A caccia dell’aurora boreale a Tromsø

Come e dove vedere l'aurora boreale nel nord della Norvegia
29/01/2022 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Due mesi fa ho visto uno spettacolo naturale stupendo. Non amo i sentimentalismi, ma non posso chiamarlo semplicemente "bello": l'aurora boreale ci ricorda che l'universo e' un posto incredibile e splendido. Tre volte abbiamo cercato di vedere l’aurora boreale in Islanda senza riuscirci. Stavolta siamo andati a Tromsø, in Norvegia e ci e’ andata bene.

Sabato, le sei del pomeriggio. E’ buio da ore, il sole non si vede piu’, in questo periodo dell’anno. Ci troviamo in Storgata (gata=via, in norvegese). Ad attenderci c’era un grosso pullman turistico e Marius, una delle nostre due guide per la serata. Il pullman si riempie in anticipo, ci saranno circa cinquanta persone, partiamo.

Marius è laureato in fisica ed è pieno di entusiasmo per l’aurora boreale e quindi per il suo lavoro. Chiarisce le mie idee sull’itinerario, ero preoccupato per il dover passare otto ore alla ricerca dell’aurora, per poi rientrare in albergo alle quattro di mattina e dopo, poche ore più tardi, uscire per un’altra escursione di gruppo (renne e slitta). Lui ci spiega che non staremo fuori necessariamente fino alle quattro del mattino, e tanto meno passeremo tutto il tempo sull’autobus, in viaggio: in una serata col cielo sereno come questa probabilmente guideremo per 40 minuti, vedremo le condizioni del cielo, se avvisteremo le northern lights ci fermeremo a fare foto, altrimenti procederemo verso una seconda località. E se dopo due-tre tentativi non si vede niente, torneremo in albergo, visto che l’avvistamento dell’aurora non e’ garantito.
La ricerca dell'aurora non è una scienza esatta, quando il fenomeno si verifica non è necessario essere in un punto specifico per vederlo, ma trovarsi lontano da zone abitate permette di evitare l’inquinamento luminoso. Il fenomeno (l’aurora) e’ piuttosto flebile, e i nostri occhi tendono ad abituarsi alla presenza di lampioni e altre fonti di luci e quindi a vederlo meno. Come tutti quelli che hanno prenotato, abbiamo controllato online e abbiamo notato che le previsioni davano come altamente probabile la comparsa dell’aurora stanotte (esistono tanti siti dedicati a questo argomento).

Dopo circa tre quarti d’ora di guida su strade sempre più piccole e sempre più coperte di neve (complimenti a Egidijus, l’autista dell’autobus) arriviamo in un parcheggio circondato da colline, che pare essere in riva ad un lago: non ci sono lampioni ne’ cartelli, quindi quel che vediamo e’ neve sotto i nostri piedi, colline intorno a noi, cielo stellato sopra di noi, acqua alla nostra destra. Marius ci invita a scendere e a prepararci, dovremmo riuscire a vedere qualcosa.



Dai dati tecnici (EXIF) delle foto ricaverò in seguito la località esatta: e’ Laksvatn, lungo un fiordo vicino a Turrelva, 55 km a sud di Tromso. Per vedere la località esatta in cui ciascuna foto e’ stata scattata, visita la relativa galleria fotografica, dove troverai anche i dati tecnici di ciascuna foto.



Piazziamo le macchine fotografiche sui cavalletti (quelli che hanno pensato a portarli) e aspettiamo. I guanti spessi complicano la vita, per cui ne ho anche un paio di più sottili, ma la temperatura è intorno ai -15°, quindi le mani stanno molto meglio in tasca, i piedi sono freddi, le dita si sentono poco.

L’aurora appare, ad occhio nudo si vede a malapena, ma con fotocamere e cellulari la si nota molto (ne ho parlato in Permutazioni di una aurora boreale norvegese). La mia macchina scatta con esposizioni da 30 secondi comandate tramite autoscatto, tramite il cellulare come telecomando, o - infine, quando la batteria dello smartphone si scarica - premendo sul pulsante della fotocamera oscurando l’obiettivo con una mano e rimuovendola poi. Sto scattando foto con una macchina che ha problemi di messa a fuoco, con un obiettivo grandangolo che funziona solo con messa a fuoco manuale, senza vedere molto delle impostazioni (che per fortuna avevo preparato prima), e con le dita semi congelate: cosa può andare storto?



Per tutta la notte ho usato la mia Nikon D5300 con impostazioni manuali: otturatore 30 secondi, diaframma 5,6. La sensibilità che ho utilizzato inizialmente era 3200 ISO, poi sono sceso a 1600 e infine a 1000 ISO per far risaltare le luci del nord contro il cielo scuro. L'obiettivo era un Sigma 10-20mm utilizzato con messa a fuoco manuale (l’autofocus richiede un motore nel corpo macchina che la mia piccola D5300 non ha), impostato a 10mm per “catturare” una porzione di cielo più ampia possibile. La macchina era fissata ad un cavalletto economico ma solido, reso ancora più stabile appendendogli sotto il mio zaino fotografico con il corpo macchina di riserva a fare da zavorra.

Gli altri partecipanti alla gita saltellano per tenersi caldi o forse per la gioia del vedere il cielo verde. Alcuni fanno foto col flash, provo a spiegare ad un ragazzo che non c’è modo che il flash lo aiuti ad illuminare un fenomeno che si svolge a più di cinque metri dal suo iPhone.

Una ragazza cinese, abbigliamento alla moda più adatto al centro di Parigi che alle campagne vicino a Tromsø, chiede aiuto per impostare il suo smartphone. La mia macchina ormai va da sé, esposizioni di trenta secondi per volta, quindi cerco di fare qualcosa per mantenermi attivo, soprattutto visto che la tizia non vuole mettersi a fare le boccucce e le pose da influencer, le interessa solo fotografare l’aurora, per fortuna.

Spoiler alert: la prima foto nella seconda località

Sono le otto di sera, risaliamo alla spicciolata sull’autobus, io sono tra i primi, visto che ho già almeno una dozzina di foto che spero siano decenti, e non credo di poter fare di meglio. Inoltre, a questo punto Marius e Jonny, l’altra guida, stanno facendo foto a chi vuole un ricordo della serata (gli onnipresenti smartphone servono a poco in questa occasione). Sarei anche pronto a tornare in albergo, la guida ha chiarito che non dobbiamo stare fuori tutta la notte. Poi partiamo per andare in una seconda località, di nuovo guidando verso strade sempre più piccole.



Arriviamo di nuovo in riva ad un fiordo o a un lago, lungo la strada FV293;
scendiamo su una “spiaggia” (pare una spiaggia, nonostante il buio completo), piazziamo di nuovo i cavalletti, cercando sempre di non andare a piazzarci davanti a qualcun altro (ma non tutti badano a queste cose). Eccola di nuovo, l'aurora, dietro una collina. Poi dietro ad un’altra. Occupa circa metà del cielo, un’ampia striscia verde che a volte si sdoppia; ad occhio nudo non si vede praticamente niente, ma la macchina fotografica - anche senza nessun tipo di elaborazione delle foto - mostra questa gloriosa luce verde in cielo.



Le due guide non danno molti consigli, ma forse è perché non glieli sto chiedendo. Jonny sta in effetti aiutando altri ragazzi a fare foto, ma solo lui, Marius, un altro tizio ed io abbiamo le macchine sul cavalletto, senza quello diventa difficile fare belle foto. Tanti - giustamente! - sono qui per vedere l’aurora coi propri occhi, non soltanto per archiviarla in formato digitale. Vedere l’aurora danzare nel cielo, con la fascia di luce verde che si sposta, e’ una cosa che non capita tutti i giorni.







L'aurora e' molto più visibile in questa seconda località, a volte occupa meta' del campo visivo.



Le guide continuano a dare spiegazioni sulla fisica del fenomeno, e poi - dopo aver acceso un falò in riva al fiordo - si mettono a raccontare storie e leggende su questi luoghi. Io ho scattato qualche decina di foto anche in questa seconda località e torno sull’autobus, preferisco non impregnare di fumo gli abiti che indosso, e ad essere sinceri i 15 gradi sotto zero si fanno sentire, soprattutto negli alluci.



Aspetto un’oretta a bordo, do un’occhiata alle foto, che paiono eccellenti, ma la verifica vera va sempre fatta su uno schermo grande, non sul display di cinque centimetri della fotocamera o dello smartphone (*).



Dopo un’oretta tutti tornano sull’autobus, come previsto l’odore di fumo è intenso, e si torna verso Tromsø, e a mezzanotte siamo già in camera, in albergo. Ci vorrà un’altra ora prima che l’emozione della serata passi e si riesca ad addormentarsi.



Attrezzatura fotografica


Ho partecipato a quest'escursione con uno zaino fotografico, un Tamrac 5547 Adventure 7 del 2007, che ha un compartimento inferiore capace di contenere un corpo macchina con obiettivo più quattro ulteriori obiettivi; nella sezione superiore ho messo i guanti di riserva e una bottiglietta d'acqua. Nella sezione inferiore dello zaino ho portato la fotocamera di riserva, una Nikon D300 con obiettivo 35 mm / f.1,8, casomai la batteria della D5300 avesse dato problemi.



L’azienda che abbiamo utilizzato


La gita è stata organizzata da Chasing Lights, e costa 95 euro a testa. Le guide Marius e Jonny e l’autista Egidijus sono stati professionali, preparati e pronti a fornire informazioni d’ogni tipo a chi ne ha fatto richiesta.

Il percorso:


(*): una delle non tante cose positive della Nikon D5300 e’ la presenza di una connessione wireless. La camera funge da server wifi, e l'app Nikon WMU permette agli smartphone di connettersi e vedere o scaricare foto. Utile sia per chi vuole condividere rapidamente sui social media le foto scattate con la reflex, ma anche per chi s’è dimenticato a casa il lettore della scheda della fotocamera e non vuole aspettare di tornare a casa per vedere le foto.



Argomenti: Norvegia, notte, racconti, Scandinavia


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