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Lavorare a Londra: alla ricerca di un nuovo lavoro

di ViaggiareLeggeri, 03 novembre 2012 | Tempo lettura 8' | 2 commenti | Commenta

Domenica sono tornato da due settimane di vacanze a Taiwan, carico d'energia (e con due chili in piu'). Il pensiero di tornare al mio lavoro, il giorno dopo, mi ha tolto buona parte dell'entusiasmo: dopo dieci mesi sono pronto a cercare un nuovo impiego.

Primo passo: riattivare il mio curriculum su monster.com, reed.co.uk e cwjobs.co.uk, i tre siti principali per le offerte di lavoro nel settore informatico. Fatto domenica sera, vado a dormire.

Il giorno dopo, il telefono inizia a suonare alle nove e non smette fino a che non lo spengo, alle dieci. Alcune telefonate e email sono fuori bersaglio, recruiters che cercano sviluppatori MySQL per contratti di sei mesi nello Yorkshire, offrono impieghi permanenti a Manchester come webmaster, o contratti annuali a Bruxelles per programmatori ColdFusion. Altre proposte sono per il sud dell'Inghilterra, ma fuori dall'area giusta per me (tra Londra Ovest e Windsor). Finalmente, ci sono una manciata di agenzie che hanno clienti che cercano programmatori PHP/MySQL o webmaster in questa zona. Rispondo ad alcune email, fisso appuntamenti con quattro agenzie per conversazioni telefoniche preliminari durante la pausa mensa e dopo il lavoro.

Tutte e quattro telefonano. Uno dei reclutatori, chiamiamolo James mi propone qualcosa di molto interessante (per me): azienda giovane, team multietnico, la posizione offerta e' di Web Developer & Webmaster, ruoli che ho ricoperto in parallelo per dieci anni. Di solito le aziende che cercano personale tramite i siti citati sopra puntano a specialisti, solowebmaster o solo sviluppatore PHP; a me non piace annoiarmi, quindi cerco esattamente un lavoro di questo genere, "ponte" tra piu' funzioni aziendali (Applicazioni, Platform, Marketing, e potenzialmente altre). Do' mandato al reclutatore di propormi al suo cliente, una startup recentemente quotata all'AIM, la Borsa londinese per le piccole e medie aziende.
Delle altre tre agenzie che mi telefonano, una propone un impiego interessante (meno di quello appena descritto), do' la mia approvazione alla presentazione del mio CV al cliente. Le altre due agenzie mi propongono ruoli lievemente meno interessanti (paga inferiore al mio stipendio attuale, o location che comporta un percorso quotidiano piu' lungo.

Il giorno dopo, martedi', James mi telefona durante la pausa pranzo: ha fissato un appuntamento per giovedi' alle diciotto con Derek, il CTO (Chief Technical Officer) dell'azienda cliente. Trovano interessante la mia esperienza, hanno qualche legame con l'Italia per cui la mia nazionalita' e' un inaspettato plus, sono quindi uno dei tre candidati che desiderano incontrare.

Mercoledi: faccio altre cose (lavorare, per esempio), ricevo cinque-sei email e un paio di telefonate da altre agenzie. Nessuna offre un lavoro interessante quanto quello che sto considerando, per cui ignoro le proposte (non e' maleducazione, e' quanto richiesto nelle email che ricevo). Nel frattempo, mi preparo per il colloquio nel solito modo: visito il sito dell'azienda, faccio qualche ricerca sull'azienda, sul suo management e sul suo (breve) passato con Google, esamino il profilo dei suoi dipendenti su LinkedIn, ignoro Facebook ... perche' c'e' sempre troppa fuffa, li'.

Giovedi': James mi telefona in mattinata per verificare che io non abbia cambiato idea (capita, pare) e per discutere il modo in cui intendo 'approcciare' l'intervista. Lo rassicuro: mi adeguero' alla persona che mi trovero' davanti, spiego. Se Derek (il CTO del cliente) e' un tipo 'quadrato' e metodico, lo lascero' parlare e occupero' gli spazi che mi verranno presentati. Se invece l'intervista assumera' un aspetto piu' informale, quello di una conversazione tra adulti interessati a cio' che l'interlocutore ha da offrire, allora faro' domande, inseriro' nella conversazione aneddoti professionali personali, proporro' umilmente soluzioni per i problemi cui il cliente accennera'. James e' soddisfatto.

Sei del pomeriggio, ora del colloquio. Sono arrivato a destinazione (a poche fermate da Paddington Station) in anticipo, poi - come da mia tradizione - mi sono perso, e ho dovuto camminare speditamente per arrivare in orario. Arrivo dieci minuti prima, e la camminata mi ha tolto dalla testa i soliti pensieri, le frasi che ti prepari prima di un colloquio e che poi, invariabilmente, suonano false quando escono dalla tua bocca e raggiungono il loro bersaglio.

Il colloquio inizia in un salone condiviso con altre aziende, con una bella cafeteria e bizzarre decorazioni che fanno sembrare la sala uno studio cinematografico (forse lo e'). Derek e' in maglietta, presente al colloquio c'e' un suo collega, un informatico come me, probabilmente per verificare che non escano troppe castronerie dalla mia bocca. Vien fuori che Derek non e' il CTO - carica che in quest'azienda non esiste - ma il vicepresidente, quindi non uno specialista informatico (ecco il motivo della presenza della terza persona).

Parliamo per un'ora e un quarto, l'interview (il colloquio) procede secondo il secondo modello ipotizzato sopra, una conversazione a tutto campo sull'azienda, su di me e su Derek stesso. Tutto molto liscio, molto informale, sono piu' le domande che pongo io che quelle a cui devo rispondere, e propongo idee per il futuro. Che poi e' quel che questa ditta desidera nel candidato, e quel che cerco io: nel mio impiego attuale devo solo lavorare su codice PHP/MySQL preesistente, e il mio contributo in altre aree aziendali e' ridotto a zero. L'intervista va cosi' liscia che ritengo opportuno parlare anche di esperienze professionali brevi e non menzionate nel mio CV (in quanto non completamente positive) ma che reputo utili, ad un potenziale datore di lavoro, per capire il mio carattere. Perche' il primo colloquio, in Inghilterra, serve soprattutto a questo: verificare che il candidato non sia uno squilibrato, un ignorante, un bugiardo o un completo incompetente, e che ci siano le basi per un suo inserimento indolore nel nuovo ambiente di lavoro. Sara' il secondo colloquio a verificare se e' sufficientemente competente.

Molte aziende, potendo scegliere tra due candidati dotati di competenza ed esperienza simili, preferiscono non mettersi a spaccare il capello per capire chi sia il migliore in assoluto: scelgono il candidato che si dimostra piu' desideroso di lavorare per loro, piu' entusiasta.

Lo dico per i connazionali che pensano sia accettabile, lecito o normale pagare per ottenere un lavoro: non e' di questo che si sta parlando.

E' quindi importante dimostrarlo, questo desiderio, anche solo con una semplice e chiara dichiarazione tipo "Il lavoro di cui stiamo discutendo mi piace, sarei felice di lavorare per voi". Verso le sette e cinque, Derek mi chiede se lavorerei per un'azienda come la sua. Gli rispondo che, se non ci fosse il lieve ostacolo della selezione (sono in ballo altri due candidati) e della settimana di preavviso, andrei immediatamente nel loro ufficio a lavorare sulle idee di cui abbiamo discusso.

Il colloquio finisce, saluto Derek e il suo collega, sospetto che lavoreranno ancora un po', prima di andare a casa. Cammino verso la stazione della metropolitana (senza perdermi, stavolta), e sul treno preparo un'email per James, ringraziandolo per aver organizzato il colloquio e spiegandogli a grandi linee com'e' andato l'incontro.

Venerdi' mattina, in treno verso Londra, ripenso al colloquio. Mi tornano in mente cose che avrei potuto dire meglio, cose che forse non avrei dovuto dire, momenti in cui avrei forse dovuto ascoltare anziche' parlare, e viceversa. Beh, c'e' un detto che si applica bene a queste situazioni:
You never get a second chance to make a good first impression

Non hai una seconda opportunita' di fare una buona prima impressione: il primo colloquio e' il momento in cui i nostri 'soft skills' (*) sono all'opera: ci si incontra, ci si annusa, si cerca di capire se ci sara' motivo per azzuffarsi.

Arriva una telefonata di James a distogliermi dal moviolone mentale del colloquio. Ha letto la mia email, chiede dettagli, gli fornisco le mie impressioni e qualche aneddoto sulla conversazione con Derek. Mi dice che siamo solo piu' in due, a giocarci questo ruolo: il terzo deve aver fatto seppuku tramite il suo colloquio. L'altro candidato rimasto ha meno esperienza, sia internazionale (neanche fossi James Bond o Henry Kissinger!) che in fatto di varieta' di sistemi informatici. Insomma, ho qualche possibilita'. James (non Bond: il reclutatore) mi richiamera' dopo aver parlato col cliente.

Nove e mezza di mattina, puntuale arriva la seconda telefonata di James. Due giorni disponibili per il colloquio, lunedi' o mercoledi', entrambi alle sei del pomeriggio. Gli do' la mia disponibilita' per lunedi' dicendo che anche mercoledi' va bene.

Mezz'ora dopo arriva - tra le email di altre agenzie, che continuano ad arrivare - la conferma della "2nd interview", lunedi' alle sei. Che mi assumano o meno, devo dire che finora mi sono divertito.

Aggiornamento lunedi' 05/11/2012


Colloquio rimandato a mercoledi', a causa dell'influenza di Derek.













(*): i "soft skills" (capacita' comunicativa, proprieta' di linguaggio, ottimismo, amichevolezza, etc.) sono legati alla nostra "intelligenza emotiva", in contrasto con gli "hard skills" (competenza tecnica e professionale, capacita' di svolgere un'operazione), legati all'intelligenza tradizionale.



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Commenti (2)

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Il 03-11-2012 alle 10:56, andreaG ha scritto:

Seguo con interesse, non sono un concorrente di VL (non ho la più pallida idea di cosa significhi "codice PHP/MySQL"), ma in futuro -chissà-, potrebbe piacermi un lavoro a Londra
Il 04-11-2012 alle 19:14, ViaggiareLeggeri ha scritto:

Se anche fossi un concorrente (un webmaster/web developer/support analyst/data analyst/change management specialist/ext.), ci sono talmente tante offerte di lavoro, qui, nel settore informatico, che non avrei problemi a segnalarti quelle piu' interessanti.

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