Effetti inaspettati di Brexit: uffici sporchi

La polvere è colpa di Theresa May o di Jeremy Corbyn?
22/02/2019 | Autore: Claudio @ VL
Lavoro per una ditta informatica sulle colline del South Buckinghamshire, a circa 30 km a nord-ovest di Londra, e il nostro ufficio è sporco. Non perché le quindici persone che ci lavorano siano dei suini (*), tutt'altro, ma per il fatto che da un mese siamo senza azienda delle pulizie, quindi siamo noi a svuotare i cestini, a lavare i piatti e - a volte - a passare l'aspirapolvere, compatibilmente con il lavoro "vero" che dobbiamo svolgere, che ovviamente occupa la stragrande maggioranza del nostro tempo.

Negli ultimi dodici mesi abbiamo utilizzato due ditte differenti, entrambe con personale est-europeo, ed entrambe le ditte hanno chiuso. In un caso - la prima ditta - abbiamo trovato l'ufficio non pulito, abbiamo chiamato la signora che "era" la ditta in questione, e ci ha risposto che non poteva parlare: stava guidando verso casa, in Polonia, e ci ha detto che non sarebbe tornata nel Regno Unito.

Negli scorsi trenta giorni abbiamo contattato varie aziende, grandi e piccole (aziende individuali), ma le risposte sono state negative:



Da quanto sopra si evince che 1) in Inghilterra le pulizie le fanno gli stranieri, di solito polacchi o comunque est-europei, 2) che la preoccupazione per le complicazioni che Brexit portera' li stanno facendo tornare in patria, e 3) che quello delle pulizie, qui ed ora, è un "sellers' market", un mercato in cui le aziende delle pulizie sono meno di quanto il mercato richieda, e possono quindi dettare prezzi e condizioni.

Forse è il momento di cambiare carriera...



(*): l'approccio alla pulizia della casa è comunque differente da quello italiano, come spiegato in In Inghilterra, casa pulita uguale vita spesa male.

Argomenti: Brexit, lavorare all'estero, vivere in Inghilterra, lavoro
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