Unboxing di due microcomputer Raspberry Pi - Idee per Natale 2020

Parlare di spacchettamento non fa fine, ma si tratta di quello.
19/12/2020 | Autore: Claudio @ VL | 2 commenti

Per Natale di qualche anno fa - 1983 - mia madre mi regalo' un computer. Era un oggetto misterioso, parente di altri computer più grandi che lei non apprezzava molto, al lavoro. Aprire la scatola, scoprire la forma del computer, che era contenuto nella tastiera, erano esperienze nuove. Notare quello che mi pareva un marchiano errore (il nome del computer era scritto, sul computer stesso, "VC20" anziché "VIC20") fu causa di stupore e forse anche preoccupazione, e solo qualche anno dopo scoprii che era il nome di quel computer per alcuni mercati, tipo la Germania. Quel Commodore VIC20/VC20 rappresento' l'inizio di una passione che divenne poi, molti anni dopo, la mia professione, ed ebbe lo stesso effetto su molti altri ragazzi.

Dicembre 2020: il postino della Royal Mail bussa, mi lascia una busta sul tappetino davanti alla porta. La busta contiene una scatola di cartone, e nella scatola (25 cm per 11 cm per 5 cm, quindi molto più piccola di quella del VIC20) dovrebbe esserci qualcosa che ho ordinato: due computer Raspberry Pi e un sensore per macchina fotografica, più alcuni accessori. Vediamo cosa c’è davvero, in questa scatoletta.

Raspberry Pi: cos’è?


Il Raspberry e' un micro-computer, ha tutto su una sola scheda: il microprocessore, la RAM, la scheda video, quella per l'audio, a volte le scheda wi-fi e Bluetooth, e vari connettori; porte USB, HDMI, RCA, uscita audio. La memoria di massa e' una scheda SD, che ospita sia il sistema operativo (ne sono disponibili vari, di solito derivati da Linux), e i dati.

Il Rasperry e' progettato per essere un dispositivo economico ad alta diffusione, in modo da stimolare l'insegnamento dell'informatica e della programmazione nelle scuole britanniche; viene dalla Raspberry Pi Foundation, un'organizzazione di beneficenza. Qui in Inghilterra e' molto popolare - perlomeno tra i miei colleghi e conoscenti - dal 2013, tanto che di solito che ne ha uno non ne ha solo uno: io ne ho vari, uno che funge da centro multimediale collegato alla TV (col quale ho visto e rivisto varie serie televisive), un altro e' un server per la condivisione di files raggiungibile tramite Internet (un cloud server), un altro ha una webcam che controlla quel che succede davanti a casa mia. Il bello e' che io e gli altri possessori di Raspberry Pi non siamo assemblatori, smanettoni, gente che ha watt, volt, ampère e ohm nella testa. Si tratta di un computer semplice, per il quale esiste abbondante documentazione online (soprattutto in inglese, prevedibilmente), e visto il prezzo, un disastro elettronico può raramente costare più di qualche decina di euro.

Ok, voglio anch'io il Raspberry Pi. Quanto costa, dove lo trovo, come si pronuncia?


"Raspberry" si pronuncia raspberri, "Pi" si pronuncia pai. Se doveste parlare di "raspberri pai" con una vecchietta inglese, e' probabile che vi offra una fetta di torta al lampone ("raspberry pie", pronunciato raspberri pai). Gli inglesi amano i giochi di parole, come avrete capito.

Per comprare un prodotto Raspberry, visitate il sito ufficiale - www.raspberrypi.org, scegliete il prodotto che vi interessa, cliccate "Buy Now", e vi ritroverete davanti ad un modulo in cui, in base alla Nazione in cui vi trovate, vi verranno proposti i negozi online che vendono prodotti Raspberry in quel mercato.

I Raspberry Pi sono computer molto piccoli (minuscoli nel caso del Pi Zero), ma non ho menzionato il prezzo, forse l'elemento più importante: il Raspberry Pi più economico costa meno di 10 sterline, tanto che veniva regalato insieme ad una rivista di informatica! I modelli piu' costosi lo sono (costosi) per la quantità di accessori contenuti nel "pacchetto d'acquisto". Quest'estate, per esempio, la Raspberry Pi Foundation ha messo in vendita il modello 400, che costa meno di £70 ed e' un computer dentro una tastiera, come i prodotti Commodore e Sinclair con cui tanti informatici cinquantenni hanno iniziato.



Unboxing: vogliamo aprirla, questa scatola?


Unboxing... e se lo chiamassimo "spacchettamento", senza abusare dell'itanglese? Nessuno troverebbe questa pagina, allora mi turo il naso e parlo di "unboxing".

La scatola pesa circa quattrocento grammi, e contiene vari oggetti, tutti contenuti in scatolette di cartone o in buste di alluminio/plastica trasparente. L'ordine, da £128,10, include:

- Raspberry Pi 4 Model B Starter Kit (4GB di RAM): £66,73
- Raspberry Pi Zero W: £9,30
- Raspberry Pi High Quality Camera Module: £42,08
- Cavo USB-C con interruttore per l'accensione: £3,00
- Raspberry Pi Zero Camera Adapter: £4,00

Nella scatola manca una cosa: l'interruttore da tre sterline. Contatto la fondazione tramite email, e lo ricevo dopo due giorni. Il Raspberry viene di solito venduto senza interruttore, come tanti altri elettrodomestici, per il fatto che in Inghilterra l'interruttore e' presente già sulla presa elettrica (vedi).





I pezzi principali sono i due Raspberry - un modello 4 e uno Zero - e il modulo con il sensore fotografico (lo "High Quality Camera Module"), che e' da 12MP e viene prodotto da Sony. Il Pi Zero e il sensore mi servono per costruire una macchina fotografica, il che potrebbe rendere necessario l'acquisto di una stampante 3D (o il ricorso ai soliti Lego); il Pi 4, invece, mi serve per potenziare il centro multimediale collegato alla TV: quello che ho ha solo 500MB di RAM, e quando vedo Taboo o Montalbano o DEVS e il video si blocca, il dubbio e' sempre che quella povera bestia - un Raspberry 2 - abbia i criceti sotto sforzo e sia a corto di RAM.



Dopo lo spacchettamento: assembliamo il centro multimediale


Inserisco il nuovo Raspberry 4 nel suo contenitore in plastica bianco/rosso lampone, inserisco la scheda micro-SD da 16GB contenente vari sistemi operativi, collego l'alimentatore, porto il tutto al piano di sotto dove ho la TV, e collego l'aggeggio alla TV tramite un cavo micro-HDMI. Accendo - tramite l'interruttore a parete - e sullo schermo compare la scelta tra due sistemi operativi. In questa fase collego un mouse e una tastiera, entrambi tramite USB, giusto per riuscire a fare i due-tre click necessari per impostare il sistema operativo. Tra Raspbian e LibreElec scelgo quest'ultimo, che include Kodi, un programma open source per la gestione dei centri multimediali (Home Theater / Media Centre). Pochi click (meno di dieci), il sistema si riavvia, e persino il telecomando del mio televisore Toshiba vecchio di nove anni riesce perfettamente a controllare il nuovo aggeggio. Installo dei moduli aggiuntivi (basta cercarli nell'elenco di quelli disponibili su Kodi e cliccare), in modo da poter vedere i programmi dell'archivio BBC, e provo anche a installare RaiPlay, per vedere se mi e' consentito vedere il TG3 regionale del Piemonte.

Kodi sul nuovo Raspberry Pi 4. Nell'immagine, alcuni dei programmi offerti dalla BBC su IPlayer(Kodi sul nuovo Raspberry Pi 4. Nell'immagine, alcuni dei programmi offerti dalla BBC su IPlayer e, nell'angolo a destra, il famigerato cavo USB per l'alimentazione, con interruttore.)

E' passata un'ora da quando ho aperto la scatola che mi e' arrivata, e sono sul divano davanti ad una puntata di Mayans MC che volevo rivedere. Non c’è buffering, l'episodio non procede a singhiozzo, nonostante i milioni di abitanti dell'Inghilterra che stanno lavorando da casa. Forse quei 4GB di RAM sono davvero utili...

Ulteriori progetti


Non credo mi sarei aspettato, anni fa, di poter acquistare nel 2020 un sensore per costruire una macchina fotografica. Non e' l'unica cosa che non mi sarei aspettato dal 2020... Ora devo solo collegare il sensore Sony da 12 megapixel al Raspberry Pi Zero e piazzarlo in un corpo macchina semplice, probabilmente squadrato, possibilmente piccolo. Dovrei avere una Halina adatta allo scopo, da qualche parte; come riserva ho una FED, una macchina fotografica russa, il cui otturatore e' danneggiato.

Non mi azzardo a dire che un Raspberry (4, Zero, 400 o altro modello) sia un regalo di Natale adatto a tutti. Ma se pensate che i ragazzini (e le ragazzine) di oggi siano "nativi digitali" e sappiano fare tutto quando hanno uno schermo davanti a se', provate a chieder loro cos’è l'estensione di un file, o come si fa - con due dita - a selezionare tutti i i files in una directory, o se sanno scrivere una riga di codice in un qualsiasi linguaggio di programmazione, compreso il semplice HTML, che in Inghilterra e' noto anche a chi non fa il programmatore. La soglia dell'analfabetismo digitale e' da quelle parti, nel 2020, e dei computer a basso costo come questi Raspberry - e come altri prodotti simili per prezzo e semplicità - sono una piattaforma adatta per "pacioccare" e imparare qualcosa senza investimenti troppo elevati.



Argomenti: vita da nerd, informatica, elettronica, feste
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Commenti (2)


20/12/2020 22:00:39, Fede-exb
Fantastico, ne ho avuto uno anch'io per diverso tempo poi deve essersi rotto lo slot della memoria e non ho più avuto modo/tempo di sostituirlo ... forse però è giunto il momento di riacquistarne uno: avere un web e database server in casa fa sempre comodo, più comodo di una macchina su cloud o su hyper-v :)

Avevo fatto anche qualche esperimento con dei relè, per accendere/spegnere diversi interruttori, molto facile da utilizzare poi bastava costruirci intorno una web application o una rest api.

Fammi sapere come va con il sensore fotografico!
20/12/2020 22:39:28, Claudio @ VL
Ciao Fede-exb,
Ora che so che almeno uno dei frequentatori del sito apprezza questo genere di cose, cercherò di parlarne ancora. Scoprire che la fondazione Raspberry commercializza un sensore e' stata una gran sorpresa. Non mi aspetto di riuscire a creare qualcosa di rivoluzionario, e so bene che le fotocamere dei cellulari producono immagini eccellenti; mi basterebbe solo riuscire a produrre qualcosa di simile. L'idea mi venne per la prima volta una decina di anni fa, vedendo una macchina digitale autocostruita da Sushicam (Jeff Laitila) su base Epson R-D1, di cui si trovano oggi poche tracce online, tra cui questa. Strano, iniziare a 11 anni con una reflex e poi, decenni dopo, interessarsi di macchine a telemetro! Prima o poi mi appassionerò persino alle biottiche, che erano tecnicamente obsolete già quando iniziai con la mia Fujica ST605n.

Se dovessi essere tu a fare qualcosa di interessante con il Raspberry (o con altri tipi di auto-costruzione), e il prodotto finale avesse una qualche pur remota connessione coi viaggi, con la fotografia di viaggio, o col parlare dei viaggi, facci sapere. Spazio per un tuo guest post c’è sempre, qui.

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