Televisione, Lingue, Globalizzazione, Fiction

Heidi e la globalizzazione a ciambella

Le caprette le fanno ciao, ma americani e inglesi non sanno chi sia

di ViaggiareLeggeri, 09 aprile 2013 | Tempo lettura 3' | 10 commenti | Commenta


La globalizzazione e' spesso l'esportazione e diffusione di modelli culturali anglo-americani, e di prodotti provenienti da queste due Nazioni. Il veicolo di questa diffusione e' la lingua inglese, comune a USA e UK, e parlata, ascoltata e letta in tutto il mondo.

La globalizzazione di un modello/prodotto comporta quindi, di solito, la diffusione di tale modello/prodotto da USA e UK verso il resto del mondo. Musica (Beatles, Madonna, Duran Duran, Justin Bieber, One Direction), cinema (Via col Vento, Guerre Stellari, i film su James Bond), prodotti "da avere", quindi status symbol (l'iPhone/iPad/iPod/iCoso, i computer Sinclair/Commodore negli anni Ottanta), programmi televisivi (da Dallas a Casalinghe Disperate, da Starsky e Hutch a Homeland), tendono a diventare popolari inizialmente in USA e UK per poi "fluire" verso il resto del mondo.

Le eccezioni, cioe' i fenomeni locali non anglosassoni che diventano globali, sono rare: il rap Gangnam Style e' un ottimo esempio.

Heidi, il simbolo della globalizzazione a ciambella


Heidi (il cartone animato giapponese degli anni Settanta) rappresenta un'eccezione. Prodotto nel 1974, questo cartone animato e' stato trasmesso in Italia (credo per la prima volta) quando ero alle elementari, ed e' stato per decenni una presenza ricorrente nel palinsesto televisivo nazionale. Magari viene trasmesso proprio in questo momento, controllate...

Per esperienza personale (ho chiesto ad amici, conoscenti e colleghi) so che Heidi e' nota e apprezzata in Italia, Germania, Finlandia, Taiwan, Sud Africa, nelle Nazioni ex yugoslave. Quindi verrebbe da pensare che Heidi sia stato un fenomeno globale, un prodotto di fiction che ha avuto successo ovunque. Ed ecco la sorpresa: se provate a chiedere ad un conoscente britannico, o statunitense, se conosce questo cartoon, vi guardera' stupito. Vi dira' che conosce il libro, che ha visto un film girato qualche decennio fa dedicato ad Heidi, ma non avra' idea di cosa sia questo cartone animato giapponese per cui vi siete entusiasmati cosi' tanto.

Heidi (il cartone animato) non e' conosciuta ne' in Gran Bretagna ne' negli Stati Uniti. La serie dedicata ad Heidi non e' mai stata tradotta o sottotitolata in inglese, a parte una traduzione realizzata nelle Filippine negli anni Settanta e una del 2001 in India, nessuna delle quali e' stata esportata. Di conseguenza, Heidi non e' mai stata trasmessa in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Come se il successo globale di questa serie televisiva si fosse diffusa come una ciambella, lasciando una cavita' al centro (Stati Uniti e Regno Unito).

Una peculiarita': in Sud Africa, una Nazione dove l'inglese e' una delle lingue ufficiali, Heidi e' stata trasmessa dopo essere stata tradotta dal giapponese all'afrikaans. La versione in afrikaans c'e', quella in inglese no! Viene da pensare che ci sia una cospirazione globale per privare i bimbi angloamericani del piacere di vedere Heidi, Peter, Clara, il nonno brontolone dal cuore d'oro e Nebbia il San Bernardo. Piu' facile che sia un caso.

A volte la globalizzazione funziona a ciambella: anziche' espandersi da Regno Unito/Stati Uniti verso il resto del mondo, parte dalla periferia, raggiunge quasi tutto il mondo lasciando un vuoto al centro, proprio nel punto da cui partono la maggior parte dei fenomeni globali.




Di ViaggiareLeggeri, 09 aprile 2013 | Tempo lettura 3' | 10 commenti | Scrivi
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Commenti (10)

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Il 09-04-2013 alle 09:55, Mauro ha scritto:

Credo sia Una questione di potenze: L'Inghilterra e Gli USA Hanno fatto della loro cultura televisiva e cinematografica una potenza fin dagli albori della Cinematografia creando dei "prodotti" che sono diventati universali e quindi la loro "Potenza" in questo campo è superiore a qualsiasi altro paese di questo mondo se poi si aggiunge anche un certo senso di "superiorità" che hanno Inglesi ed Americani verso il resto del mondo si capisce come è difficile far penetrare un prodotto all'interno di queste nazioni!
Il 09-04-2013 alle 12:42, ViaggiareLeggeri ha scritto:

Ciao Mauro,
Il tuo commento e' benvenuto ed espande un punto che non ho toccato e che non intendevo discutere nel mio post. Mi ha fatto anche capire che forse non ho chiarito a sufficiente ne' la premessa ne' la tesi che volevo portare all'attenzione dei lettori.

La premessa e' che quella che chiamiamo "globalizzazione" somiglia spesso ad una colonizzazione culturale, con il resto del mondo che acquisisce modelli culturali provenienti dagli Stati Uniti e, in misura minore, dalla Gran Bretagna. Non intendevo ne' spiegare ne' porre in discussione questa premessa: la consideravo (e considero) un assioma, un punto di partenza condiviso.

La tesi che ho proposto e' che, in un mondo in cui quasi tutti i fenomeni globali sono angloamericani, quello di Heidi e' un caso isolato, anomalo, curioso, di globalizzazione al contrario con vuoto al centro: il "fenomeno Heidi" non e' partito da USA/UK ma dal Giappone, ha fatto il giro del mondo senza toccare USA/UK, e ha girato intorno alle Nazioni di lingua inglese senza toccarle, raggiungendo invece quasi tutto il resto del mondo.
Il 09-04-2013 alle 15:44, andreaG ha scritto:

- evidentemente...non faccio testo, fin da piccolo quando sentivo la musichetta di Heidi provavo un...fastidio epidermico e cambiavo canale (o spegnevo la TV, quando c'erano solo 2 canali...);
- anche la...colonizzazione (?) culturale (?) USA non mi tange: preferisco di gran lunga la letteratura italiana, i giallisti svedesi (Maj Sjowall-Per Wahloo, Asa Larsson)/scandinavi (Anne Holt, norvegese) e da ultimo quelli iberici (Alicia Gimenez-Bartlett);
- partendo ovviamente da Gerge Simenon...
Il 09-04-2013 alle 15:48, andreaG ha scritto:

- intendevo "George" Simenon ed il suo Maigret...

sorry, il web master farebbe cosa buona e gradita ad introdurre un sistema per consentire agli utenti di correggere gli errori di battitura (come già avviene nel blog)

NB: il correttore automatico IMHO è inutile, è molto più stupido lui di quanto io sia disattento
Il 09-04-2013 alle 17:38, ViaggiareLeggeri ha scritto:

Ciao Andrea,
Se gradisci gli adattamenti televisi nordici delle crime stories nordiche, ti suggerisco The Bridge, e magari anche Those Who Kill. Ma dubito che Rai Due li trasmetterebbe al posto dei telefilm tedeschi nella classica fascia oraria pre-cena, sono un pelino "spessi" per quell'orario. Ok, non sarebbero adatti anche in quanto si tratta di poche puntate, non coprirebbero una stagione televisiva.

Riguardo ad Heidi, ho seguito la prima serie intorno al ... 1978, credo, le successive repliche le ho evitate come la peste (la musichetta non mi stanco' subito), salvo poi ritrovarmi ad acquistare tutti i DVD che ho trovato nei supermercati torinesi, perche' mia moglie e mia nipote (nessuna delle quali ha come lingua natia l'italiano) amavano guardare questa serie televisiva (nella versione italiana). Ora Heidi riposa in una classica libreria Ikea Billy di fianco a Jack Bauer (stagioni 1-6) e a una mezza dozzina di versioni di [i}Pride and Prejudice[/i] di Jane Austen.

Sul correttore ortografico, al momento c'e' solo nel forum, non nel blog (questa pagina). Non l'ho ancora aggiunto perche' ogni typo (errore di battitura) mi aiuta a ricordare la differenza tra noi e i computer, e ... non e' che mettere uno strumento a disposizione aiuti sempre (vedi il titolo di questo messaggio nel forum, salvo sopravvenuta correzione) E a volte un errore di battitura procura un sorriso. Ma la ragione principale per cui non ci sono funzionalita' nuove (e anzi, ci sono problemi nuovi) sul sito e' che il nuovo lavoro che ho da gennaio mi impegna e mi soddisfa, per cui mi ritrovo occasionalmente a lavorare 70 ore a settimana su altre cose (MSSQL, MySQL, PHP, JIRA, Apache, Tomcat, SSL) e mi avanzano poche energie.

Sulla colonizzazione culturale USA/UK, veicolata dalla loro comune lingua, ti vedo scettico. Quasi quasi ti propongo di scrivere un 'pezzo' a contrasto del mio (tipo i classici "Visto da destra/Visto da sinistra", senza pero' in questo caso una contrapposizione politica) in cui spieghi come mai ho torto. O magari potresti esporre qui il tuo parere in proposito.
Il 12-04-2013 alle 06:27, andreaG ha scritto:

Ciao VL e Mauro, forse mi sono espresso male;
- non intendevo negare la colonizzazione yankee, solo affermare di esserne...immune (almeno spero);
- mettevo altresì in dubbio trattarsi di "cultura", semmai potrebbe ritenersi "coltura" (=tentativo di manipolare la mente umana);
- non conosco le serie televisive "nordiche" menzionate da VL (attendo indicazioni su dove trovarle, ma per le mie... capacità occorre che siano quantomeno in inglese sottotitolato in italiano; grazie);
- so invece che di recente la RAI ha trasmesso alcuni episodi della serie del "commissario Wallander" (tratti dai romanzi svedesi di Henning Mankel, mediamente apprezzabili); peraltro la trasmissione è avvenuta a tarda ora, non son riuscito a vederla (e con la "migrazione" RAI al "digitale terrestre" non riesco più a registrare i programmi...)
Il 12-04-2013 alle 10:12, Mauro ha scritto:

Torno indietro un passo prima dell'argomento "Colonizzazione linguistica" e riferendomi alla tesi del "vuoto al centro" forse non è passato ciò che volevo dire io: Credo che più che vuoto sia proprio di una barriera che viene eretta dagli USA e UK per evitare che siano loro ad essere colonizzati da altre culture anche se non è del tutto corretto perché entrambe le nazioni ormai sono largamente un "Melting pot" di etnie varie, ma nonostante il mix di culture, per gli americani la loro Cultura Mediatica è una delle Ragioni per cui si sentono orgogliosi di essere americani anche se di etnia Cinese, Indiana o Ispanica. Quindi tutto cio che arriva dall'esterno viene filtrato dire in maniera istituzionale, Basta pensare anche al cibo ci sono regole molto severe per importare alimenti negli USA tant'è che la Barilla alla fine preferisce produrre la pasta direttamente engli states anziche esportarla dall'Italia. Mentre per gli Inglesi credo invece che la ragione affondi nella loro storia di colonizzatori, Per loro stessa ammissione cito sir Winston Churchill:
"Il Potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non togliergli province e territorio schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente."
Questa Citazione lo trovata nel frontespizio del sito: http://www.patriaeuropea.it/100/it/ dell'associazione ERA Onlus contro la Colonizzazione linguistica.
Il 12-04-2013 alle 13:47, ViaggiareLeggeri ha scritto:

Sulle serie televisive nordiche:
- Di Wallander (versione originale svedese) ho visto due puntate e non m'e' piaciuto. La versione britannica (con Kenneth Branagh nel ruolo principale) l'ho trovata appena piu' interessante.
- The Bridge (parla di un omicidio sul confine tra Svezia e Danimarca, con un cadavere meta' da una parte del confine, meta' dall'altra, e' in danese e svedese) e' una miniserie, mentre Those Who Kill, danese, e' una serie (quindi con piu' episodi).
- Queste e le altre "crime stories" scandinave sono trasmesse in Inghilterra in lingua originale con sottotitoli in inglese. Non dovrebbe essere un'impresa, per una Casa distributrice, produrre una versione sottotitolata in italiano. Mi offro volontario io (a pagamento), se serve, ma posso solo tradurre dai sottotitoli, non dalle lingue originali, che non conosco.
- Non una serie scandinava, ma molto simile come atmosfere e come tema ricorrente ("Meglio nascondere quel che abbiamo fatto durante il periodo 1933-1945"), e' Shetland, ambientato nell'omonimo arcipelago britannico. In inglese (con sottotitoli in inglese, come tutti i programmi trasmessi qui), avvincente e breve. Ne farei una versione mia personale intitolata "Orkney"... che e' anche un posto in cui tornerei.
Il 15-04-2013 alle 13:29, ViaggiareLeggeri ha scritto:

Andrea,
Un'altra novita' in fatto di 'gialli' nordici: sabato sera la BBC ha trasmesso "Arne Dahl - Misterioso", un adattamento in 12 puntate dell'omonima opera di Arne Dahl. Ben fatto, multiculturale (in lingua svedese, con momenti in inglese e altri in portoghese), piu' ottimistico di altre serie (in The Bridge, per esempio, i tentativi di salvataggio all'ultimo momento hanno esiti piu' realistici che hollywoodiani). Raccomandabile.
Il 15-04-2013 alle 14:28, andreaG ha scritto:

- cercherò i libri di Arne Dahl in biblioteca, così ner prendo a prestito uno e...se non mi piace...il danno è limitato (anni or sono sulla TV commerciale, non ricordo la rete, è stata trasmessa una serie intitolata "A team" che potrebbe corrispondere al "gruppo A" di questo autore; a quel che ricordo, erano..."C-movies", per non dire "Z-movies"...);
- quanto ai romanzi del "commissario Wallander", non sono gialli "d'azione", prevalgono gli aspetti sociali e "l'introspezione". Ne consegue che la trasposizione televisiva...non è facile (ci vorrebbe un Andrea Camilleri...)

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