Passeggiata verso la cascata Sakul

Chiare, fresche e dolci acque... cosa inusuale a Taiwan!
18/12/2020 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Taiwan non e' una destinazione turistica popolare per gli italiani, neppure quando si può fare del turismo, cosa difficile in questo sfigatissimo 2020 (e non facciamoci troppe illusioni per il 2021). Se dovesse capitarvi di poter visitare Ilha Formosa, come i portoghesi chiamavano Taiwan, vi consiglio di godervi Taipei, città moderna e più aperta e tollerante di molte capitali europee, ma dopo... andatevene altrove. Le grandi città si somigliano tutte, come saprete se siete andati in giro più lentamente che in aereo, e più esposti all'ambiente esterno che in auto: diciamo in moto o in bici; se l'avete fatto, avrete notato che le periferie di Parigi, Milano e Londra hanno lo stesso odore. Per questo vi invito, dopo aver visto la capitale, ad allontanarvene, e ad andare magari a Hualien, che ha circa centomila abitanti e che, soprattutto, e' un punto di partenza ideale per tante escursioni, dalle gole del fiume Taroko alle montagne in cui si svolge la sfiancante Taiwan KOM, una corsa ciclistica di 105km che si conclude a 3.275 metri di quota (nel 2017 vince Vincenzo Nibali).



Anche per delle gite di poche ore, le destinazioni possibili sono tante. Quest'estate i miei parenti taiwanesi mi hanno invitato (meglio: rimpinzato di cibo e caricato in macchina) a visitare le cascate Sakul, a poche decine di minuti da Jialin (che prima credevo si chiamasse Beipu), dove ho trascorso 14 giorni di quarantena "stretta" fotografando F-16.





Arriviamo al parcheggio, all'inizio dell'escursione, e siamo freschi freschi. Cinque minuti, il tempo di arrivare al masso (un menhir taiwanese?) che indica il sentiero - Sakul Trail (*) - e ci ritroviamo sudati fradici. Anzi, sono sudato fradicio: i taiwanesi sono un po' più abituati a temperature e umidità tropicali (circa 40 gradi, circa 100% (**)).

Il famoso "menhir" taiwanese

Pochi metri dopo, superiamo un ponte sul torrente Patumao, facendoci spazio tra un'orda di instagrammers impegnati a postare foto delle loro faccine solari / imbronciate / epicamente avventurose. Esagero, ma solo di poco: ne troveremo, di gente che si ferma lungo il sentiero per FOTOGRAFARE SE STESSI e un minuscolo frammento di quel che c’è dietro di loro.



Fortunatamente, piante e fiori interessanti abbondano, e non c’è troppa calca davanti, per fotografarle.



Alcune foglie sono grandicelle. Non le più grandi che io abbia visto, ma arrivano intorno al metro, di lunghezza. Altre, altrettanto ampie, sono state energicamente alleggerite da affamati insetti, e ora sono ridotte a scheletri verdi che si reggono a malapena, pronti ad accartocciarsi quando il prossimo bruco proverà ad assaggiarne un boccone.



Il sentiero fino alla cascata e' lungo 1.350 metri e sale per 70 metri fino ad un'altitudine di appena 170 metri. Sembrano di più, ma non e' una passeggiata impegnativa; meglio comunque farla seguendo il proprio ritmo e aspettando i compagni d'escursione più in difficoltà, visto che l'apparente facilita' potrebbe spingere persone senza un minimo di allenamento a fare questa "passeggiata".



Vorrei sapere il nome di tutti i frutti strani che vedo a Taiwan. E anche quello degli insetti assassini e dei serpenti velenosi che si trovano sulle montagne taiwanesi, come mi racconto' preoccupato un italiano incontrato in circostanze inaspettate qui vicino, qualche anno fa.



Arrivati! Il sentiero arriva ad una piattaforma "sopra" le cascate, punto ideale per fare foto in tutta sicurezza, e poi, volendo, prosegue per riportare al punto di partenza. Per avvicinarsi alla cascata si scende su un percorso che mi pare non ufficiale, non tracciato ne' indicato ne' protetto in alcun modo.

La cascata non e' grande, dubito che ci siano più di trenta metri di caduta, ma e' carina. Ovviamente e' più facile apprezzarla se non le voltate le spalle. A volte uno fa il tifo a favore degli spruzzi improvvisi, e contro la tenuta stagna degli smartphone.

A volte parlo di cascata al singolare, altre di cascate. Io ne ho vista una, ma e' possibile che - con piogge più intense - il flusso d'acqua in caduta si allarghi fino a meritarsi il plurale.



A sinistra: un'indicazione lungo il sentiero Sakul. A destra: ogni volta che pensi di essere piuttosto in forma, compare una piccola donna taiwanese che ha impiegata la meta' del tuo tempo a salire lungo il sentiero. Come si dirà hybris in mandarino o in taiwanese?



Scendendo verso il parcheggio si scorge l'oceano Pacifico, il piccolo paese di Jialin e forse la periferia di Hualien.






(*): in passato, il Sakul Trail si chiamava Tso Tsang Trail. Il cambiamento di nome deriva dall'attuale sforzo di ri-attribuzione dei toponimi aborigeni utilizzati dalle tribu' locali. Per una minima infarinatura sugli aborigeni taiwanesi potete leggere fonti accademiche, oppure potete iniziare con questo breve e colorato riassunto che ho scritto io.
(**): umidità al 100% non significa "acqua". Leggo su target="_blank">Wikipedia: "Un valore di umidità relativa pari al 100% non implica che la totalità della massa d'aria sia composta da acqua o vapore, ma che quella massa d'aria contiene la massima quantità di vapore contenibile in quelle condizioni senza che si abbia condensazione: in queste condizioni la possibilità di precipitazioni è molto elevata."



Argomenti: Hualien e dintorni, foto Taiwan, fiumi e laghi


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