Motivo n.7 per dire NO al doppiaggio: la voce di Matthew Goode

Voce suadente da alta società
04/02/2018 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Domenica, il giorno giusto per dire NO al doppiaggio, e oggi sentiamo come parla un altro candidato al ruolo di James Bond: Matthew Goode. Negli ultimi sette giorni la quotazione di James Norton è calata, grazie ad alcune recensioni negative della serie tv McMafia (che in effetti è lenta e capace di competere, per colpi di scena, solo con la famosa serie tv mai realizzata Un giorno in contabilità); personalmente trovo che Michael Fassbender e Tom Hiddleston sarebbero degli ottimi 007, ma anche Goode ha possibilita', e ha una voce che merita di essere ascoltata: utilizza la "received pronounciation" (sinonimi: Queen's English, inglese della BBC, che identifica l'alta societa' britannica, ma aggiunge un tono indolente che pare una combinazione di perfetta fiducia in se stesso e di menefreghismo per le circostanze in cui si trova (supereroe con sorprese in Watchmen, avvocato con conflitti d'interessi in The Good Wife, zio misterioso in Stoker). I suoi doppiatori italiani sono il solito manipolo: Gianfranco Miranda, Alberto Bognanni, Francesco Bulckaen, Simone D'Andrea, Alessandro Quarta, Loris Loddi, Oreste Baldini, Francesco De Francesco, Riccardo Rossi, Vittorio Guerrieri.

Grazie a tutti i doppiatori, ma preferisco ascoltare la voce di chi parla. Ecco la voce di Matthew Goode in un'intervista, e poi nella commedia romantica "Una proposta per dire sì" (Leap Year), in inglese e in italiano.

In "Leap Year" ("Anno bisestile"), Goode interpreta un'irlandese, e parla con un accento irlandese.


Una proposta per dire sì (Leap Year)


... e in italiano.


Argomenti: no al doppiaggio, cinema, televisione
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