali (informatica, foto, moto, montagna, aviazione) ed esperienze professionali. Più che altro, pero', vogliono vedere se sono IO ad avere delle domande per loro, riguardo all'azienda (capita spesso, immagino anche in Italia, che interesse ed entusiasmo del candidato vengano misurate in base alla qualità e quantità delle domande che pone). Poi vanno a cercare Vic, il CEO. Un ragazzone di quarant'anni, sul metro e novanta, col sorriso aperto e dai modi molto diretti: in quindici minuti mi spiega tutti gli sbagli che ha fatto (o perlomeno quelli di cui si è accorto, dice), spiega quanto sono costati all'azienda, senza neppure suggerire che, come scoprirò poi, quei soldi buttati erano suoi, visto che è l'investitore principale.

L'impressione che ne ricavo è ottima: mi piace la gente che ammette i propri errori, e per fortuna ce n'è tanta, in Inghilterra (negli Stati Uniti, in due anni ho incontrato in totale UNA persona capace di ammettere un errore. Hiya, Cedric!). E visto che nel Regno Unito si pratica il leading by example (nel senso che chi è in alto da' il buon esempio), c'è da sperare che una leadership come quella di Vic trasmetta sincerità e senso di autocritica a tutta la struttura aziendale. Sperare is the operative word, here.

Si mangia!


Cavallo Pazzo e Iena sono in sala riunioni a mangiare, hanno cucinato un piatto algerino con ingredienti trovati al Waitrose qui davanti.
E' passato il tempo in cui nelle aziende inglesi (*), start-up o meno, si poteva andare a pranzo al pub, bere qualche pinta e mangiare qualcosina. L'uomo inglese del terzo millennio (**) deve saper cucinare cibi esotici non per far colpo su una donna (o su un uomo), ma per dimostrare d'essere un uomo di mondo. Aver fatto il militare a Cuneo non basta più, oggigiorno.

Si aggregano Vic, il fondatore dell'azienda (e amministratore delegato, e principale fonte dei nostri stipendi), che s'è fatto consegnare in ufficio una pizza, e Rob, direttore del marketing, che ha preparato un curry tailandese subito dopo che Cavallo Pazzo e Iena hanno finito di cucinare la loro cosa. La conversazione si sposta rapidamente verso film e telefilm. Arriva anche Clive, l'MD, quello che gestisce l'azienda nelle piccole e grandi cose. Qualcuno salta fuori con una frase sentita in qualche film americano sulla mafia: "ti mando a dormire coi pesci". Un collega mi chiede di spiegare quant'è organizzato il "crimine organizzato" in Italia: sanno di mafia e camorra, aggiungo 'ndrangheta, stidda e Sacra Corona Unita. Chiede se uno può avere la tessera di più organizzazioni criminali, o se si è tenuti a legarsi a una sola organizzazione.

"If you try to join two organisations, somebody will let you sleep with the fishes", dice Clive in tono minaccioso. Con le sue sopracciglia folte e la sua capigliatura corvina pare un gangster venuto fuori da Goodfellas (il film, non la pizzeria).

Ageism. Una conversazione di qualche settimana fa con Peter


Qualche settimana fa, verso le undici, Peter mi convocò in sala riunioni. Il giorno prima, discutendo formalmente i miei primi due mesi in azienda, dissi qualcosa che Peter, riflettendoci, trovò "worring", preoccupante, e che avrebbe potuto pregiudicare la mia permanenza in quest'azienda. Gli spiego che non intendevo esprimermi in modo cosi' netto, e che la mia affermazione era basata su quanto osservato e sperimentato personalmente. Pare lievemente rassicurato, ma non mi stupirei se, girandomi, ci fosse un bersaglio sulla mia schiena. O, per usare un'allegoria calcistica: questo pare un'informale cartellino giallo.

Qual'era la mia "preoccupante" affermazione che deve aver tolto il sonno a Peter? Peter aveva suggerito che potevo affiancarmi a Trevor o a Grigor per imparare meglio Symfony, una delle metodologie che utilizziamo. Trevor è più avanti con gli anni, Grigor è più giovane e impaziente. La mia risposta a Peter era stata che tra i due sarebbe stato meglio per me affiancarmi a Trevor, in quanto
A volte è più facile imparare qualcosa da qualcuno che si è trovato in una certa situazione, piuttosto che da uno che ha studiato situazioni del genere in modo puramente teorico, e in generale l'esperienza si ottiene con gli anni, maturando.

Roba da non dormire la notte, già.

Ascensore hi-tech, come si conviene alle start-up.

Arriva un'email circolare, e segnala un pericolo



From: Clive

To: all-employees-list

Subject:Bathroom towel

It has come to my attention that the pink bathroom towel stinks horribly. Please refrain from using it, I will be bringing in new ones tomorrow.

And to the unknown pig who probably cleaned his dirty feet with that towel: SHAME ON YOU, CRAZY HORSE!

Regards
Clive


Nella foto, il letale asciugamano menzionato nell'email. Odore disgustoso, quasi letale, di quelli che, se per sbaglio dopo esserti lavato ti viene automatico prendere l'asciugamano, ti penti e vai a cercare qualcosa di profumato, o un disinfettante, o magari un lanciafiamme.


Nel pieno di una giornata di lavoro Non e' colpa dell'azienda, certo. Ma inizio a vedere un pattern: gabinetto che cade a pezzi, codice ColdFusion che cade a pezzi, aria condizionata che cade a pezzi, accesso ai server che cade a pezzi...


Venerdì pomeriggio, le quattro. Come sempre le cose iniziano ad ingranare nel momento sbagliato: sto risolvendo dei problemi (riscrivendo del codice PHP preesistente - e mal scritto - ho trovato la causa di un bug) quando Clive ritorna da una visita al supermercato con due borse piene di bottiglie di birra. Dopo una settimana di intenso lavoro, è arrivato Beer o'clock: l'ora di farsi una birra. Di solito succede il venerdì, a volte anche il giovedì. Io cerco di tirare avanti, di completare quelle poche linee di codice che mi servono per eliminare il bug, ma i colleghi sono allegri e poco silenziosi, non mi stupirei se si mettessero a giocare darts, ma freccette e bersaglio sono in un ufficio al piano di sopra.

Sono uno dei pochi che vengono in ufficio in auto, gli altri arrivano coi mezzi pubblici, per cui non posso neppure unirmi a loro e bere, visto che devo guidare. Finisco e vado via, a secco.















(*): inglesi e non britanniche, perché' non so dirvi come sia lavorare in aziende gallesi, scozzesi o nord-irlandesi.
(**): non ci sono donne in azienda, per adesso. Siamo una decina di uomini di varie eta' e nazionalità.
(***): questo post è declinato interamente al presente, ma ho smesso di lavorare per quest'azienda alla fine di maggio.
(****): più che di "programmatori" dovrei parlare di "sviluppatori di applicativi per il web", visto che il web application developer non gode dello stesso rispetto professionale del programmatore di applicativi che girano su un computer "locale", in Italia. Qui in Inghilterra la distinzione è svanita da tempo.



Argomenti: informatica, lavorare all'estero, vivere in Inghilterra


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Commenti


07/09/2016 13:50:44, Y
Ciao e complimenti,

ti ho trovato mentre sfrucugliavo sugli.. aerei!
Comunque anche la faccenda di lavorare via dall'italia sta diventando un filo pressante.

Non ho capito la cazziata post ipotesi di affiancamento. Cosa avevi detto di male?
Ciao,
07/09/2016 15:18:33, Claudio @ VL
Aerei, aerei,aerei... Ieri mi sono capitate davanti per caso le foto che scattai in due musei aeronautici in Nuova Zelanda. Trovare la voglia di pubblicarle sarà più facile, ora, sapendo che c"è un altro visitatore cui potrebbe interessare l"argomento.

La cosa che dissi, e che non avrei dovuto dire, è che persone di età differenti sono più o meno efficaci nel formare altre persone, proprio a causa dell'età. "Ageism", discriminazione in base all'età, ecco il crimine. Se mi fossi limitato a dire "preferisco essere affiancato a xyz", senza dare spiegazioni, forse sarebbe andato bene.
09/09/2016 11:27:59, Y
Ageism.
Ma davvero lì è un "crimine"? Vale anche al contrario da quelle parti?
In uno dei primi lavori che mi è capitato fare, il "vecchio" si metteva davanti a quello che faceva x impedire che io vedessi...
Altri tempi
09/09/2016 12:09:33, Claudio @ VL
Ciao Y,
Bentornato!
Anch'io ho esperienze lavorative simili alle tue, e dalle mie parti si diceva che "il mestiere va rubato con gli occhi". Non ho mai saputo rubare niente, con gli occhi, per cui tendevo ad aggregarmi a gente non cosi' gelosa delle proprie inarrivabili competenze tecniche.

Ho usato la parola "crimine" a fini umoristici, ma nel Regno Unito è davvero un crimine, come stabilito nell'Equality Act (https://en.wikipedia.org/wiki/Equality_Act_2010), che implementa le principali direttive UE contro le discriminazioni.

Copio e incollo da http://www.ageuk.org.uk/work-and-learning/discrimination-and-rights/ageism-at-work/ageism-in-workplace/:
Harassment - If colleagues made jokes about your age which were offensive, or comments made about the age of someone you associate with, such as a partner.

Il commento che causo' la reazione di "Peter" non rientra nei casi descritti nel paragrafo che ho citato, ma lui avrà voluto stroncare sul nascere (con mano di velluto, devo dire) ogni rischio in quel senso. E' comunque facilissimo essere colpevoli di "harassment" (molestia, in questo caso non "sessuale"): se il tuo collega cinquantenne esce con una ventenne e tu gli dici "Aho', la prossima la prendi alle scuole medie???", è molestia. Oppure posso proporti un caso che ho visto di persona quando lavoravo negli USA (2006-2008): un programmatore inglese 27enne, sentendo che un nuovo assunto (un altro programmatore, a contratto) aveva 46 anni, commento' "Wow, mai visto prima, un programmatore sopra i quaranta!", e il giorno dopo venne convocato all'Ufficio Risorse Umane: il programmatore 46enne aveva minacciato di far causa all'azienda.

Che mondo, appena si esce dai confini del Belpaese, eh?
13/09/2016 16:51:19, Y
Ciao VL,
porcamiseria, ma davvero? Secondo il metodo "americano" avrei dovuto fare almeno una causa per ogni lavoro in italia.
Nell'ultimo caso mi hanno messo a lavorare coon una tipa famosa per il numero di persone da lei segate... a me, che ero nuovo, passava informazioni in ritardo, non le passava, a metà..
una volta mi ha passato un richiesta che poco ci mancava si fermasse l'azienda per mancanza di materiale. Ma il cazziatone mega fu per me che avevo comprato... per lei niente. Quella volta. Vabbè. Una guerra. Messa in un angolo poi se ne è andata in pensione. Però adesso nei casini ci siamo noi. Mah!
14/09/2016 11:50:00, Claudio @ VL
Mi pare che la tua collega/superiore avesse un problema di scarsa professionalità, indipendentemente da eventuali discriminazioni verso di te in fatto di eta'. Ma non vorrei darti l'impressione che l'Italia sia l'unico posto in cui i dipendenti (la tizia di cui hai scritto) fanno i propri interessi anziché quelli dell'azienda: nei due anni che ho passato negli USA ho notato più volte che essere fedeli all'azienda, fare i suoi interessi, conta meno che essere fedeli al tuo superiore. Qui in Inghilterra e' un po' meglio, per fortuna.

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