Viaggio a Taiwan 2016, 10° giorno: Hualien, bitch, un incontro inatteso

E poi la solita razza squartata

29 ottobre 2016 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 8'

Decimo giorno a Taiwan, martedi' 25/10. Siamo a Beipu, villaggio a nord di Hualien, sulla costa del Pacifico, 70 km a nord del Tropico del Cancro. Ci siamo alzati tardi, eppure abbiamo dormito poco (eh, il caldo...). Sono le 10,40 e ci prepariamo ad uscire; Bradley ci ha prestato uno dei suoi due scooter, andiamo a cercare un posto dove fare colazione.

Guida uno scooter a Taiwan, capirai come mai ci sono tanti templi




Prime impressioni sulla guida di uno scooter a Taiwan: su tutte le strade principali c'e' un'ampia corsia destinata ai mezzi a due ruote, e in quella corsia convivono scooteroni, vecchi catorci a due ruote carichi di bombole del gas (spero vuote), ciclisti in lycra da 40km/h e vecchietti in simil-grazielle che procedono veloci come un ghiacciaio.

I semafori ci sono, sono luminosi, ma sono nel posto sbagliato: la corsia per le due ruote e' all'estrema destra, vicino al bordo esterno della strada, mentre il semaforo e' quasi sempre all'estrema sinistra, vicino al centro della strada. C'e' da farsi venire il torcicollo. Occasionali ripartenze in contromano da parte di scooteristi di tutte le categorie rendono piu' interessante e improbabile la vita. Anche gli automobilisti che si sorpassano a vicenda a destra, nella "mia" corsia, aiutano a capire come mai ci sono tutti questi templi in giro: pregare aiuta a sopravvivere, forse.

Tanti gli scooter con i copri-manopole antifreddo. Magari avranno un senso per uno abituato alle temperature tropicali (e desideroso di non abbronzare le mani), ma per me sono delle mini-saune, e anche lo scooter che ci e' stato prestato ne e' dotato.

Facciamo colazione cosi' tardi che diventa un pranzo, poi andiamo a vedere Chishingtan Beach, la spiaggia piu' popolare nella zona di Hualien, dove si puo' assistere al ritorno dei pescatori, ma non oggi, e' troppo presto.



I colori di Taiwan


A Taiwan convivono la passione per le sfumature sottili, i toni di grigio, e per i colori brillanti al limite della psichedelia. Una linea di colline davanti ad un'altra e dietro, piu' lontane, le montagne (come quando fioriscono i gigli sul colle Liushihtan) e le case gialle e blu sulla costa del Pacifico.



Anche quest'ostello, nel centro del piccolo villaggio dietro la spiaggia, e' un esempio della passione taiwanese per i colori vivaci.



Nello stesso villaggio visitiamo il Chihsing Tan Katsuo Museum (anche noto come Seven Bonito Museum), dedicato al Katsuobushi (o Bonito), un importante ingrediente della cucina giapponese, fatto con fiocchi di tonno striato. Il museo si trova in un'ex fabbrica di katsuobushi, aperta probabilmente (*) durante l'occupazione/colonizzazione giapponese (1895-1945). L'ingresso al museo costa circa 50 TWD (dollari taiwanesi), circa un euro e mezzo.



Nel museo, tanti pesci in acquario, tra cui vari esemplari di Pesce scatola (Lactophrys bicaudalis), il cui nome gia' indica la caratteristica principale (sono squadrati), dotati di uno scheletro esterno (carapace) come tartarughe e ragni. C'e' anche una serie di tabelle che spiegano come pronunciare in cinese il nome dei vari pesci.

Anche questo museo, come ogni cosa a Taiwan, e' pieno di immagini in stile kawaii, con facciotte carine e adorabili. Mi direte "si usano anche in Italia 'ste cose"... si', ma nel Belpaese non si usano immagini di pupazzotti per vendere prodotti e servizi agli adulti, o per trasmettere messaggi di pubblica utilita'.

Gli alberghi di recente costruzione, o tuttora in costruzione vicino a Chishingtan Beach sono disneyani come quelli visti nei giorni scorsi piu' a sud lungo questa stessa cosa: colori brillanti e architettura tondeggiante e bizzarra.



Tante le stazioni di ricarica per scooter/bici elettriche.

Continuiamo a vedere tanti ciclisti, comitive di dieci-quindici persone, attrezzate di tutto punto, composte al 50% o di piu' da donne, spesso sopra i cinquant'anni, e spesso impegnate in giri di piu' giorni, se non addirittura nel percorrere l'intera isola in bici. Ma a parte i ciclisti, mi colpiscono le bici: quasi tutte Giant. Da quanto ho visto in tanti anni, i taiwanesi non sono nazionalisti a priori: di solito sono l'unico ad avere un cellulare taiwanese HTC, nel mio gruppo di parenti e conoscenti tutti hanno iPhone, Sony oppure Samsung, un prodotto dell'acerrima nemica commerciale, la Corea. La presenza costante di biciclette Giant (che produce bici anche per Trek, Scott e Colnago) magari e' semplicemente una conseguenza del fatto che e' la piu' grande azienda produttrice di bici, e che essendo taiwanese vendera' i suoi prodotti a prezzi piu' competitivi dei concorrenti stranieri. O magari i taiwanesi comprano davvero bici Giant per orgoglio nazionalista.

Ci fermiamo per un bubble tea. Noto il quotidiano che legge una ragazza in un tavolo vicino: anche a Taiwan ci sono parole straniere che entrano nel vocabolario nazionale.



Raggiungiamo il porto dei pescatori di Hualien (Google Maps), e vediamo le solite cose che si vedono in posti simili: gente che prepara il pesce...



... e vecchie barche.



Dopo aver guidato uno scooter tutto il giorno, sono giunto alla formulazione di una semplice teoria: qui a Taiwan, il veicolo più grande ha sempre la precedenza, per cui se sei su uno scooter ti daranno la precedenza solo biciclette e pedoni; se guidi un camion non darai la precedenza a nessuno, a meno che non atterri un Boeing 747 sulla strada.

Facciamo il pieno allo scooter (86 TWD, circa due euro e mezzo), poi punto verso una chiesetta cristiana in un parco, vista questa mattina mentre cercavamo un posto dove fare colazione (che poi era cosi' tardi che e' diventata pranzo).



La chiesetta si rivela la cappella di una scuola vocazionale, la Mustard Seed Mission. Un salto in un supermercato in zona (Carrefour) per comprare uova e altro, e per vedere i prezzi di ... un po' di tutto. Poi torniamo a casa da Bradley e Bridget, scarichiamo la spesa fatta al Carrefour, e ... scarico anche mia moglie per fare un giro nei dintorni da solo. Pur avendo sempre preferito le ruote alte (le moto), girare con questo vecchio scooter, anche andando lento, offre una liberta' di cui non godo tutti i giorni. Ma non e' merito dello scooter, in fin dei conti: e' che se visiti i tuoi parenti (naturali o acquisiti), diventa difficile liberarsi di tutti ed andare in giro da solo, che sarebbe il modo migliore per conoscere un luogo.

Un incontro inaspettato


Poco da vedere, guidando lungo le colline dietro a Hualien, soprattutto perche' sta facendosi buio e il fanale dello scooter non e' in gran forma. Guido verso casa. In direzione opposta vedo venirmi incontro l'ennesimo ciclista ... ci vuole coraggio per pedalare con quest'umidita', eppure abbiamo incontrato molte comitive - anche di pensionati - che attraversavano l'isola con le loro bici. Questo, pero', non ha un caschetto aerodinamico e una tutina multicolore in lycra: ha una moderna bici da corsa, ma e' a petto nudo, cosa che i taiwanesi non farebbero, perche' non fa bene alla pelle, dicono. E infatti il tizio e' occidentale, come ho il tempo di notare grazie alla limitata velocita' del mio scooter. Faccia mai vista, eppure familiare... appena incrociato, scomparso alle mie spalle, mi volto e urlo "ITALIANOOOO?".

"SIIII!!!"

Invertiamo la rotta. Sto ridendo. Ci raggiungiamo, ci presentiamo: Tommaso, umbro, vive qui da un paio d'anni, ed e' legato a Taiwan da qualche anno in piu'. Parliamo un po' di tutto, della cascata dove e' andato a rinfrescarsi oggi, della sua terra, della cultura aborigena taiwanese. Dice che probabilmente siamo gli unici due italiani in zona (Hualien e dintorni), e forse ha ragione, e domani tornera' ad essere l'unico, visto che verso l'ora di pranzo prendero' il treno per Taoyuan. Ci diamo appuntamento per domani mattina per un caffe'/bubble tea/chiacchierata.

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Poi torno a casa, ridendo rumorosamente nel buio delle campagne taiwanesi. Incrocio un paio di contadini che penseranno chissa' cosa di questo sghignazzante straniero, ma ... non capita di frequente di incontrare un connazionale in un luogo cosi' remoto, riconoscersi, e poi scoprire anche d'avere parecchie cose in comune.

Torno a casa, racconto l'incontro a mia moglie, che afferra perfettamente la rarita' dell'evento. Poi andiamo a cena a Hualien con Bridget e Bradley, mangiamo in un ristorante giapponese.



Questo e' il club di fianco al ristorante. Non c'entra niente, ma mi piace l'uso dell'albero come elemento decorativo (e forse anche strutturale).

Poi andiamo ad esplorare la cultura taiwanese del Pokemon Go, ma quella e' una storia per un altro giorno.

Di Claudio @ VL, 29 ottobre 2016 | Tempo lettura 8' | 4 commenti | Scrivi
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Commenti (4)

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Il 31-10-2016 alle 15:51, Jonathan65 ha scritto:

Italiani........... sia che li ami o che li detesti alla fine non ne puoi fare a meno e non c'è angolo di mondo dove non c'e ne è almeno uno!
Il 31-10-2016 alle 16:46, Claudio @ VL ha scritto:

Si', ma a Taiwan ce ne sono davvero pochi, e li' a Hualien ancora meno. Tommaso mi diceva che forse eravamo gli unici italiani in quell'area, il che significa che lui e' l'unico italiano a vivere in permanenza li'.

Tommaso, dove sei, che dici? Hai trovato altri connazionali a Hualien negli ultimi giorni?
Il 01-11-2016 alle 12:55, Tommaso ha scritto:

In realtà incrociandoti ho gridato "ohhhh", forma villana per dire ciao. Incontro veramente assurdo, nel luogo più impensabile, ma la provvidenza agisce sempre nelle maniere più impensabili e che piacere quando si manifesta così. Un peccato che non siamo riusciti a fare colazione il giorno seguente. Confermo comunque di essere l'unico italiano a Hualien e uno dei quattro in tutta la costa orientale, anzi correggo, con mio figlio siamo cinque, hehe. Siamo pochi si, ma l'Italia la porto dentro, quando ho bisogno (molto spesso) chiudo gli occhi e vedo il monte Subasio, Assisi illuminata al tramonto, i vicoli di Spoleto, il borgo di Spello e non mi manca nulla. Ho trovato nuovi italiani si, Stefano Zaganelli, un artista contemporaneo che sta esponendo i suoi lavori in una galleria nel centro di Hualien. Ottima persona, qui la sua pagina per informazioni, qualcuno dovesse trovarsi in zona.

https://www.facebook.com/goodunderground/?hc_ref=NEWSFEED&__mref=message_bubble

un abbraccio a tutti e te in special modo Claudio.
Il 05-11-2016 alle 18:46, Claudio @ VL ha scritto:

Vorrei proprio vedere questo film ...
La meta del viaggio diviene piu` chiara: e` la citta`, la grande Babilonia, luogo in cui i modelli consumistici trovano la loro massima espressione e in cui Marco riesce a cogliere il senso della grande truffa che si cela dietro l'inganno della diversione mediatica e della cultura dell'immagine

Dove lo trovo? E soprattutto, dove sei, Tommaso? Sempre a Hualien, o a meta' strada tra Taiwan e l'amata e martoriata Umbria?

Io ho ancora tante cose da scrivere e da dire su Taiwan, e tu - che forse la conosci da meno tempo di me - la vivi quotidianamente, in modo probabilmente più intenso di me. Non so se c'è spazio per una collaborazione, ma mi piacerebbe. Nel frattempo, consiglio "Veil of Fog an Smoke" e "I told you before" di Lo Sirong & Gomoteu, musica folk/cantautoriale hakka.

Au revoir!

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