Cose nuove che ho fatto, visto, imparato nel 2018

Posti e momenti dell'anno appena concluso
03/01/2019 | Autore: Claudio @ VL

E' già il terzo giorno del 2019, e i bilanci di fine anno si fanno, di solito, a fine anno. Ma conto sul Potere Dell'Epifania: alcuni di voi sono ancora a casa da scuola e lavoro, intontiti da spumante e zampone, ed e' a voi che propongo questa lista di cose che ho visto, fatto, magari persino imparato nell'anno appena finito.

1) Il mio primo atterraggio di emergenza. Non mi era mai capitato, quest'anno è successo tornando dall'isola di Kos, in Grecia. Niente di drammatico: c'era un lieve odore di fumo a bordo del velivolo, e il capitano ci ha informati che saremmo atterrati in un aeroporto intermedio per dei controlli di sicurezza. Sono quindi arrivato a destinazione con un giorno di ritardo, perdendo mezza giornata di lavoro, e VA BENE COSI': la linea aerea si e' comportata nel modo migliore, mettendo la sicurezza davanti a tutto. Li ho poi contattati per ringraziarli, non certo per reclamare. (La linea aerea e' Thomas Cook Airlines.)

2) Una visita in Serbia (fuori programma). L'atterraggio di emergenza di cui sopra ci ha portati a Belgrado e così, per la prima volta, sono stato in Serbia. La mia unica visita nella ex Jugoslavia avvenne nel 1994, come volontario in un campo profughi a Tolmino, in Slovenia, dove erano ospitati centinaia di profughi bosniaci. Un anno dopo avvenne il massacro di Srebrenica.
Non mi sono goduto questa visita: sono rimasto in albergo (a cinque stelle, eccellente, pagato dalla linea aerea) per recuperare un po' di sonno, ma anche perché temevo le mie reazioni casomai mi fossi trovato davanti ad una statua di Mladi? o Karadži? oppure, peggio, di fronte ad un loro fan in carne ed ossa. Detto in breve: in Serbia mi sono sentito quasi in terra nemica.

3) L'importanza di saper dire buongiorno e buonasera in una lingua straniera. All'aeroporto di Belgrado, al momento di ripartire, mi sono reso conto di quanto sia utile saper dire due parole o poco più in bosniaco (di cui avevo imparato i rudimenti per la visita in Slovenia menzionata più sopra), che e' molto simile al serbo croato. Gli altri passeggeri del nostro volo - tutti inglesi - non erano riusciti ad ottenere assistenza da un ufficio informazioni dell'aeroporto, dicendo che "quelli" - i serbi - non parlavano inglese. Mi avvicino allo sportello informazioni senza farmi illusioni, dico il mio dobar dan, e l'impiegata dietro lo sportello sorride e inizia a parlarmi gentilmente in serbo. Le chiedo se puo' darmi informazioni in inglese sul nostro volo, che non e' indicato tra quelli in partenza, lei chiama un collega e un attimo dopo ci dirigiamo verso il corretto sportello del check-in, che altrimenti non avremmo mai trovato (non c'erano niente a collegarlo alla nostra linea aerea, o volo, o destinazione).

4) Viaggiare in Business Class con British Airways da Torino a Londra. Di solito volo il classe economica, ma questa volta l'upgrade e' costato solo €10 e ci ha consentito di utilizzare la lounge (con cibo e bevande gratis e illimitate), di avere posti comodi a bordo, un gabinetto per pochi passeggeri, e di nuovo cibo e bevande (non sono certo dimagrito, durante questo viaggio).

5) Viaggiare in classe Premium Economic con Eva Air da Londra a Taipei. In questo caso la differenza rispetto al prezzo normale è ancora maggiore di quei dieci euro pagati con BA, ma il valore dell'upgrade e' maggiore: stare comodi durante un viaggio di 17 ore e' piacevole, e anche solo vedere - seduti comodamente e con Gin&Tonic a volontà - 7 o 8 film recenti durante il volo ripaga in parte del lungo viaggio.

6) Quest'anno per la prima volta ho sperimentato una seria turbolenza in volo. Non a migliaia di chilometri da casa nel mezzo di un oceano, è successo invece sul volo British Airways menzionato sopra, diretto da Londra a Torino, poco dopo il superamento delle Alpi. La turbolenza è durata pochissimo, forse 20 secondi. Forti scuotimenti verticali, tanto che avrei probabilmente sbattuto la testa contro il vano portabagagli, se non avessi indossato la cintura di sicurezza. Mi aspettavo che scendessero le maschere dell'ossigeno ma non è successo. Pochi secondi (e nessun panico a bordo), sufficienti comunque a causare problemi di stomaco ad alcuni passeggeri e a far riflettere sull'entità del rischio potenziale.

7) Dublino! L'avevo visitata nel 1991, l'ho visitata di nuovo quest'anno a Pasqua. Questa volta la differenza, oltre a fatto di essere sposato e di non essere in moto, è stata l'apertura dei pub il Venerdì Santo, per la prima volta in oltre cent'anni.

8) Il viaggio a sorpresa per San Valentino e' stato a Stoccolma. Era la prima volta che visitavo la Svezia, le cose che ricorderò saranno - credo - neve e freddo, i trasporti pubblici validi, la visita al museo che ospita il galeone Vasa (o Wasa), i tanti locali per metallari (o con camerieri metallari, o con musica metallara, o con piatti dai nomi metallari). Non quanti in Finlandia, ma quasi.

9) Un matrimonio a Taiwan. Era la prima volta che partecipavo ad un matrimonio a Taiwan, e vorrei poter dire che e' stata un'esperienza indimenticabile, ma sarebbe un'esagerazione: come in Italia, non tutti gli ospiti vedono tutto cio' che succede durante la giornata, perché (1) non sono con gli sposi durante la fase delle fotografie, e (2) se non sono amici stretti della coppia, non sono neanche partecipi di tutti quei momenti (scherzi, per esempio) che si svolgono anche nei matrimoni italiani. Per quanto ho potuto vedere non era presente alcun sacerdote e non si sono viste chiese o templi. Divertente vedere entrambi gli sposi cercare di spingere la fede piu' in fondo possibile sull'anulare dell'altro (per la tradizione, chi la spinge più a fondo sarà quella/o che darà gli ordini, nella coppia). Il momento più importante - ed emotivo - della giornata e' stato, mi pare, al "ristorante", quando la sposa e' stata accompagnata dai genitori fino a meta' sala, dove lo sposo l'ha poi presa (a braccetto? Per mano? Non ricordo) per raggiungere il loro tavolo: ho visto lacrime in giro, e anche sulle guance degli sposi.
Il "ristorante" e' in realtà un edificio con una dozzina di enormi saloni (nel nostro erano ospitate oltre 200 persone, con ampio spazio tra i tavoli, ma credo ci fossero anche saloni molto più grandi). Su un grande palco saliva periodicamente una cerimoniera (tipo presentatrice televisiva) che conduceva momenti come il lancio del bouquet. Dietro al palco, un enorme schermo mostrava una sequenza di immagini e video degli sposi, da quando erano piccoli al giorno del matrimonio.

10) Non sono stato in Islanda. Non che sia obbligatorio andarci, ma dopo averla visitata tre volte tra 2016 e 2017 e' stato strano non andarci per niente. Mi manca.




Auguri per un buon 2019!



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