Viaggio a Taiwan 2016, 8° giorno: da Ruisui a Hualien, tanto cibo e case folli

Pranzo e cena in due ore, e altre cose.

26 ottobre 2016 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 8'

Ottavo giorno a Taiwan, domenica 23/10. Iniziamo bene: un altro blackout. Come ieri sera, riguarda il pianterreno e il secondo piano. Per il resto il Lin's Inn, il posto self catering che abbiamo affittato, è perfetto. E' possibile che 11 persone, tra cui quattro giovani e un semi-giovane come me, pieni di dispositivi digitali da mettere in carica e da utilizzare contemporaneamente, abbiano messo in ginocchio il sistema elettrico della casa. Pero' anche le quattro sorelle, tra cui mia moglie, con bagni e asciugacapelli, magari avranno contribuito. Resettiamo l'impianto elettrico e tutto torna a posto. E prima di uscire fotografo una cosa strana trovata in questo posto: pare una racchetta da tennis, ma e' elettrica e serve per uccidere le zanzare. Ah, Taiwan!

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La titolare del B&B si chiama Jesse, al momento del check-out chiacchieriamo un po', visto che parla un ottimo inglese (con pronuncia Made in USA, come ogni taiwanese, ma di questo la colpa e' degli insegnanti, che di solito sono statunitensi). Lin's Inn e' aperto dal mese scorso, ed era la casa di famiglia. Le parlo delle piccole cose che ho apprezzato, tipo i salva-spigoli quasi invisibili e in tinta con gli angoli del letto, le prese elettriche ovunque ma discrete, i materassi che sono "firm" e confortevoli, e lei e' felice che qualcuno abbia notato questi dettagli. Le parlo del blackout, dice che chiederà all'elettricista di fiducia di risolvere il problema. A parte questo, e' il tipo di posto che non mi stupirei di vedere in un programma tv dedicato ai posti dove dormire "con stile".



Facciamo colazione in un posto qui vicino, e dopo il confortevole e non esasperato minimalismo del posto in cui abbiamo dormito, uscire e trovarsi a Ruisui con trenta gradi e l'aria umida e' uno choc. Caffè e sandwich, 3 euro. Ripartiamo.

Siamo ancora in territorio aborigeno, per cui il mix etnico della zona comprende molte facce che non hanno niente di cinese: ce ne sono tanti che sembrano tailandesi e non lo sono; tanti che sembrano ... maori, gli aborigeni della Nuova Zelanda. Pochi tatuaggi in giro, ma siamo lontani dai grandi centri urbani, qui, e un tatuaggio viene visto come simbolo d'appartenenza ad una gang criminale, non come decorazione corporale. Pochi anche i ragazzi coi capelli lunghi. Anzi, in effetti oggi ci sono proprio pochi ragazzi in giro: che la zona di Ruisui abbia una maggioranza femminile?

Non dovevamo fare colazione al Lin's Inn, visto che c'è una cucina? Ah, c'è stato un cambio di programma. E se non riesci a parlare nella lingua dei compagni di viaggio, non sei parte delle discussioni che portano a cambiamenti di programma. Quindi siate ragionevoli: imparate due parole di cinese, se visitate Taiwan o la Cina.

La costa orientale di Taiwan - Strada Statale 9 - pare un paradiso dei ciclisti, ce ne sono tantissimi, tutti coperti dalla testa ai piedi, braccia comprese, per proteggersi dal sole. Neanche uno che sia sovrappeso, ma bici + calura sono sufficienti a spiegare quest'anomalia (a Taiwan si mangia molto: se non avete visto il resto delle cose che ho scritto su Taiwan, diciamo che il cibo ha un ruolo centrale nella vita e nella cultura taiwanese: il taiwanese medio, mentre va al ristorante, si ferma a mangiare qualcosa in un paio di posti).



Ci fermiamo a mettere benzina, benzinaio della catena Formosa (il vecchio nome portoghese di Taiwan). Ci danno una borsa con bottiglie d'acqua, fazzolettini e altre cose di uso frequente. Ringraziamo.

Sulla destra della strada noto un cimitero con qualcosa di particolare: le tombe hanno quasi tutte una croce, sopra, il che significa che sono tombe di una minoranza religiosa, quella cristiana. Siamo in un'area con folta popolazione aborigena ("folta" in modo relativo: su 23 milioni di taiwanesi, gli aborigeni sono solo mezzo milione), e in passato un gran numero di aborigeni sono stati convertiti da missionari cristiani, soprattutto protestanti. Il che significa anche che in quest'area (la costa orientale di Taiwan), il numero di chiese cristiane e' elevato.

Arriviamo nell'area detta Chihshang Township. Qui vicino c'e' un museo dedicato alle bento box (le scatole col pranzo acquistabili sui treni taiwanesi e giapponesi) e, in generale, all'amore dei taiwanesi per il treno come mezzo di trasporto. Vedo anche una fondazione musicale con un nome italiano, "Poco a poco". Proseguiamo, ci fermiamo per una passeggiata al Dapo Pond Green, un'area attrezzata per il turismo e per il birdwatching presso un ampio acquitrino. Alberi che paiono mangrovie. Tanti oggetti strani nell'erba: sono i frutti del fiore di loto.



Fa sempre molto caldo. Continuo a dettare annotazioni allo smartphone, che trascrive, di modo che la sera devo "solo" correggere gli errori di trascrizione e integrare il testo con quel che mi viene in mente. Vorrei dirvi di piu' di quest'area, ma questa e' la trascrizione di Android degli appunti che ho dettato: "Tutti oggi amichette di Brunico video per le località Troisi età albanesi che vogliono i Persiani". Niente a che vedere con quello che ho dettato, pazienza. Ecco una foto scattata sugli scogli. Di fronte, l'Oceano Pacifico.



Sono le due passate e non abbiamo ancora pranzato. Ci fermiamo al porto dei pescatori di Shih-t'i, dove ci sono dei ristoranti famosi per il pesce. Pranziamo. Più precisamente, ci abbuffiamo.



C'e' anche un piattone di sashimi (come il sushi, ma senza riso), e mi ci butto.




Andiamo al porticciolo dei pescatori, un peschereccio è rientrato da poco, il pesce viene lavato e venduto all'asta. Una grossa razza o manta (40kg) viene tagliata e ripulita anche dentro, le immagini fanno un po' effetto e non le pubblico (non qui, perlomeno), soprattutto a chi immagina che il cibo arrivi nel piatto dopo un processo asettico e indolore.



Ripartiamo. Torniamo a Hualien, dove ceneremo verso le cinque - MOLTO in anticipo rispetto al solito - per permettere a tutti i compagni di viaggio (Bridget e Bradley esclusi) di prendere il treno delle diciotto e trenta per Taoyuan. Due ore tra pranzo e cena, qui stiamo arrivando all'abbuffata continua, roba da Guinness dei primati.

Lungo la costa a sud di Hualien vediamo edifici (hotel, b&b, case private e guest houses) parecchio eccentrici, come se un architetto folle avesse avuto mano libera nel progettare, e avesse deciso di prendere idee dall'architettura tirolese, dell'Egeo e dei cartoni animati di Walt Disney.

Arriviamo a Hualien verso le cinque, piove. Alle cinque e un quarto siamo di nuovo seduti al tavolo di un ristorante: due ore dopo che abbiamo pranzato nel precedente. Il mio stomaco non ha un cervello, altrimenti non saprebbe cosa pensare.

18:30, cena finita. Scopro che Katie, la ragazza di Duncan, che ha giocato e scherzato coi bimbi piccoli che erano dietro al bancone del ristorante, è la nipote dei titolari. Cerchiamo di pagare; le mie cognate numero 1, 2 e 3 cercano di aggirare bisnonna, zia e cugina di Katie per arrivare al bancone e pagare il conto. Non ce la fanno, vengono placcate e bloccate, e alla fine usciamo senza pagare una lira.

Torniamo al B&B di Bridget e Bradley, che poi esce per accompagnare i parenti alla stazione, e per riconsegnare la Toyota noleggiata.

E' domenica sera, ci sono trenta gradi, i pantaloncini lavati ieri mattina sono stati stesi per trenta ore e non sono ancora asciutti. Eh, l'umidità dei climi subtropicali...

Domani ci aspetta una giornata tranquilla a Hualien e dintorni, spero.

Di Claudio @ VL, 26 ottobre 2016 | Tempo lettura 8' | 3 commenti | Scrivi
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Commenti (3)

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Il 31-10-2016 alle 16:16, Jonathan65 ha scritto:

Credo che una discussione su pagare un pranzo tra parenti Taiwanesi e parenti Italiani sia molto ma molto simile.......
Il 31-10-2016 alle 16:43, Claudio @ VL ha scritto:

Condivido. Il concetto italiano di "bella figura" e quello taiwanese del "saving face" si somigliano.
Il 07-11-2016 alle 09:00, pedrovaz1968 ha scritto:

Beh, ovunque nel mondo si bada alla propria reputazione, o no?

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