Escursione sul colle Tryfan, in Galles

Trekking con arrampicata sui monti dello Snowdonia National Park

12 ottobre 2016 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 20'

Giovedi', inizio di ottobre. Ho passato la giornata di ieri a confrontare i prezzi dei treni, dei pullman, il costo della benzina, ma soprattutto a chiedermi cosa voglio fare davvero: con l'autunno inglese che avanza, e un imminente viaggio a Taiwan, la finestra a disposizione per un'escursione in montagna, quest'anno, si sta chiudendo rapidamente. Voglio tornare ancora nel Lake District, questa volta sul Blencathra, oppure vado a scalare il Tryfan nel parco Snowdonia, nel Galles settentrionale? Alla fine vince Tryfan: non ho mai fatto escursioni sulle colline e montagne gallesi, e il Tryfan ha fama di essere più che una semplice camminata, pur essendo alto solo 917 metri. E poi, se andassi sul Blencathra, mi ritroverei a scrivere di Sharp Edge, il che, dopo aver scritto di Striding Edge e di Swirral Edge, rischiava di essere ripetitivo.

Partenza! Ma Snowdonia non è dietro l'angolo


Acquisto un biglietto a/r, con data di ritorno aperta, da Londra a Betws-Y-Coed, sessantanove sterline. Parto da Heathrow, Terminale 5, con un treno della Piccadilly Line. Cambio a Piccadilly Circus, prendo la Bakerloo per Marylebone, da li' vado a Birmingham col treno delle Chiltern Railways delle 11,10; a Birmingham vado a piedi dalla stazione di Moor Street a quella di New Street, dove alle 13,25 prendo un treno di Arriva Train Wales per Llandludno Junction (si pronuncia chlandidno. Ripetilo come un mantra tibetano: chlandidno ... chlandidno ... chlandidno). Li', un altro treno di Arriva in partenza alle 16,33 mi porta a Betws-Y-Coed, dove arrivo alle cinque del pomeriggio, e scopro che non ci sono autobus o treni che mi portino nella Ogwen Valley, dove c'è il campeggio in cui conto di dormire.

Oops.

Stazione di Betws-Y-Coed. Un villaggio pieno di negozi (per escursionisti e no) e vagamente artistico. Ideale per passare qualche giorno con la mia dolce meta', la prossima volta.


In realta' dovrebbe esserci un pullman, il misterioso Numero Sei, ma a quanto pare gli orari visibili alla fermata (a sinistra uscendo dalla stazione di Betws) valgono zero: c'è chi dice che questo pullman circoli solo durante il weekend, chi suggerisce che non esista più. Prendo il bus numero 2 delle 17,40 (l'ultimo della giornata), che si ferma a Capel Curig, a "soli" 5km dal campeggio. Si cammina lungo la A5, la strada è quasi in piano, e lo zaino non è troppo pesante, stavolta: una decina di chili. Nell'ottica del "viaggiare leggeri" sto alleggerendo lo zaino ogni anno, prima o poi arrivero'a 5kg!

A sinistra della strada il profilo del Tryfan, una grande pinna di roccia isolata dalle colline circostanti, cattura la mia attenzione: in gallese, Tryfan significa "tre rocce", e si vedono bene le tre piccole rocce sulla cima. Sulla roccia più alta, la cima del Tryfan, si vedono altre due piccole rocce, non più alte di tre metri: vengono chiamate Sion a Siân, cioè Adamo ed Eva.

Arrivo al campeggio Gwern Gof Isaf verso le sette, pago per due notti (totale £10) e monto la tenda. Un chili con riso è la mia cena, e per fortuna che ho portato da mangiare: non ci sono negozi ne' locali in cui mangiare, nella zona del campeggio. Anzi, non c'è niente: il campeggio è tra Capel Curig, 5km a est, e Bethesda, 10km a ovest, come scopriro' in seguito. Dormo, alle cinque di mattina mi sveglia un gruppo di escursionisti che smonta le tende e parte per le colline. Verso le otto decido di alzarmi anch'io. L'ascesa dura normalmente due ore, c'è tempo in abbondanza.

Campeggio Gwern Gof Isaf.


Venerdi' mattina, inizia l'esplorazione


Oggi ci sono una dozzina di gradi. Il Tryfan non si vede, nuvole basse lo coprono quasi integralmente. Cos'avevo letto sulle escursioni sul Tryfan? Che orientarsi non è facile e che è l'unica montagna gallese che non puo' essere scalata senza utilizzare le mani. E anche altro:

There are many little gullies to access the ridge, but if you pick the wrong one then this can lead you onto more difficult ground. Navigating on Tryfan has its challenges - particularly in bad weather.


("Gully" è un calanco, "ridge" è la cresta della montagna.)
E una frase più sinistra:

It’s possible to end up in one of the gullies and then be unable to escape.


Al telefono, ieri sera, mia moglie mi ha ricordato 1) la mia eta', 2) le mie ginocchia malandate, 3) il fatto che sono da solo in quest'escursione, e mi ha suggerito di fare una camminata intorno a Tryfan, anzichè salire in cima. E' una possibilita', penso mentre preparo lo zaino: lascio nella tenda quasi tutto. Porto due tavolette di cioccolata, una bottiglia d'acqua (piena) da mezzo litro, macchina fotografica, kit per le emergenze, torce, impermeabile, guanti, berretto. La dettagliata mappa Ordnance Survey OL17 che avevo con me alla partenza non c'è più, devo averla posata su una panchina a Betws, mentre cercavo un modo per arrivare al campeggio. Beh, tutto peso in meno. Mi avvio lungo la A5, e in mezz'ora raggiungo il cancello da cui inizia ufficialmente la camminata. Se arrivate in auto, sappiate che c'è spazio per parcheggiare gratuitamente.



Si passa in cancello in legno (al centro della foto, ore 9,30 di mattina), poi ... ci si ferma a sistemare i bastoni da trekking nello zaino nuovo, che pare non avere passanti di dimensioni ragionevoli. Passano 15 minuti, mi arrendo, decido di utilizzare uno dei due bastoni, visto che non sono riuscito a farlo entrare nel passante. In questo tempo ho visto un solo escursionista, che è passato dal cancello principale in legno e poi, anziche' proseguire dritto, su quello che pare il sentiero principale, ha girato a destra, da un piccolo cancelletto in ferro. Ci passo anch'io, mi pare la via più diretta per arrivare in cima. Ma come detto poco fa, ci sono tante vie alternative per arrivare in cima e per scendere, tanto che si dice che pochi riescano a salire due volte sul Tryfan facendo esattamente lo stesso percorso.

Elisoccorso in volo nella Ogwen Valley. Sara' qui per me? Sanno che oggi salgo sul Tryfan?


L'ascesa per il Tryfan è una "hike" (camminata) breve seguita da una lunga "scramble", per un totale di circa 600 metri di dislivello (solo l'ascesa), con un tempo indicativo di due ore.

Cos'è una "scramble"? E' una camminata su terreno ripido che richiede l'uso delle mani. E' quindi un'attivita' di confine tra l'hiking (escursionismo o "trekking" in italiano), l'arrampicata e l'alpinismo, e viene praticato di solito senza attrezzatura tecnica (corde in primis). Il Tryfan è considerato un "grade 1 scramble", quindi un'arrampicata facile, ma la molteplicita' di vie a disposizione rende facile trovarsi su una via difficile.

Pietre, erica, nebbia Per buona parte del percorso il panorama somiglia a questo.


La via più nota e popolare è la North Ridge. In parte credo sia la via che ho seguito io. Ma come mi capita spesso, se vedo un sentiero che "gira intorno" ed una via che sale diretta, di solito scelgo questa, a costo di complicarmi la vita più in alto. Come infatti è successo una dozzina un paio di volte anche sul Tryfan.

Tutto questo per dire: non utilizzate questo post per orientarvi sul Tryfan. Affidatevi a fonti più serie, tipo la mappa Ordnance Survey OL17, una bussola, o fatevi accompagnare da qualcuno che sia gia' salito su questo colle.

La foto di fianco: "feral goats", capre selvatiche, relativamente utili per trovare sentieri. Purtroppo il fatto che qualcuno vi abbia chiamato "capra" (Vittorio Sgarbi, o un gruppo di amici che vi stava ammiravando durante un'arrampicata) non significa davvero che siate in grado di salire e scendere lungo gli stessi percorsi delle capre vere.

L'altra: un passaggio mediamente facile (dopotutto ho trovato il tempo per fare una foto, no?), che comporta comunque la ricerca di appoggi per i piedi, ed il tirarsi su con le mani. A volte mi chiedo se i gradi di una "scramble" vadano letti in ordine crescente o decrescente, per capirne la difficolta'...

Mamma, giuro, non correro' alcun rischio. Le ultime parole famose. Ma in realta' questa foto e' stata scattata da una posizione relativamente sicura, visto che avevo il piede sinistro incastrato (volontariamente) tra due rocce per ancorarmi.

Nella foto sopra, un passaggio un pelino più difficile di quelli visti finora. Casomai interessasse: no, non ho usato una reflex durante quest'escursione. Avevo invece una macchina fotografica più leggera, la solita Olympus E-P1 (impressioni d'uso qui), con un solo obiettivo, il luminoso Panasonic 20mm f.1,7. Niente zoom, in modo da evitare di perdere tempo scegliendo l'inquadratura giusta: il 20mm ha un angolo di campo equivalente ad un 40mm su una macchina "vecchio stile", quindi mi pare un buon candidato per il ruolo di obiettivo "normale". La macchina era attaccata ad una cinghia a tracolla, in modo da tenerla sotto il braccio destro, in posizione protetta (qualche colpo l'ha preso comunque).

A sinistra: un passaggio che da' sicurezza. Si cerca un appiglio esterno per le mani, si infila un piede nella fessura, un altro più in alto, e si procede cosi'.

A destra: un tizio che cercava una via ancora più diretta delle mie. Più in basso, di fianco a me, i suoi tre amici gli chiedevano se quel percorso era fattibile (tornare indietro, oltre ad essere una ferita nell'onore dell'escursionista medio, è spesso pericoloso). La sua risposta, con poco fiato (*), è stata "Non so se questa volta ce la faccio". "Ma a destra si passa?", gli hanno chiesto gli amici. "Spero di siiii....", fievole.

Li ho poi trovati in cima, stanchi e lieti, esattamente come me. Ma sono arrivati un po' più tardi di me, il che fa sempre piacere.



(*): e lo capisco, arrampicarsi è spossante e solo il martedi' successivo sono riuscito a salire le scale di casa senza trovarmi senza fiato.


Nuvole basse


Navigazione: non ci sono cartelli, ovvio, ma neanche segni sulle rocce, tipo le barre bianco-rosse del GTA, ad indicare il percorso. E senza la mappa, senza tirar fuori dallo zaino la bussola, e senza affidarmi a qualche app(licazione) sullo smartphone, l'ascensione è stata condotta procedendo sulla via più diretta possibile, con brevi e occasionali cedimenti al buon senso, che mi hanno portato su passaggi più "sentiereschi", e osservando anche gli spostamenti degli altri escursionisti per identificare il percorso da fare o da evitare. Ma ne ho visti pochi di escursionisti, il che è strano, per un colle cosi' famoso e popolare (**): un paio di "lupi solitari" sui 45-55 anni; una ragazza sui 25 anni velocissima per i primi 50 minuti di percorso, ma che deve poi aver ceduto o sbagliato strada, perche' è arrivata in cima venti minuti dopo di me, sudatissima e stravolta; i quattro che ho incontrato, 25-35enni atletici e simpatici; infine, un paio di escursionisti incontrati più su, di cui parlero' tra poco.



(**): Probabilmente i campeggiatori che si sono alzati alle cinque sono passati dal colle molte ore prima di me. Inoltre, Tryfan è famoso e popolare, ma forse solo nel Regno Unito: il giorno di quest'escursione, 07/10/2106, non ho incontrato nessuno straniero, ne' sul Tryfan, ne' durante il resto della camminata.

Non e' che si veda molto. E queste rocce ricordano vagamente un altare sacrificale.


Per quasi tutta l'escursione ho proceduto in maglietta. Occasionalmente con un berretto di pile, ma in generale solo in maglietta (e pantaloni lunghi, casomai qualcuno pensasse che fossi in costume da bagno).

A un certo punto, a quasi due ore dalla partenza, sbuco su una pietraia in piano avvolta nella nebbia. Ho fame e mi siedo, mangio della cioccolata. Mi metto la giacca impermeabile per fermare la perdita di calore, forse siamo a meno di dieci gradi, ora, e io sono sudato. Da una via completamente differente da quella che ho fatto sbucano due escursionisti, uno con passo deciso, pare una guida; indossa una maglietta "non tecnica" (a differenza della mia), eppure non sembra sudato, stanco o accaldato. Viene il sospetto che sia stato scaricato qui da un elicottero... ma in realta' se uno è allenato, conosce la montagna (QUESTA montagna) e ha scelto un percorso ragionevole, un po' meno stanco di me arriva, in cima.

Chiedo: "Ma da che parte è la cima? State salendo o scendendo?". Risponde che stanno salendo, siamo a pochi minuti. E in effetti mi accodo a loro e scopro che ero a non più di 50 metri di pietraia da Adamo ed Eva, i due massi che segnano il punto più alto del Tryfan. Ci fermiamo. Dopo un po' arrivano i quattro di prima. Nessuno ha voglia di provare a saltare tra Adamo ed Eva, cosa che darebbe il diritto alla freedom of Tryfan (una specie di "cittadinanza onoraria"). Uno dei quattro dice che lui odia l'altitudine, gli faccio notare che non sembra, a giudicare dal fatto che è li'. Annuisce e sorride.

Adamo ed Eva Secondo la tradizione, arrivati sulla cima di Tryfan (o "del" Tryfan), si salta da una di queste due rocce alte tre metri all'altra. La distanza e' di circa 120 cm, ma il burrone alle spalle, e il frequente vento (oltre alla superficie scivolosa delle rocce) rendono rischioso il salto.


La nebbia (o la nuvola) che ci avvolge non vuole andarsene, e allora iniziamo ad andarcene noi. I quattro vanno in una direzione, i due in un'altra, la ragazza sta mangiando qualcosa. Per scendere e tornare alla A5 mi viene suggerito di risalire (tornare indietro) lungo la pietraia, che poi fa parte della "cresta" del Tryfan, per cento-centocinquanta metri, poi scendere a sinistra.

Pero' vedo un percorso più diretto.

Dovrei arrivare in questa valle. Il percorso facile gira lungo. Quello che scelgo scende subito dopo queste rocce, e diventa una 'gully' ripida e con pochi appoggi.


Ci sono sentieri nella valle alla mia sinistra (ora ho Adamo & Eva alle spalle). Devo "solo" arrivare li'. Allora entro nel primo calanco alla mia sinistra, e inizio a scendere. Per i primi venti metri cammino, il sentiero è ripido ma c'è. Poi sparisce. Restano solo le rocce, l'erbetta e la foschia.

La discesa davanti a me

Guardo verso l'alto con nostalgia. Forse prendere un percorso più facile non sarebbe stata una cattiva idea. I frammenti di corda che vedo in giro non mi paiono di buon auspicio: se questo gully è percorribile solo in cordata, sono nei guai.

Continuo a scendere. A volte con la faccia verso la roccia, braccia e gambe estese a cercare appoggi, spalle doloranti che mi sostengono mentre mi calo giu'. A volte con la schiena contro la montagna, scendendo piano piano su una roccia piatta e inclinata. E ogni volta, quando riesco a raggiungere un appiglio che pareva non esistere, mi congratulo con me stesso e con la mia fortuna (e ringrazio mamma e papa' che mi hanno fornito di braccia e gambe lunghe).

Dita indolenzite, mi fermo per sfregarle. Non capisco se sono fredde o intorpidite per lo sforzo. Ma non è un problema serio. Trovare un percorso, invece, lo è. Questo calanco sto imparando a conoscerlo non solo nel senso della lughezza, ma anche della larghezza: mi ritrovo a percorrere dei balconi di roccia orizzontali per cercare una discesa praticabile, vado a destra e a sinistra, mi calo su una roccia, non trovo appigli, torno su, riparto da un altro punto. Scarponi tra le rocce, mani sulle rocce, nelle fessure, occasionalmente su una corda. Sento lividi nascere sulle cosce e su uno stinco. Inizio a pensare che il caschetto da arrampicata non sia poi una cattiva idea.

Si va avanti cosi', e anche quando pare d'essere arrivati giu', perche' l'erica torna a decorare il lato nord del Tryfan, ti rendi conto che c'è ancora da faticare, che non sei ancora in piano, che tanti escursionisti e alpinisti si sono fatti male quando si sono rilassati, quando pensavano che il peggio fosse passato.

Poi il peggio passa, forse. Mi ritrovo su un sentiero chiaro e visibile (ma forse è solo il tracciato di un ruscello), la collina scende morbida ed è zuppa d'acqua, arrivo ad un ladder stile, una scaletta per superare un reticolato: finalmente una traccia umana! Sono le due e dieci minuti, meno di due ore per scendere dalla cima del Tryfan, e in questo tempo non ho incontrato nessuno (neppure capre).

Lo "stile" Un "ladder stile", uno dei tanti metodi britannici per superare le reti e


In cinque minuti mi ritrovo dietro ad una casa isolata, con muratori che lavorano.

"Dov'è è il pub più vicino?" Questa è la domanda che avrei dovuto fare agli altri arrampicatori sulla cima del Tryfan; la faccio ai muratori. Dicono che c'è un caffè ad un miglio da qui, però ad ovest, mentre il mio campeggio è ad est, quindi dovrò camminare ancora molto. Mi avvio, e in un paio di minuti ho una sorpresa: il mio leggendario senso dell'orientamento ha colpito ancora. Mai avrei pensato di ritrovarmi, alla fine della discesa da Tryfan, allo stesso punto da cui sono entrato: pensavo di essere dal lato opposto della catena montuosa e invece ora sono davanti allo stesso cancello in legno da cui sono passato alle 9,30 di stamattina. Ma ci arrivo da un sentiero differente, quello principale, anziche' dal cancello in ferro. Avro' seguito il percorso migliore? E mi interessa saperlo, poi?

Llyn Ogwen.


Cammino sulla A5 lungo un lago, Llyn Ogwen, e ripenso alla scarpinata. Credo sia stata una delle più difficili, e occasionalmente rischiose, escursioni della mia vita. Non sarebbe stato fuori luogo fare un pezzo del percorso in cordata con qualcuno più esperto. E invece ce l'ho fatta da solo, ed è un piacere scoprire che ci sono posti così - montagne - anche in Gran Bretagna, se non proprio in Inghilterra. Tryfan è una montagna che spicca nella catena del Glyderau, ha il suo microclima in cima (nebbia nebbia nebbia), e propone sfide continue, compresa quella cui ho rinunciato, il salto tra Adamo ed Eva.
Dopo un miglio mi ritrovo a Nant Ffrancon, piccolo villaggio in riva al lago, incastrato tra la catena montuosa del Carneddau a nord-ovest e quella del Glyderau (con Tryfan) a sud-est. C'è un piccolo caffe', senza tavoli o sedie, attaccato a Ogwen Cottage, una proprieta' del National Trust. Consumo un lamb roll with minth sauce, poi inizio a chiacchierare con Alan, il guardiaparco, il cui ufficio è a fianco del negozio (e vicino ai bagni pubblici piu' puliti che si possano immaginare). Parliamo di zaini, di come la gente si veste in montagna, di come è diventato guardiaparco del Carneddau/Glyderau (faceva il pastore, conosceva le montagne, parlava gallese e inglese) e di come siano combiati i requisiti per questo lavoro. Parliamo di montagne, soprattutto. Mi offre un passaggio verso Bethesda, il villaggio successivo, dove ci sono dei pub e potro' finalmente festeggiare il Tryfan con una pinta di stout.



A Bethesda giro un po', bevo una birra in un pub, parlo con alcuni clienti del pub, poi esco. Sono le cinque passate, e non ci sono autobus per tornare verso il campeggio; Alan dice che fare l'autostop è l'unico modo per evitare una lunga scarpinata, e che con uno zaino da escursionista sulle spalle, sicuramente qualcuno mi carichera'. Provo, ma sara' che i miei pollici non funzionano, o forse il cielo che sta facendosi scuro sconsiglia agli automobilisti di caricare uno sconosciuto, fatto sta che da Bethesda al Gwern Gof Isaf impiego oltre due ore e arrivo col buio. Scopriro' poi (cinque minuti fa) che sono dieci chilometri. In campeggio spendo £0,50 per fare la doccia, e tutto è perfetto: la temperatura dell'acqua, la giustificata stanchezza, le braccia piu' stanche delle gambe. Ceno in tenda, e alle nove e un quarto sono gia' dentro il sacco a pelo. Domattina, sabato, dovrebbe esserci un Autobus Numero Sei alle nove e venti. Provero' a prenderlo.

L'inutile fermata dell'autobus lungo la A5 fuori dal campeggio


Sabato mattina, si riparte


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Colazione, poi aspetto l'autobus. Che non arriva. Mi incammino verso ovest, verso Betws-Y-Coed, sul minuscolo marciapiede sul lato sinistro della strada (siamo in mezzo alla campagna, ringrazia che c'è un marciapiede!), pollice destro esteso. Non si ferma nessuno. Poi invece si': una coppia, la station wagon carica di corde, caschi da roccia, zaini di dimensioni differenti. O sono degli escursionisti, o caricano autostoppisti per depredarli dell'attrezzatura. Mi portano fino a Capel Curig, ci salutiamo, vanno in una direzione differente. Cammino, poi riesco a prendere l'autobus n.2 (puntuale, affidabile, calduccio, non come il suo gemello malvagio, il Numero Sei). Arrivo a Betws, scatto foto, prendo un vanilla latte, prendo un treno, vado a Llandludno, dove il capostazione mi prepara un itinerario che dovrebbe farmi risparmiare tempo (passa per Chester e Crewe anziche' per Birmingham) ma che finira' per costarmi ulteriori 22 sterline, come scopriro' in seguito. Arrivo a Londra, stazione di Euston, prendo la metro per Green Park e poi per Heathrow. Poi, a casa.

Conclusione: andare sul Tryfan e' stata una buona idea, se volete provateci anche voi


Ecco alcuni suggerimenti:

1) Come arrivare al Tryfan: se spendere poco è la vostra priorita' n.1, prendete un autobus della National Express. Se volete viaggiare senza preoccuparvi di guidare, magari leggendo un libro o lavorando, consiglio il treno. Se pero' siete perlomeno in due, andare nella Ogwen Valley in auto puo' essere una buona idea: tra giovedi' sera e sabato ho camminato - in piano, per trasferimenti - per otto-nove ore, e magari avrei potuto farne a meno.

2) Dove dormire: ci sono due campeggi (forse anche di piu') lungo la A5, Gwern Gof Isaf e Gwern Gof Uchaf: io sono stato nel primo, ma il secondo è piu' vicino al colle. Ci sono poi anche vari ostelli, cottage e rifugi. Usate un motore di ricerca per avere informazioni aggiornate.

3) Dove mangiare: se viaggiate in auto, a Bethesda e Capel Curig ci sono vari ristoranti. Se invece viaggiate con i mezzi pubblici, o in bici, o a piedi, consiglio di fare scorta di vivande a Betws-Y-Coed, dopo essere scesi dal treno.

4) Meteo / clima: per tre giorni non ho visto il sole. Pero' non ha piovuto, il che è inusuale per il Galles. Temperature diurne (prima settimana di ottobre) sui 12 gradi, notturne intorno ai 6°.

5) Attrezzatura utilizzata: tenda Vango Banshee 200 (foto), sacco a pelo Robens Caucasus 600 (foto), zaino Montane Ultra Tour 40, materassino Multimat Trekker (recensione). Il resto dell'attrezzatura corrisponde grosso modo a quella utilizzata nel Lake District due anni fa, ma alleggerita (e infatti lo zaino pesava circa 10kg a pieno carico). Durante l'ascesa al Tryfan lo zaino era stato alleggerito fino a pesare tre-quattro chili (forse meno).

Buon viaggio, e ricordatevi di viaggiare leggeri!

Di Claudio @ VL, 12 ottobre 2016 | Tempo lettura 20' | 1 commenti | Scrivi
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Commenti (1)

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Il 15-10-2016 alle 15:34, Jonathan65 ha scritto:

La tentazione di una Ramanzina su come si debba rispettare la montagna e prepararsi prima avendo la maggior parte delle informazioni, per ridurre al minimo le possibilità di dover improvvisare, specialmente se si è soli è forte ma siccome la bellezza dell'articolo è dominante ma sopratutto non voglio fare il rompiscatole, perché conosco quel piacere che si prova quando si è arrivati in cima e sopra di te c'è solo il cielo. E una scarica di adrenalina e serotonina assieme e la consapevolezza di aver sfidato se stessi i propri limiti ed aver vinto! Quindi come ho scritto niente ramanzina un uomo deve gustare questo piacere per sentirsi vivo! Ma la prossima volta a letto senza cena! Oh!

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  3. Terzo punto
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Nel mezzo del cammin di nostra vita
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