Un giorno e mezzo a Tainan

Visita all'antica capitale taiwanese: fortezze olandesi, street food, murali e musei inaspettati
09/12/2020 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Sono stato a Tainan, la più antica città taiwanese, come dicevo due giorni fa. Partenza di mattina presto in una rovente giornata d'agosto, arrivo a Tainan col treno ad alta velocità intorno a mezzogiorno, posiamo i nostri bagagli in una guest house (tipo un bed & breakfast, ma ancora più economico in quanto non viene offerta la colazione), ripartiamo nel tardo pomeriggio del giorno seguente.

Cosa c'è da vedere a Tainan, e cosa e' possibile vedere in cosi' poco tempo? Tracce olandesi, un mercato gastronomico notturno, architettura interessante (che spesso ho fotografato di passaggio, dal taxi).

Il primo posto in cui siamo andati - con mia moglie e due sue sorelle - e' fuori città: il Sicao Green Tunnel: un percorso fluviale in cui gli alberi sulle due sponde si sporgono fino a intrecciarsi sopra il fiume (che in realtà e' parte di un acquitrino di mangrovie), creando quasi un tetto verde. La crociera non mi ha entusiasmato, ma offre l'opportunità di vedere abbastanza da vicino la fauna locale (granchi, martin pescatori, aironi).


Vicinissimo al Sicao Green Tunnel c'è il tempio Dazhong, molto bello. Da visitare per le statue degli dei, che hanno pitture facciali tipiche delle tribù aborigene (a Taiwan ce ne sono almeno 16). Un caso di sincretismo, con l'attribuzione agli dei cinesi di facce familiari agli abitanti indigeni? Belli anche i dipinti che mostrano battaglie contro gli invasori olandesi, con l'esercito cinese guidato da Zheng Chenggong (Koxinga). Da visitare.

Il Sicao Artillery Fort e' attaccato al tempio e al Green Tunnel, e l'ingresso e' gratis, ma non andrei a Sicao solo per visitarelo. Anzi... ci sono andato solo perché stavamo aspettando l'autobus alla fermata, e non mi andava di sprecare tempo standomene immobile, mangiando qualcosa, come si fa costantemente a Taiwan.

Praticamente un muro con qualche cannone.

Ci allontaniamo da Sicao, prendiamo un autobus di linea verso il distretto di Anping. Camminando verso la nostra destinazione, Gubao Street, noto l'rchitettura variegata di Tainan: e' possibile vedere edifici delle dinastie cinesi Ming e Qing, case coloniali olandesi, palazzi amministrativi giapponesi. Il lato positivo del dominio di una potenza straniera, immagino. Non tutto il male viene per nuocere, immagino. Vediamo un murale con Totoro, un personaggio creato dallo Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Ci sono tanti altri murali a Tainan, alcuni creati (credo) per piacere, altri per motivi commerciali, per pubblicizzare negozi e artigiani.


Siamo in Gubao Street, nel distretto più antico (Anping) della città più antica (Tainan) di Taiwan. Visitiamo l'Anping Tree House: i resti di una casa in cui cresce un monumentale albero di baniano (Ficus benghalensis), pianta dotata di radici aeree che partono dai rami e scendono verso il terreno, dove crescono fino a diventare ulteriori tronchi, espandendo l'area coperta dall'albero, fino a raggiungere dimensioni irreali: c'è un baniano, in India, che ha un'area di 18.918 metri quadrati! Quello di Anping e' un po' più piccolo, ma comunque impressionante.

Il bar / pub / ristorante presso l'Anping Tree House e' da visitare: intanto perché sarà la prima fonte di aria condizionata a vostra disposizione dopo una calda e umida escursione intorno/sotto/sopra alle radici dal banyan, e poi perché e' il primo posto, a Taiwan, in cui ho visto birre prodotte da aziende private anziché dall'azienda di stato (Taiwan Beer), che ho gradito molto.

Vicino alla casa con l'albero c'è la Former Tait & Co. Merchant House: un edificio utilizzato per negoziazioni commerciali a partire dal 1858, quando l'impero Qing venne costretto con la forza da Russia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti ad aprire alcuni porti - tra cui quello di Tainan - al commercio internazionale. Dal 1979 l'edificio ospita un museo con un'esibizione di dipinti, manufatti e proiezioni sulla storia di Taiwan sotto il dominio olandese e sulla vita degli aborigeni. Abbiamo anche incontrato comitive di instagrammers (o erano tradizionali modelle?) in costumi storici e con costose reflex sotto il braccio.


Nel distretto di Anping non c'è bisogno di prendere mezzi pubblici o taxi (i cui prezzi sono comunque ragionevoli), basta camminare qualche minuto e si arriva a destinazione. Raggiungiamo Fort Zeelandia, una storica fortezza olandese nota anche come Anping Old Fort. Eretto a partire dal 1624, venne conquistato dalla armate Ming guidate da Koxinga nel 1662. Bello scalare i "gradoni" della fortezza interna, o salire sulla torre (moderna) da cui si gode di un'ottima vista su tutta Tainan. C'è un museo, ovviamente. E persino il negozio della fortezza merita una visita, pieno com'è di oggetti adatti a tutti, dalle borsette con immagini delle tribù aborigene ai modellini in balsa della fortezza.




Mura esterne di Fort Zeelandia e parco.


In serata, street food. Ma dire "street food" a Tainan e' riduttivo: siamo andati in un affollato mercato notturno, indossando le nostre maschere ma senza riuscire a mantenere due metri di distanza da nessuno, e abbiamo mangiato di tutto, seduti ai tavoli dei chioschi e camminando. Memorabili le century eggs fritte col wasabi, che i miei ospiti taiwanesi non hanno avuto il coraggio di assaggiare, e che a me sono piaciute molto.

(Queste non sono century eggs fritte col wasabi)

Alcuni dei preparatori di cibo si muovevano in modo quasi coreografato, con movimenti ampi, rapidi e armoniosi, come questo anziano che sta preparando un pancake alle ostriche, tipico piatto taiwanese. Da visitare assolutamente.


Tornando alla nostra guest house ci fermiamo in un pub all'aperto, altro spuntino per i miei parenti (come faranno!), due birre per me. Poi a dormire.

Il secondo giorno inizia senza fretta: andiamo in giro per mercati e mercatini di mattina, alla ricerca di street food diurno e di sandali Geta , gli infradito originari del Giappone, fatti a mano da un rinomato calzolaio locale.

Street food anche di giorno.


I sandali Geta.


Visitiamo poi Fort Provintia / Chihkan Tower: dell'originario forte olandese c'è rimasto poco (grazie sia alla sconfitta contro le armate di Koxinga, sia per via di un terremoto che colpi' Tainan nel XIX secolo), poco più delle fondamenta della fortezza, ma quel poco e' molto evocativo. Chihkan Tower e' il nome della torre ricostruita in seguito. Cosa c'è da vedere? I resti delle mura, dicevo. Il tempio, utilizzato anche per celebrare i successi di Koxinga (che a questo punto immaginerete come il battagliero cugino di Mazinga), e' molto frequentato da studenti di tutte le classi, che vengono a pregare - di persona e lasciando delle offerte votive per ottenere buoni risultati a scuola. Avevo già visto questa pratica a Singapore, dove la decisione di passare da una religione ad un'altra mi pare sia influenzata di solito da un'analisi costi-benefici ("devo confessare i miei peccati ad uno sconosciuto dietro una grata, va bene se ottengo la media del 9 in tutte le materie"). Belli anche i giardini, le inusuali porte del tempio, le opere di artigianato che rappresentano Koxinga. Da visitare assolutamente, per me.


Troviamo un posto dove mangiare (difficile NON trovarne, a Taiwan, dove si mangia a qualsiasi ora del giorno e della notte). Poi prendiamo un taxi e andiamo al Chimei Museum.

Si tratta di un museo inaspettato per la posizione, fuori città, quasi in campagna. Inconsueto per le sue origini, visto che e' il dono di un benefattore, Shi Wen-long. Ammirevole per la sua funzione: far conoscere la cultura e la storia europea ai giovani taiwanesi. Sorprendente per la sua architettura: e' un edificio con un'entrata maestosa e una facciata imponente, un incrocio tra la National Gallery londinese e... Versailles? Forse non così maestoso, ma si tratta comunque di un grande edificio bianco, nello stile dei musei europei, con un lungo viale in mezzo ai giardini, con un largo ponte affiancato da statue degli dei dell’Olimpo greco. Dentro, tanta gente in coda, ordinatamente, e una grande varietà di oggetti in esposizione: ci sono gallerie dedicate alle armi medievali giapponesi, agli strumenti musicali (Shi Wen-long e' un appassionato di violino, e il museo e' dotato di un laboratorio di liuteria, utilizzato per mantenere in condizioni ottimali la collezione di strumenti a corda), dipinti, sculture. Leggo su Wikipedia che tra le opere originali presenti si possono osservare la Madonna dell'umiltà di Paolo di Giovanni Fei, Lasciate che i bambini vengano a me, di Lucas Cranach il Giovane, San Martino e il mendicante, di El Greco, Carità di Jacques Blanchard, Le ultime lacrime, di Narcisse Virgilio Díaz de la Peña, Carità di Friedrich von Amerling e La benedizione del grano, di Jules Breton.

Le statue che costeggiano il ponte.

Il biglietto d’ingresso costa circa 6 euro, e vista la quantità e varietà di oggetti in esposizione, una visita al Chimei Museum e' un'ottima idea.

Dopo il museo ci fermiamo in un caffè a mangiare qualcosa, poi torniamo alla stazione ferroviaria di Tainan per prendere il nostro Shinkansen verso Taoyuan. Sono passate circa 18 ore da quando siamo arrivati nell'antica capitale taiwanese, che forse diede il nome all’intera isola.




Argomenti: racconti, Taiwan, cose taiwanesi, foto Taiwan


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