Quello che gli italiani all'estero non dicono

I piccoli segreti degli italici espatriati, ovvero: quando gli espatriati fregano TE
11/03/2019 | Autore: Claudio @ VL

Tutti abbiamo un amico - o un conoscente, o l'amico del vicino del cugino - che vive all'estero. Le storie che circolano su quest'individuo possono essere banali, tipo "vive in Francia, passa il tempo a camminare con una baguette sotto l'ascella, e ormai sputa per terra quando vede una pizzeria con la bandiera italiana", ma più spesso sono storie mirabolanti, raccontate con enfasi dalle mamme degli espatriati quando incontrano le conoscenti al mercato, oppure menzionate sottovoce al pub dagli amici di una volta:


La realtà e' spesso differente e meno emozionante: gli italiani residenti all'estero non sempre riescono ad aprire un ristorante o un'attività commerciale (spesso non hanno nessun desiderio in proposito), in genere cercano di adeguarsi alla cultura locale (per cui rispettano le leggi se sono in una Nazione in cui si fa cosi', e le rispettano meno se quella e' la pratica locale), e a volte, alcuni, una minoranza non esigua, fregano gli italiani che vivono in Italia.

I piccoli trucchi degli italiani all'estero


Da un'osservazione dei comportamenti degli italiani all'estero emerge che la pratica di guardare i programmi televisivi della Rai - e di altri canali italiani - senza pagare il canone e' molto diffusa. L'avvento di Internet, e l'introduzione dello streaming hanno facilitato la pratica. C'e' chi guarda ogni tanto il TG3 regionale perché ha nostalgia di casa, ci sono quelli che vivono all'estero mantenendo le stesse abitudini televisive che avevano in Italia: guardano solo la tv italiana, anche nell'era di Netflix, e nonostante i programmi gratuiti di qualità della BBC, di PBS o della ZDF.

Fin qui niente di grave, forse. Si tratta comunque di utilizzare un servizio senza finanziarlo (come chi usa i bus pubblici senza pagare il biglietto) e magari poi lamentarsi della sua scarsa qualità.

Ci sono quelli che si fanno pagare in conti bancari in paradisi fiscali, invisibili al fisco del Paese in cui lavorano (e passi, fregano gli inglesi o i tedeschi) e a quello italiano. Il fisco italiano perde entrate nel caso i nostri espatriati abbiano un'azienda (individuale o non) registrata in Italia, o nel caso abbiano proprietà in Italia. E' una pratica utilizzata anche da semplici dipendenti con alto stipendio (specialisti di approvvigionamento, tecnici, ingegneri): non c'è bisogno di essere miliardario per farsi pagare lo stipendio (o le fatture) in un conto alle isole Cayman: basta un accordo con l'azienda che ti assume.

Ci sono cose che hanno conseguenze più dirette: le graduatorie per le case popolari e le graduatorie per il pubblico impiego. Ci sono italiani all'estero da anni - e con stipendio più che decente - che aspettano di vedersi assegnata una casa popolare, per poi utilizzarla come ulteriore fonte di entrate, o per trasferirla ai figli appena possibile.

Infine, volendo, c'e' il caso dello straniero all'estero da anni, senza la minima idea della situazione politica italiana, che continua ad esercitare il suo diritto/dovere di voto senza neppure informarsi sulle posizioni dei vari partiti (e movimenti, va'), e senza subire le conseguenze del proprio voto.

Ci sono sicuramente altre cose con cui gli italiani all'estero danneggiano gli italiani che vivono in Italia, e che in questo momento non ci vengono in mente. Ma se volete usare l'area commenti qui sotto per segnalarcene, siete più che benvenuti.



Argomenti: vivere all'estero, italianità, leggi e regole, abrasioni superficiali
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