Le startup spiegate ai bambini (e al governo italiano)


17/10/2012 | Autore: ViaggiareLeggeri

Startup. Facciamo le startup, dice il governo italiano. Wow, qualcuno deve avere inventato la macchina del tempo, pare di essere nel 1997, quando il momento era adatto ad una mossa del genere. E forse "startup" (o start-up) ha un significato differente nei Paesi dove si parla inglese, dove questo neologismo e' stato coniato, rispetto a quello che ha in Italia, dove si vorrebbe partorire - per decreto - creativita', approccio scientifico e passione per il rischio. Vediamo di fare un po' di luce sulle startup, in termini terra-terra cosi' che anche un bambino (e magari persino qualche politico) possa capire cosa sono le "startup".

Startup, leggende e realta'



Leggenda n.1: le startup sono aziende di successo che fanno tanti soldi, come Google, Facebook, Twitter e eBay.
Realta': la maggior parte delle startup fallisce, spesso senza lasciare traccia, quasi sempre causando perdite finanziarie. Conoscete Webvan, eToys.com, Pets.com? No? Appunto.

Leggenda n.2: investire in una startup da' garanzie.
Realta': Webvan = 830 milioni di dollari. Boo.com: 135 milioni. Pets.com: 82,5 milioni. Questi sono i capitali che alcune startup hanno bruciato prima di fallire. Quanti investitori avranno perso del denaro? E anche il modello di business di Facebook non garantisce il successo a lungo termine.

Leggenda n.3: lavorare per una startup e' una ricetta per il successo individuale.
Realta': conosco persone che hanno lavorato per una startup e che, anni dopo, hanno avviato la propria azienda. Altre, che lavoravano con loro, ora spostano scatoloni nei supermercati. L'esperienza in una startup non trasforma magicamente una persona in un imprenditore, in un tecnologo o magari persino in un genio.

Leggenda n.4: le startup sono ambienti di lavoro giocosi e creativi, con calciobalilla, ping pong e divano in ufficio
Realta': e' vero che a volte ci sono ping pong o calciobalilla in ufficio (mi dicono). Ma quel divano dovrebbe preoccupare. I ritmi di lavoro sono differenti da quelli di aziende consolidate, e se hai appena saputo che un progetto dev'essere pronto entro domani mattina, non vai a casa. Lavori e, se riesci, ti butti sul divano per mezz'ora. Ah, e gli stronzi ci sono dovunque...

Leggenda n.5: noi italiani siamo creativi, avremo successo con le nostre startup.
Realta': il mito della creativita' italiana e' fortemente esagerato, ed e' spesso basato sulla nostra capacita' di trovare soluzioni d'emergenza, all'ultimo momento, per risolvere problemi che magari avremmo potuto risolvere anche prima.

Leggenda n.6: le startup sono basate sul rischio, e a noi italiani piace rischiare.
Realta': a quale italiano piace rischiare? Appena la nostra Nazionale di calcio segna un goal, gli inviti a chiudersi in difesa si alzano perentori, nei bar, e il pareggio e' il risultato migliore, secondo tanti. Negli Stati Uniti, nello sport, il pareggio e' estremamente raro, e viene visto come un'anomalia. In Gran Bretagna, quando si segna un goal ci si butta all'attacco per segnarne un'altro, e poi un'altro ancora (memorabile quello 0-3 ribaltato dal Liverpool contro il Milan). Creare un'azienda e fallire e' quasi una condanna alla morte sociale, in Italia, anziche' essere il primo di una serie di tentativi.

Leggenda n.7: trovare un lavoro in una startup e' un colpo di fortuna e da' sicurezza.
Realta': per trovare lavoro tout court ci vuole fortuna. Ma tenete presente quanto detto sopra (4). Inoltre, l'idea di diventare ricchi lavorando per un'azienda del genere si scontra con alcuni limiti: primo, le startup devono poter assumere e licenziare con grande liberta': lavorano con bilanci ridotti all'osso (quando non ottengono finaziamenti come quelli menzionati in (2)), e avere anche solo un dipendente incapace o che non da' il meglio di se' rischia di essere la pietra tombale per tutta l'azienda. "Hiring and firing" sono eventi quotidiani, e chi scrive ha visto cinque persone lasciare una startup inglese (che aveva 20 dipendenti) nel giro di sei giorni. Negare ad una 'startup' questa liberta' significa tarparle le ali. Secondo, le startup pagano bene se vi si lavora a lungo, se l'azienda ha successo e se il tuo personale contributo viene visto come significativo o essenziale: spesso gli stipendi del personale tecnico (ingegneri, programmatori, analisti) sono strutturati come quelli dei venditori: uno stipendio base basso (o MOLTO basso), con una serie di obiettivi che comportano dei bonus, e con una partecipazione azionaria cui si avra' accesso solo dopo uno o due anni di presenza continuativa in azienda. Terzo, e qui verra' fuori il cinico che e' in te che leggi: chi e' disposto a scommettere che alle startup italiane sara' possibile assumere solo il personale migliore e piu' adatto a ricoprire ciascun ruolo aziendale, anziche' parenti, amici e raccomandati vari?

Leggenda n.8: siamo un popolo di inventori, le startup ad alta tecnologia sono nel nostro DNA
Realta': siamo un Paese nel quale la paura della matematica, della fisica e della chimica e' un atteggiamento normale, in cui la teoria vale meno dell'esperienza empirica, e in cui gli ingegneri sono talmente rari che quando ne vedi uno devi ricordarti l'appellativo "ingegnere" prima del cognome. In Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti, se gridi "ingegnere!" per strada si voltano in cento. "Oh, ma i nostri ingegneri sono piu' competenti!", dice qualcuno. Ammesso e non concesso che lo siano, non bastano. Ho digitato "carenza ing" in Google ed e' apparso il suggerimento "carenza ingegneri Italia". Gli ingegneri (i tecnici in generale) sono i possessori del "come", l'anello intermedio tra l'idea geniale e la vendita dei frutti di quell'idea; senza tecnici chi realizza il nuovo fantastico social network, il vettore spaziale low cost, il saltafonchio a bielle ritorte? I venditori o i ragionieri?

Ulteriori letture


Statistiche sull'educazione scientifica (dal Guardian)
Startup, i peggiori fallimenti
La maggior parte delle startup fallisce


Argomenti: italianità, antropologia spicciola, abrasioni superficiali
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Commenti


17/10/2012 18:27:59, andreaG
La spiegazione ai bambini ...è molto efficace (inutile disilluderli), quella al governo italiano, a mio avviso, manca di un tassello:
- giusto garantire all'imprenditore capace, ma sfortunato, la possibilità di tentare di nuovo (dopo il fallimento della start-up);
- ma occorre trovare il modo di stangare (10 anni di reclusione e misure interdittive) i delinquenti che si appropriano (bancarotta fraudolenta) dei danari raccolti per la start-up, li dirottano per altri scopi o li spendono in viaggi ...pesanti
21/10/2012 04:43:08, ViaggiareLeggeri
Point taken, come dicono gli anglo. Se dovessi sintetizzare il VL-pensiero in una sola frase, direi che aiutare aziende tramite incentivi significa "dopare" il mercato e disincentivare la concorrenza. Meglio sarebbe semplificare (burocraticamente e fiscalmente) la creazione di nuove imprese, non solo "startup", lasciando che sia il mercato a stabilire quale azienda deve sopravvivere e quale deve cessare di esistere.
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