Viaggio a Taiwan 2016, 12° giorno: in bici nel nord-est

Pedalando (poco) lungo il mare tra fari, cascate, templi giapponesi e miniere d'oro

02 novembre 2016 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 10'

Stiamo andando in auto verso Fulong, verso il nord-est di Taiwan, per fare una passeggiata in bici nella zona lungo la costa. Mia moglie, sua sorella, il loro fratello e sua moglie. E' giovedì 27/10, 12esimo giorno di questo viaggio a Taiwan.

Arriviamo a Fulong, e visti il caldo e l'eta' media dei presenti (io sono il piu' giovane, e sono del '68), decidiamo di noleggiare bici elettriche anziche' bici normali, il noleggio costa 260 TWD (7 euro) al giorno. "Il motore lo usero' solo quando sono stanco, o quando c'e' una salita", mi dico. E' una sfacciata menzogna: finiro' col non pedalare per niente. I miei compagni di escursione si coprono rigorosamente braccia e gambe, tutti in maniche lunghe e pantaloni lunghi (qualcuno con queste maniche da aggiungere alla maglietta), per proteggersi dal sole tropicale. Io sono ovviamente in pantaloncini e maglietta.



A Fulong scendiamo lungo un dolce pendio, verso la pista ciclabile che seguiremo tutto il giorno, larga e ben asfaltata, lungo la costa. Prendere queste bici elettriche/mini-scooter e' stata una grande idea: andando a 20 km/h il caldo umido si sente molto meno, e questi "cosi" sono piattaforme ideali per fare foto: ci si ferma in un attimo, si prende la macchina dalla borsa nel cestino davanti (o, per fare prima, la si tiene a tracolla), poi si riparte e, con una velocita' di punta di 35 km/h, ci si riunisce al gruppo.

Ci fermiamo all'Old Caoling Tunnel, un tunnel ferroviario in disuso che ora fa parte della pista ciclabile. Bagni pubblici, tempio, negozietti (solito 7-Eleven, ma anche cose piu' "locali").



Continuiamo lungo il mare. Panorami che farebbero felice un geologo.

A Fulong, dove abbiamo noleggiato le bici elettriche, c'erano decine di occidentali, tanti quanti non ne ho visti in tutte le mie visite precedenti a Taiwan. Qui sulla pista ciclabile, invece, non ce ne sono. Non sanno cosa si perdono: fa quasi fresco, a tutta manetta su questi mini-scooter



Un villaggio di pescatori a destra, un faro a sinistra: troppe scelte! Andiamo a sinistra, parcheggiamo i nostri veicoli in un piccolo parcheggio e iniziamo a salire a piedi su una lunga scalinata verso il Sandiaojiao Cape Lighthouse, il faro di Sandiaojiao (anche noto come Sandiao), che indica il punto piu' a est di Taiwan.

Lunga scalinata, ci si dimentica rapidamente del fresco che sentivamo sulle nostre bici elettriche: ora si suda. In cima troviamo il faro, al cui interno c'e' un museo dedicato alla storia del faro. Sulle belle colline alle nostre spalle, una distesa di tombe: mi chiedo se le piazzino in cima alla collina per dare ai morti una bella vista sull'oceano.

Incontriamo una ragazza che sta percorrendo da sola, in bici, il periplo dell'isola di Taiwan. Che coraggio. E com'e' carina, mi fa notare mia moglie! No, non me n'ero accorto...



Scendiamo dal faro, "pedaliamo" un po' (si fa per dire), ci fermiamo a mangiare in un'area a destra della strada. Grande panchina circolare sotto un albero, bagni a una decina di metri, bento boxes per tutti ... c'e' tutto quel che serve. Rifletto su una stranezza: io non ho uno stomaco di ferro, e nonostante stia mangiando come un porco come un branco di porci, a tutte le ore, cibi piccanti e altri liquidi, e faccia un caldo torrido. stranamente non ha avuto alcun problema di dissenteria durante questa "vacanza" a Taiwan, cosa piu' unica che rara.



Nella mia bento box c'e' riso, verdure, un pezzo di pollo enorme che pare tacchino, delle fettine di salsicce. Vorrei usare la panchina sotto l'albero, che e' all'ombra, ma evidentemente anche a Taiwan vale la regola n.1 dei picnic: ci sei tu, il tuo cibo, e diciotto milioni di formiche che vogliono mangiare con te.



Ripartiamo, superiamo una bella scuola con una gradinata multicolore rivolta verso il mare. Arriviamo al porto da pesca di Fulong: barche da pesca nel porto, surfisti nella baia (e tanti occidentali che li guardano), e un grande tempio dietro di me. E' gigantesco, il piu' grande della dozzina di templi visti oggi, e ... dal tempio viene una voce straziante. Mi avvicino, entro. All'ingresso c'e' il solito display a cristalli liquidi scorrevoli, che magari nelle chiese italiane non starebbe bene, ma e' pratico e si legge da lontano. Davanti al tempio, la fonte della voce straziante: un gruppo di fedeli sta pregando col karaoke, e con le voci che sento, direi che nessuno di loro partecipera' a Taiwan Got Talent.

Alle 15,30 siamo in citta' a Fulong, riconsegno le mia bici elettrica, mi manchera'. Entriamo in un caffe'/gelateria, provo una bubble lemonade (limonata con palline di tapioca, ennesima variazione sul tema del bubble tea), non e' male. Troviamo un Bancomat, ma rinunciamo a prelevare dei contanti quando ci troviamo davanti ad una commissione di 120 TWD (oltre 4 euro).

Raggiungiamo l'auto, di fianco c'e' una moto per me inusuale, una Sym SB 300, con un design retro'. Ripartiamo, e ci troviamo rapidamente ad un bivio che porta a Jinguashih (o Jinguashi), famosa per la sua miniera d'oro amministrata in passato dal governo giapponese. A sinistra, sulle colline, un grande edificio che faceva parte del complesso minerario. Una vista spettacolare.



Salendo verso Jinguashi, ci fermiamo per fare foto (insieme a centinaia di altri turisti) alle Golden Waterfall. Ne vale la pena, anche se ormai sta calando il buio, e la mia macchina fotografica inizia a reclamare.
Perche' non mi compri un grandangolo con f.2,8? A quella stronza della Olympus hai comprato un Panasonic 20mm f.1,7! E io devo farmi un mazzo cosi' col 18-105mm che quando va bene ha f.3,5 e mi costringe a tirare gli ISO! Una volta mi volevi bene...

La D300 si zittisce, si sara' ricordata che la Olympus pesa molto meno di lei, e che ormai anche il mio smartphone ha piu' pixel.



Visitiamo il Gold Museum, che comprende il villaggio originale in stile giapponese, e le varie strutture legate all'estrazione e al trasporto dell'oro (compresi i classici carrelli visti in tanti film e fumetti di Topolino). Leggo della "Mike's House", la casa in cui viveva Mike Kikujiro, il direttore della miniera dal 1936 al 1941. "Mike", come viene chiamato in tutti i pannelli informativi per i turisti, era molto amato e rispettato, e finanzio' varie opere nel villaggio di Jinguashi, tra cui una scuola elementare.

Tra i turisti, tantissimi i giapponesi, e molti anche i coreani.

Il resto della comitiva si ferma a visitare il villaggio, io salgo ancora, in alto sulla collina (a "soli" 600 metri) c'e' il Jinguashi Shinto Shrine, un tempio scintoista. I cartelli che invitano a non mettere piede fuori dal sentiero per via di api e serpenti non mi rassicurano.

Ripenso alla miniera d'oro: furono gli spagnoli i primi a cercare oro a Taiwan, nella zona di Hualien, e se gli aborigeni taiwanesi avessero avuto una leggenda tipo quella di El Dorado, c'e' da scommettere che gli spagnoli sarebbero rimasti e avrebbero continuato a cercare l'oro, anziche' lasciarsi buttare fuori, a colpi di tulipani in faccia, dagli olandesi nel 1642.

Arrivo al jingu (tempio), di una semplicita' ... giapponese, o forse il tempo s'e' portato via quel che manca: il torii (il portale) e' composto da due colonne verticali e due orizzontali; ci sono due toro (lanterne di pietra), dieci colonne, manca il tetto, e al di la' delle colonne ci sono due serie di cinque gradini ciascuna che portano a due terrazzini consecutivi. Bella la vista sul villaggio di Jinguashi, al centro del quale c'e' una gigantesca statua che vedo solo ora.



Oltre a me c'e' solo una coppia di turisti asiatici, in visita al tempio. Lei ha capelli raccolti sulla nuca, una minigonna ascellare e gambe lunghissime. Lui... no. Classica coppia gangster + pupa del gangster? Evito di investigare. Difficile fare foto al tempio senza includerli, ma lui sembra facilmente irritabile, per cui mi sforzo.

Ridiscendo, ormai siamo al crepuscolo. "Sei andata a visitare lo Chalet del Principe?", chiedo. "C'E' UNO CHALET REALE???", risponde mia moglie. Si', venne costruito negli anni Venti in previsione di una visita di Hiro Hito, futuro imperatore del Giappone. Lo vedremo un'altra volta, i custodi dell'area invitano ad uscire.




Sono le sei, sei e mezza del pomeriggio. Ci fermiamo a mangiare in quello che pare un paesino di pescatori senza nome a nord di Keelung City, potrebbe chiamarsi Gui Hou, visto che troviamo il "Gui Hou Fish Market", dove faccio un paio (di dozzine) di foto, mentre i miei parenti pazientemente aspettano. Siamo tutti affamati, mi affretto.

Granchi al mercato del pesce di Gui Hou


Siamo arrivati fin qui su raccomandazione di un nipote, che dice che c'e' un ottimo ristorante di pesce. Lo troviamo. Scegliamo (non io) la cena prelevando personalmente (o indicando al proprietario) i pesci e granchi e aragoste che vogliamo mangiare, negli acquari fuori dal ristorante.

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Fresco, freschissimo sashimi. Poi mangio un ottimo piatto di carne di manzo. Quando portano le seppie, mia moglie mi dice "Questa e' quella che abbiamo visto fuori". Mangiare cibo che qualcun altro ha ucciso e' una cosa, ma mangiare cose che hai ucciso tu, o che hai contribuito a far uccidere, e' una di quelle cose che spinge tanti a diventare vegetariano.

Dopo il primo bicchiere di Taiwan Beer, e una dose eccessiva di wasabi sull'ultima fetta di sashimi, inizio ad avere le visioni. Vedo Ang Lee, grande registra taiwanese che arriva al ristorante, alle mie spalle. Mi dice che posso fargli una domanda, io ripenso ai suoi grandi film (La Tigre e il Dragone, Brokeback Mountain, Vita di Pi), alle scene memorabili, e gli chiedo "Hulk era un po' lungo, non avresti potuto tagliare venti minuti?". Ang Lee sparisce, arriva il dessert, paghiamo, usciamo, torniamo a casa a Taoyuan.

Bella giornata intensa, che ha confermato quel che ho notato a Hualien giorni fa: il modo migliore per andare in giro a Taiwan e' su due ruote.



Di Claudio @ VL, 02 novembre 2016 | Tempo lettura 10' | 0 commenti | Scrivi
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