Isole Lofoten: aquile di mare, Trollfjord, aereo per Bodø e treno notturno verso Trondheim

Barche, aerei e treni. Tante aquile. Rocce per saltatori. Maialini che stridono. Scritte sulle rocce. Magne degli A-ha. Cinture di sicurezza in treno. #YouHadToBeThere

08/11/2023 | Di Claudio_VL | Commenti: 0

Mi sveglio in albergo a Svolvær col mal di testa: alla fine della cena, ieri, stavamo lasciando tre bicchieri di vino pieni, mi sono sacrificato e li ho finiti. È uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

Oggi abbiamo in programma un'escursione su motoscafo/canotto per vedere aquile di mare, fiordi e panorami; poi il volo per Bodø; infine il treno notturno verso Trondheim, a sud. In breve: oggi inizia il viaggio di ritorno. Lacrimuccia.

Colazione presto all'Anker Brygge, lasciamo loro i nostri bagagli, tre trolley e una valigia; altri bagagli (vari chili di tubetti di salsa di caviale) ci aspettano nel deposito bagagli del Radisson Blu di Bodø. Alle otto e mezza, anzi, prima, siamo sul lungo-baia, dove abbiamo appuntamento negli uffici di XXLofoten per un'escursione in gommone per vedere le aquile di mare, un "sea eagles safari", come lo chiamano qui. Bonus: vedremo anche qualche fiordo, tra cui Trollfjord.

Isole Lofoten: aquile di mare, Trollfjord, aereo per Bodø e treno notturno verso Trondheim

Questi non siamo noi

In attesa di salire sul gommone ci "bardano" per bene: ci viene offerta una tuta impermeabile, berretto, muffole e maschera (occhialoni) da motoscafo/motocross. Rimuovo il mio giaccone invernale, la tuta sembra calda (e infatti non avrò poi freddo, durante l'escursione). Rinuncio ai guanti, i miei sono più adatti a usare una reflex; evito il berretto, il mio (Made in Norway) tiene molto caldo. La protezione per gli occhi, invece, è molto gradita: durante l'escursione non verremo in contatto con l'acqua, ma l'aria fresca mi fa lacrimare gli occhi più del finale di Gladiator, vista la velocità del gommone. Soffro anche di mal di mare, ma quando il nostro guidatore/guida (che chiamerò Urs perché non mi ricordo come si chiami) mi vede indossare i miei braccialetti per il mal di mare, mi dice che non sono necessari: oggi il mare è calmo, l'aria è calma, l'acqua dei fiordi è calma... io pero' quei bracciali/polsini li indosso, visto che li uso dalla fine degli anni Ottanta e funzionano.

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Con un po' d'immaginazione...

"Urs" ci indica una montagna con due piccole colonne di roccia in cima. Si chiama Svolværgeita cioè "capra di Svolvær", ma ci vuole tanta immaginazione per vederci la testa di una capra. Come con l'isola della Tartaruga a Taiwan, credo che per decidere che nomi dare a questi posti aiuti molto l'uso di sostanze psicotrope, alcool o quantomeno strizzare gli occhi girando la testa a sinistra di 32 gradi muovendo rapidamente la mano destra davanti alla faccia per un effetto vedo/non vedo/immagino cose.

Svolværgeita è alta solo 300 metri, ma è imponente, ed è prassi comune, una volta arrivati in cima, saltare da un "corno" all'altro, la distanza è circa un metro e mezzo. Magari la prossima volta.

Dopo un quarto d'ora di guida veloce, avvistiamo le prime aquile di mare.

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Ecco le prime aquile della giornata

Le aquile di mare si chiamano anche aquila di mare codabianca (Haliaeetus albicilla), e sono una delle tante specie di aquile presenti in Norvegia. Per l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) è una specie a rischio minimo, ma in in Norvegia è comunque una specie protetta, per fortuna. Questi rapaci hanno una lunghezza di oltre 80cm e un'apertura alare poco sotto i due metri e mezzo, con le femmine più grandi dei maschi.





Quante aquile! Che belle! E anche piuttosto vicine, tanto che credo sia possibile fare foto decenti anche con uno smartphone.

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Sul nostro gommone c'erano vari escursionisti con teleobiettivi di 600mm, ma per una volta sono stato lieto d'aver lasciato a casa il mio Sigma 50-500mm ("Bigma"): l'obiettivo 200mm che avevo con me è stato sufficiente a riempire l'inquadratura, con una fotocamera con sensore APS-C (grande circa meta' di un vecchio fotogramma 24x36mm). Se avete una macchina fotografica con sensore più grande, magari è meglio portare con voi un 300mm. Se avessi avuto a disposizione un tele da 500mm avrei potuto inquadrare solo una parte dell'aquila, sarei tornato a casa un un bel mal di schiena, e il trasporto della mia attrezzatura fotografica avrebbe richiesto uno zaino più grande. Non ho rimpianti.

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Urs butta pesci morti in acqua, per invitare le aquile a tuffarsi. E loro non si fanno pregare.

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Ci sono anche i fiordi, e qualche battello da pesca. E mi torna in mente un rapace marino che fotografai a Singapore e che potrebbe essere un lontano parente di queste aquile.

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La guida / guidatore, Urs, fa il paio con Eric, l'olandese che ci ha portato a vedere e fotografare l'aurora boreale e poi, ieri, a in gita a Reine. Entrambi apparentemente "ruvidi" (quindi conformi allo stereotipo dello scandinavo di poche parole), di mezza eta' o oltre (sui sessant'anni, direi), si sono rivelati competenti e appassionati del loro lavoro; ci hanno raccontato cose interessanti sulla Norvegia, su come gli investimenti del governo finanziano lo stato sociale ("assistenza dalla culla alla tomba"), sull'importanza e i problemi legati all'allevamento dei salmoni.

Chiedo aiuto agli amici scalatori e rocciatori: vi sembrano scritte lasciate da scalatori, queste, alla base di pareti del Trollfjord?
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Altra storia raccontata da Urs: primo, le aquile "pescano", ma senza mai ammarare, visto che non riuscirebbero a decollare dall'acqua (non ho trovato conferme online).

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Secondo: ieri Eric ci ha spiegato che le aquile a volte si "accontentano" di mangiare gatti, anche domestici, e che il suo è sopravvissuto per pochissimo (con tanta paura ma senza ferite) all'attacco di un'aquila. E oggi Urs ci racconta di un'aquila che provo' ad afferrare un maialino, ma dopo aver piantato i suoi artigli nella schiena del suino, non riusci' a rimettersi in volo ne' a liberarsi. Segui' una scena da incubo, o da comica, per come l'ha raccontata lui: maialino terrorizzato e ferito che corre a destra e a sinistra strillando (stridendo), aquila terrorizzata che stride anch'essa, incollata alla schiena del maialino, contadini che si guardano e non sanno cosa fare. Alla fine hanno dovuto abbattere sia il maiale che l'aquila.

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Un altro safari fotografico.

Su invito di Urs, durante le soste ho lasciato il mio posto (immediatamente davanti alla cabina di guida e con visibilità su un solo lato del battello) e mi sono appoggiato di schiena alla struttura nella parte posteriore del gommone, cosa che mi ha fornito una visuale migliore.

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Una cosa interessante sulle aquile di mare (e meno cruenta del racconto di poco fa) è che si tratterebbe di una famiglia più vicina al genere Milvus (nibbio) che alle "vere aquile" del genere Aquila, per quanto riguarda morfologia e comportamento. Studi genetici recenti confermano questa prossimità genetica, ma rivelano anche un legame con il genere Buteo (poiana). Sia come sia, sono dei bei rapaci.

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Urs ci racconta che Magne Furuholmen, uno degli A-ha (band pop norvegese molto popolare negli anni Ottanta), ha comprato delle proprietà da queste parti e sta contribuendo a ristrutturare case ed edifici vari.

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Ci sono aquile che pescano e altre con uno stile di vita più parassitario (ma con maggiori rischi, direi), che preferiscono cercare di rubare pesci ad altre aquile che si sono impegnate per trovare quei pesci. Non chiedetemi da che parte sto, mi pare ovvio. I duelli tra aquile, oggi, sono stati molto pochi (due o tre, mentre le aquile che abbiamo visto sono state una quarantina) e sono avvenuti tutti piuttosto distante dal nostro gommone, e forse in questo gli escursionisti con un teleobiettivo più lungo avranno scattato foto migliori.

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Due aquile in un momento di pausa.

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Fiskerkona (la moglie del pescatore), all'ingresso del porto di Svolvær

Bilancio di questo viaggio in Norvegia


In un certo senso, questa in Norvegia è stata la vacanza perfetta: un costante crescendo di bellezza, tanto che fatico a ricordare cose che ho visto nei primi giorni e che mi erano sembrate splendide. Fare foto, e rivederle per selezionarle, aiuta anche a ricordare quelle cose. Tra l'altro, ho lasciato fuori da questa pagina almeno una ventina di foto (soprattutto di aquile) che mi erano piaciute, ma il limite che mi sono prefissato è 21 foto per ciascun articolo (per motivi tecnici e per evitare di annoiarvi troppo).

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Nel pomeriggio, dopo una pizza accettabile al caffè/ristorante Fellini, a Svolvær, inizia il viaggio di ritorno. Andiamo in taxi fino al minuscolo aeroporto, saliamo con altri tre passeggeri su un bimotore Embraer della Widerøe da quaranta posti, e in venti minuti siamo dall'altra parte del Vestfjorden, a Bodø. Andiamo in giro in attesa dell'ora di cena, utilizzando il solito Radisson Blu come "base" (i nostri bagagli sono ancora depositati li'). A cena scopriamo che, come sempre in Norvegia, prenotare è un'ottima idea, ed è praticamente indispensabile durante il weekend: è sabato sera, e dopo due tentativi troviamo un locale in cui mangiare, il Gatsby. Hamburger, ali di pollo, cena ottima e abbondante, prezzo ragionevole (per la Scandinavia).

Torniamo in albergo, ritiriamo i bagagli, chiamiamo un taxi per andare fino alla stazione (è vicina, ma uno dei nostri bagagli sta diventando molto pesante). Arriva, carichiamo i bagagli, partiamo. Dopo cinque minuti che guida, il tassista finalmente chiede "ma dove vi porto?", e quando gli dico che andiamo alla stazione fa un'inversione a U: stava andando all'aeroporto, di testa sua. Non avevo mai incontrato tassisti che partono senza sapere dove andare.

Alla stazione di Bodø facciamo il check-in e saliamo in treno. È il Bodø-Trondheim notturno delle 21,10. Cabina 21, letto a castello, lavandino, luci per la lettura, spazio per i bagagli sotto al letto, due prese elettriche. La connessione Wi-Fi non va: riusciamo a collegarci alla rete Wi-Fi del treno, ma il router non pare collegato ad Internet. Non sono in vena di fare consulenze gratuite, e magari il capotreno ha altre priorità, per cui mi accontento di dormire... o di provare a dormire, quantomeno.



Gli scuotimenti laterali del treno si sentono molto, quando sei sdraiato di traverso (vedi foto). Riusciremo a dormire? E più in generale: vale la pena attraversare la Norvegia in treno? Direi "ni": considerando il treno cancellato all'andata, il Wi-Fi poco efficiente su quasi tutti i treni, i tanti tunnel e la difficoltà nel fare foto decenti dal finestrino… e ora si sente pure una puzza metallica. Ruote e rotaie, non è una sorpresa.

Questo treno ha un effetto diuretico: vado in bagno 7-8 volte, durante la notte. Alla fine dormo un paio d'ore a dir tanto. Non lo rifarei. Note positive: il letto (meglio, la coperta) tiene caldo, e la cintura di sicurezza visibile nella foto è efficace, alla fine non cadrò neppure una volta (difficile, da sveglio).


Riassunto delle tappe di questo viaggio


E' sabato. Poco più di una settimana fa, venerdì sera, siamo arrivatia Bergen da Stansted, sabato abbiamo preso il treno per Oslo (con gita, in zona-fiordi, a Flåm); domenica siamo stati ad Oslo, ci hanno cancellato il wagon-lits (treno notturno), lunedì siamo andati da Oslo a Trondheim in treno e pullman sostitutivi; martedì, in treno, abbiamo fatto 700km per raggiungereBodø; il giorno dopo siamo stati a Bodø e dintorni e abbiamo visto un bel tramonto e una splendida aurora boreale. Giovedì (18/10/2023) siamo arrivati alle isole Lofoten da Bodø, e in serata abbiamo fotografato l'aurora boreale, di nuovo (che noia...!). Abbiamo poi fatto un'escursione da Svolvær a Reine (sempre nelle isole Lofoten), e infine, oggi, siamo tornati sulla terraferma. Vabbe', a parte gli scossoni del treno.

Tutti i racconti e le foto di questo viaggio sono disponibili presso Viaggio in Norvegia in treno.



Argomenti: birdwatching, Norvegia, racconti, uccelli, Viaggio in Norvegia in treno

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