Halloween in un'azienda inglese

Meglio lavorare coi guanti, se non vi piace il succo di zucca
02/11/2019 | Autore: Claudio @ VL

Lavorare in Inghilterra può sembrare idilliaco, "(s)embra di essere in un ufficio pubblico", dice un commento di pochi giorni fa. A volte pero' le cose diventano difficili da spiegare, in posti cosi' idilliaci: oggi, per esempio, per poter lavorare ho dovuto rimanere a casa. Ieri notte era Halloween, e me ne sono accorto più dalla programmazione televisiva che dalle zucche in giro nel questo piccolo villaggio inglese dove vivo: c'erano The Babadook, Scream, Relic, Halloween H20, Paranormal 911, 28 Weeks Later, Poltergeist (il remake), It (quello con Tim Curry). Dalla libreria, i dvd di The Shining e Ringu mi facevano l'occhiolino, ordinandomi di guardarli.

Ma c'era anche altro, un orrore impalpabile, esterno alla tv, più concreto. L'ennesima scadenza lavorativa in arrivo, il che non sarebbe una cosa cosi' terrificante, ma... era in arrivo anche un giorno in cui è impossibile lavorare: la festa aziendale di Halloween, detta anche "il giorno delle zucche".

Come ogni anno, il venerdì più vicino ad Halloween diventa un'occasione per smettere di lavorare a meta' giornata, per poi passare il pomeriggio in sala riunioni, impegnati a torturare delle povere zucche cercando di trasformarle in... zucche con facce che fanno paura. I preparativi iniziano il giorno prima, e l'atmosfera di festa, combinata con l'assenza di alcuni manager, rende tutti molto rilassati e poco produttivi. Ah, già, quella scadenza, mi dico.

Non mi dispiace festeggiare, e non mi dispiace Halloween, ma non apprezzo il "divertimento obbligatorio", i riti aziendali - o civili - nei quali devi dimenticarti di lavorare (il che potrebbe mettere a repentaglio la tua produttività e quindi il tuo posto di lavoro) e devi divertirti quando te lo dice qualcun altro. A ben pensarci, questo è un problema che avevo già negli anni Novanta, quando a me veniva voglia di uscire e andare al pub durante la settimana, mentre i miei amici erano disposti ad uscire solo di venerdì, sabato e a volte domenica. Feste nei giorni comandati, il contrario di quello che intendo io per festa: un momento di spontaneità, di imprevedibilità, di anarchia.

Per fortuna col tempo ho capito che non sono l'unico a non apprezzare certi rituali: forse sono retico, come pare si dica in Sicilia (sarà una variazione di eretico?). Sia come sia, con colleghi polacchi e irlandesi mi sono trovato a discutere della possibilità di sfangare la festa per motivi religiosi: visto che veniamo da nazioni molto cattoliche, farci celebrare una festa pagana come Halloween sembra un'imposizione, una di quelle cose per cui all'estero - e forse anche in Italia - i dipendenti fanno causa alle aziende.

Coi colleghi di cultura cattolica (che non significa di religione cattolica, come spiega bene Dara O'Briain) non abbiamo trovato un accordo, per cui sono semplicemente rimasto a casa per lavorare da li', con benestare del mio capo. Che, per evitare conflitti, mi ha suggerito di dire che ho dovuto lavorare da casa in quanto vittima di avvelenamento alimentare. Giusto per evitare scontri con gli organizzatori dell'Halloween aziendale.





Argomenti: feste, lavorare all'estero, vivere in Inghilterra
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Commenti


04/11/2019 22:10:07, Fede-exb
il fatto è che ci lavoro in un ufficio pubblico, e la situazione non è del tutto idilliaca nemmeno qui ;)
forse il discorso delle "amicizie" e degli "agganci politici" in questo ambiente è purtroppo molto più sentito che su una azienda privata.

quando lavoro da casa preferisco farlo in incognito, lavoro la sera, preparo delle e-mail da spedire ma ne programmo la spedizione per la mattina dopo.

Così il mio capo è contento: lui vorrebbe che io vada in ufficio presto, prima del mio orario effettivo. Già mi fermo dopo l'orario, già lavoro in incognito la sera, arrivare anche in anticipo mi sembra un po' troppo, ma lo illudo che sia così ;)
05/11/2019 12:06:51, Claudio @ VL
Mi pare che il tuo posto di lavoro sia poco invidiabile. Spero almeno che il lavoro in se' ti dia qualche soddisfazione.
15/11/2019 12:01:10, Claudio @ VL
Ciao Fede,
Il tuo silenzio sul tema delle soddisfazioni lavorative dice più di tante parole, quindi non continuerò a parlare di quell'argomento.

Mi è venuta in mente un'altra differenza tra uffici inglesi e uffici italiani, limitata ovviamente agli uffici in cui ho lavorato io negli ultimi anni: spesso non ci sono cassetti e cassettiere. Per nessuno, neppure per i capi. In questo momento sono seduto di fianco ad uno dei due fondatori dell'azienda in cui lavoro, e l'altro è davanti a me, spostato sulla destra: hanno un portacarte a tre livelli a testa, ma sotto i tavoli non ci sono cassettiere con chiavi, lucchetti, serrature, combinazioni. Non che non ci sia attenzione alla sicurezza e alla segretezza delle informazioni, anzi: stiamo pensando di far firmare un NDA (accordo di non divulgazione) alla signora delle pulizie...

Ho girato intorno all'argomento, come al solito: la mancanza di cassetti e il fatto di aver scrivanie tutte uguali aiuta ad evitare la "corsa alla scrivania più grande/più speciale" che ho visto tante volte in Italia, e di cui sono stato involontario partecipe anch'io, una volta: ufficio con tre progettisti CAD, quattro scrivanie presenti. La quarta divento' mia grazie al fatto che mi occupavo anche di conversione dati e di tenere i contatti con gli altri centri di progettazione dell'azienda, quindi mi serviva per lavorare, ma non nego che mi diede un minimo di soddisfazione, avere due scrivanie quando altri colleghi, magari più ambiziosi di me, ne avevano una.

Fine della confessione mattutina. Arrivederci!

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