Viaggio a Taiwan 2016, 6° giorno, addio Matsu: Beigan, Taipei, Hualien

Scarpinata, poi aereo, metropolitana e treno per andare ai Tropici
24/10/2016 | Autore: Claudio @ VL



Sesto giorno a Taiwan, giovedì 20/10, siamo ancora a Beigan, la seconda isola delle Matsu, a Taiwan.

Dopo una notte in cui ho dormito poco, con un materasso adatto ad un fachiro piu' che ad un turista, mi alzo e aspettp il mio turno per usare il bagno: siamo in sei, e ce n'e' solo uno, in questa casetta.

Casetta? Guest house? Bed & Breakfast? Hotel? Come si distinguono


A Taiwan le distinzioni linguistiche tra un tipo di struttura e l'altra sembrano sfumate, o perlomeno lo diventano quando si cerca di tradurle in una lingua straniera. Questa e' una casetta di due piani che viene affittata a turisti, nel prezzo e' compresa una colazione, ma non un'English Breakfast o "continentale" (latte e cereali): ci sono dumplings, te' e altro cibo salato. Mi dicono che in altri B&B la colazione non c'e' neppure, il che comunque non succede solo a Taiwan (a me e' successo in Valle d'Aosta lo scorso inverno).

Non vi stupite, quindi, se a volte descrivo un posto taiwanese in cui ho dormito come "hotel", "B&B", "guest house". Capire la differenza puo' essere difficile, soprattutto nei posti a gestione familiare, in cui basta accennare che avresti bisogno di qualcosa per sentirsi dire dai titolari "No, no, vado a comprartela io".

Programma della giornata: qui, poi Taipei, poi Hualien


Oggi finisce la nostra visita alle isole Matsu: alle 13,20 abbiamo un volo per Taipei, poi - poco prima delle 16 - un treno per Hualien, sulla costa orientale di Taiwan, dove saremo ospiti di un B&B di parenti (della cognata n.4, l'ultima).

Escursione mattutina in collina


A Qinbi, il piccolo villaggio con case in pietra in cui c'è il nostro B&B, ci sono vari sentieri che portano in alto sulla collina. Ne imbocchiamo uno, e nel giro di un minuto ci ritroviamo in una foresta tropicale, piante con foglie larghe un metro, suoni di animali e insetti sconosciuti. Il sentiero è fatto di gradini in pietra installati di recente, sale ripido, e ci portera' ad un tempio dedicato alla dea Mazu (Matsu).

La giornata è differente dalle precedenti: non c'è un filo di vento, per cui dopo un minuto sono sudato, dopo due tolgo la maglietta, dopo tre perdiamo mia moglie e una delle cognate che decidono di tornare al B&B dove e' rimasta mia suocera che, considerati i suoi 80 anni, ha già camminato parecchio in questi giorni.

Nel tempio alla dea Mazu (*), come in quasi tutti gli altri visti sull'isola, ci sono due "lettighe" per il trasporto di oggetti sacri, che i fedeli si caricheranno sulle spalle utilizzando due lunghi bastoni, per poi partecipare alla processione dedicata alla dea, che si svolge ogni anno sull'isola principale di Taiwan ed e' lunga 300km.

Riprendiamo a salire sul sentiero. In tanti sentieri ti fai un mazzo cosi' per salire e poi, in cima, ti trovi su una strada asfaltata. Succede anche qui, ci ritroviamo a pochi metri da una rotonda e da una fermata dell'autobus. Un cartello indica che questo e' il Qinbi Trail, e che alla nostra destra abbiamo il monte Qin, alla sinistra il monte Bi, entrambi alti circa 300 metri e nascosti da due isolate nuvole basse. Sulla strada, la statua - granata - di un sereno Chiang Kai-shek. Sospetto un complotto dei tifosi del Toro.

Due foto e ridiscendiamo, prendendo un sentiero differente ad un piccolo bivio che ci porta in un punto differente del villaggio di Qinbi. Scendendo dalla collina abbiamo di fronte a noi l'isola della tartaruga, così chiamata perché vista da un certo angolo somiglia ad una tartaruga, con altra tartarughine più piccole sulla schiena. Non so quale sia quest'angolo, ma io non vedo nessuna tartaruga. Stessa cosa era successa con un'altra isola taiwanese, molto più grande, chiamata Turtle Island e visitata qualche anno fa.

Qinbi e' un villaggio tipicamente taiwanese, ma si vede che c'e' l'aspirazione a renderlo simile a luoghi visti altrove lungo il Mediterraneo: nomi di caffe' che ricordano l'Egeo, il wifi della nostra casettta comprende la parola "casa", e varie volte ci viene menzionata Santorini, parlando con i residenti.



Due scritte sui muri invitano i taiwanesi a riprendersi la Cina. Dubito che i turisti cinesi, se ne arrivano, sarebbero felici di vederle. Sulle isole Matsu i cartelli turistici sono in cinese tradizionale, inglese, giapponese e coreano; manca ovviamente il cinese semplificato, appunto la lingua scritta della Cina.



(*): la traslitterazione dal cinese all'inglese porta a differenti modi di scrivere la stessa parola: il nome del villaggio Qinbi viene a volte scritto Chinbi, e Matsu e' anche Mazu. In generale, su queste isole abbiamo visto che "Matsu" viene utilizzato come nome dell'arcipelago, e "Mazu" per il nome della dea del mare cui l'arcipelago e' dedicato.

Partenza da Qinbi


10:50 di mattina, il solito tassista ci sta portando all'aeroporto. Oggi, anziche' la sua nuova Toyota di servizio gialla e nera, e' venuto a prenderci con un monovolume di qualche anno fa. Portandoci verso l'aeroporto si ferma su una collina dalla quale si vede un bel panorama del Beigan Airport, con il ponte, poi il villaggio di Houao e, alle sue spalle, il colle sul quale avevo fotografato un carro armato, e finalmente scopro che il colle si chiama Monte Daao (Daaoshan).



Scendendo dalla collina vedo, non lontano dal villaggio di Tangqi di fronte all'aeroporto, dei tunnel scavati nella collina alla stessa altezza dell'aeroporto: non ho visto aeroporti militari, sulle isole Matsu. Vista la loro posizione, e' possibile che sia stato deciso di non sprecare preziosi "caccia" a difesa di queste isole, che sono a pochi minuti di volo dalla Cina. E' anche possibile che dentro le colline di Beigan ("l'isola con piu' tunnel del mondo", diceva un pannello nel museo visto ieri: 256 tra rifugi antiaerei sotterranei, tunnel e fortificazioni dentro le colline) ci siano degli shelter per qualche F-16 o AIDC F-CK-1, il "caccia indigeno" costruito a Taiwan.

11:05, siamo in aeroporto. Check-in dei bagagli: abbiamo trolley che normalmente potremmo portare in cabina, ma l'ATR72 e' un velivolo relativamente piccolo, quindi verranno imbarcati in stiva. Il limite massima e' 60kg (siamo in 6), e a quanto pare siamo solo a 59kg, per fortuna. Rimuoviamo i computer su suggerimento degli addetti. In aeroporto tanti cartelli segnalano che sui voli Eva Air sono vietati gli smartphone Samsung Galaxy Note 7.

Ora che mi ritrovo col computer in mano, mi rendo conto di nuovo (e' gia' successo in traghetto) che ho "bisogno" di un nuovo zaino fotografico: il Tamrac Adventure 7 che uso da anni non ha un vano porta-computer, neppure per un "piccolino" come il Lenovo Ideapad 100s.

In attesa dell'imbarco usciamo per pranzare al ristorante in cui abbiamo cenato ieri, di fronte all'aeroporto. Tanti piatti come sempre; mangio il manzo migliore provato finora su queste isole, il pesce del giorno, e il solito tofu furibondo. Non riusciamo a finire tutto, e usciamo dal ristorante con una "doggie bag" con i gustosi avanzi, poi andiamo a comprare caffè e bubble tea (per me); a quanto pare, possiamo portare tutto a bordo del volo Eva Air! Difficile capire come facciano i taiwanesi a combinare la loro attenzione al pericolo cinese con la loro rilassatezza nei confronti della vita (che riassumerei nella frase "Prima di tutto, mangiamo"). Ma e' una generalizzazione: a Taipei abbiamo un paio di coppie di amici tanto stressati dal lavoro che paiono giapponesi...

Il volo Eva Air e' in ritardo e finira' col partire oltre un'ora piu' tardi del previsto.




Il volo fino a Songshan, l'aeroporto secondario di Taipei, si svolge con un ATR72 ed e' tranquillo e senza storia. Ora però siamo in ritardo di oltre un'ora, e inizia una corsa contro il tempo: recuperare i bagagli, prendere due treni della MRT (la metropolitana di Taipei) e raggiungere la stazione ferroviaria di Songshan. A complicare le cose, uno dei nostri trolley ha la maniglia rotta, e ci sono 33 gradi fuori, il che si sente quando scendiamo dall'aereo.



La corsa contro il tempo ovviamente fallisce: andiamo alla stazione ferroviaria intorno alle 16,30. Dopo i giorni passati sulle isole Matsu, essere a Taipei e' come essere in un'altra grande citta' tipo Londra, Parigi o Milano: la gente si comporta in modo differente, e' piu' brusca, il tempo per andare, fare, vivere e' poco. Non ci si guarda in faccia, come succede nei posti in cui le facce da guardare sono poche. E non si rivolge la parola sono sconosciuto. A Beigan, quando siamo stati accompagnati per un po' da un Border Collie locale, siamo stati coinvolti in varie conversazioni coi residenti e abbiamo saputo che e' della mamma del sindaco, e ci hanno parlato della salute della signora, e di tante altre cose ... nel sud del mondo, e nei posti isolati, se fai una domanda ti rispondono quasi sempre con piu' parole dello stretto necessario.



Il treno per Hualien (170km da Taipei) parte alle 16,37, il posto a sedere che abbiamo dovuto riprenotare (avendo perso il treno giusto) non e' presso il finestrino, per cui passo il tempo a scrivere. Il treno arriva a Hualien alle 18,37, due ore giuste. Per la prima volta vedo vari occidentali, forse una decina in vari gruppi: tre giovani saccopelisti tedeschi, alcuni fricchettoni americani che paiono usciti dagli Anni Settanta, e altri.

Alla stazione viene a prenderci Bradley, il marito di Bridget, cognata n.4. Siamo in cinque, abbiamo perso per strada mio nipote Duncan che si e' fermato a Taipei per aspettare la sua ragazza, Katie, e un'altra coppia di nipoti, Garrett e la fidanzata Gina. Come mai 'sti nomi? A Taiwan, agli studenti viene assegnato (di solito durante le scuole superiori) un nome "inglese", che poi di solito e' americano. I quattro ragazzi ci raggiungono a Hualien verso le dieci di sera, dopo che abbiamo cenato. Abbiamo due auto a nolo, una da 8 posti e una normale due volumi da 5 posti. Siamo in 11, a questo punto: io, mia moglie, mia suocera, 3 cognate, 1 cognato, 2 nipoti, 2 fidanzate di nipoti. Andiamo al B&B di Bradley & Bridget, mangiamo ancora qualcosa (ovvio!), guardiamo qualche foto scattata nei giorni scorsi, poi andiamo a dormire, domani - sabato - andremo verso sud in auto.



Argomenti: destinazioni, Taiwan, Taipei, racconti, foto Taiwan

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